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La dislessia

Un nuovo appuntamento con "L'esperto risponde". Questa volta abbiamo deciso di trattare l'argomento della dislessia. Abbiamo chiesto alla Dottoressa Sara Panizzolo che cosa si intende per dislessia e come si manifesta.

Milena Talento

Redazione GuidaConsumatore

Pubblicato

15 Ott 2024

Aggiornato

15 Ott 2024

Lettura

3–4 minuti

Cos’è la dislessia?

La dislessia rientra nella categoria più ampia dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico (DSA). Si calcola che in Italia tale disturbo riguardi almeno 1.500.000 persone. La dislessia e’ una difficolta’ nella capacita’ di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Il bambino dislessico puo’ leggere e scrivere, ma non riesce a farlo in maniera automatica.

dislessia

Per cui si stanca velocemente, commette errori e rimane indietro, non comprende il testo. Tale difficoltà puo’ essere piu’ o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo (disortografia e discalculia).

Quali sono le cause che portano alla dislessia?

La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici. La dislessia non è una malattia, e dalla dislessia non si guarisce. Questo ha fatto propendere per una ipotesi di base biologica del disturbo, ipotesi che sembrerebbe spiegare le variabili. L’orientamento che prevale oggi dice che si nasce, vive e muore dislessici, anche se con una grande variabilità individuale nell’evoluzione del disturbo.

Come si manifesta?

I quadri possono essere molto disomogenei ma in generale il bambino compie nella lettura nella crittura vari tipi di errori come l’inversione di lettere e di numeri (es. 31 – 13) e la sostituzione di lettere (m/n/u; v/f; b/d/p/q).

A volte non riesce ad imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. Può fare confusione nei rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni) e può avere difficoltà nell’espressione verbale.

Spesso nel bambino si associano problemi psicologici e comportamentali , come conseguenza della difficoltà scolastica.

A che età un bambino può essere “colpito” dalla dislessia?

Riguardo all’età minima in cui è possibile effettuare la diagnosi, essa dovrebbe teoricamente coincidere con il completamento del 2° anno della scuola primaria (2^ elementare), dal momento che questa età coincide con il completamento del ciclo dell’istruzione formale del codice scritto;

Tuttavia, è importante sottolineare che già alla fine del 1° anno della scuola primaria (1^ elementare) può capitare di valutare bambini con profili funzionali così compromessi e in presenza di altri specifici indicatori diagnostici (pregresso disturbo del linguaggio, familiarità accertata per il disturbo di lettura), che appare possibile e utile anticipare i tempi della formulazione diagnostica, o comunque, di una ragionevole ipotesi diagnostica, prevedendo necessari momenti di verifica successivi.

dislessia

Come fa un genitore ad accorgersi che il proprio figlio soffre di questo disturbo?

In genere è la scuola che individua le difficoltà di lettura e scrittura del bambino, segnalandole al genitore. Una diagnosi corretta ed approfondita di DSA e dislessia richiede il coinvolgimento di varie professionalità,quali il Neuropsichiatra infantile , lo Psicologo- Neuropsicologo, il Logopedista e lo Psicopedagogista che seguiranno, nelle loro procedure, le Linee Guida e i protocolli nazionali per la valutazione,diagnosi e riabilitazione di tale disturbo attraverso la somministrazione di test specifici e standardizzati.

Come bisogna comportarsi?

In generale sia dai genitori che dagli operatori scolastici il bambino viene frequentemente rimproverato, accusato di agire in modo stupido o di essere pigro o disattento, immaturo e di “non impegnarsi abbastanza”poiché il quoziente di intelligenza è nella media o sopra la media, ma il rendimento scolastico è basso, specie nelle prove scritte. Tale comportamento incide in modo negativo sulla sensibilità del bambino che si sente stupido, ha una bassa auto-stima, tende a nascondere le debolezze,….odia la scuola.

Che tipo di cure esistono? Quanto durano?

Una diagnosi precoce,una informazione corretta sia a livello familiare che scolastico, una riabilitazione logopedica appropriata ,associata ad un counseling mirato rendono tale situazione maggiormente sostenibile per l’intero nucleo familiare e per il bambino stesso.

Proprio per il carattere evolutivo del quadro clinico,esistono delle circolari emanate dal Miur contenenti delle misure dispensative e compensative a tutela di tali bambini.

Inoltre è in progetto di approvazione il DDL 31 /10 /2007 elaborato dall’Associazione Italiana Dislessia(AID)per la tutela giuridica che garantisca il diritto alla diagnosi,alla riabilitazione,ai provvedimenti didattici di compenso e di facilitazione,e provvedimenti di aiuto nella vita sociale e lavorativa.

Per facilitare l’apprendimento sono anche in commercio libri di testo digitali con programmi di sintesi vocale.

A cura della Logopedista Dssa. Sara Panizzolo
Segreteria Nazionale Federazione Logopedisti Italiani
www.fli.it

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