Come diventare direttore della fotografia

Il direttore della fotografia è il responsabile dell’illuminazione e della ripresa durante la produzione e l’esecuzione di un prodotto audiovisivo. Il suo è un mestiere che si apprende dopo lunghi anni di esperienza sul set, e questo la dice lunga sul carattere ancora artigianale dell’attività filmica. Si tratta di un ruolo professionale che spesso viene trascurato nel suo valore e che passa inosservato ai più durante la visione di un film o di uno sceneggiato, ma tutto quel che si vede, le luci e le ombre sono merito suo.

Il lavoro del direttore della fotografia

Sul direttore della fotografia gravano importanti responsabilità artistiche e tecniche per quanto riguarda la realizzazione dell’audiovisivo, della trasmissione o dello spot. Si potrebbe dire che il direttore della fotografia, come più volte ha ricordato Vittorio Storaro, vincitore di tre premi Oscar, “scrive con la luce e interpreta la sceneggiatura creando l’atmosfera voluta dall’autore e dal regista”. Quindi riesce attraverso l’illuminazione, il tipo di ripresa e la scelta della pellicola appropriata a dare la giusta atmosfera all’intero film.

Stretto collaboratore del direttore della fotografia è l’operatore alla macchina da presa (responsabile della fotografia/primo cameraman in tv), al quale spetta il compito di inquadrare e seguire tutti i movimenti dell’azione sulla scena e di sostituire il direttore della fotografia nelle produzioni più semplici. Il direttore della fotografia è anche coadiuvato dal capo elettricista, che coordina una squadra di elettricisti che materialmente monteranno l’impianto d’illuminazione.

Nel campo cinematografico e televisivo la figura del direttore della fotografia proviene da un’esperienza nel campo della ripresa, può essere un ex primo cameraman o un ex operatore di ripresa; nel campo teatrale viene definito light desigrer, esperto d’illuminazione d’interni ma anche di tecniche recitative a arti figurative.

Sebbene queste figura professionali siano così fondamentali all’interno della produzione, data la forte concorrenza nel mercato del lavoro, il loro numero complessivo in Italia è abbastanza esiguo. Un’elaborazione ISFOL su dati ISTAT (La figura professionale del “datore luci” appartiene alla categoria ISTAT “Tecnici per la produzione radio, tv e cinema”) stima nel comparto tecnici delle luci 2500 persone che svolgono questo mestiere in tutta Italia, di cui 300 a Roma (ISFOL, 1999, P. 88).

Quella del datore luci è una professione che si impara generalmente sul campo, rubando con gli occhi ai maestri. Sicuramente la conversazione tra i vari media impone una conoscenza del settore che punti alle nuove tecnologie, alla ripresa digitale e all’elaborazione delle immagini attraverso la computer grafica; è quindi necessaria una continua formazione che tenga presente tutti questi elementi.

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Dove imparare il mestiere di direttore della fotografia

Esistono varie scuole dove insegnano professionisti del settore, come nei corsi della Scuola Nazionale del Cinema. Vi sono inoltre vari corsi regionali e corsi di specializzazione presso la Scuola Renato Greco e lo Zelig di Bolzano. Il corso della Scuola Nazionale del Cinema di Roma è teso a formare tutte le figure professionali che si occupano dell’inquadratura e della luce nel lavoro di realizzazione di un film: l’aiuto operatore, l’assistente operatore, l’operatore che si occupa dei movimenti di macchina e dell’inquadratura, e infine il direttore della fotografia che sovrintende all’illuminazione della scena.

I posti a disposizione dei candidati sono soltanto otto.

Durante le numerose esercitazioni previste dal corso vengono formate ogni volta delle troupe composte da quattro persone. Grazie al rapporto costante con gli stabilimenti di Cinecittà e la Technicolor, nonché con gli allievi degli altri corsi, primi fra tutti quelli di regia e scenografia, gli allievi potranno acquisire una conoscenza approfondita del linguaggio cinematografico sotto ogni aspetto.

Luce: strumento creativo del direttore della fotografia

L’illuminazione della scena è una parte fondamentale della produzione perché assolve necessità tecniche e creative, svolgendo la principale funzione di fornire un sufficiente livello di illuminazione di base per consentire il buon funzionamento delle telecamere. L’illuminazione della scena deve essere anche ripresa. Per questo in uno studio schiere di proiettori ancorati al soffitto permettono di modificare la luce a seconda delle necessità tecniche.

La luce generalmente più utilizzata è quella diffusa che imita quella del sole e fa apparire gli oggetti ripresi secondo le loro autentiche dimensioni. Nel controluce invece la sorgente luminosa è posta alle spalle del soggetto ripreso, staccando il personaggio o l’oggetto dallo sfondo per isolarlo o dargli maggior rilievo. Ancora, nella luce di taglio la sorgente luminosa è collocata accanto al soggetto in modo da consentire un variato gioco di ombre. Attraverso i giochi di luce è possibile creare effetti scenografici di grande impatto, molto utilizzati negli spettacoli di varietà.

La luce è infatti un efficace strumento artistico che consente di realizzare una serie di obiettivi: mettere in rilievo le forme delle persone e degli oggetti sul set; marcare o addolcire la loro struttura di superficie, dare “materialità” all’immagine; mettere in evidenza la prospettiva e la profondità utilizzando le ombre; costruire effetti drammatici dotati di particolare forza evocativa; ricreare in studio ambientazioni realistiche; dare enfasi ad aspetti particolari della scena.

La luce poi si distingue in base ai criteri di

  • dispersione
  • intensità 
  • temperatura cromatica

La dispersione determina la qualità della luce, che si distingue in

  • dura
  • morbida

quella dura è una luce diretta, che proietta ombre nette ed è efficace per evidenziare la struttura superficiale degli oggetti e delle persone; la luce morbida al contrario è diffusa, sfumata, serve per attenuare la struttura superficiale e nascondere le irregolarità.

La luce morbida è usata come compensazione della luce dura e per comporre l’illuminazione di base. Le cuci su un set possono poi avere diversi livelli di intensità, di cui è possibile fare un uso creativo. L’attenzione del pubblico è naturalmente attratta dalle parti più illuminate dello schermo: è diventata celebre la trovata di Hitchcock nel film del 1941 Il sospetto: per evidenziare un bicchiere di latte, che si presumeva avvelenato, vi fu inserita una lampadina.

La corretta intensità della luce è infatti un elemento fondamentale, per questo è necessario garantire un livello di illuminazione sufficiente poiché quella normalmente disponibile, ovvero derivante da fonti di luce naturali, non è sempre sufficiente. La terza e ultima variabile dell’illuminazione è la temperatura cromatica: il colore della luce è strettamente connesso alla sua temperatura, cui corrispondono recise frequenze d’onda. In studio in presenza di luci troppo blu o troppo rosse è possibile compensare con l’applicazione di filtri colorati sulla telecamera.

Non bisogna dimenticare poi che il colore della luce ha una forte carica di suggestione e può essere associato a stati psicologici.

Sono considerati colori caldi quelli compresi tra:

  • giallo
  • rosso

che simboleggiano euforia passionalità e follia. All’opposto sono colori freddi quelli nella gamma tra:

  • verde
  • blu

ritenuti rilassanti e tranquillizzanti.

La provenienza della luce ha una grande capacità di influenza sulla resa del soggetto: se ad esempio poniamo una fonte di luce direttamente sotto il mento del soggetto, evocheremo un’atmosfera tetra e sinistra.

Anche tralasciando gli effetti ricercati, una corretta provenienza della luce è indispensabile per creare un’immagine armonica e regolare. Per una corretta illuminazione si devono utilizzare come minimo tre sorgenti luminose che sono la dotazione di base per ogni impianto di illuminazione.

I tre punti prendono il nome di luce chiave:

  • luce principale
    illumina il soggetto ed è la più forte in scena
  • luce di riempimento
    per bilanciare la luce chiave illuminando le parti che altrimenti rimarrebbero in ombra
  • luce posteriore
    inferiore per potenza alla luce chiave viene usata per illuminare la parte retrostante il soggetto in modo da creare una maggiore illusione prospettica.

Questo sistema di illuminazione a tre punte può anche essere integrato da corpi illuminati di complemento tra cui è molto frequente la luce di fondo che illumina lo sondo dietro il soggetto.

diventare Direttore della Fotografia

Illuminatori: gli attrezzi del direttore della fotografia

Esistono vari tipi di corpi illuminanti (o illuminatori), ma una distinzione fondamentale è quella tra:

  • proiettori
  • diffusori

I proiettori producono una luce direzionale, tendenzialmente dura. Le lenti da proiettore più diffuse, le Fresnel, hanno una struttura a cerchi concentrici, che danno l’effetto di concentrare la luce e contemporaneamente di ammorbidirla, raggiungendo un buon equilibrio tra durezza e morbidezza. Poiché nel proiettore la distanza tra lampada e luce è variabile e proporzionale al grado di focalizzazione, quando lampada e lente sono vicine la luce è diffusa, mentre quando sono lontane producono un raggio di luce dura. Per questa duttilità la Fresnel è spesso utilizzata come luce chiave. L’occhio di bue è invece un tipo di proiettore in grado di mantenere anche a grandi distanze un disco di luce regolabile nettamente contornato.

A differenza dei proiettori i diffusori producono una luce morbida, grazie a un’ampia superficie divertente e vengono impiegati come luce di riempimento. Per ottenere luce diffusa è anche possibile ammorbidire qualunque altra fonte di luce con l’impiego di pannelli riflettenti.

I corpi riflettenti si corredano con tutta una serie di accessori, tra cui stativi da pavimento, sospensioni a soffitto, bandiere (ovvero pannelli fissati a bracci snodati o allo stesso corpo illuminante), cilindri per orientare la luce e sagomatori.

Approfondire il mestiere del direttore della fotografia

Libri

  • D. Arijon, L’ABC della regia, grammatica del linguaggio cinematografico, Dino
    Audino, Roma, 1999
  • S. Di Leo, I mestieri della televisione, Editrice cinematografica, Faenza 2001
  • S. M. Ejzenstejn, Lezioni di regia, Einausi, Torino 1964.
  • F. Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Nuova pratiche Editrice, Parma

Siti internet

Scuola Nazionale di Cinema
il sito della Scuola Nazionale di Cinema di Roma dove poter trovare tutte le informazioni sui corsi della scuola

Zeligfilm
il sito della Scuola di documentario, televisione e muovi madia di Bolzano dove trovare informazioni sull’offerta formativa



6 Commenti

  1. Alberto Siculella
  2. camilla
  3. redazione
  4. Tosi-Photography
  5. redazione
  6. Tosi-Photography

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