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La ranitidina: cos’ è?

La ranitidina è una molecola nata alla fine degli anni '70 dalla casa farmaceutica Glaxo come alternativa alla concorrenza, appartenente alla classe degli antagonisti dei recettori istaminici H2. La funzione della ranitidina è quella di bloccare la secrezione dell'acido cloridrico nello stomaco causati dall'assunzione di alimenti contenenti sostanze tipo la caffeina, e dall'incremento del livello di insulina, agendo direttamente sui recettori istaminici H2.

che cos'è la ranitidina

Milena Talento

Redazione GuidaConsumatore

Pubblicato

15 Ott 2024

Aggiornato

15 Ott 2024

Lettura

2–3 minuti

che cos'è la ranitidina

Attraverso l’azione della ranitidina, si avrà una riduzione del volume del succo gastrico secreto e una riduzione della pepsina, la cui quantità dipende dal volume del succo gastrico. Inoltre, la ranitidina offre anche un’azione protettiva sulla mucosa gastrica contrastando gli effetti irritanti dei FANS. L’azione della ranitidina non favorisce il rilascio degli ormoni prodotti dall’istamina in quanto la sua natura idrofila non gli consente di superare la barriera emato-encefalica in grandi quantità.

Tutti gli usi della ranitidina

L’uso del farmaco è consigliato a chi manifesta problemi stomacali, come ulcera gastrica e duodenale, il reflusso gastroesofageo e la sindrome di Zollinger-Ellison. I trattamenti per queste patologie prevedono la somministrazione del farmaco in quantità limitate e precise in base al tipo di problematica, assumendolo con un po’ di acqua durante le ore serali. Per curare un’ulcera gastrica, ad esempio, è consigliata una sola somministrazione di 300mg. di ranitidina mischiata con un po’ di acqua o latte, a stomaco pieno, prima di andare a letto.

Effetti collaterali e controindicazioni

Chiaramente, come ogni farmaco, può avere effetti collaterali come la diarrea e altre complicazioni gastrointestinali, alterazioni dei valori legati al fegato, mal di testa, eruzioni cutanee, stanchezza e, raramente, tachicardia.

L’utilizzo della ranitidina deve essere controllato e mirato per la risoluzione di quel problema specifico. Innanzitutto, prima dell’assunzione, bisogna assicurarsi dell’assenza di un eventuale carcinoma gastrico, in quanto la ranitidina, alleviandone i sintomi, può rendere complicata la corretta diagnosi della neoplasia. Nel caso di insufficienza renale è consigliabile l’assunzione di dosi minime di renitidina o la somministrazione della stessa in tempi più lunghi. Lo stesso vale in caso di insufficienza epatica.

E’ necessario prestare massima attenzione quando viene somministrata la ranitidina contemporaneamente all’assunzione di anticoagulanti orali, in quanto c’è il rischio che l’effetto degli anticoagulanti aumenti. Stesso discorso vale per la nifedipina. Ad ogni modo, per avere una maggiore tranquillità e sicurezza, sarà utile eseguire un test inerente all’attività del miocardio ad intervalli regolari. Nel caso si assuma ranitidina e morfina contemporaneamente, è possibile riscontrare effetti negativi caratterizzati da confusione mentale.

Essendo un farmaco non molto aggressivo, la ranitidina è ben assimilata dal nostro organismo. Gli effetti indesiderati sono legati maggiormente a complicazioni gastrointestinali, come ad esempio, nausea, vomito e dolori all’addome. Alcuni studi hanno dimostrato che interrompere l’assunzione di ranitidina può provocare l’ipersecrezione acida. Altri effetti negativi che, solitamente, si possono verificare sono: cefalea, sonnolenza e capogiri e, in casi rari, disorientamento e agitazione. Nel caso la ranitidina venga somministrata per via endovenosa c’è il rischio di una leggera bradicardia.

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