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Car Sharing

Quando a farla da padrona sulla scena internazionale sono argomenti quali crisi economica e, di conseguenza, soldi sempre meno presenti nei nostri portafogli è ovvio che nasca il bisogno di risparmiare e di evitare qualunque tipologia di spreco in genere. E’ anche vero però che non è possibile “tagliare” ovunque, specie se si parla di trasporti, e di auto nella fattispecie, indispensabile tanto per chi si deve recare al lavoro quanto per chi la usa anche solo per diletto. Ed è in quest’ottica che è stato inventato l’esclusivo servizio di Car Sharing: vediamo insieme di cosa parliamo.

Car Sharing

Milena Talento

Redazione GuidaConsumatore

Pubblicato

15 Ott 2024

Aggiornato

15 Ott 2024

Lettura

6–9 minuti

Cos’è il Car Sharing

Il Car Sharing è una soluzione ideale per chi utilizza l’automobile solo per spostamenti brevi e frequenti: una valida alternativa per chi percorre pochi chilometri o per chi non intende rinunciare all’auto, ma deve fare purtroppo i conti con esigenze di mobilità che, ad oggi, potrebbero essere appunto risolte solo con l’acquisto di una seconda o terza macchina. E’ un’opzione che offre un approccio inedito nei confronti delle quattro ruote: in pratica è come se si comprasse il solo uso effettivo del mezzo anziché il mezzo stesso.

Si tratta allora di un servizio piuttosto innovativo che permette di utilizzare un’auto previa prenotazione, semplicemente prelevandola e riportandola poi in un parcheggio comune, e pagando il tutto in ragione dell’utilizzo.

Sotto quest’aspetto, il Car Sharing permette di avere a disposizione una vettura adatta a tutte le esigenze, familiari o aziendali che siano (si può scegliere infatti dalla piccola utilitaria alla grossa monovolume), senza per forza possederne una e senza quindi sostenerne i costi fissi (manutenzione, bollo, assicurazione, eventuali garage o parcheggio), ma spendendo solo in proporzione all’utilizzo.

Il Car Sharing è dunque la soluzione ideale in particolare per chi, con un veicolo, percorre in media meno di 10000 km all’anno.

Car Sharing

Come funziona il Car Sharing

Il più delle volte per usufruire del Car Sharing occorre registrarsi presso un ente (statale o privato) per poter usufruire del servizio: l’utente iscritto prenota così la vettura presso il parcheggio che gli è più comodo (telefonicamente o direttamente via web), la utilizza per tutto il periodo necessario e la riconsegna esattamente al posto nel quale l’ha prelevata , quando naturalmente ha finito di usarla (e comunque entro lo scadere del periodo prestabilito durante la prenotazione stessa).

È quindi necessario prenotare l’auto in anticipo, specificandone il periodo necessario, onde evitare sovrapposizioni con altri utenti. Solo in taluni casi specifici si può selezionare un parcheggio differente da quello di prelievo per la restituzione del veicolo, solo se però ciò viene fatto presente in fase di prenotazione e magari con un eventuale sovrapprezzo, che dipende naturalmente dal gestore.

Dove è nato e dove è attualmente attivo

Questo sistema di condivisione (infatti dall’inglese Car Sharing, letteralmente, “auto condivisa” o comunque “condivisione dell’auto”) è stato già sperimentato con successo in diversi Paesi nel Nord America, in Europa ed in Oriente. Nato in Svizzera trenta anni fa, si è poi sviluppato in Germania, Olanda, Austria, Gran Bretagna e Scandinavia. E’ tutt’oggi un servizio decisamente radicato negli Stati Uniti fino ad arrivare in Canada.

In Italia è la rete nazionale ICS (acronimo di Iniziativa Car Sharing, trovate qui il sito web: http://www.icscarsharing.it/main/index.php) ad essere la struttura di coordinamento di ciascuna realtà locale del servizio, promossa e sostenuta proprio dal Ministero dell’Ambiente e del Territorio. Oltre che a Milano, attualmente il Car Sharing è attivo in moltissime città come Bologna, Firenze, Brescia, Genova, Parma, Palermo,Padova, Rimini, Roma,Savona, Venezia e Torino. Moltissime altre sono le città che si stanno organizzando per poter offrire questo servizio ai cittadini. Dove non è presente l’ICS ci sono poi anche alcuni enti privati che offrono il servizio, con regole, costi e condizioni generali variabili a seconda dei casi.

Costi e condizioni generali del Car Sharing

I costi del Car Sharing per l’utente risultano composti da due diverse aliquote, influenzate entrambe dall’utilizzo del servizio stesso e basate su di un sistema di tariffazione di tipo combinata, ovvero legata alla combinazione tra durata del periodo di utilizzo rapportata alla percorrenza effettiva.

La prima include una quota di abbonamento da versare annualmente o mensilmente (a seconda dei vari casi) per potersi iscrivere all’associazione, più un’eventuale cauzione da versare prima del prelievo e che verrà restituita allo scadere del lasso di tempo durante il quale l’auto è stata utilizzata; la seconda è di diversa natura in quanto legata alla classe, alla fascia oraria e all’utilizzo stesso del mezzo, più eventuali servizi supplementari. La maggior parte delle volte la disponibilità del servizio è attiva 24 ore su 24, tutti i giorni.

Al momento dell’iscrizione, all’utente Car Sharing viene rilasciato un numero di identificazione personale o PIN ed una cosiddetta “smartcard”: quest’ultima è una scheda elettronica nominativa (quindi individuale), dotata di microchip, necessaria per poter ritirare la vettura, restituirla e fatturare poi il servizio: la totale indipendenza nell’utilizzo della macchina da parte del cliente è garantita proprio da questa particolare tecnologia.

L’auto assegnata praticamente si apre e si chiude con la smartcard (come se fosse una vera e propria chiave): si digita il proprio codice PIN all’avvio e alla riconsegna l’eventuale codice di fine servizio. Un dispositivo elettronico, installato a bordo dell’auto, registra automaticamente tutti i dati relativi al viaggio, riportati poi in una fattura che il gestore provvede a far recapitare a domicilio del cliente con cadenza mensile o bimestrale.

E’da specificare che è il gestore del servizio a prendersi carico delle incombenze del caso e delle spese concernenti la gestione dell’auto (assicurazione, manutenzione, bollo, ecc.); spesso il carburante è compreso nel prezzo.

Pro e contro

E’ innegabile che tale semplice strumento presenta notevoli vantaggi nell’ottica di una nuova tipologia di mobilità sostenibile, in quanto si propone come attività di servizi volti principalmente a: migliorare quello che è l’impatto ambientale, poichè si potrà godere dei progressi tecnologici più recenti in termini di consumi ed emissioni garantiti dalle moderne vetture disponibili, assicurando perciò minore inquinamento ed al contempo minore traffico circolante per le strade; maggiore sicurezza stradale, legata sempre al fatto che le auto più recenti sono tendenzialmente dotate di dispositivi di sicurezza migliori e naturalmente più affidabili; ingente risparmio di denaro (limitatamente alla condizione secondo cui non si devono percorrere troppi chilometri) in quanto non si è necessariamente costretti ad acquistare una macchina totalmente nuova, accollandosi di conseguenza costi aggiuntivi legati sempre all’utilizzo ed alla manutenzione.

Senza contare poi gli ulteriori privilegi i quali godono gli utenti, come l’uso delle corsie preferenziali e l’accesso gratuito alla maggior parte delle ZTL, unitamente alla possibilità di poter circolare anche in periodi di limitazione e blocco del traffico.

Ci sono però anche alcuni svantaggi del Car Sharing legati proprio al fatto di avere un’auto condivisa con degli estranei, comportando quindi alcune limitazioni rispetto all’uso che molti fanno di solito dell’auto privata. Primo tra tutti è la scarsa praticità del servizio, in quanto l’auto “in comune” (la maggior parte delle volte) deve essere sempre lasciata presso lo stesso parcheggio del gestore da cui è stata prelevata, il quale spesso non è proprio dietro l’angolo.

Altra importante limitazione è l’impossibilità di effettuare spostamenti di “sola andata”, dovendo naturalmente riconsegnare la macchina in un determinato posto e ad una determinata ora. C’è poi l’obbligo di prenotare preventivamente gli orari di utilizzo, il che ne limita decisamente la fruibilità (ad esempio non possono essere prese delle decisioni improvvise ed ogni viaggio deve essere opportunatamente programmato precedentemente), senza contare poi l’eventualità di non riuscire a trovare disponibilità dell’automezzo per il periodo desiderato.

Ulteriore fattore “contro” è che, data proprio la natura di condivisione del mezzo con altri utenti, l’auto in CS non può essere usata, come spesso accade, come una “casa viaggiante”: deve essere naturalmente esente da qualsiasi tipologia di personalizzazione nonché lasciata ogni volta ragionevolmente pulita e pronta per il successivo cliente.

Sviluppi futuri

Nel futuro prossimo si prevede che il servizio, gia di per se adesso piuttosto efficiente, venga ulteriormente ampliato e migliorato nelle sue attuali lacune (di cui al precedente punto) in maniera tale da acquisire sempre più clienti e riuscire a “convertire” anche chi è ancora troppo scettico per lasciare a casa la propria auto (pur se utilizzata pochissimo) ed affidarsi al CS.

Le attività di massima saranno volte allora essenzialmente a: sviluppare ancor di più il servizio, con il potenziamento della copertura del territorio (e quindi con la costruzione di nuovi parcheggi), e sviluppare le flotte, con l’ulteriore obiettivo di annoverare tra le vetture disponibili la maggior quantità di veicoli eco-compatibili (gas metano, GPL, ibride/elettriche) possibile; ovviare in parte al problema della poca praticità, come ad esempio il rilascio del veicolo in un parcheggio diverso da quello di prelievo alla fine del periodo di utilizzo; migliorare ulteriormente la dotazione tecnologica a disposizione delle flotta (ad esempio con l’introduzione di evoluti sistemi di navigazione satellitare e di monitoraggio di bordo); creare nuove forme di adesione ed iscrizione ( potenziando, ad esempio, la formula di iscrizione on line, non sempre oggi disponibile) congiuntamente alla possibilità di istituire nuove forme di pagamento (quali ad esempio i sistemi prepagati); effettuare campagne informative maggiormente diffuse, anche attraverso l’uso dei social network tanto in voga in questo momento come Facebook, Twitter, LinkedIn o lo stesso Youtube.

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