La cleptomania

I cleptomani sono ladri per definizione, ma non di mestiere né per necessità: agiscono in questo modo per assecondare un istinto incontrollabile causato da un disturbo del controllo degli impulsi: la cleptomania. Solitamente il campionario dei furti non ha limiti: vestiti, oggetti, cibi, libri. I motivi? Ansia, depressione e disturbi di personalità, ma le conseguenze sono numerose e non vanno sottovalutate.

Chi colpisce

Il fenomeno si può manifestare a qualsiasi età, ma solitamente colpisce maggiormente le donne con un’età media di 35 anni. Solitamente il disturbo è caratterizzato da alcune fasi acute nelle quali il gesto diventa frenetico, ma l’andamento della malattia non segue sempre lo stesso corso e può subire delle evoluzioni.

Che cos’è la cleptomania

La cleptomania è considerata un disturbo del controllo degli impulsi, caratterizzato dalla ricorrente incapacità a resistere all’istinto di rubare nonostante non ve ne sia il bisogno, impossessandosi di oggetti che in genere non hanno un’utilità personale o un valore commerciale particolare. Si tratta di un sintomo nevrotico di un bisogno “malato” irrefrenabile e immotivato di rubare.

È caratterizzata da cinque segni distintivi:

* Impossibilità ricorrente di resistere agli impulsi di rubare oggetti che non sono necessari.

* aumento della tensione immediatamente prima di compiere il furto;

* piacere, gratificazione e sollievo dopo aver rubato;

* quando si ruba non si esprime rabbia o delusione;

* rubare non è legato a un disturbo comportamentale, ad un episodio maniacale o a un disordine di personalità antisociale.

Le conseguenze

La cleptomania ha serie ripercussioni sulla vita della persona; oltre ai problemi con la giustizia si possono avere conflitti interiori, sensi di colpa e stati depressivi, ma si vive anche un disagio in relazione alla propria famiglia e all’ambiente sociale. Il comportamento se scoperti può essere giudicato molto spesso negativamente e non una malattia.

Come si cura

Per curare la cleptomania è fondamentale indicare una terapia cognitivo- comportamentale. Questo disturbo come altri, può ottenere dei benefici con una psicoterapia mirata. Solitamente si tratta di un percorso in cui si aiuta la persona a prendere coscienza del significato profondo che assume l’impulso al furto. L’obiettivo è permettere al soggetto di riappropriarsi di parti di sé poco coscienti e di elaborarle e valorizzarle per farle diventare risorse. Talvolta è necessario abbinare alla psicoterapia l’uso di farmaci.

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