Come mettersi in proprio

Mettersi in proprio è un’idea tipica delle persone che hanno intenzione di cambiare il proprio lavoro che, il più delle volte, è di tipo dipendente o subordinato. È il desiderio di avviare un’idea imprenditoriale, di avere più flessibilità e di raggiungere una vera indipendenza lavorativa e finanziaria a spingere verso la carriera del lavoratore autonomo o del libero professionista.

Come mettersi in proprio

Decidere di lavorare in proprio è un grande passo, compierlo significa entrare in un mondo dove concetti come: rischio d’impresa, concorrenza, strategie di mercato e personal branding entrano a far parte della quotidianità.

Tutti i passaggi da compiere e gli errori da non commettere quando si decide di mettersi in proprio sono trattati in questo articolo che si propone come una guida per tutti coloro che hanno intenzione di sviluppare una nuova idea imprenditoriale (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/una-nuova-idea-imprenditoriale.html)

Indice dei contenuti

COME METTERSI IN PROPRIO 1

METTERSI IN PROPRIO: COME RIUSCIRCI 2

#1 Individuare il settore 2

#2 Elaborare un business plan 2

#3 Analisi del budget a disposizione 2

#4 Scegliere la sede e i locali 3

#5 Forma giuridica della società 3

#6 Avviare l’attività 3

METTERSI IN PROPRIO: QUALI DIFFICOLTÀ 3

#1 Rischio d’impresa 3

#2 Entrate non regolari 4

#3 Meno libertà 4

COME METTERSI IN PROPRIO CON POCHI SOLDI 4

#1 Partire da quello che si ha 4

#2 Affidarsi al proprio network di contatti 5

#3 Provare e riprovare 5

COME METTERSI IN PROPRIO CON IL FRANCHISING 5

#1 Meno rischi di fallimento 5

#2 Maggior potere d’acquisto 5

#3 Clientela più semplice da acquisire 5

CONCLUSIONI: METTERSI IN PROPRIO 6

METTERSI IN PROPRIO: COME RIUSCIRCI

Riuscire a mettersi in proprio necessita di alcuni passaggi preliminari e finalizzati a valutare sotto tutti gli aspetti la nuova attività.

#1 Individuare il settore

Il primo passaggio è individuare il settore e il mercato. Se ad esempio si vuole aprire un birrificio (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/come-aprire-un-micro-birrificio.html), allora il consiglio è di esplorare il mercato.

Alcune ricerche sul web sono sufficienti per rendersi conto di:

  • Quante attività simili ci sono zona;
  • Da quanto tempo sono sul territorio;
  • Qual è il tipo di clientela;
  • Come le attività di pubblicizzano online e offline.

#2 Elaborare un business plan

Una volta compreso il mercato di riferimento, il primo passaggio finalizzato verso il desiderio di mettersi in proprio può considerarsi concluso.

A questo punto si può provare a trasformare l’idea in un qualcosa di più concreto elaborando un business plan.

Il business plan è un documento necessario per ogni aspirante imprenditore in procinto di mettersi in proprio.

È grazie al suddetto documento, elaborato da appositi studi di consulenza, che è possibile avere un’idea riguardo aspetti quali:

  • Il mercato di riferimento;
  • Il totale degli investimenti da sostenere;
  • Una previsione dell’andamento dell’attività nel breve, medio e lungo periodo;
  • Eventuali criticità e punti di forza dell’idea.

In definitiva, il business plan ha la funzione di dare valore alla propria idea imprenditoriale così che questa sia supportata da numeri, grafici e tabelle ed è altresì, un documento che ogni banca o ente preposto all’accesso al credito richiede prima di erogare un qualsiasi tipo di finanziamento.

#3 Analisi del budget a disposizione

Mettersi in proprio, sebbene, come vedremo più avanti, è possibile anche con un budget limitato, nella maggior parte dei casi richiede un investimento iniziale.

L’investimento iniziale riguarda: l’acquisto o la locazione dei locali, gli arredamenti, eventuali corsi di formazione, l’acquisto dei macchinari, delle materie prime e le spese in pubblicità e marketing.

Avere a disposizione un budget permette di avviare una nuova attività o impresa, quest’ultima ha bisogno di essere sostenuta economicamente fin quando non entra a pieno regime e di conseguenza porta i primi guadagni.

#4 Scegliere la sede e i locali

La possibilità di lavorare utilizzando la rete internet, oggi, ha reso possibile mettersi in proprio senza dover acquistare o affittare uno studio.

L’obbligo di avere dei locali commerciali resta esclusivamente per quelle attività che offrono prodotti al pubblico, come un bar, un ristorante (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/ristorante-come-aprire.html).

Nei suddetti casi, è, dunque, necessario scegliere la sede i locali per la propria attività. Questi devono tenere conto di molteplici variabili come: i costi, la presenza degli allacci alla rete elettrica, la disponibilità di parcheggi.

#5 Forma giuridica della società

Arrivati al punto cinque, significa che l’idea di mettersi in proprio è diventata molto più che un’idea. Mettersi in proprio vuol dire anche mettersi in regola dal punto di vista fiscale, aprendo una P.IVA, oppure: una ditta individuale o una società di persone, quando l’idea imprenditoriale coinvolge anche altri soggetti.

#6 Avviare l’attività

Una volta aperta la partita Iva o costituita la società, l’attività imprenditoriale e il sogno di mettersi in proprio può considerarsi realtà.

I primi tempi potrebbero essere i più duri, è necessario trovare nuovi clienti, capire come funziona il mercato e soprattutto non si ha più uno stipendio fisso ogni mese ma i profitti saranno determinati dalla propria volontà e dalle proprie capacità imprenditoriali.

METTERSI IN PROPRIO: QUALI DIFFICOLTÀ

Mettersi in proprio, decidere di aprire un’attività, pianificare autonomamente il proprio business, gestire i clienti, il marketing e gli aspetti fiscali, sono tutti aspetti che riguardano la quotidianità dell’imprenditore.

L’idea di mettersi in proprio può sembrare avere solo dei vantaggi, ma nella realtà, è una sfida che contempla difficoltà come ogni lavoro e per molti aspetti rende la vita ben più dura rispetto ad un lavoro subordinato.

#1 Rischio d’impresa

Decidere di lavorare autonomamente vuol dire fare un investimento su sé stessi ed essere pronti a fronteggiare il rischio d’impresa.

È assolutamente normale che alcune attività in proprio potrebbero non andare bene.

Ogni imprenditore ha più volte fronteggiato il fallimento, ma è, altresì, consapevole che non riuscire in un’attività fa parte della vita del lavoratore autonomo o del libero professionista.

Il rischio d’impresa non è sono un’eventualità studiata tra i banchi universitari ma è una possibilità concreta che, come riportato in uno studio de “Il sole24ore” e infocamere (https://www.ilsole24ore.com/art/il-37percento-imprese-chiude-4-anni-pesano-crisi-e-trucchi-evadere-AESRIw5G), coinvolge il 37,4% delle imprese individuali costrette a chiudere entro i primi quattro anni di attività.   

#2 Entrate non regolari

Mettersi in proprio comporta anche una gestione diversa delle entrate.

Lavorare come libero professionista, infatti, vuol dire non ricevere uno stipendio fisso mese. Ne consegue che le entrate sono variabili, potrebbero esserci dei mesi in cui non si genera reddito, altri mesi caratterizzati da floride entrate.

Il suddetto oscillare nelle entrate richiede sia una certa predisposizione caratteriale, in altre parole, l’imprenditore non si demoralizza quando le cose non vanno bene e non si esalta quando le cose vanno bene. Sia implica una gestione oculata dei risparmi, sapendo cioè, scegliere con cura i momenti più propizi per sostenere una spesa o un investimento.

#3 Meno libertà

Mettersi in proprio, significa realmente non avere più un capo dal quale prendere gli ordini, non avere più orari fissi ed essere totalmente indipendenti? In parte, molto dipende dalle capacità dell’imprenditore.

Lavorare autonomamente, infatti, richiede un continuo ribadire a sé stessi e agli altri della propria indipendenza e autonomia. Non avere orari fissi, inoltre, difficilmente implica meno ore di lavoro.

Non avere orari fissi, in realtà, significa che i problemi del lavoro e le scadenze rincorrono l’imprenditore ogni giorno e ad ogni orario. Di conseguenza, al fine di non ritrovarsi con ancora meno libertà, lavorare autonomamente vuol dire anche saper ritagliare del tempo per sé stessi e per i propri cari, spegnendo all’occorrenza i dispositivi elettronici.

COME METTERSI IN PROPRIO CON POCHI SOLDI 

È possibile mettersi in proprio senza soldi? Cosa fare per avviare un’attività senza un capitale? Sono molte le idee imprenditoriali che non riescono a prendere forma a causa del budget limitato che, generalmente, è un problema soprattutto nei giovani imprenditori.

Per avviare un’attività con un capitale limitato o nullo a disposizione, è bene orientarsi verso un’idea che non richieda costosi investimenti iniziali.

In altre parole, è decisamente più facile mettersi in proprio vendendo servizi piuttosto che vendendo prodotti.

Per fare un esempio, se si è un ottimo traduttore o un ottimo sviluppatore web, è possibile iniziare a guadagnare utilizzando solo la connessione ad internet e il computer.

Vediamo ora da dove partire per mettersi in proprio senza soldi:

#1 Partire da quello che si ha

Nel 1975, Steve Jobs ha sviluppato un prototipo di computer in un garage e non è stato certo la mancanza di budget a frenare l’ascesa del fondatore della Apple.

Il consiglio è di non scoraggiarsi, facendo un’attenta analisi finalizzata a rispondere alle seguenti domande:

  • Cosa so fare?
  • Cosa ho fatto in passato?
  • Quali conoscenze ho?
  • Quali sono le risorse a disposizione?

#2 Affidarsi al proprio network di contatti

In molti casi sono le proprie amicizie e i contatti professionali sviluppati del tempo ad offrire le migliori opportunità per mettersi in proprio.

Quando si ha una valida idea imprenditoriale non è difficile trovare un parente o un amico disposto ad investire un primo capitale per partire.

#3 Provare e riprovare

Meglio avere un’idea imprenditoriale e le giuste motivazioni che avere un cospicuo budget ma non sapere come utilizzarlo.

Quando l’idea imprenditoriale è valida ma non si hanno soldi a disposizione è solo provando e riprovando tutte le possibilità che si possono trovare le risorse per svilupparla.

La rete oggi permette di accedere a portali dedicati alla raccolta fondi e a finanziamenti riservati all’imprenditoria, oppure si può pensare ai così detti peer to peer lending, piattaforme dedicate ai prestiti tra privati.

COME METTERSI IN PROPRIO CON IL FRANCHISING

Una tipica soluzione che per molti aspetti può essere considerata un ibrido tra il mettersi in proprio e il lavorare alle dipendenze consiste nell’apertura di un franchising (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/aprire-franchising.html)

Aprire un franchising è un ottimo modo per testare le proprie abilità da imprenditore affidandosi alla struttura e il know how di un marchio già presente e consolidato.

Mettersi in proprio con il franchising permette altresì:

#1 Meno rischi di fallimento

In generale i franchising hanno un tasso di fallimento inferiore rispetto le imprese individuali. Ciò avviene perché l’affiliato ha a disposizione una rete di esperti con la quale confrontarsi ed inoltre, vende prodotti che già hanno successo sul mercato.

#2 Maggior potere d’acquisto

I prodotti sono acquistati ad un prezzo minore in quanto l’imprenditore o l’affiliato può fare affidamento su un maggiore potere d’acquisto dato dai volumi ordinati dall’intera catena di locali.

È la sede principale, infatti, ad occuparsi di acquistare i prodotti all’ingrosso e ciò comporta dei minori costi operativi.

#3 Clientela più semplice da acquisire

Mettersi in proprio aprendo un franchising ha l’ovvio vantaggio che molti clienti sono già a conoscenza del marchio e i conseguenti processi di acquisizione sono più semplici.

Inoltre, anche le strategie di marketing beneficiano delle azioni messe in atto dalla casa madre.

In definitiva, aprire un franchising è un buon compromesso per testare le proprie capacità imprenditoriali ed una soluzione per mettersi in proprio.

Chiaramente anche in questo caso vi sono dei rischi: dalle limitazioni date dai regolamenti previsti in ogni contratto di franchising ai costi iniziali da sostenere tutti aspetti che andrebbero valutati con attenzione.

CONCLUSIONI: METTERSI IN PROPRIO

In conclusione, mettersi in proprio è una volontà comune in molti aspiranti imprenditori giovani e meno giovani.

E’ un’idea che, come abbiamo visto, può essere realizzata seguendo strade diverse e la mancanza di un budget non ne preclude necessariamente la realizzazione.

Infondo, il Bel Paese vanta oltre 5.3 milioni di PMI e 3.9 milioni di partite IVA, perché non provarci?

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Milena Talento
Classe 1985, una laurea in Filosofia e una passione per il web nata ai tempi dei convegni universitari su Merleau-Ponty e i neuroni specchio. Autodidatta dalla A alla Z, comprende le potenzialità lavorative ma soprattutto economiche delle emergenti professioni tecnologiche e decide di sfruttare le proprie abilità letterarie e logiche applicandole ad un ambito nuovo. Da qui si affaccia alla professione di copywriter che coltiva per diversi anni. Scrive per alcuni e-commerce emergenti (tra cui Dalani e Zalando), si appassiona alla programmazione dei siti web, ma soprattutto agli algoritmi di Google. Circa 10 anni fa apre una web agency con cui si occupa di comunicazione a 360°. Guidaconsumatore.com viene acquistato nel 2018, dopo anni passati a lavorare in redazione come copy e seo. Tra i suoi blog più importanti: www.guidaconsumatore.com www.faidatecreativo.com www.coltivarefacile.it www.guidapet.com
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