Ius soli: che cos’è e cosa cambia se viene approvato

Uno degli argomenti politici e sociali più caldi e scottanti del 2017 è una nuova legge sulla cittadinanza all’orizzonte. Il suo nome è latino, si chiama Ius Soli e significa “diritto del suolo”. La legge ha l’obiettivo di conferire la cittadinanza italiana ai figli dei cittadini stranieri che nascono in Italia, con alcuni paletti e regole da rispettare. Ma vediamo più da vicino di che cosa si tratta.

ius soli

Da molto tempo, in Italia, si discute dello Ius Soli, la nuova legge sulla cittadinanza che potrebbe essere approvata prima della fine del 2017. Se ne parla ovunque, dentro e fuori i banchi del parlamento e questa legge è senza dubbio una delle più discusse degli ultimi anni. Ma cerchiamo di analizzarla meglio per capire cosa è previsto e come qualora passasse al Senato.

Lo Ius Soli è una legge che ha l’obiettivo di conferire la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, è sostenuta dal Partito Democratico ed è in attesa di essere approvata, o meno, in Senato. Per comprendere cosa cambierebbe qualora lo Ius Soli fosse approvato, è necessario conoscere nel dettaglio come funziona adesso la legge.

La legge sulla cittadinanza in vigore ora è stata introdotta nel 1992 e prevede che la cittadinanza italiana si acquisisca solo ed esclusivamente per diritto di sangue. Si chiama Ius Sanguinis e, in altre parole, significa che è italiano chi nasce da genitori italiani. Allo stato attuale delle cose, un bambino che nasce in Italia da genitori stranieri per ottenere la cittadinanza deve aspettare di compiere 18 anni, a patto che possa dimostrare di aver vissuto su territorio in italiana ininterrottamente e senza aver compiuto reati.

I promotori dello Ius Soli considerano questa legge incompleta sotto diversi punti di vista; la normativa vigente, secondo questo filone di pensiero, renderebbe i figli dei cittadini stranieri completamente dipendenti dai loro genitori sotto il profilo burocratico. In altre parole, se il permesso di soggiorno del genitore scade, il figlio del cittadino straniero è obbligato a lasciare il paese insieme a tutta la famiglia.

Cosa cambierebbe se lo Ius Soli diventasse legge?

Per prima cosa è bene fare una precisazione. Con Ius Soli si intende il diritto di ottenere la cittadinanza se si è nati in un determinato paese. Se questo avviene come negli Stati Uniti, dove chiunque che nasce in suolo americano, è considerato cittadino statunitense, siamo davanti a uno Ius Soli puro. Gli Stati Uniti d’America, al momento, sono l’unico paese dove vige lo Ius Soli allo stato puro. Nel resto del mondo e d’Europa lo Ius Soli è modulato attraverso delle regole, come quello che potrebbe essere applicato in Italia.

La legge introdurrebbe nella normativa due tipologie di Ius Soli. Il primo si chiama Ius Soli Temperato, il secondo Ius Culturae. Vediamo di che cosa si tratta.

Lo Ius Soli Temperato prevede che un bambino nato in Italia e figlio di genitori stranieri possa ottenere la cittadinanza in modo automatico se almeno uno dei due genitori risiede in Italia legalmente da almeno 5 anni. Questo è valido, però, nel caso in cui il genitore provenga da un paese dell’Unione Europea. Se il genitore non proviene da un paese dell’Unione, ci sono dei requisiti da rispettare perché il figlio possa ottenere la cittadinanza:

 

  • Deve avere un reddito non inferiore all’importa dell’assegno annuo sociale
  • Deve avere a disposizione un alloggio idoneo
  • Deve aver superato un test di conoscenza sulla lingua italiana

Il secondo modo per ottenere la cittadinanza è lo Ius Culturae. Se la legge passa potrà diventare cittadino italiano la persona figlia di cittadini stranieri, minore o arrivato in Italia prima di aver compiuto 12 anni d’età, che abbia frequentato per almeno cinque anni una scuola italiana e superato in modo positivo almeno un ciclo scolastico italiano, ossia la scuola elementare o quella media. Chi arriva in Italia dopo aver compiuto 12 anni potrà essere cittadino italiano dopo aver superato un ciclo scolastico o dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni.

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