Gli italiani viaggiano sempre meno: colpa del carovita e non solo

Nei mesi immediatamente successivi alla pandemia gli italiani sono tornati a viaggiare: la domanda turistica registrata nel primo trimestre del 2023 era superiore a quella dello stesso periodo nell’anno precedente di circa il 40%. Questo non significa, però, che le cose siano tornate “come prima”: rispetto al 2019, le vacanze degli italiani sono ancora inferiori del 25%.

Milena Talento
Classe 1985, una laurea in Filosofia e una passione per il web nata ai tempi dei convegni universitari su Merleau-Ponty e i neuroni specchio. Autodidatta dalla A alla Z, comprende le potenzialità lavorative ma soprattutto economiche delle emergenti professioni tecnologiche e decide di sfruttare le proprie abilità letterarie e logiche applicandole ad un ambito nuovo. Da qui si affaccia alla professione di copywriter che coltiva per diversi anni. Scrive per alcuni e-commerce emergenti (tra cui Dalani e Zalando), si appassiona alla programmazione dei siti web, ma soprattutto agli algoritmi di Google. Circa 10 anni fa apre una web agency con cui si occupa di comunicazione a 360°. Guidaconsumatore.com viene acquistato nel 2018, dopo anni passati a lavorare in redazione come copy e seo.
Milena Talento

Tra inflazione e caro vita gli italiani viaggiano sempre meno

Gli italiani, dunque, viaggiano sempre meno. Se andiamo a ricercare le cause di questo fenomeno, quella che salta all’occhio per prima è l’aumento generale dei prezzi, compresi quelli relativi al settore turistico. Ad un esame più approfondito emergono però altri fattori. In questo articolo, indaghiamo quanto sono diminuite le vacanze degli italiani e perché.

Gli italiani viaggiano di meno: i dati dell’Istat

I dati forniti dall’Istat rispetto all’intero anno 2023 confermano quanto anticipato da quelli che si riferivano solo al primo trimestre: anche se gli italiani hanno ripreso a viaggiare dopo la pandemia, i dati sono ancora lontani a quelli del 2019 (periodo pre-pandemia). Per raggiungere i numeri del 2019, i viaggi degli italiani dovrebbero aumentare del 27%!

Il report dell’Istat (“Viaggi e vacanze in Italia e all’estero – Anno 2023”) ci fornisce anche ulteriori insight: a diminuire rispetto al periodo pre-pandemia sono soprattutto le vacanze lunghe (superiori alle 4 notti). Queste ultime sono addirittura scese, nel 2023, sotto ai livelli del 2022.

In generale, se nel corso del 2022 e all’inizio del 2023 gli italiani hanno ripreso a viaggiare, per tutto il 2023 – invece che continuare ad aumentare – i numeri relativi alle vacanze degli italiani sono rimasti pressoché stabili. E’ evidente che le ragioni dietro il calo dei viaggi degli italiani non possono più essere identificate con i limiti e le cautele dovute alla pandemia ma vanno ricercati altri fattori.

Vacanze in calo: quali sono le cause?

1_Il fattore economico: il carovita

La principale causa del calo delle vacanze degli italiani è legata al generale aumento dei prezzi che crea un circolo vizioso per cui, in mancanza di soldi, gli italiani sono costretti a rinunciare alle vacanze:

  • Da una parte, l’inflazione e l’aumento dei costi dell’energia ha fatto aumentare le spese relative a bollette, generi alimentari e servizi, mentre gli stipendi non sono aumentati. Una volta affrontate le spese necessarie, quindi, agli italiani rimangono meno soldi da dedicare alle vacanze.
  • Gli aumenti dei prezzi hanno coinvolto anche il settore turistico: viaggiare costa di più (il costo dei biglietti aerei è aumentato del 40%!). Mentre il costo delle vacanze aumenta, però, i soldi a disposizione degli italiani sono sempre di meno.

Dove si registrano gli aumenti dei prezzi nel settore del turismo? Praticamente in ogni suo aspetto:

  • Aumenta il costo dei trasporti. Il costo dei viaggi in aereo, come accennato, è aumentato del 40% e quello dei viaggi in treno del 13%. Aumentano gli spostamenti in auto, ma dobbiamo comunque tenere conto che anche gli spostamenti su strada costano sempre di più a causa dell’aumento dei prezzi del carburante.
  • Aumenta il costo di tutti i servizi del settore turistico: i prezzi di alberghi, ristoranti e visite guidate sono tutti aumentati. A pesare sul costo che i viaggiatori italiani devono sostenere vi è anche un lieve aumento delle tasse di soggiorno.

Che a frenare i viaggi siano ragioni legate al carovita lo conferma anche un altro dato fornito da Federalberghi, nelle dichiarazioni del suo presidente Bernabò Bocca: mentre gli alberghi accolgono meno italiani, i numeri relativi al turismo internazionale sono in aumento. Le mete turistiche italiane sono tornate, nel 2023, a popolarsi di turisti stranieri (soprattutto americani e asiatici). A mancare all’appello sono gli italiani, la cui economia è stata messa alla prova più di altre dagli eventi che hanno scatenato un’impennata dei prezzi dell’energia.

Con questi dati alla mano non sorprende che anche il settore del business travel sia entrato in difficoltà: se viaggiare costa di più e le risorse a disposizione sono sempre le stesse, a calare sono anche i viaggi di lavoro.

2_L’instabilità mondiale

Il carovita è sicuramente la causa principale del calo dei viaggi degli italiani, ma non è l’unico fattore che porta i cittadini a rinunciare alle vacanze. Analizzando il fenomeno in maniera più approfondita, emergono altre ragioni che potremo definire secondarie: l’instabilità mondiale dovuta ai conflitti in corso, lo stallo della burocrazia relativa alle richieste per il passaporto, e l’instabilità climatica.

Quando decidono se e dove andare in vacanza, gli italiani non tralasciano di considerare anche i principali conflitti in corso a livello globale: quello in Ucraina e quello in Israele. Questo fattore influisce molto sulla scelta della meta e anche sulla ricerca di una certa flessibilità nelle prenotazioni, flessibilità che non tutti gli esercenti nel settore turistico possono permettersi di garantire, almeno non a basso costo.

Un report intitolato Global Risk Forecast 2023, redatto da Crisis24 aveva previsto che il conflitto russo-ucraino avrebbe avuto ripercussioni nel settore turistico a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento di tensioni.

3_Passaporti: attese lunghissime e costi in aumento

A frenare lo slancio a partire per le vacanze da parte degli italiani vi è anche uno stallo burocratico relativo alle richieste di passaporto che sta diventando sempre più grave: per ottenere un appuntamento per la richiesta di passaporto possono volerci anche 10-12 mesi in alcune regioni italiane.

Anche decidendo di partire, magari in virtù di un’offerta o di un’occasione last minute che potrebbe tamponare sul fattore relativo ai costi, molti italiani di trovano impossibilitati a causa della mancanza del documento adeguato.

Ci sono mete economiche all’estero, ad esempio l’Albania, che possono costituire un’alternativa valida per i viaggiatori italiani che sono costretti a risparmiare il più possibile, ma questi possono essere raggiunti solo se muniti di un passaporto o una carta d’identità valida per l’espatrio. Chi non è provvisto di questi documenti, o ce li ha in scadenza, è costretto a rimandare le vacanze a causa dello stallo della burocrazia.

4_Instabilità climatica

In Italia, d’estate, si registrano temperature sempre più calde che hanno un impatto negativo sulla godibilità delle vacanze. Inoltre, anche l’Italia (come è già successo in altre parti del mondo) sta fronteggiando eventi climatici di portata mai vista prima: l’estate 2023 è stata segnata da temporali e alluvioni devastanti, fenomeno nuovo e inaspettato nel nostro territorio.

Anche questo fattore ha un peso sulle scelte degli italiani quando si deve andare in vacanza.

Superare la crisi: le iniziative del settore turistico

Gli operatori del settore turistico italiani sono stati i primi a rendersi conto del calo dei viaggi da parte dei connazionali. Mentre continuano ad appellarsi alle autorità per ricevere sostegno, quali sono le iniziative che stanno mettendo in atto per incentivare i viaggi?

Non potendo abbassare i prezzi, i quali sono a loro volta dovuti a un aumento dei costi che gli esercenti stessi devono affrontare, gli albergatori stanno cercando di offrire soluzioni sempre più flessibili. Ad esempio, permettendo agli ospiti di annullare la prenotazione senza costi aggiuntivi. In questo modo, i turisti si sentono più sicuri sapendo che, in caso di eventi straordinari (ad esempio, eventi metereologici) avranno la possibilità di annullare la prenotazione senza pagare niente.

Come abbiamo già accennato, però, non tutti gli esercenti possono permettersi tanta flessibilità. Infatti, la flessibilità da sola non basta a convincere gli italiani a tornare a viaggiare.

La rivalutazione del territorio e delle sue risorse, anche culturali, è un altro fronte su cui gli operatori del settore stanno puntando. Non a caso, mentre i viaggi in generale sono in calo, emergono come mete preferite quelle “culturali”. Città come Firenze, Roma e Venezia, con la loro offerta di monumenti, musei, cultura e storia, continuano ad attrarre flotte di visitatori.

Flessibilità e rivalutazione del territorio, però, non sono mosse in grado di compensare la causa principale del calo dei viaggi che è il carovita. La possibilità di annullare una prenotazione rassicura solo in parte gli italiani rispetto all’instabilità politica, climatica ed economica.

Il problema sembra essere alla base e non può essere trattato come problema relativo esclusivamente al settore turistico: l’aumento dei prezzi e l’inflazione, non accompagnato (come invece avviene in altre parti del mondo) da un aumento degli stipendi è un fattore che intacca ogni aspetto della vita del cittadino. Il diritto a viaggiare è solo uno di questi.

Conclusione

Il declino dei viaggi degli italiani è un fenomeno complesso che va oltre le semplici conseguenze della pandemia. Sebbene nel primo periodo post-pandemia gli italiani sono tornati a viaggiare, i numeri non sono ancora riusciti a raggiungere quelli pre-crisi del 2019. Le cause principali di questo declino sono il carovita e altri fattori come l’instabilità mondiale, lunghe attese per ottenere documenti come il passaporto e l’instabilità climatica.

Il carovita, in particolare, è emerso come la causa principale del fenomeno: ha reso i viaggi più costosi, con aumenti significativi nei prezzi dei trasporti e dei servizi turistici. Questo ha creato un circolo vizioso in cui gli italiani, a causa di una diminuzione del potere d’acquisto, sono costretti a ridurre o rinunciare alle vacanze. Questo accade mentre l’instabilità globale e le lunghe attese burocratiche scoraggiano a loro volta i viaggiatori.

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