Naspi: come funziona e come richiederla

NASpI è l’acronimo per Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, ovvero l’ente riconosciuto dallo Stato per mezzo dell’INPS che si occupa di elargire l’indennità di disoccupazione a tutti coloro che hanno perso il lavoro per un licenziamento individuale o di massa. Oltre a queste motivazioni, ce ne sono altre che approfondiremo nel corso della guida.

Naspi: come funziona e come richiederla

Va da sé che per ottenere la disoccupazione non serve “solo” aver perso il lavoro, ma anche soddisfare determinati requisiti e seguire un percorso specifico per presentare domanda e tutti i documenti necessari all’INPS, e aspettare i tempi necessari per fare la richiesta (68 giorni dalla data di licenziamento o dimissioni). La disoccupazione INPS è compatibile anche con il reddito di cittadinanza.

Disoccupazione: cosa dice il decreto cura Italia e la proroga domanda 2020

Alla luce di una situazione certamente non facile come quella della pandemia COVID-19 che ha fermato l’economia, lo Stato ha deciso di ampliare i termini di decadenza previsti da 68 a 128 giorni per tutti i casi di licenziamenti involontari dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. Non solo: sempre per effetto del nuovo decreto cura Italia, si tiene conto anche di domande NASpI e DIS-COLL presentate oltre il termine ordinario.

Sono prorogati di 60 giorni anche le scadenze previste per la presentazione di domande per l’incentivo all’autoimprenditorialità (articolo 8, comma 3, del DDL 22/2015) e i termini per l’assolvimento degli obblighi imprenditoriali (articolo 9, commi 2 e 3, articolo 10, comma 1, e articolo 15, comma 12, dello stesso decreto legislativo).

Fatta questa necessaria precisazione volta a ovviare ogni dubbio sul diritto o non diritto alla disoccupazione in periodo di lockdown, andiamo ora a vedere come richiedere la disoccupazione 2020, approfondendo i requisiti, quando e a chi spetta, dove richiederla e che cosa serve, i tempi necessari.

Quando e a chi spetta la disoccupazione

Come visto, la disoccupazione è un’indennità statale riconosciuta al lavoratore che perde il lavoro per una di queste motivazioni:

  • Licenziamenti collettivi o individuali.
  • Dimissioni durante il periodo di congedo parentale (maternità).
  • Dimissioni per giusta causa: s’intende con questo una causa che impedisce la prosecuzione anche provvisoria del rapporto di lavoro. Un esempio è il non pagamento delle retribuzioni da parte del datore di lavoro.
  • Licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione, entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento.
  • Risoluzione consensuale in caso di dipendente che rifiuti un trasferimento in una filiale dell’azienda lontano oltre 50km dalla sua residenza o perché la stessa filiale è irraggiungibile in 80 minuti coi trasporti pubblici.
  • Licenziamento disciplinare.

In sintesi, la disoccupazione spetta nei casi in cui si perda l’attività principale da cui deriva il reddito, o l’attività stagionale (alberghi, stabilimenti balneari, villaggi turistici).

Naturalmente, chi richiede la disoccupazione per presentare domanda deve essere privo di un’altra occupazione (questo è il significato di licenziamento involontario) e deve aver dichiarato al centro per l’impiego la sua disponibilità immediata allo svolgimento di attività lavorative e la partecipazione a misure attive di politica attiva. Oltre a questo, può richiedere la disoccupazione anche chi lavora in prestazioni occasionali (come contratti a chiamata). Inoltre, chi presenta domanda di disoccupazione deve soddisfare i seguenti requisiti di carattere oggettivo:

  • Stato di disoccupazione (per cause indipendenti dalla sua volontà).
  • Requisito contributivo: per ottenere la disoccupazione si devono avere almeno tredici settimane di contribuzione in un periodo non superiore ai 4 anni precedenti l’inizio della disoccupazione. Per utili di contribuzione si intendono anche i contributi accreditati durante il periodo di maternità obbligatoria e congedo parentale, a patto che siano regolarmente indennizzati e avvenuti in costanza di rapporto di lavoro. sono inclusi anche i periodi di astensione dall’attività lavorativa per malattia dei figli fino a 8 anni di età per un massimo di 5 giorni lavorativi durante l’anno solare. Non sono considerati utili, invece, i periodi di cassa integrazione ordinaria e straordinaria con sospensione dell’attività a zero ore, né i periodi di assenza dovuti a permessi e congedi concessi per l’assistenza a soggetti con handicap di gravità, siano essi coniugi, genitori, figli o sorelle conviventi.
  • Requisito lavorativo: il richiedente deve aver lavorato almeno 30 giorni nei dodici mesi precedenti l’avvio del periodo di disoccupazione. Questi trenta giorni sono da intendersi come giorni di effettiva presenza sul lavoro a prescindere dal numero di ore. Inoltre, sono giornate di calendario, e perciò è da considerare “il periodo dal – al”. Anche in questo caso ci sono alcuni eventi che possono estendere l’arco dei dodici mesi:
  1. Malattia e infortunio durante l’attività lavorativa.
  2. Assenza per congedi o permessi per l’assistenza a soggetti con handicap in situazioni gravi, a patto che siano autorizzati.
  3. Cassa integrazione straordinaria e ordinaria, con riduzione dell’attività a 0 ore.
  4. Congedo parentale regolarmente indennizzato e intervenuto in costanza di rapporto di lavoro.

A quanto ammonta l’importo della disoccupazione?

Per calcolare la cifra di indennità di disoccupazione che gli spetta, l’individuo deve avere con sé l’estratto conto previdenziale – che può prendere anche via web dal sito dell’INPS – e calcolatrice. Deve infatti sommare tutte le retribuzioni imponibili ai fini previdenziali ricevute negli ultimi quattro anni, dividendo poi il risultato ottenuto per il numero di settimane di contribuzione. Il quoziente di tale divisione va infine moltiplicato per un coefficiente pari a 4,33.

Se il calcolo porta a un risultato totale di una retribuzione pari o più bassa al minimo mensile che l’INPS ha fissato a 1.227,55 euro (cifra del 2020, che l’INPS cambia annualmente), l’importo NASpI va inteso come il 75% di tale retribuzione. Se la cifra che ne esce è superiore, allora a quel 75% si aggiunge un importo corrispondente al 25% del differenziale tra retribuzione mensile e il suddetto importo. Si ricordi, tuttavia, che l’importo massimo dell’indennità NASpI non può essere superiore a 1335,40 euro al mese (anche in questo caso, cifra aggiornata al 2020) e che dal 91° giorno la cifra si riduce del 3% ogni mese.

L’indennità di disoccupazione ha una durata che cambia in base al periodo di contribuzione di ogni soggetto. Ovvero, corrisponde a un periodo di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, e in ogni caso non si protrae oltre i 24 mesi. L’unica eccezione a questo periodo è prevista per la NASpI dei lavoratori stagionali, che possono godere di una disoccupazione per un periodo leggermente più lungo. Lo Stato vuole, in questo modo, tenere conto delle problematiche relative a questi tipi di lavoratori, ovvero quelli del settore turistico estivo e invernale. Sono persone che per forza di cose lavorano per pochi mesi l’anno (l’estate gli stabilimenti balneari, l’inverno quelli sciistici) e che quindi hanno poi difficoltà a trovare subito un altro impiego: ecco che, quindi, per loro la disoccupazione dura un mese in più.

Quando e come si presenta la domanda NASpI

Per ottenere l’indennità di disoccupazione, la domanda deve essere presentata entro 68 giorni dalla fine del rapporto del lavoro (salvo le eccezioni previste nel Decreto Cura Italia viste sopra). In base a quando viene presentata la domanda, l’importo parte da un termine diverso:

  • Dall’ottavo giorno successivo alla data di fine del rapporto lavorativo, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno.
  • Dal giorno successivo alla presentazione della suddetta, se viene presentata dopo l’ottavo giorno.
  • In caso di malattia, maternità o infortunio, parte dall’ottavo giorno successivo al termine di queste eventualità se la richiesta viene presentata entro l’ottavo giorno. Altrimenti, dal giorno successivo della presentazione se la domanda viene presentata dopo l’ottavo giorno, ma sempre rispettando i termini previsti dalla legge.
  • Con un ritardo di 30 giorni rispetto alla normalità in caso di licenziamento per giusta causa.

La domanda di disoccupazione NASpI si può richiedere sfruttando i classici canali telematici:

  • I servizi online dell’INPS per il cittadino, accedendo con PIN personale di tipo dispositivo.
  • Con il patronato.
  • Contattando il numero verde 803 164 (da fisso; la chiamata è gratuita) o 06 164 164 (da mobile, con tariffazione al minuto).

Sicuramente, comunque, la via più semplice ed economica è quella online usando il PIN personale. Infatti, presentare domanda via patronato è vero che è gratuita in sede di presentazione, ma poi prevede una trattenuta mensile dall’importo di disoccupazione volta al pagamento delle prestazioni del patronato. Il contact center è altresì gratis se da fisso, ma è più lento e complicato.

FAQ: quando arrivano i soldi?

Una delle domande più frequenti sulla NASpI – comprensibilmente, visto che chi la richiede ha bisogno di ricevere i soldi in fretta – e alla quale tuttavia non esiste una risposta certa, perché non esiste un vero calendario dei pagamenti.

Per prima cosa tale data dipende da quando la domanda è stata presentata, e poi i tempi dei pagamenti cambiano da sede a sede, dai tempi di elaborazione delle domande, e da altri fattori. Bisogna quindi entrare nell’ottica e accettare che bisogna aspettare almeno un mese dalla domanda per il primo pagamento, e questo sempre che si siano seguiti fedelmente tutti i passi previsti dall’iter di presentazione. È probabile, comunque, che la nuova pagina di calcolo dell’importo permetterà anche di vedere il calendario dei pagamenti NASpI aggiornato con anche le date di tali versamenti.

Sospensione, riduzione e decadenza della NASpI

IL DDL 150 del 14/9/2015 ha introdotto delle misure per rafforzare i meccanismi di condizionalità per la fruizione di prestazioni a sostegno del reddito. Ecco perché l’inadempienza degli obblighi del disoccupato prevedono delle sanzioni che si concretizzano nella parziale o totale decurtazione della NASpI, la sospensione fino alla decadenza dell’integrazione salariale. Quest’ultima si ha quando il beneficiario NASpI perde lo stato di disoccupazione e quindi viene a mancare del requisito base per il suo ottenimento (verosimilmente perché ha trovato un nuovo lavoro).

Ma tale diritto all’indennità si perde anche in situazioni in cui il disoccupato non manifesti una partecipazione attiva alle attività proposte nel patto di servizio, nonché in casi di mancata presentazione alla convocazione per gli appuntamenti con il tutor per confermare e rinnovare lo stato di disoccupazione. E, infine, se rifiuta un lavoro che corrisponde alle sue competenze professionali.

La sospensione dell’indennità, invece, avviene quando il disoccupato ottiene un contratto di lavoro a tempo determinato che abbia una durata massima di sei mesi: in questo caso, la disoccupazione NASpI è sospesa fino al termine del contratto, quando poi riprende per il residuo che ancora spetta. Il lavoratore non è tenuto a fornire nessun tipo di comunicazione perché la sospensione opera d’ufficio tenendo conto delle comunicazioni obbligatorie.

La riduzione dell’indennità riguarda situazioni in cui il disoccupato svolga attività lavorative sia in forma autonoma che subordinata da cui derivi un reddito inferiore al limite di conservazione dello stato di disoccupazione. In questo caso il beneficiario ha l’obbligo di dichiarare all’INPS – entro un mese dall’inizio di tale attività lavorativa – il reddito che riceve dal nuovo lavoro. L’ente provvederà a ridurre l’importo dell’80% dei redditi presunti, tenendo conto del tempo che passa tra le date di inizio e fine attività.

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