In questa guida trovi tutto quello che ti serve. Parleremo di definizione del progetto editoriale, registrazione al Tribunale, scelta del direttore responsabile e fonti di guadagno reali.
Aggiorniamo con regolarità ogni informazione perché il settore dell’editoria digitale in Italia è cambiato parecchio negli ultimi anni e certe cose che si trovano ancora in giro sul web non sono più attuali.
Rivista cartacea o magazine online?
Prima ancora di pensare ai contenuti devi decidere il formato. E non è una scelta da prendere alla leggera perché cambia i costi, i tempi, i requisiti legali e il modello di business.
La rivista cartacea ha un fascino che resiste al tempo perché:
- Trasmette autorevolezza
- Arriva fisicamente in mano ai lettori
- Può trovare spazio in edicola, nelle librerie o in abbonamento
Ma richiede un investimento più alto, tra progettazione grafica, impaginazione professionale, stampa, distribuzione, gestione degli abbonamenti. Non è una missione impossibile, però devi essere pronto a fare i conti sul serio prima di partire.
Il magazine online, invece, è la scelta di quasi tutti i nuovi progetti editoriali.
I principali vantaggi del magazine online sono:
- Pubblicare in tempo reale
- Raggiungere lettori in tutta Italia (e non solo)
- Monetizzare con pubblicità, affiliazioni e contenuti sponsorizzati
- Partire con un budget contenuto
Devi sapere che in Italia il mercato dei contenuti digitali vale oltre 4 miliardi di euro e continua a crescere. Quindi c’è spazio, tuttavia devi occupare una nicchia precisa.
Esiste anche una terza opzione, sempre più diffusa, cioè partire online e aggiungere una versione cartacea periodica (un annuale o un numero speciale) quando il progetto ha già trovato il proprio pubblico.
Qualunque sia il tuo progetto, fortunatamente esistono numerosi sbocchi. Pertanto, se vuoi farti un’idea più ampia dell’ecosistema editoriale italiano, ti consigliamo di dare un’occhiata alle principali fiere dell’editoria in Italia.
Come si definisce un progetto editoriale
Molti si buttano con dedizione a creare contenuti prima ancora di avere le idee chiare sul progetto. È un errore.
La strategia parte infatti dalla pianificazione. Ed è ovvio che adesso tu non sappia quale sarà il punto di arrivo, però il percorso è necessario conoscerlo. Dunque ti proponiamo alcune domande-guida che ti aiuteranno a fare chiarezza.
Di cosa parla la tua rivista?
Una pubblicazione specializzata su un tema preciso (gastronomia regionale, architettura sostenibile, diritto del lavoro, viaggi slow) ha molte più possibilità di trovare un pubblico fedele rispetto a un magazine “generalista” che parla di tutto.
Chi è il tuo lettore tipo?
Età, interessi, livello di competenza sull’argomento, come consuma i contenuti. Definire il tuo target con precisione ti aiuta a calibrare il tono, la profondità degli articoli e persino il formato.
Con che frequenza pubblichi?
La periodicità non è solo una scelta redazionale, benché per le pubblicazioni registrate sia un elemento formale. Scegli una cadenza (settimanale, mensile, bimestrale, trimestrale) che riesci a sostenere davvero nel tempo.
Quali sono i tuoi obiettivi economici?
Una rivista aziendale o associativa ha obiettivi diversi da un magazine commerciale. Definire questo punto fin dall’inizio evita molte delusioni.
Scegliere il nome della testata è un lavoro da fare con cura
Il nome della tua rivista è la sua identità. Ci si lavora sopra e ci si costruisce una reputazione. Pertanto devi sapere che cambiarlo in seguito sarà un problema grosso. Ecco cosa verificare prima di sceglierlo definitivamente.
- Controlla che non sia già registrato come testata da un altro editore. Puoi farlo attraverso il Registro della Stampa del tribunale competente.
- Verifica che il dominio internet corrispondente sia disponibile. Se non lo è, valuta di cambiarlo.
- Assicurati che il nome sia coerente con i contenuti e comprensibile al tuo pubblico. Un nome troppo criptico o troppo generico non ti aiuta né in termini di brand né di SEO.
Un ultimo consiglio: cerca anche il nome sui social. Avere lo stesso handle su Instagram, Facebook e LinkedIn fin dall’inizio ti semplifica molto la vita.
La redazione: che figure professionali ti servono?
Non devi assumere dieci persone per lanciare una rivista. Molti magazine di successo nascono con team piccoli, agili, in cui le stesse persone coprono più ruoli. Ma alcune figure sono davvero indispensabili fin dal primo giorno.
- Il direttore editoriale (che puoi essere tu stesso) definisce la linea, coordina i contenuti e tiene insieme la visione del progetto.
- Gli autori e i collaboratori scrivono i contenuti. Qui puoi partire con freelance pagati a pezzo, collaboratori appassionati (o un mix delle due cose).
- Il grafico (può essere anche uno solo e persino da remoto) è fondamentale per l’impaginazione e l’identità visiva.
- Il correttore di bozze è una figura spesso sottovalutata ma cruciale per la credibilità della pubblicazione.
Per un magazine online aggiungi anche un esperto SEO o qualcuno che conosce le basi dell’ottimizzazione per i motori di ricerca.
Tieni presente che la figura del direttore editoriale è diversa da quella del direttore responsabile, che è un ruolo legale con requisiti specifici. Ma ne parliamo meglio nel prossimo paragrafo.
Chi è, cosa fa e perché è obbligatorio il direttore responsabile
Siamo arrivati a uno degli aspetti più importanti e più spesso sottovalutati da chi vuole pubblicare una rivista registrata.
Il direttore responsabile è la persona che assume la responsabilità giuridica dei contenuti pubblicati. Non è una carica onorifica ma risponde legalmente di quello che viene pubblicato sulla testata. Per questo motivo la legge italiana (Legge sulla Stampa n. 47/1948 e Legge sull’Ordinamento della professione giornalistica n. 69/1963) richiede che il direttore responsabile sia iscritto all’Ordine dei Giornalisti, nell’elenco dei professionisti o dei pubblicisti.
C’è un’eccezione importante, tuttavia, che dovresti conoscere prima di iniziare. Infatti, per le pubblicazioni a carattere tecnico, professionale o scientifico (escluse quelle sportive e cinematografiche), la normativa consente che il direttore responsabile sia una persona non giornalista, purché si iscriva all’elenco speciale tenuto dall’Ordine. Vale, ad esempio, per riviste mediche, giuridiche, tecnologiche o accademiche.
Attenzione anche a un ulteriore dettaglio: il direttore responsabile non può essere titolare di mandato parlamentare (in quel caso serve un vicedirettore).
Ti ricordiamo poi di non confondere il direttore responsabile con il direttore editoriale. Il primo ha responsabilità giuridiche precise, mentre il secondo si occupa della linea editoriale e della gestione dei contenuti. Possono coincidere nella stessa persona ma non è sempre così e non è sempre consigliabile.
Come registrare una rivista al Tribunale (e quando è obbligatorio)
La registrazione della testata è disciplinata dall’art. 5 della Legge sulla Stampa (L. 47/1948), che stabilisce che nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non è stato registrato presso la cancelleria del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede la pubblicazione.
La procedura richiede la presentazione di una documentazione che comprende:
- La dichiarazione del proprietario e del direttore responsabile con i rispettivi dati anagrafici e il domicilio
- I documenti che attestano i requisiti previsti dalla legge
- La prova dell’iscrizione del direttore all’Albo dei Giornalisti (o all’elenco speciale)
Inoltre, se il proprietario è una persona giuridica, deve contenere anche la copia dell’atto costitutivo o dello statuto. Le firme devono essere autenticate o presentate in presenza del funzionario addetto.
Il Presidente del Tribunale verifica la documentazione e, se tutto è in regola, ordina l’iscrizione entro 15 giorni.
Per le riviste online, invece, la valutazione è più articolata. La registrazione è necessaria quando:
- La pubblicazione ha periodicità regolare
- Si vogliono ottenere contributi pubblici all’editoria
- Si prevede di avvalersi di giornalisti professionisti, pubblicisti o praticanti
Ogni variazione agli elementi costitutivi della testata (cambio di proprietà, nuovo direttore, modifica della periodicità) va comunicata al Tribunale entro 15 giorni.
L’iscrizione al ROC (Registro Operatori di Comunicazione)
Il ROC, oggi formalmente chiamato Registro degli Operatori di Comunicazione e Postali, è gestito dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e opera per la trasparenza nel settore dell’editoria e delle comunicazioni.
Ma non tutti devono iscriversi. Per quanto riguarda i periodici online, l’obbligo di iscrizione al ROC scatta solo per le imprese che editano testate realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse telematicamente, che soddisfano almeno uno di questi criteri:
- Conseguono ricavi annui da attività editoriale superiori o pari a 100.000 euro (da abbonamenti, pubblicità, sponsorizzazioni, convenzioni pubbliche o private).
- Hanno fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche.
Se sei agli inizi e non superi quella soglia, dunque, non sei obbligato. Ma l’iscrizione al ROC è comunque un prerequisito necessario se in futuro vuoi accedere a eventuali contributi statali all’editoria.
L’accesso al sistema ROC avviene attraverso il portale impresainungiorno.gov.it con Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
Quanto costa (davvero) aprire una rivista?
Il costo dipende molto dal tipo di progetto ma è importante avere un’idea realistica prima di partire. Ecco le principali voci di spesa.
Per un magazine online i costi possono essere contenuti:
- Registrazione della testata (diritti di cancelleria, generalmente pochi decine di euro)
- Acquisto del dominio e hosting (dai 50 ai 200 euro annui per soluzioni di base oppure di più per hosting performante)
- Realizzazione del sito web (da zero con CMS come WordPress fino a qualche migliaio di euro per un sito professionale)
- Produzione dei contenuti (freelance, collaboratori o costi interni)
- Grafica e identità visiva, attività di marketing e SEO
Un progetto digitale ben strutturato può partire con un budget tra i 2.000 e i 5.000 euro, con costi ricorrenti gestibili.
Per una rivista cartacea, invece, i costi di stampa e distribuzione moltiplicano significativamente l’investimento iniziale.
La stampa di una tiratura di qualità (qualche centinaio di copie) può costare diverse centinaia di euro a numero, a cui si aggiungono i costi di distribuzione e gestione degli abbonamenti.
In entrambi i casi, però, considera il pagamento del direttore responsabile. Infatti una figura professionale che assume tale responsabilità lo fa in cambio di un giusto compenso.
Come guadagna una rivista (modelli di business reali)
Una delle domande più frequenti, peraltro quella che deciderà se il tuo progetto è sostenibile o meno, riguarda gli introiti. Le fonti di ricavo possono anche essere diversificate. Ma analizziamo le principali voci in entrata qui di seguito.
La pubblicità è ancora il pilastro per molti magazine, tra banner, spazi a pagamento, advertising venduti ad aziende del settore di riferimento. Funziona meglio quando hai un pubblico profilato e fedele. Però non serve avere milioni di lettori. Devi averne abbastanza e nel target giusto.
Poi ci sono gli articoli sponsorizzati (o branded content), realizzati per promuovere prodotti o servizi di terzi. Vanno sempre dichiarati come tali ma sono una fonte di ricavo importante per molte testate.
Proseguendo l’analisi citiamo le affiliazioni, che permettono di guadagnare commissioni ogni volta che un lettore acquista un prodotto o un servizio attraverso i tuoi link. Funzionano particolarmente bene per riviste di settore (tech, lifestyle, viaggi, cucina).
In aggiunta ci sono gli abbonamenti in versione digitale o cartacea. Sono il modello preferito dalle riviste specialistiche e professionali. Garantiscono entrate ricorrenti e prevedibili, tuttavia richiedono un pubblico disposto a pagare per accedere ai contenuti extra.
Infine troviamo eventi, webinar e formazione, una fonte di ricavo sempre più rilevante. Molte redazioni, infatti, organizzano corsi online, masterclass, conferenze o eventi fisici legati ai temi della rivista.
Serve l’apertura della Partita IVA per pubblicare una rivista?
Se pubblichi la rivista in modo professionale e continuativo con finalità economiche, in Italia devi aprire una Partita IVA. Non c’è una soglia minima di fatturato che ti esonera dall’obbligo qualora l’attività sia abituale.
Il regime fiscale più adatto per chi inizia è quasi sempre il regime forfettario, che semplifica la contabilità e riduce il carico fiscale per chi fattura fino a 85.000 euro annui. Vale la pena confrontarsi con un commercialista prima di partire, anche solo per una consulenza iniziale.
Ma occorre ribadire che, se la rivista è gestita da un’associazione culturale o un ente no-profit, le regole sono diverse e dipendono dalla struttura giuridica scelta.
Blog personale o testata giornalistica?
I siti che pubblicano contenuti periodici non sono sempre testate giornalistiche. Un blog personale, anche aggiornato con continuità, non è automaticamente soggetto agli obblighi normativi previsti per le pubblicazioni periodiche. La distinzione dipende da più fattori:
- La presenza di una vera organizzazione redazionale
- La periodicità sistematica
- La diffusione pubblica con finalità informative
- Le caratteristiche editoriali del progetto
Perciò, se stai costruendo qualcosa con ambizioni giornalistiche, con più autori, una testata riconoscibile e contenuti sistematici su temi di interesse pubblico, probabilmente stai creando una pubblicazione periodica e i requisiti legali si applicano.
In caso di dubbio il consiglio è sempre quello di confrontarsi con un professionista (un avvocato specializzato in diritto dell’informazione o un consulente editoriale) prima di partire.
Aprire un magazine online conviene ancora?
La risposta breve e onesta è sì (ma con le aspettative giuste). Il mercato dei contenuti digitali in Italia è cresciuto enormemente negli ultimi anni e continua a offrire opportunità reali, soprattutto per chi sceglie una nicchia specifica e costruisce una strategia editoriale di lungo periodo.
Non aspettarti però risultati immediati. A tal proposito devi ricordare che un magazine online richiede costanza, qualità dei contenuti e tempo per costruire autorevolezza sui motori di ricerca. Il traffico organico da Google è spesso la prima fonte di lettori ma si costruisce in mesi anziché in settimane.
Ciò che funziona oggi è la combinazione tra contenuti approfonditi e di qualità, un’identità editoriale riconoscibile, una presenza SEO curata e una community attiva attorno alla testata. Le newsletter stanno tornando fortissime come strumento di fidelizzazione. Dunque considera di affiancare alla rivista una newsletter periodica fin dall’inizio.
Domande frequenti su come pubblicare una rivista
Andiamo a vedere le domande più frequenti sulla pubblicazione di una rivista. Ed è molto importante leggere le risposte perché sbagliare alcuni passaggi potrebbe costarti caro.
Devo registrare la rivista online al Tribunale anche se è solo un blog?
Non necessariamente. La registrazione è obbligatoria quando la pubblicazione ha carattere giornalistico, periodicità sistematica e diffusione pubblica con finalità informative. Un blog personale non rientra automaticamente in questa categoria. Se hai dubbi sul tuo caso specifico consulta un professionista.
Il direttore responsabile deve essere per forza un giornalista iscritto all’Ordine?
Sì, per le testate giornalistiche registrate la regola generale è questa. L’unica eccezione riguarda le pubblicazioni a carattere tecnico, professionale o scientifico, per le quali è prevista l’iscrizione all’elenco speciale dell’Ordine dei Giornalisti, accessibile anche a non giornalisti.
Posso essere io stesso il direttore responsabile?
Sì, se sei iscritto all’Ordine dei Giornalisti (come professionista o pubblicista). In caso contrario dovrai trovare un giornalista iscritto disposto ad assumere questo ruolo.
Quanto tempo ci vuole per registrare una testata?
Una volta presentata la documentazione completa, il Presidente del Tribunale ha 15 giorni per ordinare l’iscrizione (se i documenti sono in regola).
È possibile avviare una rivista gratuitamente?
Tecnicamente puoi partire con strumenti gratuiti (CMS open source, hosting gratuito, grafica fai-da-te). Ma per un progetto professionale e credibile è consigliabile prevedere un budget, anche minimo, per sito, contenuti e promozione.
Un progetto da costruire con intelligenza
Pubblicare una rivista cartacea o digitale è un progetto che richiede passione, competenze e una buona dose di pazienza. Non è una cosa che si improvvisa ma non è nemmeno fuori dalla portata di chi ha un’idea chiara, la voglia di costruire qualcosa di duraturo e la disponibilità a imparare anche gli aspetti più tecnici e burocratici.
Con una pianificazione attenta, contenuti di qualità e una strategia di monetizzazione realistica, quindi, è possibile costruire nel tempo un progetto editoriale che sia autorevole, riconoscibile e sostenibile economicamente.
E se sei ancora alle prime armi con il mondo dell’editoria, non dimenticare di leggere la nostra guida su come pubblicare un libro per avere una visione più completa del settore.
Vuoi informazioni specifiche per la tua rivista online? Scrivici nei commenti e ti risponderemo nel dettaglio.













I commenti sono chiusi.