Com’è cambiata l’industria della musica nell’era dello streaming?

In un periodo storico nel quale le nostre esistenze sono interamente dominate dall’uso della tecnologia, che ci accompagna, sotto forma di device di vario genere, in ogni singolo momento delle nostre giornate, viene spontaneo chiedersi come sia cambiata anche l’industria musicale.

“Se la musica è il nutrimento dell’amore, continuate a suonare” scriveva Shakespeare qualche secolo fa, e sicuramente nessuno di noi, chi più chi meno, saprebbe fare a meno di qualche melodia che faccia da colonna sonora della propria esistenza.

Come Recovery Data ci mostra nell’interessante ed esaustiva infografica dal titolo “Apri bene le orecchie!”, con l’andare del tempo non solo la musica si è evoluta nelle sonorità e nei generi, ma anche i supporti musicali stessi sono andati moltiplicandosi, accompagnando la repentina evoluzione del mercato tecnologico e rendendosi disponibili in forme ed opzioni capaci di far fronte ad ogni preferenza o esigenza di fruizione.

Ascoltando musica si può fare di tutto

A proposito di preferenze personali o esigenze di fruizione, vi siete mai chiesti quali siano i momenti della giornata o le situazioni nelle quali in genere si preferisce ascoltare musica? Poiché ascoltare la radio o un CD non richiede un impegno fisico o manuale ma può fare da sottofondo a qualunque altra attività si stia svolgendo, va da sé che la musica non debba essere necessariamente relegata al ruolo di attività di praticare nel tempo libero.

Le statistiche parlano chiaro: il 66% di noi ascolta musica mentre è in auto, il 40% mentre studia o lavora, il 36% mentre svolge attività fisica, il 54% nel tragitto verso la scuola o il luogo di lavoro.

Non vi è attività, insomma, che non possa essere sovrapponibile all’ascolto di un po’ di buona musica, che anzi, rilassa e rasserena l’umore. Cosa vi è di meglio, per fare un altro esempio, che ascoltare musica mentre si riordina casa o si cucina qualche piatto succulento? Gli intervistati la pensano così nel 54% dei casi.

L’industria musicale non sente alcuna crisi, mentre i supporti si moltiplicano

Le percentuali sopra descritte ci danno la misura di un fenomeno – quello della fruizione musicale – che sembra non risentire di alcuna crisi, e che anzi fa sempre più parte del nostro vissuto quotidiano, complice anche la molteplicità di supporti che oggi la tecnologia ci mette a disposizione.

Se fino a pochi decenni fa i supporti erano prevalentemente od esclusivamente fisici, come audiocassette, vinili o CD, oggi la gamma di possibilità è decisamente maggiore.

Tra i supporti fisici, le audiocassette sono oramai cadute in disuso, mentre i vinili spopolano tra i collezionisti. Una buona fetta del mercato, anche se non la più grande, è occupata da CD ed Mp3, mentre i servizi di ascolto di contenuti musicali in streaming sono i veri protagonisti, con un 38% sulle vendite totali.

Si pensi che oggi nel mondo sono ben 176 milioni gli utenti che pagano un servizio di abbonamento per l’ascolto di contenuti musicali in streaming. Un ascoltatore su 4, però, ammette di preferire YouTube, che offre contenuti audio e video di buona qualità in formato del tutto gratuito (sebbene con alcune limitazioni e con inserzioni pubblicitarie).

Infine, un 16% del mercato è occupato dagli ascoltatori che preferiscono il download, che acquistano e scaricano la musica che più amano, così da poterla trasferire comodamente sui propri supporti e ascoltarla anche in assenza di connessione a Internet.

Al di là dei supporti capaci di generare un indotto in termini puramente economici all’industria musicale, ad ogni modo, la regina incontrastata della fruizione musicale è sempre lei: la radio, quello straordinario oggetto che non manca mai nelle nostre vite e che spesso ci fa sentire connessi al mondo, anche quando si tratta di una radio analogica; il 68% degli utenti, infatti, ascolta abitualmente la radio che trasmette in modulazione di frequenza.

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