Prendi un uovo dal frigorifero e guarda il guscio. Ci trovi stampata una sequenza di lettere e numeri, qualcosa tipo 1 IT 037 BS 002. Saper leggere il codice di tracciabilità significa avere un quadro molto preciso. Infatti indica dove vive la gallina che ha deposto quell’uovo, in che condizioni, in quale provincia e in quale allevamento specifico. È una finestra aperta sull’intera filiera produttiva, che puoi interpretare in meno di trenta secondi (se sai come farlo).
La tracciabilità delle uova è obbligatoria in Italia dal 2004, però la normativa si è evoluta molto. Il Regolamento UE 2023/2464, entrato in vigore l’8 novembre 2024, ha introdotto cambiamenti importanti sulle modalità di stampigliatura. E il dibattito sul benessere animale negli allevamenti (con la Commissione europea che ha presentato a luglio 2026 la Livestock Strategy con proposte concrete per lo stop alle gabbie) rende il codice ancora più rilevante per chi vuole fare acquisti consapevoli.
Nella guida che stai per leggere ti spieghiamo ogni sezione del codice, le informazioni sulla confezione, le categorie di qualità, peso e tutto ciò che c’è dietro al numero stampato sull’uovo che tieni in mano.
La tracciabilità delle uova come strumento di tutela
Prima di entrare nel dettaglio del codice, vale la pena capire perché esiste. La risposta non è solo burocratica ma riguarda scandali alimentari reali.
Il caso più eclatante è quello delle uova al fipronil del 2017, quando milioni di prodotti contaminati da un insetticida illegale hanno invaso i mercati europei.
La tracciabilità ha permesso di risalire rapidamente agli allevamenti coinvolti e bloccare la distribuzione. Un sistema simile era già stato testato con lo scandalo della diossina nelle uova belghe del 1999, che aveva causato danni enormi per la totale mancanza di tracciabilità in vigore all’epoca.
Quel codice sul guscio, in altre parole, non è solo una formalità. È lo strumento con cui le autorità sanitarie possono agire in ore anziché in giorni quando qualcosa va storto nella filiera.
Se ti interessa approfondire come funzionano i sistemi di tutela alimentare in Italia, puoi leggere anche il nostro approfondimento sulle frodi alimentari nei formaggi, un settore dove le adulterazioni sono purtroppo frequenti.
Il codice di tracciabilità delle uova deve nascere nell’allevamento
Con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2023/2464, la codifica deve essere effettuata esclusivamente presso il luogo di produzione, garantendo un’etichettatura precisa e immediatamente tracciabile.
Prima di questa riforma, quindi, la stampigliatura del codice di tracciabilità delle uova poteva avvenire sia nell’allevamento sia nel primo centro di imballaggio a cui le uova venivano consegnate. Ciò aveva portato a problemi pratici, nonché a una codifica errata, poiché le uova provenienti da diversi allevamenti e diversi sistemi di produzione potevano essere mescolate ed etichettate in modo errato.
Pertanto le uova delle galline allevate in gabbia potevano finire in confezioni marcate con il codice di un allevamento a terra. Un problema che la nuova norma risolve alla radice, rendendo obbligatorio che il codice venga impresso sull’uovo direttamente nell’allevamento dove la gallina lo ha deposto.
Il decreto ministeriale italiano del 7 novembre 2024 ha previsto alcune esenzioni temporanee fino al 30 novembre 2025 per uova provenienti da allevamenti con meno di 50 galline e per uova prodotte in allevamenti che hanno in essere contratti di conferimento con centri di imballaggio. Queste deroghe si riferiscono ai piccoli produttori locali, che hanno avuto più tempo per adeguarsi alla nuova tecnologia di marcatura.
Come si legge il codice sul guscio delle uova (tutti i numeri e le lettere)
Prendiamo come esempio il codice 2 IT 037 BS 002 e analizziamolo pezzo per pezzo. Partiamo dunque dal primo numero e dal sistema di allevamento.
È la cifra più importante per chi fa acquisti consapevoli. Indica in che condizioni vive la gallina e si divide in quattro categorie che vediamo meglio qui di seguito.
0: Uova da agricoltura biologica
L’allevamento utilizza mangimi e foraggi provenienti da agricoltura biologica, prodotti senza l’utilizzo di concimi chimici di sintesi e prodotti fitosanitari, integrabili fino al 20% con prodotti tradizionali.
Le galline hanno accesso a spazi esterni e razzolano liberamente. È il sistema che garantisce i più alti standard di benessere animale tra quelli codificati. Le uova biologiche sono anche le uniche che, per la vendita, devono rispettare il Regolamento CE 834/2007 sull’agricoltura biologica, con controlli da parte di enti certificatori terzi.
1: Uova da allevamento all’aperto
Le galline hanno accesso a spazi esterni per una parte della giornata. Ogni gallina deve disporre di almeno 4 metri quadrati di spazio all’aperto. I nidi per la deposizione si trovano all’interno.
Non è allevamento biologico ma garantisce libertà di movimento e comportamenti naturali. È la seconda scelta per chi tiene al benessere animale senza sostenere i costi del biologico.
2: Uova da allevamento a terra
Le galline si muovono liberamente all’interno di un capannone chiuso, senza però avere accesso all’esterno. Il termine “a terra” indica che le uova vengono deposte per terra o in appositi nidi (non in gabbie).
Sembra un buon compromesso ma bisogna fare una precisazione. Come vedremo più avanti, non tutte le uova marchiate con il codice 2 corrispondono necessariamente a ciò che ti aspetti.
3: Uova da allevamento in gabbia
Le galline trascorrono tutta la vita all’interno di gabbie. Dal 2012 nell’Unione Europea sono vietate le vecchie gabbie a batteria (quelle prive di qualsiasi arricchimento) e sono ammesse solo le cosiddette gabbie arricchite, che devono garantire almeno 750 centimetri quadrati per gallina (di cui però solo 600 sono effettivamente utilizzabili dall’animale).
Per dare un’idea concreta prendiamo un foglio A4 che misura 624 centimetri quadrati. Ogni gallina ha quindi a disposizione uno spazio inferiore a quello di un foglio da fotocopiatrice.
La coppia di lettere e il paese di origine
Le due lettere che seguono il numero indicano il paese dell’Unione Europea in cui l’uovo è stato prodotto. IT sta per Italia.
Acquistando in Italia troverai quasi sempre questa sigla perché la normativa impone che le uova fresche in vendita nella grande distribuzione siano prodotte nel paese in cui vengono commercializzate. Se viaggi in Francia troverai FR, in Germania DE, in Spagna ES e così via.
Le tre cifre centrali e il comune di produzione
Le tre cifre al centro del codice sono il codice ISTAT del comune in cui si trova l’allevamento.
Nel nostro esempio, 037 corrisponde a un comune specifico poiché ogni comune italiano ha un codice univoco assegnato dall’ISTAT. Questo dato ti permette di capire in quale area geografica si trova l’allevamento.
Le due lettere dopo le tre cifre
Subito dopo le tre cifre ISTAT trovi la sigla della provincia. Nel nostro esempio, dunque, BS sta per Brescia.
Combinando il codice comunale e la sigla provinciale puoi identificare con precisione il territorio in cui sono state prodotte le uova.
L’ultimo gruppo di cifre e il codice univoco dell’allevamento
L’ultima sequenza numerica (nel nostro esempio 002) è il codice identificativo dell’allevamento specifico, assegnato dalla ASL competente per territorio.
Ogni azienda agricola ha un codice univoco. Ed è l’elemento chiave per la tracciabilità in caso di emergenza sanitaria. Infatti permette alle autorità di identificare in pochi minuti l’esatto capannone di provenienza delle uova.
La tabella per leggere il codice al volo
| Posizione | Esempio | Significato |
| Prima cifra | 2 | Sistema di allevamento (0=bio, 1=aperto, 2=terra, 3=gabbia) |
| Due lettere | IT | Paese di produzione |
| Tre cifre | 037 | Codice ISTAT del comune |
| Due lettere | BS | Sigla della provincia |
| Cifre finali | 002 | Codice univoco dell’allevamento (assegnato da ASL) |
La data di scadenza delle uova
Ogni uovo riporta anche la data di scadenza, chiamata tecnicamente termine minimo di conservazione (TMC), che in Italia è a 28 giorni dalla deposizione.
Non è una data di scadenza in senso stretto e l’uovo non diventa improvvisamente pericoloso il giorno dopo. Tuttavia indica l’arco temporale entro cui è garantita la massima freschezza.
Esiste poi la dicitura “extra fresche”, che puoi trovare sulle uova fino al settimo giorno dall’imballaggio o al nono dalla deposizione. Le uova “extra fresche” sono quelle con la camera d’aria più ridotta (non più di 4 millimetri di altezza) e l’albume particolarmente compatto. Sono le migliori per le preparazioni in cui la freschezza fa la differenza, ad esempio uova in camicia, uova sode da sgusciare, frittate.
Ma ecco un trucco pratico per verificare la freschezza di un uovo senza rompere il guscio: mettilo in un bicchiere d’acqua. Un uovo freschissimo affonda e rimane orizzontale sul fondo. Man mano che invecchia, la camera d’aria interna si ingrandisce e l’uovo tende a inclinarsi o a galleggiare. Se galleggia completamente, quindi, è da eliminare.
Le categorie di qualità
Categoria A: uova fresche per il consumo diretto
Sono le uniche che troviamo nella grande distribuzione e nei negozi. Possono essere consumate direttamente senza alcun trattamento preliminare.
In alcuni casi le uova di categoria A vengono lavate industrialmente e riportano la dicitura “uova lavate”. La camera d’aria non deve superare i 6 millimetri per le uova standard e i 4 millimetri per quelle extra.
Categoria B: per l’industria alimentare
Le uova di categoria B non rispettano i requisiti di qualità della categoria A. Per esempio per via di piccole crepe nel guscio, camera d’aria troppo grande o caratteristiche organolettiche non conformi . E non sono destinate alla grande distribuzione.
Finiscono nelle industrie di trasformazione (pastifici, produttori di dolci, di maionese, pastorizzatori) dove vengono lavorate prima dell’uso. Non hanno obblighi di etichettatura individualizzata, però i lotti devono essere distinguibili con etichette o fasce di colore rosso.
Quello che pochi sanno è che molti prodotti trasformati che consumiamo ogni giorno, come pasta all’uovo, biscotti, maionese, contengono uova di categoria B. Queste uova non sono soggette agli stessi obblighi di tracciabilità del metodo di allevamento che valgono per le uova fresche.
Il consumatore, in pratica, non sa se il pesto alla genovese o la maionese del supermercato sono stati prodotti con uova biologiche o con uova di galline in gabbia. È un limite del sistema attuale su cui il Parlamento italiano e la Commissione europea stanno lavorando ma per ora non esiste una soluzione normativa definitiva.
Le categorie di peso (S, M, L, XL)
Oltre alla qualità, le uova vengono classificate per peso. La classificazione è uniforme in tutta l’Unione Europea e la tabella qui sotto può aiutarti a capire meglio.
| Categoria | Nome | Peso |
| S | Piccole | Meno di 53 grammi |
| M | Medie | Da 53 a 62 grammi |
| L | Grandi | Da 63 a 72 grammi |
| XL | Grandissime | 73 grammi e oltre |
Nelle ricette, quando viene indicato genericamente “1 uovo”, il riferimento implicito è quasi sempre a un uovo di taglia M.
Se usi uova S o XL, le proporzioni in ricette di pasticceria possono cambiare sensibilmente, soprattutto per preparazioni che richiedono molte uova come pan di Spagna o crème brulée.
Il codice 2 non dice sempre la verità
Qui entriamo in un territorio scomodo ma importante da precisare. Il codice 2 (“allevamento a terra”) ha guadagnato negli anni una reputazione positiva tra i consumatori perché viene percepito come alternativo alle gabbie. E in teoria lo è. In pratica, però, non è sempre così.
La scritta “da allevamento a terra” sulle etichette tranquillizza e rassicura sull’assenza di gabbie. Molti capannoni utilizzano sistemi combinati che possono funzionare come gabbie arricchite, cioè strutture metalliche multilivello con pareti o sportelli mobili che possono essere chiusi o aperti. Quando gli sportelli sono chiusi, il sistema si comporta come una gabbia. Invece, quando sono aperti, le galline possono muoversi fra i moduli, riportando legittimamente il codice 2 sulle etichette.
Ciò non significa che tutte le uova a terra siano prodotte in modo ingannevole. Vuol dire che il codice 2, da solo, non è una garanzia assoluta. Frasi come “allevamenti a terra a bassa densità con meno di 7 galline per metro quadro”, “cage-free certificato” e “presenza di arricchimenti ambientali” attestano un reale miglioramento della qualità della vita delle ovaiole. In assenza di informazioni valide, quindi, la scelta più prudente per chi vuole ridurre la sofferenza delle galline è il biologico (codice 0 sulle etichette) perché impone standard minimi più alti e spesso offre tracciabilità visibile al consumatore.
Lo stato attuale degli allevamenti in Italia e l’Europa che cambia
In Italia il 65% degli allevamenti di ovaiole ha abbandonato le gabbie, una percentuale più bassa rispetto al resto d’Europa, che in media ha raggiunto il 96%. Siamo ancora indietro rispetto ai paesi europei più avanzati su questo tema. La Germania ha vietato per legge le gabbie a partire dal 2026 e la tendenza è chiaramente orientata verso sistemi alternativi.
La novità più recente viene direttamente da Bruxelles. Infatti l’8 luglio 2026 la Commissione europea ha presentato la Livestock Strategy, annunciando presenterà una proposta per aggiornare le norme sul benessere degli animali relative alle galline ovaiole e ai polli da carne.
Significa che entro qualche anno il codice 3 potrebbe sparire definitivamente dai gusci delle uova europee (o almeno questa è la direzione ufficiale).
Se vuoi consumare in modo più consapevole anche in altri settori alimentari, puoi approfondire il nostro articolo sulla verità sul latte che beviamo. È un prodotto con una filiera altrettanto complessa e spesso poco trasparente per il consumatore finale.
Informazioni sulla confezione
Il codice sul guscio è solo una parte delle informazioni che hai a disposizione. Sulla confezione esterna le etichette devono riportare obbligatoriamente altri dati.
- Denominazione del produttore o dell’imballatore: Il nome dell’azienda che ha confezionato le uova, che può essere diverso dall’allevamento di origine.
- Categoria di qualità: Sempre A per le uova in grande distribuzione.
- Categoria di peso: S, M, L o XL.
- Numero delle uova: 4, 6, 10, 12 o altro.
- Data di consumo consigliata: Il termine entro cui consumarle per la massima freschezza.
- Metodo di allevamento in chiaro: Oltre al codice numerico sul guscio, la confezione deve riportare la dicitura per esteso “uova da agricoltura biologica”, “uova da allevamento all’aperto”, “uova da allevamento a terra” oppure “uova da allevamento in gabbia”. È obbligatoria e deve essere facilmente leggibile.
Alcuni produttori vanno oltre i requisiti minimi e aggiungono informazioni sulla data di deposizione, l’alimentazione delle galline (senza OGM, senza antibiotici), il numero di animali per metro quadro o un QR code che rimanda a informazioni dettagliate sull’allevamento specifico.
Le informazioni aggiuntive non sono obbligatorie ma rappresentano un segnale positivo di trasparenza.
Come usare il codice di tracciabilità delle uova per una scelta consapevole al supermercato
Ecco una guida pratica per orientarsi al momento dell’acquisto.
Vuoi il massimo della trasparenza e del benessere animale?
Scegli il codice 0 (biologico). Costa di più ma le garanzie sono le più solide perché il biologico è controllato da enti terzi certificatori e impone standard più rigidi sia per l’alimentazione che per gli spazi.
Vuoi un buon compromesso tra qualità e prezzo?
Il codice 1 (all’aperto) è una scelta valida. Le galline hanno accesso all’esterno e possono esprimere comportamenti naturali.
Se scegli il codice 2 (a terra)
Leggi attentamente le informazioni aggiuntive sulla confezione. Cerca diciture come “bassa densità”, “certificato cage-free” o la presenza di un ente certificatore terzo. Evita confezioni che si limitano alla sola dicitura “a terra” senza ulteriori dettagli.
Se acquisti prodotti trasformati
Tieni presente che pasta, biscotti, maionese e altri prodotti con uova tra gli ingredienti non sono soggetti agli stessi obblighi di tracciabilità del metodo di allevamento. Dunque, se questo aspetto è rilevante per te, scegli prodotti che riportano esplicitamente in etichetta il metodo di allevamento delle uova usate (alcune marche lo fanno volontariamente).
Fare la spesa consapevolmente non riguarda solo le uova. Se vuoi saperne di più sul tema della sostenibilità degli acquisti quotidiani, leggi il nostro articolo sul fast food biologico e quello sulle borse per la spesa. Sono piccole scelte che, sommate, fanno una differenza concreta.
FAQ: le domande più frequenti sul codice di tracciabilità delle uova
Posso sapere l’allevamento esatto da cui vengono le mie uova?
Sì, almeno in teoria. Il codice sull’uovo identifica univocamente l’allevamento. Ma non esiste un database pubblico nazionale facilmente consultabile dal consumatore finale. Alcuni produttori mettono a disposizione un QR code sulla confezione che porta direttamente alle informazioni sull’allevamento.
Le uova senza codice sono illegali?
In Italia ed Europa le uova di categoria A destinate alla vendita al dettaglio devono obbligatoriamente avere il codice stampato sul guscio. Fanno eccezione le uova vendute direttamente dal produttore al consumatore finale (come le uova del contadino al mercato), per le quali esistono regole specifiche in base al numero di galline dell’allevamento.
Il codice cambia se le uova vengono reimballate?
No. Dal novembre 2024, con il Regolamento UE 2023/2464, il codice deve essere impresso direttamente nell’allevamento. Non è possibile cambiarlo in seguito. Ed è precisamente l’obiettivo della riforma, cioè rendere impossibile la “ricodifica” che in passato aveva permesso frodi.
Le uova a pasta gialla vengono da galline biologiche?
Non necessariamente. Il colore del tuorlo dipende dall’alimentazione della gallina e in particolare dal contenuto di carotenoidi (xantofille) nei mangimi. Si possono ottenere tuorli giallo intenso anche con mangimi convenzionali che includono mais o peperoncino. Il colore non è un indicatore affidabile del sistema di allevamento.
Le uova “da allevamento campagnolo” o “da galline felici” cosa sono?
Sono diciture commerciali non regolamentate e prive di valore normativo. Possono essere usate liberamente da qualsiasi produttore, indipendentemente dal sistema di allevamento. Per capire come sono state allevate davvero le galline, guarda il numero sul guscio anziché le parole sulla confezione.
Dove trovare le normative ufficiali
Per leggere i testi normativi di riferimento puoi consultare:
- Regolamento delegato (UE) 2023/2464 della Commissione europea, che aggiorna le norme di commercializzazione delle uova con l’obbligo di marcatura nel luogo di produzione.
- Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce l’organizzazione comune dei mercati agricoli, incluse le norme per le uova.
Entrambi i documenti sono consultabili gratuitamente sul portale ufficiale EUR-Lex dell’Unione Europea.
La prossima volta che apri un cartone di uova, quel codice sul guscio non sembrerà più un geroglifico. In due secondi puoi sapere se la gallina che l’ha deposto viveva all’aperto o in uno spazio inferiore a un foglio A4. Non è poco per una scelta che fai ogni settimana.









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