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Tutto quello che c’è da sapere sulle trivelle

Coloro che hanno necessità di perforare un qualsiasi tipo di materiale solido o semi-solido con ogni probabilità finiranno per utilizzare una trivella: stiamo parlando di un particolare strumento che sfrutta un elicoide rotante attorno al proprio asse, che riesce contemporaneamente a scavare e ad estrarre materiale dal corpo che sta perforando.

cosa c'è da sapere sulle trivelle

Milena Talento

Redazione GuidaConsumatore

Pubblicato

15 Ott 2024

Aggiornato

15 Ott 2024

Lettura

2–3 minuti

cosa c'è da sapere sulle trivelle

Utilizzata nella stragrande maggioranza dei lavori di ingegneria civile, la trivella è lo strumento più richiesto quando si tratta di perforare pozzi, ma i suoi utilizzi non si esauriscono certo qui: ad esempio, sono sempre di più gli agricoltori che scelgono di servirsi di una trivella per realizzare buchi nel terreno. E ancora, è bene ricordare che esistono quattro diversi tipi di trivella e altrettante tecniche di perforazione del suolo. Uno degli elementi più importanti in assoluto quando si parla di trivelle è la sua punta. Infatti, il rischio principale che si corre utilizzando una trivella in maniera scorretta è senza ombra di dubbio quello di danneggiare una delle sue componenti più importanti. Ecco perché è particolarmente utile imparare a riconoscere i diversi tipi di punta trivella disponibili, in modo da sceglierli correttamente.

Alcune tecniche di trivellazione

Iniziamo dai fondamentali, ovvero dalle principali operazioni all’interno delle quali spesso e volentieri viene utilizzata una trivella. Nel caso in cui si ricorra alla perforazione a secco (che, come è facile intuire, risulta attuabile solo in caso di assenza di acqua) si utilizzano esclusivamente le sonde, mentre in caso di circolazione inversa si sfruttano proprio acqua e/o fango come liquidi di perforazione, velocizzando il processo in maniera esponenziale. Un altro metodo di perforazione particolarmente utilizzato è quello a circolazione diretta, che permette di scavare a grandi profondità ma che risulta particolarmente complesso qualora si debbano scavare fori di diametro ampio. Infine, troviamo la cosiddetta perforazione ad aria compressa, che sfrutta l’alta pressione per andare a scavare su terreni particolarmente compatti (a patto che non richiedano alcun genere di posa di tubazione).

Trivelle e punte diverse per diversi utilizzi

Come già anticipato, le principali categorie di trivella sono quattro e la prima è la cosiddetta trivella manuale: un modello che permette di perforare il terreno sfruttando la propria forza ed un movimento rotatorio che consentirà alla lama di penetrare il materiale in questione. La trivella manuale è adatta soprattutto a suoli sabbiosi, morbidi o al massimo semi-morbidi ed è al contrario sconsigliata in caso si lavori su terreni rocciosi. In questo caso infatti è consigliato passare ad una trivella a motore o a una trivella elettrica: due varianti dello stesso concetto, che lavorano una grazie all’utilizzo di carburante, l’altra grazie all’energia elettrica. Ultima, ma non meno importante, la cosiddetta trivella per trapano o avvitatore: un’invenzione tutta italiana che ottiene lo stesso risultato delle tipologie sopracitate, ma che funziona in maniera leggermente differente.

Tipologie di punta per trivella

Come è facile intuire anche le punte per trivella variano in base agli utilizzi previsti: si va da quelle per terreno misto a quelle pensate appositamente per superfici sassose. Punte che possono variare sia per lunghezza che per diametro o per innesto esagono. Il prezzo di una punta per trivella può variare da poche centinaia a diverse migliaia di euro, ovviamente in base alle sue caratteristiche e alle componenti con cui viene realizzata.

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