Come aprire un Mini market

Tra i settori verso i quali può orientarsi un’idea imprenditoriale vi è quello alimentare. In particolare, aprire un minimarket può essere una scelta vincente perché significa entrare in un mercato sì competitivo ma che, allo stesso modo, permette di intercettare una tipologia specifica di pubblico poco propensa ad acquistare presso le grandi catene di supermercati e ipermercati.

Come aprire un mini market: guida completa

Aprire un minimarket, oggi, vuol dire teoricamente avere la possibilità di implementare servizi innovativi. Ad esempio, un minimarket specializzato in prodotti sfusi (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/negozio-di-prodotti-sfusi-come-aprire.html)

con un’ottica cioè rivolta verso la sostenibilità ambientale, oppure, può essere un’alternativa, aprire contestualmente anche un e-commerce (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/e-commerce-come-aprire.html) così da poter allargare il proprio bacino di clienti grazie alla rete.

In questo articolo vedremo: come aprire un minimarket, quali sono i requisiti e le autorizzazioni necessarie, quanto costa aprire un minimarket e quali sono i vantaggi di aprire un negozio alimentari in franchising.

In conclusione, vedremo che aprire un minimarket significa, in un certo senso, scommettere contro il cambiamento avvenuto negli ultimi 25-30 anni, il quale ha visto la nascita di numerosi grandi supermercati che hanno portato alla chiusura di numerose piccole attività alimentari, schiacciate dai grandi gruppi.

Una rivoluzione, che forse i più giovani non ricorderanno, chiamata: Supermarket Revolution.

Indice dei contenuti

COME APRIRE UN MINIMARKET. 1

APRIRE UN MINIMARKET ALIMENTARE. 1

#1 Elaborare un business plan. 1

#2 Iter burocratici 2

QUANTO COSTA APRIRE UN MINIMARKET. 3

#1 Affitto, acquisto o locale di proprietà. 3

#2 La zona. 3

#3 Le materie prime. 3

#4 Costi del personale. 3

MINIMARKET COSTI DI AVVIAMENTO. 3

MINIMARKET IN FRANCHISING. 4

PANORAMICA GENERALE SULLE PICCOLE ATTIVITÀ ALIMENTARI IN ITALIA. 4

APRIRE UN MINIMARKET ALIMENTARE

Un piccolo market alimentare è un’attività che si inserisce in un contesto dominato dalla grande distribuzione, da grandi marchi cioè, i quali possono contare su aspetti come:

  • Potere d’acquisto;
  • Elevate spese in marketing e pubblicità;
  • Clientela fidelizzata;

I suddetti aspetti, lasciano intuire che un minimarket per sopravvivere in un mercato altamente competitivo deve necessariamente riuscire a distinguersi. Alcune idee potrebbero essere:

  • Vendere prodotti introvabili nei grandi supermercati;
  • Puntare sui rapporti umani;
  • Esaltare le tipicità e la qualità.

Da dove partire, quindi, per aprire un minimarket di successo?

#1 Elaborare un business plan

Il primo passo per aprire un minimarket di successo è elaborare un business plan, un documento che permette all’imprenditore di avere ben chiara la sua idea, gli obiettivi, i costi da sostenere e le difficoltà.

Un business plan, redatto da appositi esperti, ha la funzione di guidare l’imprenditore verso la definizione e la futura implementazione della propria idea.

In altre parole, elaborare un business plan è un prerequisito necessario prima di avviare qualsiasi tipo di attività. Il documento permette di:

  • Comprendere tutti gli aspetti del minimarket;
  • Conoscere le tendenze e le preferenze dei futuri clienti;
  • Avere ben chiari quali sono i costi di avviamento e futuri;
  • Definire aspetti logistici (fornitori, magazzino, approvvigionamento delle materie prime).
  • Definire le future strategie pubblicitarie e di marketing.

#2 Iter burocratici

Quando l’idea imprenditoriale risulta valida, si può pensare di avviare tutti gli iter burocratici necessari per l’apertura dell’attività.

Per aprire un minimarket è necessario:

  • Aprire una Partita IVA
  • Presentare la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) al proprio Comune che è uno degli adempimenti obbligatori per iniziare una qualsiasi attività: commerciale, artigianale o industriale. Successivamente la SCIA va inoltrata al SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive)
  • Registrare l’attività alla Camera di Commercio e al Registro delle Imprese, occupandosi, altresì, di regolarizzare la posizione INPS e INAIL. Il codice ATECO di riferimento per un minimarket è il 471140.
  • Acquisire le licenze necessarie per vendere i prodotti alimentari. (SAB e HACCP)

Tali passaggi sono, in genere, eseguiti da un commercialista che si prenderà cura di gestire anche la parte fiscale.

Inoltre, rientrano tra gli iter burocratici:

  • I permessi per esporre l’insegna;
  • L’installazione del POS (il terminale per i pagamenti elettronici);
  • La messa a norma dei locali secondo i requisiti di igiene e sicurezza.
  • Il pagamento della Siae.

In merito alla licenza necessaria per aprire un minimarket è bene specificare che grazie al Decreto Legislativo del 31 marzo 1998, n. 114 (https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1998-04-24&atto.codiceRedazionale=098G0143&elenco30giorni=false)  questa non bisogna più richiederla per tutte quelle attività che dispongono di un locale inferiore ai 250 metri quadrati.

Se invece si vuole aprire un minimarket in un comune con una popolazione inferiore ai 10.000 abitanti i metri quadrati scendono a 150.

QUANTO COSTA APRIRE UN MINIMARKET

Al fine di stimare correttamente i costi per aprire un minimarket bisogna considerare diversi scenari, i quali influiscono sulla spesa totale da sostenere.

Vediamo quali sono, quindi, le principali spese da considerare:

#1 Affitto, acquisto o locale di proprietà

Quando si ha un locale di proprietà a disposizione dove poter aprire un minimarket si beneficia del vantaggio di non avere costi fissi dati dall’acquisto del locale o dal canone di affitto.

Un piccolo alimentari è, infatti, un’attività in genere a conduzione familiare e dover sostenere o meno dei costi fissi per il locale è un aspetto da non sottovalutare.

#2 La zona

Aprire un minimarket in una grande città, localizzato in una via del centro, comporta costi più elevati rispetto ad aprire una medesima attività in un piccolo centro abitato in periferia.

La zona, di conseguenza, è un’altra determinante che influisce pesantemente sui costi.

#3 Le materie prime

Non è raro vedere minimarket che possono fornire alcuni generi alimentari prodotti dai titolari stessi. Ad esempio, se si ha un’azienda agricola, potrebbe essere una buona idea aprire un minimarket per agevolare la vendita dei propri prodotti.

In questo caso, i costi per le materie prime sono inferiori rispetto coloro i quali si ritrovano nella condizione di dover acquistare ogni genere alimentare da un fornitore.

#4 Costi del personale

Un minimarket è in genere un’attività che può essere gestita da una o due persone che non prevede, quindi, il dover assumere personale esterno.

Dover pagare uno stipendio ad un dipendente è un altro aspetto da considerare che influisce in maniera rilevante sui costi.

MINIMARKET COSTI DI AVVIAMENTO

Oltre le considerazioni di carattere generale, i costi di apertura di un minimarket sono anche dovuti da tutta una serie di spese che ricadono nei costi di avviamento. I costi da sostenere sono dati da:

  • Le pratiche amministrative;
  • L’Affitto del locale;
  • I lavori per adeguare il locale all’attività;
  • La realizzazione dell’insegna pubblicitaria;
  • Dagli arredamenti;
  • Pubblicità e marketing.

Quantificando ognuno dei suddetti aspetti è possibile avere una stima sui costi che, in generale, è compresa tra i 50.000€ e i 100.000€.

MINIMARKET IN FRANCHISING

Alternativamente a quanto fin ora riportato, è possibile, altresì, pensare di aprire un minimarket in franchising (https://www.guidaconsumatore.com/imprenditoria/che-cose-un-franchising.html).

Rivolgersi ad un franchising è una scelta compiuta da numerosi imprenditori che riconoscono le difficoltà che possono verificarsi nell’aprire un minimarket tradizionale.

Il franchising permette di ovviare ad alcuni problemi, infatti:

  • I costi di apertura sono inferiori;
  • Il brand è conosciuto e ha già una sua clientela;
  • Si beneficia dell’assistenza della formazione e del know how del gruppo.

Ovviamente aprire un minimarket in franchising significa adeguarsi alle politiche stabilite dal franchisor le quali impongono l’utilizzo di arredamenti, prodotti e politiche commerciali decise a monte.

Tra le catene più famose che propongono la possibilità di aderire ad un programma di affiliazione vi sono:

  • Tigre: (https://www.gabriellispa.it/it/gruppo/franchising.html).
  • TODIS: (https://www.todis.it/il-mondo-todis/diventa-affiliato/)
  • MD: (https://www.mdspa.it/affiliazioni)
  • Carrefour: (https://www.carrefour.it/franchising.html)

PANORAMICA GENERALE SULLE PICCOLE ATTIVITÀ ALIMENTARI IN ITALIA

Prima di aprire un minimarket, abbiamo visto che è importante elaborare un business plan e compiere una scelta tra: aprire un minimarket in proprio oppure attraverso un programma di affiliazione (franchising).

Come evidenziato in numerosi studi, tra cui: “Introduzione. Per un’analisi critica delle filiere e dei sistemi agroalimentari in Italia” ( https://www.jstor.org/stable/26778668?seq=1), il mercato dell’alimentare, oggi, utilizza per quasi il 75% i canali della grande distribuzione.

Solo il 13% del mercato alimentare in Italia avviene mediante piccole attività in proprio come ad esempio un minimarket.

In altre parole, il mercato alimentare è saldamente in mano di grandi gruppi come: Coop, Selex e Conad.

Inoltre, come confermato dall’Osservatorio sulla GDO italiana (https://www.mbres.it/sites/default/files/resources/rs_Focus-GDO-2019.pdf) condotto dall’Area Studi Mediobanca, la quantità di piccoli negozi alimentari in Italia è in costante declino.

Tra il 2009 e il 2018 i negozi alimentari con una superficie compresa tra i 100 e i 400 metri quadrati sono calati del 26,1%, mentre si è assistito ad una espansione dei discount + 24,2%.

Tale situazione non è presente solo in Italia, anzi. Mentre nel Bel Paese i primi cinque operatori detengono il 51,8% del mercato, in Europa (Francia e Germania) la quota sale arrivando a toccare anche l’80%.

In conclusione, aprire un minimarket conviene? Come al solito al netto dei dati vi sono casi di minimarket di successo e casi di piccoli alimentari costretti a chiudere dopo tempo.

Ancora una volta, sono le competenze, l’innovatività e le capacità imprenditoriali a determinare il successo. I numeri sono stati riportati per dovere di cronaca, per chiarezza informativa, ma non devono scoraggiare.

Siamo abituati ormai a fronteggiare numerosi e repentini cambiamenti, in verità, nessuno è più realmente in grado di stabilire a priori e in via generale quanto possa convenire investire in un settore piuttosto che in un altro.

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Milena Talento
Classe 1985, una laurea in Filosofia e una passione per il web nata ai tempi dei convegni universitari su Merleau-Ponty e i neuroni specchio. Autodidatta dalla A alla Z, comprende le potenzialità lavorative ma soprattutto economiche delle emergenti professioni tecnologiche e decide di sfruttare le proprie abilità letterarie e logiche applicandole ad un ambito nuovo. Da qui si affaccia alla professione di copywriter che coltiva per diversi anni. Scrive per alcuni e-commerce emergenti (tra cui Dalani e Zalando), si appassiona alla programmazione dei siti web, ma soprattutto agli algoritmi di Google. Circa 10 anni fa apre una web agency con cui si occupa di comunicazione a 360°. Guidaconsumatore.com viene acquistato nel 2018, dopo anni passati a lavorare in redazione come copy e seo. Tra i suoi blog più importanti: www.guidaconsumatore.com www.faidatecreativo.com www.coltivarefacile.it www.guidapet.com
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