Tessuti per l’abbigliamento

Per chi ha fibra da vendere: ecco svelate le fibre e i tessuti per l’abbigliamento. Conoscere la storia dei tessuti che vengono utilizzati per realizzare i capi di abbigliamento, la provenienza e le caratteristiche tecniche, oltre a essere interessante può essere utile anche a guidare le nostre scelte.

L’uomo ha imparato in tempi molto antichi a lavorare le fibre di cotone, lino, lana, potendo così passare dal vestire di cortecce, foglie d’albero o pelli di animali, ad indossare fibre naturali. Assistere alla lavorazione e alla trasformazione della fibra in tessuto, è come essere testimoni di un atto di “magia”; la conoscenza e l’esperienza millenaria che sottostà all’antica arte della tessitura merita uno sguardo “più attento” al mondo dei tessuti, dal quale siamo continuamente circondati se non addirittura “a stretto contatto di pelle”. In tutti questi millenni il procedimento di base per la tessitura di una stoffa è rimasto sostanzialmente invariato: ritorcere e filare le fibre vegetali.

Storia dei tessuti per l’abbigliamento

La storia dei tessuti per l’abbigliamento si perde nella notte dei tempi, ed è antica quanto l’uomo. Vi sono infatti testimonianze dell’antico Egitto (i teli di lino che rivestivano le mummie) che attestano il sapiente utilizzo delle fibra naturali da parte di quegli antichi popoli. Sempre tra i ritrovamenti egiziani, sono state rinvenute delle pitture murali che descrivono minuziosamente il procedimento di preparazione delle fibre del lino; questo avveniva almeno 5000 anni fa. Più o meno nello stesso periodo in Cina, si conosceva il procedimento per ricavare da un insetto, il baco, una fibra preziosa e delicata: la seta. Anche la lavorazione del cotone è molto antica ed era ben conosciuta in India e Pakistan.

Scegliere i tessuti per l'abbigliamento

In seguito il commercio di seta, lino, cotone, lana per produrre tessuti per l’abbigliamento si è espanso in tutto il mondo occidentale; in Italia sicuramente la Repubblica marinara di Venezia è stata tra le maggiori importatrici di tessuti e fibre grezze. Con l’avvento della rivoluzione industriale nel 1700, sono state inventate delle macchine (in sostituzione del vecchio telaio a mano) in grado di tessere immense quantità di cotone e lino. La maggiore produttrice di manifatture tessili fu la Gran Bretagna, che ne ha tenuto il monopolio fino agli inizi del ‘900.

E’ proprio in Inghilterra che sono nate le prime industrie, tra cui quelle tessili supportate dalla sua potenza mondiale e da una potente flotta che varcava gli oceani importando le migliori fibre da tutto il mondo.

Nel corso del ‘900 si è assistito alla crescente produzione di fibre chimiche; ma quelle naturali mantengono ancora una posizione preminente nella produzione industriale.

Le fibre naturali usate nei tessuti per l’abbigliamento si dividino in due grandi categorie, quelle di origine vegetale e quelle di produzione animale. Le prime comprendono cotone, lino e canapa, le secondo includono lana e seta.

  • fibre vegetali per l’abbigliamento
  • lana
  • seta
  • cachemire

Lavorazione dei tessuti per l’abbigliamento

  • Filatura e tintura
    Per giungere dalla fibra alle stoffe usate come tessuti per l’abbigliamento vi è tutta una serie di passaggi. La prima operazione è la filatura, cioè l’unione delle fibre fra loro; di solito in questa prima fase si procede anche alla tintura. Vi sono due tipi di filatura: il cardato e il pettinato; nel primo sistema viene eseguito un aggrovigliamento libero delle fibre, nel secondo invece le fibre vengono prima “pettinate”, in modo da avere un andamento più ordinato che permette di ritorcere in modo più stretto le fibre
  • Tessitura e fissaggio
    Il filato viene composto in tessuto nel “telaio”; quest’ultimo segue particolari schemi di tessitura, detti “armature”, che rappresentano il modo in cui si intrecciano i fili con andamento verticale (ordito) con quelli in orizzontale (trama).

I principali schemi di tessitura, detti “armatura” sono quelli a:

  • tela
    è la più semplice, ogni filo di trama si intreccia con un filo di ordito. Varianti di questo schema sono l’armatura Oxford (per cotoni di camiceria) e l’armatura rep (usato per le cravatte)
  • batavia
    ha andamento diagonale col diritto uguale al rovescio, come nelle stoffe: covercoat, pied-de-poule, grisaglie
  • saia o levantina
    sempre con andamento diagonale, ma con il diritto diverso dal rovescio; questo sistema è la base dei cavalry twill e delle flanelle
  • raso o satin
    con punti d’intersezione dei fili radi e distanziati

Dopo le tessitura seguono operazioni di rifinitura (finissaggio) con l’azione del calore, dell’umidità e dell’acqua combinati con pressioni meccaniche; in questo modo si migliora e si fissa definitivamente l’aspetto esteriore delle stoffe. Vi sono altre operazioni di finissaggio: la cimatura, garzatura, smerigliatura, calandratura,, la smerigliatura, il london shrunk, il decatissaggio e, infine, il riposo.

Tessuti sulle etichette dei capi

Con la legge 883 del ’73 viene resa obbligatoria, per i tessuti e i capi di abbigliamento messi in vendita, una etichetta che indichi la esatta composizione e la percentuale delle fibre. Le fibra naturali devono essere indicate esattamente, mentre quelle artificiali possono essere indicate anche solo con la parola: “sintetico”.

Seta nei tessuti per l’abbigliamento

La seta è uno dei materiali più raffinati, e quindi costosi, tra quelli impiegati per la produzione di tessuti per l’abbigliamento. Ha origini antichissime e proviene dalla Cina, dove si è sviluppata una vasta tradizione di produzione e lavorazione di questo tipo di filato.

Seta nei tessuti per l'abbigliamento

La seta è una fibra tessile di origine animale, che nasce appunto dall’attività naturale del baco serigeno. Quest’ultimo viene nutrito con foglie di gelso ed ha la caratteristica di costruirsi attorno un bozzolo col filamento di una “sostanza” secreta da se stesso; è appunto questo filamento che, con tecniche particolari conosciute già 4500 anni fa in Cina, diventa la seta grezza.

In occidente era conosciuta già dagli antichi romani che la importavano dall’est, ma la sua produzione in occidente è iniziata solo nel VI sec. d.C. dietro iniziativa dell’Imperatore Giustiniano. In seguito la sericoltura si diffuse in Inghilterra, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Italia; in quest’ultima il periodo migliore fu senz’altro il Rinascimento, durante questo periodo le sete prodotte a Venezia, Milano e Firenze erano ricercate in tutta Europa.

La seta è una fibra raffinata e costosa (per la laboriosità della produzione); risulta pregiata per le sue caratteristiche di lucentezza, raffinatezza, leggerezza, freschezza, elasticità. In commercio vi sono diversi tipi di seta e il tipo di tessuto dipende dalla grossezza del filato, dall’armatura del telaio e dal grado di torsione del filato. Tra le fibre di seta l’organzino è il più resistente; vi è poi il filato shappe che è leggermente meno resistente del precedente, ed altri filati ancora meno pregiati.

Comunque sia, il tessuto di seta richiede una attenta manutenzione, va lavato a secco oppure in acqua tiepida senza essere strofinato né strizzato; va fatto asciugare lontano dalle fonti di calore e si stira in umido, col ferro tiepido.

Tessuti per l’abbigliamento a base di seta

  • Raso o Satin
    tessuti per l’abbigliamento molto lisci e lucidi, dall’aspetto uniforme; utilizzato sprattutto per abiti da sera o per i revers dello smoking
  • Saglia
    classico tessuto ad andamento diagonale; per abiti o giacche
  • Shatung
    tela selvatica di origine cinese particolarmente resistente; adatta per abiti o giacche
  • Tela di seta
    più leggero dello shatung, quindi più adatto per la stagione estiva

Fibre vegetali nei tessuti per l’abbigliamento

Molti degli abiti e degli indumenti che indossiamo ogni giorno sono realizzati con tessuti creati dalla lavorazione di fibre vegetali, come ad esempio il cotone e il lino, per citare i più noti e diffusi. Esiste anche la canapa, destinata ad usi diversi nel campo dei tessuti.

Fibre vegetali nei tessuti per l'abbigliamento

Lino

Si tratta di una pianta dal cui fusto, utilizzando un processo di macerazione, si estraggono dei filamenti, delle fibre. Coltivato sin dai tempi antichi, il lino, e stato per molti secoli legato ai rituali religiosi. Vestivano di lino i sacerdoti egizi, greci e romani; usanza conservata fino al medioevo. Attualmente il maggior produttore mondiale di lino è la Russia, poi viene la Francia, il Belgio, l’Olanda e l’Irlanda. Per quanto riguarda la qualità dei tessuti, essi variano a seconda del Paese di provenienza: per esempio i lini del Belgio si distinguono per la fibra lunga e la lucentezza; quelli russi sono lucidi ma grigi; quelli olandesi sono lunghi, ruvidi e resistenti; quelli irlandesi sono molto chiari, quasi argentei; quelli della padania sono gallo-bruno; quelli napoletani sono dorati a fibra spessa e piatta. Anche se attualmente la produzione di cotone ha avuto il sopravvento su quella del lino, quest’ultimo è sicuramente più lucente, più confortevole al contatto con la pelle e assorbe meglio il sudore; il lino è anche più resistente del cotone ma più ruvido, perciò si sgualcisce facilmente.

Cotone

Il cotone si ricava dalla peluria che si forma sui semi della omonima pianta. I climi che favoriscono la coltivazione della pianta del cotone sono caldo-umidi. Attualmente i maggiori produttori di cotone sono gli Stati Uniti, Cina, Russia, India, Sudan, Egitto. La produzione tessile del cotone è addirittura del 50% di quella mondiale. La sua fibra viene qualificata in rapporto alla lunghezza, le cui misure variano dai 20 ai 40 mm, maggiore è la lunghezza della fibra più il cotone è lucido e resistente, quindi più pregiato. I maggiori produttori di cotone sono l’Egitto, il Perù, il Sudan e l’India; da quest’ultima è prodotta la qualità più pregiata. La fibra di cotone ha molti pregi: non solo non si rovina al lavaggio ma migliora la sua qualità, in più è un isolante elettrostatico; è un tessuto molto igienico, fresco e confortevole.

Canapa

Pianta simile al lino coltivata prevalentemente nell’Est Europa; usata poco nell’abbigliamento perché più ruvida e grossolana del lino.

Tessuti per l’abbigliamento a base di lino o cotone

Assodato che la canapa viene poco usata per realizzare tessuti, ma è ad esempio più specifica per la produzione di funi e corde, vediamo ora quali sono i tipi di tessuti per l’abbigliamento che possono nascere dalla lavorazione del lino e del cotone. Vedrete dai nomi che molti di essi sono spesso nella nostra vita quotidiana:

  • Lino
    le stoffe di lino italiane e irlandesi sono le più adatte per l’estate, come il fresco lana, lavorato con armatura a tela, che permette una migliore traspirazione della pelle. Altre lavorazioni di lino sono quelle in diagonale, come il lino a levantina e il lino fantasia
  • Denim
    stoffa di cotone robusta, lavorata con armatura a saia, in diagonale; per le sue caratteristiche di resistenza viene utilizzata per i jeans e indumenti da lavoro; questo tessuto all’inizio si presenta un po’ ruvido, ma col lavaggio si ammorbidisce
  • Drill
    tessuto simile al denim, ma più leggero, per questo viene utilizzato anche per camicie sportive
  • Fustagno
    robusto tessuto di cotone lavorato a raso; adatto per pantaloni e tessuti sportivi
  • Gabardine
    vi è sia quello di cotone che quello di lana, naturalmente quest’ultimo è più pesante. Quello di qualità si riconosce dalla regolarità delle costine diagonali e dalla finezza
  • Madras
    particolare tessuto di cotone, leggero e con armatura a tela, di origine indiana. L’autentico madras è lavorato a mano ed ha un aspetto lento simile alla garza. I colori col tempo tendono a scolorirsi creando un effetto chiamato bleeding madras, molto apprezzato dagli intenditori
  • Garza a giro inglese
    tessuto ricavato con doppio filo ordito che fa il giro attorno ai fili di trama, questo gli conferisce maggiore solidità; usato per camicie ma anche per giacche estive di tipo coloniale
  • Popeline
    tessuto dicotone armato a tele con lieve effetto diagonale; usato in camiceria
  • Seersucker
    tessuto di cotone a righine verticali bianche e blu, o a quadrettini. Viene utilizzato per confezionare il caratteristico blazer estivo, oppure per camicie e pantaloni
  • Velluto a coste (Corduroy)
    questo tessuto di cotone ha le migliori caratteristiche di protezione termica. Adatto sia per pantaloni che per abiti sportivi.

Marchi di qualità per il cotone e il lino

A differenza della lana, il cotone e il lino non si possono “rigenerare”, perciò le etichette che indicano, ad esempio, “100% cotone” non possono dare adito a dubbi di sorta su materiali e lavorazioni. Quando si trovano le sigle: “Puro cotone” o “Puro lino” esse stanno a garantire un prodotto di prima qualità.

Lana nei tessuti per l’abbigliamento

La lana è uno dei materiali più impiegati nella produzione di tessuti per l’abbigliamento. Si tratta di un materiale di origine animale, ricavato dalla tosatura di pecore e affini. Ha straordinarie caratteristiche fisiche che la rendono davvero il filato principe per la creazione di stoffe e abiti di grande resistenza e comfort.

E’ risaputo che la lana è il pelo degli ovini; essa viene prelevata con la tosatura degli animali e presenta delle differenze a seconda della specie. Ad esempio, un tipo di lana pregiato è quello della pecora merinos, razza diffusa in tutto il mondo ma di origine spagnola. Questo tipo di pecora non solo fornisce una lana più pregiata, ma in quantità decisamente più abbondante di quella delle altre specie (il confronto è di 10 kg a pecora contro i 2 kg delle altre specie).

Lana nei tessuti per l'abbigliamento

Caratteristiche della lana

La lana possiede delle caratteristiche che la rendono unica al mondo:

  • termoisolamento –  Infatti la lana isola sia dall’eccessivo freddo che dal caldo opprimente (è usata anche dai beduini del deserto)
  • idrorepellenza –  Per via della materia cerosa e grassa che riveste le fibre è quasi completamente refrattaria all’assorbimento dei liquidi
  • igroscopicità –  Ha una la proprietà di assorbire umidità senza per questo dare la sensazione di bagnato; inoltre si dimostra un eccellente isolante dal calore esterno
  • elasticità e ripresa –  Resiste più di ogni altra fibra alla sgualcitura e allo spiegazzamento
  • resistenza
  • plasticità
  • scarsa infiammabilità

Lane speciali

Le lane non si ottengono solo dalle pecore ma da altre specie. Dai caprini si ottiene:

  • Mohair
    Si ricava dalla capra d’Angora (Ankara, Turchia). Oggigiorno questa specie è allevata non solo in Turchia ma anche nel Sudafrica e nel Texas. La sua lana si presenta liscia, morbida, setosa e lucente; dai capretti è invece ricavata la Kid-Mohair usata per i filati finissimi. Il Mohair è usato quasi esclusivamente per i tessuti maschili estivi
  • Chachemire (kashmir)
    E’ il pelo della capra tibetana allevata nelle regioni himalayane, in Cina, India, Mongolia. Presenta una fibra eccezionalmente fine perché è ricavata dalla peluria soffice e cortissima che cresce vicino alla pelle. Con un sistema di pettinatura si riesce a separala dai peli lunghi e setolosi che la ricoprono, ma questa operazione richiede anche una parte di lavoro di separazione meticoloso; per questo motivo e per la scarsa produzione dell’animale, il Chachemire risulta molto costoso. Per le sue qualità di sofficità, leggerezza, finezza e calore viene destinata alla maglieria di lusso; questa viene quasi sempre usata mista ad altre lane.

Dai camelidi (della famiglia dei cammelli) si ottiene:

  • Alpaca e Llama
    Cosiddetti perché sono ricavati dal pelo di due animali sudamericani, soprattutto in Perù. Il loro pelo è resistente, soffice e molto lungo
  • Vicuna
    L’animale dal quale si ricava vive allo stato brado sugli altipiani delle Ande. Purtroppo oggi rischia l’estinzione a causa della caccia selvaggia che subisce da molto tempo
  • Cammello
    E’ il sottopelo del cammello asiatico (Mongolia e Cina). Il procedimento per ricavarne la fibra è simile a quello del Chachemire, e presenta delle caratteristiche di sofficità, confortevolezza e calore; inoltre possiede un caratteristico colore naturale che viene imitato largamente nella tintura dei tessuti, tanto che il nome cammello viene usato indiscriminatamente per qualunque stoffa presenti lo stesso colore.

Altre razze:

  • Angora
    Si ricava dal pelo del coniglio d’Angora; si presenta soffice, lungo e di colore bianco.

Tessuti per l’abbigliamento in base di lana

  • Barathea
    un pettinato con cui si confezionano abiti da sera
  • Castorino
    Stoffa di lana pesante usata per cappotti da uomo
  • Cammello
    pelo di cammello, anche se molto spesso vengono indicati con questo nome anche altri tessuti color cammello
  • Cappello da prete
    Disegno tipico, di cachemire o di lana con disegni simili al tricorno che portavano i preti del Settecento
  • Crepe
    tessuti di vario tipo ed armatura dalla caratteristica superficie increspata o granulosa
  • Cavarly twill
    Stoffa a trama diagonale, solida e robusta a costine marcate; tessuto usato soprattutto per i pantaloni
  • Cheviot
    deve il suo nome a una lana di pecore scozzesi; tessuto invernale cardato o semipettinato compatto, pesante e caldo
  • Crossbred
    tessuto molto resistente ma eccessivamente pesante
  • Covercoat
    Tessuto a costine ben evidenti a effetto diagonale; molto resistente, usato per pantaloni e soprabiti
  • Donegal tweed
    di origine irlandese, dona un tono da gentiluomo di campagna; adatto per giacche sportive o completi
  • Flanella
    tessuto classico di base per l’abbigliamento maschile; se ottenuto con filati cardati sichiama Vigogna ed ha un aspetto morbido e delicato. I tessuti gessati sono sempre in flanella
  • Faglia
    tessuto tipo taffetà utilizzato per abiti da sera
  • Foulard
    pettinato leggero ad armatura diagonale usato in primavera-estate
  • Fresco di lana
    tessuto classico per uso estivo, ne è un esempio il Tropical
  • Gabardine
    altro tessuto base per l’abbigliamento da uomo; adatto per completi e pantaloni è attualmente caduto un po’ in disuso perché esige un trattamento curato
  • Grisaglia
    tessuto grigio tipicamente maschile, adatto per completi particolari
  • Harris tweed
    tweed di origine scozzese adoperato per giacche sportive o gilet
  • Loden
    usato in origine dai pastori e cacciatori del Tirolo; tessuto molto pesante e ruvido adatto per mantelle, cappotti e giacche da caccia
  • Tropical
    tessuto leggero di lana pettinata adatto per abiti estivi
  • Saglia
    tessuto compatto con effetto diagonale adatto per abiti maschili
  • Pied-de-poule
    tradotto significa zampa di gallina; deve il suo nome ad un particolare disegno di questa stoffa, adatta per giacche o completi
  • Panno
    nome usato generalmente per tesuti di lana rifiniti con follatura e feltratura; adatto per giacche sportive e abiti da montagna
  • Millerighe
    tipico tessuto a fitte righine verticali ottenuto con due fili scuri alternati a due chiari; adatto per pantaloni, giacche e completi
  • Occhio di pernice
    tessuto in filato pettinato lavorato con una particolare armatura (due fili chiari che si intrecciano a due fili scuri) che produce dei fitti punti chiari disseminati con regolarità su fondo scuro; tessuto classico usato in alternativa alla grisaglia
  • Saxoni
    classico tessuto cardato di lana molto fine; di solito il disegno è principe di Galles
  • Tartan
    il classico tessuto da kilt scozzese; adatto per giacche sportive e pantaloni da golf
  • Solar
    una varietà di gabardine dai colori cangianti screziati e iridescenti, adatto per abiti da primavera-estate.

Tessuti per l’abbigliamento in lane o fibre speciali

  • Angora
    filato ottenuto dal pelo dell’omonimo coniglio; adatto per giacche e cappotti
  • Alpaca
    derivato dall’omonimo animale delle Ande; usato anch’esso per giacche e cappotti
  • Cachemire
    questo tessuto può essere cardato o ettinato; i primo è meno costoso ma con disegno a “cappello di prete” è un autentico classico
  • Kamel Hair
    autentico pelo di cammello
  • Llama
    tessuto ricavato dall’omonimo animale delle Ande
  • Vicuna
    tessuto rarissimo ricavato dai camelidi selvatici delle Ande
  • Mohair
    filato ricavato dal vello della capra d’Angora; adatto per abiti da primavera-estate.


3 Commenti

  1. Francesca C.
  2. Giovanni Lattanzi
  3. carla luchesa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *