Il re leone e il re dei funko pop

                Da settimane non si fa che parlare del live action de Il re leone che uscirà ad Aprile del 2019, e che insieme a Dumbo e Aladdin, è un altro appuntamento attesissimo dai fans. Disney insomma è pronta a fare il record di incassi, anche perché non è superfluo ricordare che sempre il colosso dei film animati è produttore anche dei film Marvel di cui si attende sempre il prossimo anno sia Captain Marvel che il nuovo Avengers, seguito di Infinity War. Mi viene da dire conservate i vostri soldini questo Natale

re leone pop

 

 

 

 

 

 

 

 

Da settimane non si fa che parlare del live action de Il re leone che uscirà ad Aprile del 2019, e che insieme a Dumbo e Aladdin, è un altro appuntamento attesissimo dai fans. Disney insomma è pronta a fare il record di incassi, anche perché non è superfluo ricordare che sempre il colosso dei film animati è produttore anche dei film Marvel di cui si attende sempre il prossimo anno sia Captain Marvel che il nuovo Avengers, seguito di Infinity War.

Mi viene da dire conservate i vostri soldini questo Natale perché il 2019 ci riserva tanto cinema e anche tanti nuovi funko pop, oltre che un ampio merchandising rivolto a grandi e piccini.

Il classico Disney del ’94, di cui è protagonista il nostro Simba, è davvero uno di quei mostri sacri del cinema ritenuto da sempre intoccabile. Sicuramente il fatto che racconti del regno animale ha magari dato meno input ai produttori di serie tv, per esempio, di rielaborare la storia del re leone, ma non vi nascondo che non siamo in pochi, almeno tra noi che ci muoviamo nel fandom oncers, che avremmo sperato di vedere, prima della chiusura dello show di Horowitz e Kitsis, una riproposizione in veste umana di Simba.

Per alcuni potrebbe sembrare una bestemmia, ma paradossalmente per un disneyano è più facile apprezzare un progetto come quello di Once Upon a Time, dove spesso abbiamo trovato e ri-conosciuto personaggi ribaltati, che vedere un live action che sostanzialmente ricalca l’originale. E’ nel secondo caso che il paragone è più forte e può disturbare, nel primo invece il non gradire non inficia il lavoro degli autori, che hanno ricostruito un intero mondo, proponendo anche personaggi come Emma ed Henry, per citarne un paio, del tutto nuovi e considerati alla stregua di principesse ed eroi canon nella scena internazionale.

Maleficent, che la sottoscritta ha amato da impazzire, non è stato dalla critica e dai fans accolto univocamente, ma è piuttosto corposa la platea del dissenso, poiché alcuni ritengono che Malefica, la villain de La Bella addormentata nel bosco, sarebbe dovuta rimanere malvagia e che in un certo qual modo si sia trovata giustificazione a delle cattive azioni, col rischio di essere un film a tratti diseducativo per un pubblico più immaturo. In breve qualcuno ritenga che il messaggio possa essere che delusione e sofferenza in parte motivino un’involuzione crudele.

Per me è una grande cavolata, ma qui rispettiamo tutti i pareri. Anche nel caso di Maleficent riesco ad apprezzare la rielaborazione, come già detto nell’articolo https://www.angolopopcorn.it/mondo-disney-la-bella-addormentata-nel-bosco/ e non riesco paradossalmente ad amare alla follia La Bella e la Bestia live action per qualche libertà presa sulle canzoni e i loro testi ( si lo so che l’adattamento non è robetta e che ci sono necessità di doppiaggio, infatti ho scritto che non lo amo alla follia non che non mi piaccia o che non lo rivedrei!).

In ogni caso veniamo a noi con il re dei re, pronti a ripiangere tutte le lacrime del nuovo anno e purtroppo o per fortuna a fare il paragone con il film animato. In bocca al lupo perciò ai coraggiosi autori perché, diciamolo, siamo dei veri rompi scatole! Ma è anche vero che se il live action sarà all’altezza delle aspettative non solo rivivrà un capolavoro del cinema, che con nostro sommo dispiacere non educa più così uniformemente generazioni come accaduto con noi, ma ne parleremo a lungo, mandando in trend l’argomento sui social, ripostando le scene più belle, proponendo edit di nostro pugno ispirati al film, cantando di nuovo quelle meravigliose canzoni con cui siamo cresciuti, e a cui per il live action hanno lavorato Elton John e Beyonce ( che secondo me è quasi garanzia del fatto che sarà meraviglioso).

Per non parlare dei rewatch in solitudine e di quelli che coinvolgeranno amici, parenti e finanche vicini, perché se c’è una cosa che ci rende comunità nonostante tante diversità e problemi quotidiani, spesso è quello che tutti noi portiamo nel cuore grazie alla Disney. Già sento mia madre “il re leone, quando eri piccola lo avrai visto milioni di volte, hai consumato la cassetta” (eh sì sono tra quelli che hanno avuto la fortuna di vedere tutto e collezionare anche in VHS). E subito dopo il commento sarcastico e malinconico allo stesso tempo, sarà lì, accanto a me a guardare ancora e ancora Simba che, non appena nato, viene sollevato da Rafiki alla Rupe dei Re, per essere conosciuto da tutto il regno animale, di cui i leoni sono i capi naturali ( sì sono emozionata e sicuramente sarei di capace di vedere in sequenza prima il classico del ’94 e poi l’action movie del 2019 perché, ipse dixit, nella vita ci vuole coerenza e modestamente “io ne ebbi”. Se vi è sconosciuto questo gioco di parole, passate avanti e non cambiate opinione, oltre il disagio e lo sclero della fan scatenata arrivano i contenuti!)

Mufasa e Sarabi danno alla luce Simba, il giovane leoncino destinato ad essere il futuro re della savana. Tutto ha colore, gioia ed equilibrio sotto il regno di Mufasa che cerca di insegnare a suo figlio le regole del mondo animale e quindi il cerchio della vita.  “E un bel giorno ti accorgi che esisti , che sei parte del mondo anche tu non per tua volontà e ti chiedi chissà siamo qui per volere di chi? E poi un raggio di sole ti abbraccia, i tuoi occhi si tingon di blu e ti basta così, ogni dubbio va via, e i perché non esistono più…E’ una giostra che va questa vita che gira insieme a noi e non si ferma mai e ogni vita lo sa che rinascerà in un fiore che fine non ha!”

Non potevo non menzionare qualche verso della celebre canzone legata alla lezione di Mufasa a Simba, che noi abbiamo ascoltato in Italia attraverso la bellissima voce di Ivana Spagna, anche autrice del testo italiano, e che nella versione originale abbiamo ascoltato attraverso la voce di Carmen Twillie, su composizione di Elton John, testo di Tim Rice e re-arrangiamento di Hans Zimmer. E dopo questi nomi è facile intuire perché parliamo di mostro sacro!

Per tornare al plot, Mufasa ha un fratello, Scar che è invidioso di lui e vuole diventare il nuovo re. Nell’ingenuità di Simba e nel suo spiccato senso dell’avventura e del pericolo, Scar trova l’escamotage per tendere un agguato al fratello, che viene travolto da una mandria di gnu dopo aver salvato suo figlio. Mentre Simba piange il padre morto, Scar lo accusa di esserne colpevole e lo incita a fuggire. Simba crede alle sue parole e distrutto scappa via, mentre Scar dà alle iene sottoposte al suo comando l’ordine di uccidere il piccolo leone e loro si danno all’inseguimento, nella speranza di poter cacciare nelle terre del branco, dove era stato vietato da Mufasa.

Simba riesce a sfuggirgli e le iene ritengono che morirà comunque essendo la foresta piena di insidie e pericoli. Scar crede che Simba sia morto e annuncia a tutti quanto successo come una tragedia in cui sono rimasti coinvolti suo fratello e suo nipote, perciò si proclama nuovo re, con sommo dispiacere e disapprovazione di tutte le leonesse e degli altri animali che conoscono la loro sorte ora che le iene hanno avuto accesso alla rupe dei re e alle terre del branco.

Simba viene trovato da Pumba e Timon, lo strano duo facocero suricato che ci ha fatto cantare e tornare il buon umore in migliaia di occasioni con un semplice Hakuna Matata. Questo è quello che i due compagni insegnano al leoncino, a vivere senza pensieri e in assoluta libertà. Così Simba, cresce con loro e nonostante il dolore riesce ad andare avanti e a ritrovare un po’ di felicità. A un certo punto, però, Nala, la leonessa con cui Simba ha trascorso parte della sua infanzia, durante la caccia ritrova Simba, che credeva morto, e cerca di convincerlo a tornare a casa.

Simba è restio inizialmente, ma è subito preso da Nala e lei da lui, anche se lo trova cambiato e spera che ritrovi il suo coraggio per spodestare Scar e salvare le terre del branco ormai portate alla fame e alla distruzione. Simba ha paura della sua immagine riflessa che gli ricorda suo padre, di cui ormai ha la stessa criniera, ma Rafiki, il saggio babbuino gli spiega che è inutile scappare dal passato, ma che invece bisogna trarne lezione. Simba è rincuorato, poiché sa che Mufasa vive in lui e che per rendergli onore deve ricordarsi chi è e applicare ciò che il padre gli ha insegnato per riportare pace ed equilibrio.

Pumba e Timon scelgono di seguirlo e lo aiutano a tornare alla rupe dei re, dove Simba affronta Scar, che cerca di accusarlo davanti al branco della morte di Mufasa, ma Simba ritrova forza e vigore quando prima che arrivi il peggio Scar gli svela di essere stato lui ad uccidere Mufasa. A quel punto Simba prende il sopravvento, Scar muore annientato dalle iene che gli si rivoltano contro dopo essere state di nuovo scacciate e Simba diventa il nuovo re. Il film si chiude in maniera circolare con Simba e Nala che hanno un cucciolo e Rafiki che lo mostra a tutti, proprio come era stato per Simba, dalla rupe dei re.

Simba: quando essere re è molto più che un diritto di nascita

Il primo bobblehead di Simba, il numero 85, è una riproposizione del leone poco più che cucciolo, come lo vediamo nella prima parte del film d’animazione. Non ha ancora la rossa criniera, né il ruggito da adulto. E’ seduto su quattro zampe, ha un ciuffetto di peli in più alla base della testa e un’espressione sorridente, con i due piccoli canini in evidenza.

Chiaramente Simba, anche se è il futuro re, impara la saggezza e la responsabilità verso il suo branco solo sbagliando, scoprendo suo malgrado che il coraggio non vuol dire cercare il pericolo e che non si può scappare quando le cose prendono una piega difficile.

Con la stessa numerazione, l’hot topic che si diversifica nel materiale del funko, che ha un rivestimento lanuginoso per simulare il pelo dell’animale e infatti il colore è più scuro e naturale.

Timon: il suricato “mago” dei diversivi

Timon esattamente come nel film d’animazione è presentato con un sorriso smagliante, spesso adulatorio e persuasivo, e le due zampe superiori alla vita, che ne definiscono l’atteggiamento piuttosto sicuro, da capo squadra, prima del duo di cui è parte con Pumba, e poi con Simba, che almeno inizialmente viene educato in parte dai due amici.

Ha un ciuffetto rosso sulla testa, che si differenzia dal resto del pelo. Il suo è il numero 86.

Pumba: il facocero “bambinone” e un amico vero

Pumba potremmo dire che è il braccio del duo/trio, quello a cui le cose vengono spiegate e che contribuisce alla realizzazione di un piano o un programma. E’ un po’ ingenuo, ma perspicace quando si tratta di comprendere i sentimenti altrui, grazie al suo immenso altruismo.

Sembra un fifone, ma il suo coraggio è evidente soprattutto quando si tratta di aiutare un amico in difficoltà, Simba e soprattutto Timon, che è praticamente la sua famiglia. Quando Timon agisce da diversivo con le iene e queste chiamano Pumba maiale, è impossibile non ricordare l’anelito di impavidità con cui il facocero esclama di voler esser chiamato “Signor maiale” e si lancia alla carica mettendo in fuga le iene.

 

 

 

 

 

 

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