Come avviare un orto a KM 0

Inquinamento ambientale non significa solo emissioni di automobili, industrie, riscaldamento. Inquinamento ambientale – per ampliarne il significato – è anche abuso del terreno, che contribuisce poi insieme al trasporto di colture coltivate molto lontano alle emissioni di CO2 nell’aria. Per questo stanno avendo molto successo e importanza le coltivazioni a km0: ecco come avviare un orto di questo tipo.

Come avviare un orto a Km 0

Il nuovo boom Italiano

Il settore dell’agricoltura, in Italia, sta innegabilmente vivendo un periodo di prosperità anche grazie ad una domanda sempre più crescente di colture che abbiano sia provenienza sia qualità certe.

E, per questo, sempre più italiani (soprattutto giovani!) hanno dato avvio ad una loro azienda agricola a km0 andando inevitabilmente a scontrarsi con la crisi che attraversa parte del settore agricolo più tradizionale.

Un settore che sta subendo ancora oggi delle politiche agricole sia italiane sia europee superficiali che hanno permesso e consentono a delle aziende straniere l’esportazione di prodotti non si grande qualità che tali industrie spacciano per prodotti italiani (come i pomodori cinesi o il parmigiano americano, entrambi prodotti venduti in Italia e all’estero come italiani ma che, ovviamente, non lo sono).

Una concorrenza piuttosto sleale che ha visto il fallimento o comunque un grande dissesto finanziario di aziende agricole che prima prosperavano con il modello tradizionale e la grande distribuzione, più attenta ai grandi profitti che alla grande qualità.

Sicuramente noi italiani abbiamo molti difetti, ma tra i nostri pregi c’è quello di essere molto attenti alla qualità e alla salubrità di quello che mangiamo. Per questi motivi è nato un nuovo settore, costituito di aziende agricole piccole, che investono sul biologico, sulla tracciabilità e la freschezza del prodotto e, non meno importante, sulla stagionalità del prodotto (ovvero rispettano il naturale corso degli ortaggi, senza cercare di far crescere le fragole a novembre per dirla in maniera molto semplice).

Una strategia che si è rivelata vincente, visto che in questi anni nonostante la crisi che ha colpito noi e il mondo le nostre aziende agricole sono cresciute. Se siete interessati anche voi, iniziando con un orto a km0, vogliamo aiutarvi dandovi alcuni consigli da seguire per avere una strategia vincente e sapendo sfruttare al meglio le potenzialità di quanto producete.

Quindi basta con le introduzioni e iniziamo!

I primi passi per l’avvio di un orto a km0

Innanzitutto, è assolutamente necessario scegliere un terreno agricolo adatto, con le giuste caratteristiche fisiche e chimiche e al contempo che sia raggiungibile dal cliente in maniera semplice.

Quindi, esattamente come accade per le attività commerciali, dovrete impegnarvi in ricerche di mercato che valutino la strategia di marketing, l’analisi della concorrenza e il bacino d’utenza.

Se, però, non avete delle precise mire imprenditoriali ma pensavate all’orto a km0 come seconda attività, allora potete fare a meno di investire in ricerche di mercato particolarmente complesse e lunghe e semplicemente armarvi della vostra passione e buttarvi in un’attività agricola che per vostra scelta non sarà la vostra principale fonte di guadagno (che poi, almeno inizialmente, è la scelta consigliata perché avrete meno stress e meno preoccupazioni di sorta).

Ricordate che l’attività agricola come secondo lavoro è fattibile soprattutto e quasi solamente con orti a piccola scala. Dimensioni più grandi richiedono grandi risorse in termini di tempo, denaro e anche personale.

Scegliere cosa produrre e questioni burocratiche

Come detto, l’orto a km0 si basa sulle stagioni per cui calendario e tradizione sono ciò cui dovrete fare più riferimento quando scegliete le colture da produrre. Per una maggiore sostenibilità dovrete ottimizzare i vostri spazi e i vostri cicli di produzione, in modo da non sprecare nulla (né in termini di tempo né in termini di spazio).

Del resto, nella storia si è sempre seguito il corso della Natura ma con l’arrivo dell’iperproduzione, del capitalismo e della globalizzazione le grandi aziende per fare più soldi ci hanno abituato ad avere sempre tutto in ogni stagione: è questo che un orto a km0 combatte, andando nella direzione opposta.

Dovrete insegnare ai vostri clienti a consumare esclusivamente ortaggi di stagione, per cui anche se usate le serre non fatelo stravolgendo il ciclo naturale delle nostre colture. Se volete saperne di più, ecco un elenco di tutte le colture in Italia, mese per mese:

  • Gennaio-Febbraio: bietole, broccoli, broccoletti, cavolfiori, finocchi, indivia, lattuga, spinaci, scarola, rape. Per la frutta: agrumi (limoni, mandarini, arance…), pere e mele.
  • Marzo: asparagi, broccoletti, carciofi, carote, finocchi, cavolfiori, cavoli, indivia, piselli, ravanelli, spinaci, bietole. Frutta: arance, mele, limoni.
  • Aprile: carote, finocchi, lattuga, piselli, ravanelli, carciofi, patate novelli. Frutta: fragole, limoni, arance.
  • Maggio: fave, patate, carote, carciofi, zucchine, asparagi. Frutta: fragole, limoni, ciliegie.
  • Giugno: cetrioli, melanzane, peperoni, piselli, zucchine, pomodori, fagiolini, carote, patate. Frutta: fragole, albicocche, ciliegie.
  • Luglio: fagiolini, patate, pomodori, zucchine, peperoni, melanzane, carote, piselli. Frutta: anguria, pesche, albicocche, fichi, susine, melone.
  • Agosto: melanzane, pomodori, zucchine, fagiolini, peperoni. Frutta: anguria, pesche, melone, susine, fichi.
  • Settembre: melanzane, peperoni, fagiolini, pomodori, zucchine. Frutta: uva, pere, anguria, fichi.
  • Ottobre: zucchine, zucche, cipolle. Frutta: pere, mele, uva.
  • Novembre: broccoletti, finocchi, rape, bietole, cardi, zucche, cavolfiori, cavoli. Frutta: castagne, clementine, mele, limoni, pere, cachi.
  • Dicembre: finocchi, lattuga, spinaci, rape, bietole, cardi, broccoletti. Frutta: agrumi, mele, pere, cachi, castagne, clementine.

Se il vostro timore più grande è la burocrazia italiana non temete: le nostre legislazioni infatti consentono ai piccoli imprenditori di avviare la loro attività senza troppi impedimenti. Anche se, con delle limitazioni.

Infatti, chi ha intenzione di commerciare i prodotti del suo orto deve necessariamente dichiarare l’apertura della sua attività presso l’Agenzia delle Entrate, e ha diritto a degli esoneri – di seguito elencati – se non supera i 7000 euro lordi l’anno:

  • Non dovrà emettere fatture di vendita;
  • Non dovrà tenere la contabilità;
  • Non dovrà iscriversi al registro delle imprese;
  • Non dovrà presentare la dichiarazione IVA e IRAP.

Gli obblighi per quei coltivatori con regime di esonero riguardano numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle copie delle proprie fatture. Inoltre la nuova legge PAC ha meglio regolamentato la filiera corta per supportarne lo sviluppo.

Categorie e costi

Coloro che invece supereranno i 7000 euro lordi l’anno inizieranno degli adempimenti che dipenderanno anche sulle loro scelte come imprenditori: nel senso che in base ai loro obiettivi dovranno registrarsi o come IAP – Imprenditore Agricolo Professionale o come Coltivatore Diretto. Entrambe le categorie hanno, naturalmente, i loro pro e contro e per questo dovete ben valutare ogni caso.

Parliamo i costi, senza tenero conto del costo del terreno agricolo. Diciamo che le spese a livello generale e generico di questo tipo di attività si possono quantificare in seguito ad un’analisi degli strumenti che servono alla sua messa in piedi.

In sostanza, i mezzi e i macchinari. Infatti, se continua a rimanere in un certo senso romantica l’idea di produrre frutta e verdura con la sola forza delle proprie mani, la realtà insegna che è impossibile (proprio a livello umano) dare avvio a questo tipo di attività senza i mezzi adatti.

In tal senso, vince il motto l’unione fa la forza (classico, mai banale). Il consiglio è infatti quello di dividere le spese dei vari mezzi agricoli con altri piccoli imprenditori della vostra zona, cercando di condividere anche le altre spese.

Tra i mezzi da usare: trattore (piccolo, non necessariamente grande), moto zappa, impianto di irrigazione, aratro. E poi considerate che tra le spese rientrano i fertilizzanti e le sementi.

Inoltre, ricordate che voi avete come asso nella manica, che vi farà rientrare nei costi, il fatto che avete un orto biologico. Quindi un cittadino verrà da voi anziché al supermercato – dove troverebbe comodamente tutto ciò di cui ha bisogno – “solo” perché sa che siete garanzia di gusto, freschezza, qualità e affidabilità. E voi dovete impegnarvi a lavorare su e con questi concetti.

Quindi per veder crescere al meglio la vostra attività dovete impegnarvi in anni per creare fiducia nei clienti e nelle persone, fiducia che dovete sempre tenere incollato a mente che si distrugge in pochissimi secondi.

Vendita a domicilio e via web

Tra i limiti più importanti di un orto a km0 c’è la spesso scarsa disponibilità (di tempo, ma anche di voglia) delle persone di venire nel luogo di acquisto. Sono tanti gli italiani che sanno dell’importanza di consumare cibo locale ma che sono costretti a rinunciarvi per motivi di tempo.

Ma voi dovete essere pronti ad intercettare questo enorme gruppo di potenziali clienti. Come? Semplice: offrendo un servizio di consegna a domicilio, come per esempio cassette settimanali piene di frutta e verdura di stagione.

Oppure andando ai mercati settimanali, agli eventi che sempre più spesso città come Milano, Monza, Bologna, Roma e via dicendo dedicano alla natura, ai festival. E non dimenticate che siamo nell’era del web: internet infatti vi permetterà di raggiungere una grande fetta di utenti che attraverso il vostro sito (che oggi può tranquillamente essere il vostro profilo Instagram o Facebook) può comodamente scegliere i prodotti disponibili e confezionarsi una cassetta personalizzata.

Se a questo punto siete convinti di voler avviare il vostro orto a km 0 vi consigliamo di acquistare il kit CreaImpresa, per avviare la nostra nuova attività.

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