Riflessioni sulla droga

Se un tempo il tossicodipendente era considerato un malato, e chi spacciava un criminale, oggi le cose sono cambiate. La droga è considerata un fatto banale, qualcosa di ordinario che non deve preoccupare più di tanto.

Chi usa sostanze stupefacenti si crede consapevole delle sue azioni e poter continuare a farlo per tutta la vita. Se non dovesse riuscire a controllarsi, compito della società è ridurre il danno, con l’assistenza medica o la comunità. Ma che uno si droghi non importa più a nessuno, e interessa poco anche lo spaccio, ormai diffuso tra piccoli gruppi. In questo modo la droga si trova ovunque, a scuola, al lavoro, nei locali. Oggi il tossicodipendente non è più considerato malato, e se usa sostanze sono solo affari suoi. È come se ormai ci fosse un diritto ad abusare della droga, e non c’è più senso di colpa né nella persona né nella società.
Chi si droga vuole nascondere la propria identità, ha poca autostima e scarsa fiducia nelle proprie capacità. È vero, la cocaina aiuta all’inizio, aumenta attenzione e resistenza, rende le associazioni mentali più semplici è dà euforia. Ma non rende più intelligenti, non aiuta la concentrazione e non risolve problemi profondi.

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