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Come aprire una casa editrice

Il desiderio di aprire una casa editrice spesso si accompagna a una grande passione per i libri e per la cultura nelle sue varie espressioni e come tutti i grandi sogni certamente ad alimentarli spesso sono aspettative, passione e tanta buona volontà. Certamente però prima di compiere un passo così importante è indispensabile anche fare un’analisi più dettagliata e razionale di tanti altri aspetti, considerando la difficile collocazione del settore editoriale nel mercato economico. La passione e i sogni certamente sono un buon trampolino di lancio per prendere tante iniziative, ma è necessario prendere coscienza che spesso oggi essi non bastano per poter saper gestire quella che a tutti gli effetti è anche una vera e propria impresa, un’attività commerciale che dovrà fare i conti con budget, spese e investimenti.

Come aprire una casa editrice

Milena Talento

Redazione GuidaConsumatore

Pubblicato

15 Ott 2024

Aggiornato

15 Ott 2024

Lettura

13–20 minuti

Se stai pensando a come aprire una casa editrice, probabilmente hai già una passione per i libri ben radicata. Ed è un buon punto di partenza. Ma da sola non basta. Una casa editrice è un’impresa vera e propria, con costi fissi, flussi di cassa, rapporti con stampatori e distributori, contratti con gli autori, strategie di marketing. Chi entra nel mercato pensando che sia sufficiente amare la lettura si trova in difficoltà già nel primo anno.

E il mercato è impegnativo. In Italia vengono pubblicati circa 225 nuovi libri ogni giorno. In questo contesto una nuova casa editrice deve trovare uno spazio preciso, un’identità riconoscibile e una strategia che la distingue dalla concorrenza. Tuttavia esistono spazi reali per chi sceglie la nicchia giusta e lavora con metodo.

Attenzione però alle statistiche, poiché i piccoli e medi editori sono quelli che soffrono di più quando il mercato rallenta.

Questa guida ti aiuta a capire cosa ti aspetta davvero, dalla burocrazia alla distribuzione, dalla linea editoriale ai costi vivi. Leggi con attenzione e riuscirai ad arrivare alla decisione con le idee chiare.

Quante case editrici ci sono in Italia (e cosa ci dice questo numero)

Prima di partire vale la pena guardare il panorama con gli occhi aperti. Secondo i dati dell’Ufficio Studi AIE aggiornati, in Italia operano circa 5.000 case editrici che hanno pubblicato almeno una novità nell’ultimo anno. Se si considerano anche quelle attive solo con il catalogo pregresso, il numero totale supera le 13.000 unità tra case editrici vere e proprie e altri soggetti editoriali (fondazioni, enti, università, associazioni).

Ma c’è un dato che colpisce. Solo il 35,4% degli editori ha pubblicato almeno una novità durante l’anno. Gli altri esistono formalmente ma non producono.

Significa che il mercato è molto più affollato di quanto sembri in superficie e che una fetta considerevole dei soggetti iscritti non è competitiva. È insieme una conferma della difficoltà e un’apertura. Chi lavora bene, con continuità e una proposta editoriale solida, quindi, ha ancora spazio.

Inoltre l’editoria italiana è la quarta in Europa e la sesta nel mondo, un dato che spesso sorprende e che spiega perché il settore continui ad attrarre nuovi soggetti nonostante le difficoltà.

Che tipo di casa editrice vuoi aprire?

Questa non è una domanda retorica. È la scelta strategica più importante, quella da cui dipendono tutte le altre.

Una casa editrice generalista, che pubblica narrativa, saggistica, poesia e tutto il resto senza un filo conduttore preciso, ha pochissime possibilità di posizionarsi in un mercato già saturo. Una casa editrice specializzata su un tema, un genere, un pubblico preciso ha invece possibilità concrete di costruire un’identità forte e un pubblico fedele.

Pensa a quale tipo di libri vorresti pubblicare. Narrativa italiana? Saggistica di settore? Editoria per l’infanzia? Libri illustrati? Editoria locale o di territorio? Libri universitari o professionali?

Ogni segmento ha regole precise, canali di distribuzione, autori e lettori. Non devi per forza scegliere un solo genere fin dall’inizio, però devi avere una direzione chiara, quella che in gergo si chiama linea editoriale.

Occorre chiarire poi che la linea editoriale non è solo una lista di argomenti ma:

  • Il tono con cui affronti i temi
  • Il tipo di autori che cerchi
  • Il modo in cui presenti i libri
  • Il posizionamento rispetto alla concorrenza

Le case editrici indipendenti di successo sono quasi sempre quelle con un’identità molto precisa e riconoscibile dal primo sguardo al catalogo.

Il business plan non è opzionale

Se c’è un errore che fa la maggior parte di coloro che vogliono aprire una casa editrice è andare avanti senza un business plan serio. Non serve essere un esperto di finanza per farne uno, ma devi avere chiaro:

  • Quanti costi sostenere nei primi anni
  • Quali entrate aspettarti (e quando)
  • Quanti titoli devi pubblicare per coprire le spese
  • Quale mix tra vendite, diritti e altri ricavi regge il progetto

Considera che una casa editrice nuova di solito non raggiunge il pareggio nei primi due o tre anni. Le entrate da vendite tuttavia sono lente. I pagamenti dei distributori arrivano a 60, 90, anche 120 giorni. Al contrario, le uscite (stampa, editing, promozione) sono immediate. Pertanto devi avere liquidità sufficiente per reggere l’asimmetria.

Nel piano inserisci anche le voci di costo che spesso vengono sottovalutate. Cioè i diritti d’autore da anticipare agli autori, il costo della correzione di bozze e dell’editing, la grafica delle copertine, il sito web, le partecipazioni alle fiere di settore (fondamentali per farsi conoscere) e tutto il resto. A tal proposito leggi anche la nostra guida alle fiere dell’editoria in Italia.

La struttura interna da creare per aprire una casa editrice

Una piccola casa editrice non ha bisogno di un ufficio pieno di dipendenti fissi. Molte realtà indipendenti funzionano con un nucleo ristretto (in certi caso anche una sola persona) e una rete di collaboratori esterni che si attivano per ogni progetto.

Ma vediamo quali sono le figure di cui non puoi fare.

Iniziamo con l’editor, colui che legge i manoscritti, valuta il potenziale, lavora per portarli al livello necessario. Poi c’è il correttore di bozze (o revisore), che viene dopo l’editor e si occupa della pulizia formale del testo, cioè errori ortografici, refusi, incongruenze tipografiche. Se vuoi capire meglio come funziona questa professione, leggi il nostro approfondimento su come diventare correttore di bozze.

Inoltre c’è il grafico, il quale si occupa dell’impaginazione del testo e della copertina, due elementi che incidono enormemente sulla percezione del libro. In aggiunta devi avere un promotore o addetto PR che cura i rapporti con le librerie, i media, i blogger e i recensori. E poi c’è il commerciale o il distributore, che lavora per far arrivare fisicamente il libro nei punti vendita.

Nelle piccole case editrici queste figure spesso si sovrappongono. Molti editori indipendenti all’inizio fanno tutto da soli (o quasi). Funziona ma ha un costo in termini di qualità e di tempo. Con la crescita, poi, la divisione dei ruoli diventa inevitabile.

I passaggi burocratici per l’apertura di una casa editrice

Per aprire una casa editrice occorre seguire 4 step fondantali:

  1. Regolarizzazione Partita IVA
  2. Iscrizione alla Camera di Commercio
  3. Ottenimento dei codici ISBN
  4. Deposito legale

L’attività editoriale è un’attività d’impresa a tutti gli effetti. Il codice ATECO per l’edizione di libri è il 58.11.00. Dovrai registrarti all’Agenzia delle Entrate, scegliere la forma giuridica e il regime fiscale. Poi devi sapere che l’attività editoriale rientra nel regime IVA speciale per l’editoria previsto dall’art. 74 del DPR 633/1972. Ed è incompatibile con il regime forfettario. Consulta un commercialista esperto prima di procedere.

Poi devi comunicare l’apertura della tua attività attraverso il Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente. Da settembre 2006 non è più obbligatorio il passaggio dalla Prefettura per il Registro degli Editori e Stampatori ma l’iscrizione alla CCIAA rimane necessaria.

Prima di mettere in vendita qualsiasi libro devi dotarti di un prefisso editoriale ISBN, il codice numerico che identifica univocamente ogni edizione di ogni libro. Per ottenerlo devi fare domanda all’Agenzia ISBN italiana, gestita da Associazione Italiana Editori.

Riceverai un prefisso editoriale che identificherà la tua casa editrice e da cui derivano tutti gli ISBN dei libri che pubblicherai. I codici ISBN sono gratuiti per i soci AIE e a pagamento per gli altri. Una volta assegnato, un codice ISBN non può essere riutilizzato (nemmeno se il libro va fuori catalogo).

Infine c’è il deposito legale. Ogni libro pubblicato deve essere depositato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e quella di Firenze, oltre alla biblioteca regionale competente. È un obbligo di legge (L. 106/2004) che spetta all’editore anziché allo stampatore.

Come funziona la distribuzione libraria (e perché è il nodo più difficile)

Puoi avere il libro più bello del mondo ma, se non riesci a farlo arrivare nelle librerie, quel prodotto non esiste. La distribuzione è il punto critico per qualsiasi piccola casa editrice in Italia e vale la pena capirla bene.

La distribuzione libraria italiana è fortemente concentrata. Messaggerie Libri detiene circa il 57% della quota di mercato della distribuzione editoriale, gestendo i titoli di circa 800 case editrici e rifornendo oltre 4.000 punti vendita. Mondadori Distribution controlla un’altra fetta consistente del mercato. Mondadori e Messaggerie Italiane controllano di fatto il 95% della distribuzione, elemento che crea un oligopolio che pesa soprattutto sulle piccole realtà.

Per una piccola casa editrice ci sono essenzialmente tre opzioni. La prima è affidarsi a un grande distributore nazionale come Messaggerie o i distributori collegati. Garantisce presenza capillare in libreria ma ha regole d’accesso stringenti (di solito richiedono un certo numero minimo di titoli pubblicati all’anno) e commissioni alte, fino al 40-45% sul prezzo di copertina.

La seconda strada è appoggiarsi a un distributore medio o specializzato, che lavora con case editrici più piccole con condizioni di accesso meno rigide, meno copertura geografica ma rapporto più diretto.

La terza alternativa è la distribuzione diretta. La casa editrice gestisce autonomamente i rapporti con le librerie, consegna i libri, gestisce i pagamenti e le rese. È la strada scelta da molte piccole realtà indipendenti che puntano a un pubblico di nicchia e a librerie selezionate. Funziona bene su scala locale o di settore.

Una scelta sempre più praticata è la vendita online attraverso Amazon e altri store digitali, spesso gestita direttamente dall’editore. Per i titoli in print on demand può funzionare anche senza accordi distributivi tradizionali.

Stampare i libri con tiratura tradizionale o print on demand?

Anche la scelta del modello di stampa è strategica e riguarda prima di tutto la gestione del rischio finanziario.

La stampa offset tradizionale funziona con economie di scala: più copie stampi, più abbassa il costo unitario. Una tiratura di 500 copie di un libro di 200 pagine può costare dai 2 ai 4 euro a copia. Quindi una tiratura di 1.000 copie scende. Il problema è che, se il libro non vende, ti ritrovi con un magazzino pieno e gestire le giacenze è un costo. Le rese (i libri invenduti che le librerie restituiscono) sono un rischio reale e pesante.

Il print on demand (POD) invece elimina il rischio di magazzino. Il libro viene stampato solo quando qualcuno lo ordina. I costi unitari sono più alti, ma non hai né magazzino né rese. Messaggerie Libri ha sviluppato un servizio POD attraverso la controllata Lampi di Stampa, pensato appunto per i piccoli editori distribuiti. Amazon KDP offre lo stesso servizio per chi pubblica sull’ecosistema Amazon. Il POD è la scelta più prudente per chi inizia o per i libri di nicchia con volumi di vendita ridotti.

In molti casi la soluzione migliore è ibrida, ovvero stampa offset per i titoli su cui si punta forte e POD per i titoli di catalogo o quelli con prospettive di vendita più incerte.

Come selezionare i manoscritti e lavorare con gli autori

Il processo di selezione è il cuore dell’attività editoriale e spesso è quello che distingue maggiormente una casa editrice dall’altra. Come editore, dunque, devi sviluppare la capacità di leggere un manoscritto e valutare:

  • Qualità letteraria
  • Potenziale commerciale
  • Coerenza con la linea editoriale
  • Pubblico a cui si rivolge

I manoscritti arrivano in vari modi. Ad esempio per invio spontaneo degli autori, tramite agenti letterari, per commissione diretta (l’editore individua un tema o un autore e propone lui il progetto), o attraverso la rete di relazioni che si costruisce nel tempo partecipando a eventi, fiere, premi letterari.

Un buon processo di valutazione prevede almeno una scheda di lettura dettagliata che analizza genere e target di riferimento, qualità della scrittura, struttura dell’opera, potenziale commerciale, interventi editoriali necessari, collocazione nel catalogo. Alcune case editrici affidano la prima lettura a lettori esterni, remunerati a prestazione.

Una volta accettato un manoscritto, si firma il contratto di edizione con l’autore. È un documento che deve essere chiaro su tutti i punti essenziali, cioè royalty (di solito tra il 6% e il 12% sul prezzo di copertina per gli autori esordienti, come abbiamo visto anche nella nostra guida su come pubblicare un libro), durata della cessione dei diritti, territori, clausole su eventuali diritti secondari (traduzione, audiolibro, adattamento).

I contratti firmati dopo il 7 giugno 2022 devono prevedere rendiconto annuale trasparente per legge, un obbligo che vale sia per l’autore che per l’editore.

Senza visibilità non esistono vendite

Molti piccoli editori sottovalutano la promozione, convinti che un buon libro si venda da solo. Non è così. Nel mercato attuale, dove escono 225 nuovi titoli al giorno, un libro senza promozione è invisibile. E la promozione è un costo, in soldi, tempo o entrambe le cose.

L’ufficio stampa (interno o esterno) si occupa di costruire relazioni con giornalisti, critici, podcast letterari e media di settore, inviare copie omaggio, organizzare presentazioni e rassegne stampa.

I social media sono oggi imprescindibili. BookTok su TikTok e i profili Instagram sono diventati tra i driver di vendita più efficaci per i libri, specialmente narrativa.

La partecipazione alle fiere, inoltre, è un investimento in visibilità e relazioni che vale il costo del viaggio e dello stand.

Infine ci sono le recensioni online su blog, siti di settore e GoodReads, che hanno un’influenza crescente sulle decisioni d’acquisto. Vale la pena costruire una lista di contatti nei settori rilevanti per la tua linea editoriale e coltivarli nel tempo.

Ebook e contenuti digitali: come si inseriscono in una casa editrice

Aprire una casa editrice significa anche decidere come gestire la dimensione digitale. Gli ebook in Italia hanno generato 84 milioni di euro nell’ultimo anno (circa il 5% del valore complessivo del mercato), con un pubblico stabile al 31% dei lettori.

Per molte case editrici, quindi, l’ebook è la versione digitale dello stesso libro cartaceo, distribuita attraverso gli store principali (Amazon Kindle, Apple Books, Kobo, Google Play Books) tramite aggregatori come StreetLib o direttamente. I diritti digitali devono essere inclusi nel contratto con l’autore e le royalty sull’ebook sono di solito più alte rispetto al cartaceo (tra il 20% e il 25%).

Se vuoi approfondire le specificità della pubblicazione digitale (modelli di distribuzione, formati, piattaforme e differenze rispetto al cartaceo) leggi la nostra guida dedicata a come pubblicare un ebook.

Aprire una rivista come progetto editoriale parallelo

Alcune case editrici affiancano alla produzione di libri la pubblicazione di una rivista cartacea o digitale come strumento di visibilità e fidelizzazione del pubblico. Oppure come prodotto editoriale specifico.

È una scelta che aggiunge complessità operativa ma può costruire un’audience più stabile e ricorrente rispetto ai picchi e alle cadute delle uscite librarie.

Se stai valutando tale possibilità, considera che aprire una rivista ha iter burocratici precisi, tra registrazione della testata al Tribunale, figura del direttore responsabile, eventuale iscrizione al ROC, che non si sovrappongono a quelli della casa editrice. Abbiamo trattato tutto dettagliatamente nella guida su come pubblicare una rivista.

Il regime IVA speciale dell’editoria

È uno degli aspetti più spesso ignorati da chi si avvicina al settore e può creare problemi seri se non è gestito correttamente.

L’editoria di libri in Italia è soggetta al regime speciale IVA previsto dall’art. 74, comma 1, lettera c) del DPR 633/1972. In questo regime l’IVA non si determina normalmente per differenza tra IVA sulle vendite e IVA sugli acquisti, ma si calcola applicando una percentuale fissa sulla base imponibile delle vendite. I libri hanno un’aliquota IVA del 4%, però la gestione della detrazione IVA sugli acquisti è limitata secondo regole specifiche.

Il punto critico è che il regime speciale IVA è incompatibile con il regime forfettario. Chi vuole aprire una casa editrice vera, che pubblica e vende libri propri, non può adottare il forfettario.

Pertanto è indispensabile confrontarsi con un commercialista esperto in diritto tributario editoriale prima di fare qualsiasi scelta fiscale.

Le riviste periodiche hanno invece un regime diverso, anch’esso regolato dall’art. 74 del DPR 633/1972. Le normative cambiano nel tempo e tenersi aggiornati o affidarsi a un professionista è fondamentale.

Quanto costa davvero aprire una casa editrice

È difficile dare cifre fisse perché dipende molto dal tipo e dalle dimensioni del progetto. Ma proviamo a mettere in fila le voci principali.

  • Costi di avvio: apertura della partita IVA e iscrizione alla Camera di Commercio (alcune centinaia di euro), iscrizione all’AIE per accedere ai codici ISBN (quota annuale), eventuale costituzione di una società (notaio, atti) se non si sceglie la ditta individuale.
  • Costi per ogni libro pubblicato: editing (700-2.500 euro), correzione bozze (200-700 euro), impaginazione (200-600 euro), copertina professionale (200-1.000 euro), stampa (variabile da 1.500 a 5.000 euro per tirature di 500-1.000 copie), deposito legale (gratuito come procedura ma con costo di invio copie), promozione e ufficio stampa (variabile da zero a diverse migliaia di euro per titolo).
  • Costi fissi annuali: sito web e hosting, partecipazione a fiere di settore, compensi ai collaboratori fissi, software gestionale editoriale, assicurazioni, consulenza contabile.

Una casa editrice piccola ma professionale, che pubblica 5-10 titoli l’anno, può avere costi annuali tra i 30.000 e i 100.000 euro, a seconda di quanto lavoro viene esternalizzato e di quanta promozione si fa.

I ricavi da vendite, inizialmente, sono molto inferiori a tali costi. Bisogna essere pronti quindi a reggere i primi anni senza pareggio.

Domande frequenti su come aprire una casa editrice

Devo per forza iscrivermi all’AIE?

Non è obbligatorio ma è fortemente consigliato. L’iscrizione all’Associazione Italiana Editori è necessaria per ottenere il prefisso ISBN alle condizioni più favorevoli e ti offre accesso a dati di mercato, eventi di formazione, la partecipazione alla Fiera di Francoforte tramite il padiglione italiano e una rete di relazioni nel settore.

Posso aprire una casa editrice da solo?

Sì, molte case editrici indipendenti nascono come impresa individuale con un unico fondatore. Funziona ma richiede di riuscire a coprire, almeno inizialmente, molti ruoli diversi, oppure di costruire una rete di collaboratori fidati.

Quanti libri devo pubblicare all’anno per essere preso sul serio dai distributori?

Dipende dal distributore. I grandi distributori nazionali tendono a lavorare con editori che pubblicano almeno 10-15 titoli l’anno (spesso di più). I distributori più piccoli e specializzati sono meno rigidi. Se sei agli inizi, la distribuzione diretta oppure online può essere la strada più praticabile.

La passione per i libri è sufficiente per fare questo lavoro?

È necessaria ma non è sufficiente. Servono anche competenze imprenditoriali, conoscenza del mercato, capacità di valutazione dei testi, competenze legali di base (contratti, diritti d’autore), gestione finanziaria. Chi ha già lavorato in editoria, in una casa editrice, in libreria, in agenzia letteraria, parte con un vantaggio significativo.

È possibile aprire una casa editrice digitale (senza libri cartacei)?

Sì. Una casa editrice che pubblica solo ebook segue le stesse logiche di base (linea editoriale, selezione degli autori, editing, contratti) ma con costi di produzione più bassi e distribuzione completamente digitale. È un’alternativa concreta, soprattutto per chi vuole testare il progetto prima di impegnarsi nella filiera cartacea.

Aprire una casa editrice è possibile ma bisogna avere un progetto solido

Oggi aprire una casa editrice in Italia è possibile e ci sono progetti indipendenti che riescono a sopravvivere e crescere anche in un mercato difficile. Ma richiede molto più di una buona idea e tanto entusiasmo.

Richiede un piano, una nicchia, una squadra (anche piccola), una conoscenza reale del mercato e la capacità di resistere agli anni iniziali in cui i costi superano i ricavi.

Se hai già esperienza nel settore editoriale, una rete di contatti tra autori e librerie, nonché una linea editoriale ben definita, le possibilità sono reali. Se parti da zero, il percorso è più lungo. Ma è percorribile e può dare grandi soddisfazioni.

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