Clarinetto

Il clarinetto è uno strumento a fiato, facente parte della famiglia dei legni. Il suono del clarinetto ha un timbro affascinante e pieno di grinta, che cambia a seconda dei diversi registri: nel registro basso, detto di Chalumeau, produce un suono molto caldo, nel medio produce un suono brillante, mentre nel registro acuto dona un suono squillante e anche molto potente.

Clarinetto

Storia del clarinetto

Il clarinetto è uno di quegli strumenti dalla storia molto, molto lunga. La musica da sempre accompagna l’uomo nelle forme più svariate e strumenti somiglianti al clarino ne comparvero già in tempi molto antichi. Per questo, uno strumento come il clarinetto, porta con sé una storia affascinante e ricca di avvenimenti, al di là delle caratteristiche e delle migliorie tecniche: si pensi soltanto che, con le dovute differenze, il suono di questo strumento era sentito e vissuto da persone morte centinaia di anni fa, e le sensazioni emozionanti della sua musica sono rimaste intatte, così come venivano descritte anticamente. Una connessione di sentimenti simile, ha dell’incredibile, se attraversa i secoli in questo modo. Ma passiamo al discorso tecnico e puramente storico, quello fatto di date.

Tutti gli strumenti antichi ad ancia semplice possono essere considerati antenati e predecessori del clarinetto. Il più antico fra questi, a noi conosciuto, risulta essere il memet egiziano, di cui si ha notizia a partire dal 2700 a.C. Successivamente si trovano le launeddas sarde, sempre ad ancia semplice, di cui si ha notizia dal 900 a.C. Infine, lo strumento davvero considerato il papà del clarinetto si chiamava Chalumeau, un tubo di canna di forma cilindrica, con un’incisione nella parte superiore, che serviva per ricavare l’ancia.

Nel 1690 un artigiano di Norimberga, tale Joahnn Christian Denner, apportò delle modifiche allo Chalumeau: lo strumento da lui modificato, aveva sei fori sulla parte anteriore e un foro nella parte posteriore, con due chiavi che chiudevano altri due fori. Successivamente il foro posteriore fu spostato e rimpicciolito, sia per fungere da chiave sia per fungere da portavoce e aprire quindi lo strumento al registro superiore, chiamato poi appunto del “clarino”.

Ma è nel 1732 che apparve per la prima volta il suo nome e che lo strumento venne quindi indicato col termine “clarinetto”, precisamente da Johan Gottfried Walther nel suo “Musicalishes Lexicon“. Nel 1740 un figlio di Denner modificò e portò all’estensione attuale il clarinetto, aggiungendovi un’ulteriore chiave.

All’inizio dell’800, un musicista di nome Ivan Muller, parigino ma nato in Russia, costruì un clarinetto con tredici chiavi e un tipo nuovo di cuscinetti, che poteva suonare in tutte le tonalità; si trattava di uno strumento davvero buono e rivoluzionario, ma al conservatorio di Parigi, dove fu esaminato, non fu approvato. Tuttavia, lo strumento di Muller pose le basi per il clarinetto tedesco.

Successivamente fu Hyacinthe Eléonore Klosé a modificare ulteriormente il clarinetto, aggiungendo altre chiavi fino ad arrivare a diciassette, utilizzando i fori cigliati inventati da Muller e le chiavi ad anello di Boehm. Klosè presentò il suo strumento, il più diffuso oggi, a Parigi nel 1839.

Oskar Oehler perfezionò ulteriormente il clarinetto, adattando le chiavi alle mani e migliorandone le caratteristiche acustiche. La ricerca dei miglioramenti tecnici di questo strumento non è ancora finita, in quanto ancora oggi si sta cercando di perfezionarlo il più possibile.

Tipologie di clarinetti

Il clarinetto è prodotto e suonato in varie tipologie, che insieme costituiscono una vera e propria famiglia. Ogni tipologia ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità:

  • il piccolo in Lab è noto come sestino ed ha un registro molto acuto
  • il piccolo in Mib è noto come quartino ed ha anch’esso un registro molto acuto
  • il clarinetto soprano in Do ha un registro acuto, come
  • il clarinetto soprano in La e
  • il clarinetto soprano in Sib
  • il clarinetto contralto in Fa è anche conosciuto come corno di bassetto, ed ha un registro medio, come
  • il clarinetto contralto in Mib, conosciuto anche come octocontralto oppure come contra-alto
  • il clarinetto basso in Sib, altrimenti conosciuto come clarone, ha un registro appunto basso
  • il clarinetto contrabbasso in Sib ha un rregistro molto basso
  • il clarinetto greco o clarinetto turco, un soprano in Sol utilizzato soprattutto nella musica araba.

Il clarinetto a cui si fa riferimento solitamente è il più utilizzato ossia il clarinetto soprano in Sib.

Come è fatto un clarinetto

Il clarinetto è formato da diversi elementi, uniti con incastri in sughero:

  • bocchino
    asportabile, è l’elemento predisposto per l’imboccatura, al quale è legata, tramite appunto la “legatura”, l’ancia, che con la vibrazione generata dal fiato, permette di produrre il suono
  • barilotto
    la parte che funge da cassa di risonanza per il suono
  • fusto
    cioè il corpo cilindrico dello strumento suddiviso in superiore e inferiore (spesso uniti), dentro il quale passano l’aria e quindi il suono
  • chiavi
    attaccate al fusto, sottoforma di fori, tamponi e anelli, che chiudono o tengono aperti i fori per suonare le diverse note
  • campana
    la svasatura finale del fusto, dove risuona ulteriormente il suono per poi uscire.

Le chiavi e i fori del clarinetto

Grazie alle chiavi e ai fori presenti sul clarinetto, è possibile suonare note di diverse altezze. Questi elementi infatti, posti essi stessi a differenti altezze nel fusto del clarinetto, se aperti oppure chiusi, indirizzano differentemente la colonna d’aria e di suono all’interno dello strumento, permettendo appunto di suonare le note, per un’estensione di tre ottave.

Sul clarinetto esistono ben 24 fori di dimensioni differenti. Sei sono provvisti di anelli e vengono chiusi dalle dita; un altro foro, senza anello, è chiuso dalle dita. Sono presenti poi diciassette o diciotto chiavi, e i restanti fori del clarinetto sono chiusi proprio da queste chiavi, azionate a loro volta dalle dita.

I materiali del clarinetto e la loro influenza sul suono

Il clarinetto può essere costruito con diversi materiali, ognuno dei quali presenta caratteristiche non solo estetiche, ma soprattutto di suono, differenti. Ecco un breve elenco di quali possono essere questi materiali:

  • ebano
    è il materiale più utilizzato e conosciuto per la costruzione di un clarinetto; l’ebano dà al clarinetto quella tipica colorazione nera per cui è conosciuto; il suono del clarinetto in ebano risulta pastoso e caldo
  • metallo e cristallo
    sono poco utilizzati, ed inoltre anche poco apprezzati, poiché restituiscono un suono freddo e piuttosto aggressivo
  • materiali plastici
    o ABS, producono un suono abbastanza gradevole, ma essendo più economici sono utilizzati per costruire strumenti pensati appositamente per lo studio e gli studenti, quindi anche per il primo uso.

Il bocchino e l’ancia del clarinetto

Il bocchino è l’estremità iniziale del clarinetto ed è quello che, proprio in virtù del suo nome, permette al musicista di imboccare lo strumento. Anche il bocchino del clarinetto è costituito generalmente da ebanite, anche se pare che il materiale di questo elemento non sia determinante per la qualità del suono risultante. Tuttavia si trovano in commercio anche bocchini realizzati in plastica.

Al bocchino, tramite la legatura, una fascia sintetica o in metallo, è ancorata l’ancia, che assieme al bocchino costituisce l’elemento fondamentale del clarinetto, in quanto è quella che vibrando tra il labbro inferiore del musicista e il bocchino stesso, permette le vibrazioni che generano il suono.

L’ancia è costituita da una sottile lamina in legno, ricavato da fusti di canna. Altri materiali possono talvolta ricoprire l’ancia, come plastica o fibra di vetro o carbonio, ma nonostante si tratti di materiali più resistenti a umidità e temperature estreme, questi restituiscono un suono particolarmente freddo.

L’ancia si cambia molto frequentemente e a discrezione del musicista. Non esiste una regola fissa, né sulla frequenza del cambio, né sulla tipologia di ancia da utilizzare.

Le ance sono prodotte in diversi gradi di rigidità, indicati al momento dell’acquisto, che ogni musicista si abituerà personalmente ad utilizzare con l’esperienza. Ogni diverso grado di rigidità restituisce un suono differente.

Generi e utilizzo del clarinetto

Il clarinetto è utilizzato in moltissimi generi musicali. Ne fa largo uso la musica classica, sia nella musica da camera, nei quartetti e quintetti, sia nelle formazioni di soli clarinetti, detti “cori”, sia nelle orchestre (nelle quali è presente dal XVIII grazie a Mozart), come strumenti di supporto agli archi.

Spesso ai clarinetti vengono anche affidate parti solistiche, senza contare che molti famosi concerti per orchestra sono stati scritti considerando come strumento solista proprio il clarinetto. Inoltre il clarinetto è molto utilizzato nella musica bandistica, dove ha un ruolo così importante da essere paragonato a quello dei violini in orchestra.

Inoltre il clarinetto risulta uno degli strumenti principe della musica jazz, grazie anche a musicisti geniali come Benny Goodman. Infine il clarinetto è molto presente anche nella musica popolare, e specialmente è impiegato per il ballo liscio.

Scelta e acquisto del clarinetto

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Questo articolo ha 3 commenti

  • Carrozzo Gabrirle scrive:

    Sono Gabriele Carrozzo e da maggio 2012 che ho iniziato a suonare il clarinetto. Ritengo che sia uno strumento favoloso, siccome sono un bambino molto curioso ho voluto conoscere le origini di questo splendido strumento. Devo dire che la sua storia avendo 9 anni mi ha appassionato e sono contento che l’abbiano scoperto gli antichi egizi un popolo che ancora oggi riesce ad affascinare con i suoi segreti non svelati.

  • franco scrive:

    ho un clarinetto orso del 1930 circa , vorrei sapere se la diteggiatura cambia rispetto ad un normale in si bemolle odierno

  • antonietta scrive:

    il clarinetto e uno strumento molto bello !!

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