Fazzoletti di carta

I fazzoletti di carta fanno talmente parte della nostra quotidianità che è difficile pensare ad un tempo in cui non esistevano. Qualsiasi donna degna di tale nome ne porta almeno un pacchetto nella borsa, e poi ce n’è uno di emergenza in macchina, uno nella borsa della palestra, uno nel cassetto dell’ufficio….perchè un fazzoletto può sempre servire e non necessariamente per il naso, e ovviamente non solo per le donne.

Fazzoletti di carta: storia e curiosità

Il fazzoletto di carta si utilizza ad esempio per pulire gli occhiali, per avvolgere un oggetto delicato, per togliere le briciole di chi ci ha preceduto quando sediamo al tavolino di un bar….Le possibilità di impiego sono infinite per chi è abituato a considerare i fazzoletti di carta dei compagni di viaggio, di quelli che esistono da sempre e che sono lì soltanto per noi, per tornarci utili in qualsiasi momento, per gli usi più disparati. Eppure c’è ancora chi rimpiange il buon vecchio fazzoletto di stoffa, quello che si ripiegava in quattro parti e si infilava religiosamente in tasca dopo averlo usato soltanto per soffiare il naso. I nostri genitori e i nostri nonni mal si adattano a questa ‘novità’ usa e getta che a quanto pare non garantisce lo stesso comfort ed è molto meno elegante del suo predecessore, che comunque esiste ancora ad uso e consumo dei nostalgici.

Ma vediamo come, quando e perché sono nati i fazzoletti di carta e se realmente rispondono soltanto alle esigenze di una società consumistica e ‘sprecona’ che attribuisce scarso valore alle cose e concorre anche alla rovina dell’ambiente producendo e utilizzando troppa carta.

Storia del fazzoletto di carta

Sembra che i primi ad utilizzare il fazzoletto siano stati i ‘soliti’ Egiziani che tanto spesso si distinguono in termini di livello di evoluzione associato al periodo storico. Secondo le testimonianze rinvenute e secondo l’impiego che se ne faceva in Grecia, sulla scia dei costumi degli egizi, la destinazione d’uso era sostanzialmente soffiare il naso. Al contrario, nell’antica Roma non sembrava esserci differenza tra fazzoletti, asciugamani e tovaglioli, nel senso che con lo stesso pezzo di stoffa si faceva un po’ tutto: si puliva la bocca a tavola, si soffiava il naso, si detergeva il sudore. E in effetti, proprio in riferimento a quest’ultima funzione, è rimasto negli annali un aneddoto riguardante Aureliano, imperatore che generosamente fece regalare agli spettatori plebei assiepati sulle gradinate durante gli spettacoli, un fazzoletto ciascuno, da utilizzare per asciugare la fronte o per soffiarsi il naso. Va detto infatti che nell’antichità il fazzoletto non era alla portata di tutti, bensì solo delle classi agiate, mentre le povere non avevano altra scelta che ricorrere ai lembi della toga per sopperire alle loro necessità.

Ancora nel Medioevo lo ritroviamo come esclusivo appannaggio di ricchi e nobili, e per di più con una funzione decorativa che tornerà a farsi strada nel corso dei secoli, alternandosi a periodi in cui i fazzoletti erano ben lungi dall’essere solo ornamentali e si preferiva la praticità, privilegiando tessuti morbidi come il lino.

Se nel 1600 il fazzoletto è molto grande, decorato e sontuoso, e si porta rigorosamente nella mano, già nel 1700 diventa più piccolo, in linea con l’esigenza di non sbandierarlo, bensì di tirarlo fuori soltanto in caso di utilizzo, che è manifestamente quello per il naso. Nella prima metà dell’800 il fazzoletto torna ad essere esibito, e partecipa alle gare di eleganza tra dame, perché riccamente ricamato, intessuto di fili preziosi e decorato in vari modi, ma già nella seconda metà del secolo la situazione cambia e tenerlo in mano diventa poco fine, per cui via di nuovo dalle scene, dagli incontri importanti e dai ritratti.

L’altalena non è tuttavia terminata, poiché questa eterna successione di su e giù, in e out, lecito e non lecito, prosegue nel 1900, che vede il fazzoletto piccolo e discreto nei primi anni, grande ed evidente dopo la prima guerra mondiale, colorato e decorato dopo il secondo conflitto. Però la moda di portarlo nel taschino viene meno nella seconda metà del secolo e progressivamente il fazzoletto perde la sua funzione di elemento dell’abbigliamento, per assumere un ruolo meno visibile, in rapporto alla sua funzione che è quella di soffiare il naso.

Nel frattempo arrivano anche i fazzoletti di carta, che rivoluzionano il settore e introducono una nuova prospettiva, relegando i ‘colleghi’ di stoffa ad un ruolo sempre più marginale.

Dal fazzoletto di stoffa al fazzoletto di carta

Sembra che il primo fazzoletto di carta sia apparso a fine Ottocento in Europa, ma non esistono indicazioni precise sull’anno di nascita. Quel che è certo è che il suo arrivo, ma soprattutto la sua diffusione, ha segnato una tappa molto importante negli usi e costumi del mondo occidentale, che si è progressivamente instradato sul cammino della velocizzazione e razionalizzazione di ogni aspetto della realtà quotidiana. Paradossalmente, quando la lavatrice ha iniziato ad esser presente in tutte le case, offrendo l’incommensurabile vantaggio di lavare con velocità e precisione al posto delle donne che per secoli avevano lavato a mano, proprio in questa fase di modernizzazione, il fazzoletto di stoffa viene messo da parte, in favore di un concorrente che neanche sfrutta le potenzialità dei nuovi elettrodomestici. Ora che se ne può avere più di uno e che lavarli è una passeggiata, si preferisce la comodità della carta.

Comodità che in tempi brevi si estende anche al tipo di confezione, sempre più maneggevole, di formato piccolo, con l’importante ‘accessorio’ dell’apri e chiudi. Con i fazzoletti di carta non occorre far nulla: non va ripiegato dopo l’uso, ma semplicemente buttato; non va conservato e tenuto con cura, ma semplicemente tenuto nella giacca dentro il suo pacchetto. Inoltre è morbido, sempre più morbido, perché il progresso non si ferma e vengono utilizzate fibre sempre più delicate che rispettino la delicatezza delle narici ed offrano una sensazione di benessere quando la funzione è soffiare il naso. Tanto più che i fazzoletti sono compagni immancabili durante i viaggi, o nei bagni pubblici, quando le condizioni igieniche non sono ottimali e si ha bisogno di un ‘amico fidato’.

E poi in commercio se ne trovano davvero di tutti i tipi: pacchetti piccoli e pacchetti grandi, con fazzoletti ad un velo o a doppio velo, bianchi o colorati o ricamati, neutri o profumati, con i personaggi dei cartoni animati solo sulla busta o anche sulla carta.

Davvero difficile rinunciarvi….

Regole di bon ton legate all’uso del fazzoletto

Il galateo si è occupato spesso del fazzoletto, assoggettandone l’uso alle rigide regole del galateo che, pur essendo venute meno nel corso degli anni in termini di rigida osservanza, rimangono comunque una base da non sottovalutare per comportarsi al meglio. In particolare troviamo cenni sul bon ton nell’utilizzo del fazzoletto in due trattati non proprio recenti: il ‘Trattato novello della civiltà francese, Antoine de Courtin, 1672’ e ‘Le Buone Usanze, Mantea 1913’.

Dal Trattato novello della civiltà francese: “ A tavola, soffiarsi il naso con il fazzoletto apertamente e senza ripararsi con il tovagliolo è una sudiceria che fa rivoltare lo stomaco a tutti. Bisogna evitare di sbadigliare, soffiarsi il naso e sputare (…). Se si è obbligati a farlo in luoghi di un certo decoro, è necessario farlo nel proprio fazzoletto, girando la testa e coprendosi con la sinistra. E successivamente non bisogna guardare nel fazzoletto”.

Da Le buone maniere: “Il fazzoletto è un oggetto troppo intimo per farne pompa; è inutile spiegarlo per servirsene; inoltre non ho bisogno di dire che non vi si guarda dentro, quand’è terminata la poco poetica funzione”.

Indicazioni datate, ma che potrebbero ad oggi tornare utili a molti.

Pro e contro dei fazzoletti di carta

Nessuno (e niente) è perfetto. Tra il fazzoletto di carta e il fazzoletto di stoffa esistono differenze marcate e altrettanto marcati pregi e difetti.

Il fazzoletto di stoffa è poco igienico, perché viene utilizzato per più di una volta e conservato nella tasca dei pantaloni, nella giacca o comunque in posti non ‘protetti’ in cui, non avendo alcun tipo di ‘copertura’, è esposto a germi e contaminazioni. Senza contare che per quanto finalizzato al riutilizzo non dovrebbe comunque essere usato all’infinito prima del lavaggio…e su questo non ci sono garanzie.

Poi va lavato e prenderlo dal cesto della biancheria potrebbe non essere piacevolissimo. Inoltre, per il lavaggio si impiegano saponi che vanno ad accrescere l’inquinamento, con buona pace di chi invece accusa gli ‘altri’ di essere inquinanti. A suo favore va detto che è, può essere, bello, con le cifre ricamate e altri tipi di decorazione. E che poggiare il naso su un morbido cotone non è comunque lo stesso che farlo sulla carta, la sensazione è decisamente diversa.

Il fazzoletto di carta è monouso ma prevede una molteplicità di impieghi, è comodo da portare ed è comunque morbido se prodotto da una buona azienda. E’ vero però che inquina, a meno che non sia realizzato in pura cellulosa e, in quanto tale, non sia completamente biodegradabile, il che annullerebbe il problema. Il fatto che molta gente sia incivile e tenda a buttare il fazzoletto in terra dopo l’uso attiene all’educazione, non certo al prodotto, che non può e non deve essere additato perché contribuisce al disordine e alla sporcizia nelle strade.

E poi diciamolo, è un po’ questione di abitudine. Difficile tornare indietro quando si ha tanto a disposizione: come fare a sostituire il pacchetto pieno di fazzoletti che siamo abituati ad avere con noi per ogni evenienza, con un solo fazzoletto di cotone dall’utilizzo più limitato? Al massimo gli amanti del cotone sulla pelle possono utilizzarli entrambi, ricorrendo al fazzoletto di cotone per soffiare il naso e al fazzoletto di carta per le altre evenienze.

Aziende produttrici e loro siti web

Scottex
http://www.scottex.com/
Azienda leader nella fabbricazione di prodotti in carta

Tempo
http://www.tempo.it/
Azienda che produce fazzoletti da 10 anni

Fazzoletti Regina
http://www.fazzolettiregina.it/
Fazzoletti profumati, decorati e ‘animati’



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Una risposta

  1. anna guzzardi

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