Che cos’è l’Ebraismo

nsieme al Cristianesimo e all’Islam, l’Ebraismo è la terza religione monoteista più importante al mondo. Ma quali sono i precetti che segue e i suoi testi sacri, quali sono le sue festività religiose e che cosa significa essere ebrei oggi? Ma anche: in che modo l’ebraismo è strettamente connesso alla situazione politica e sociale del medio-oriente? Ecco allora tutte le risposte del caso e tutti gli approfondimenti necessari per comprendere al meglio questa religione.

Che cos'è l'ebraismo

Che cos’è l’Ebraismo

Il termine Ebraismo si riferisce alla terza religione monoteista più diffusa al mondo, insieme al Cristianesimo e all’Islam. Praticata dagli ebrei, la religione ebraica si riferisce a tutti gli uomini che si riconoscono in un unico popolo e in un’unica cultura che prescinde dai confini nazionali. Certo, pensiamo subito agli ebrei d’Israele, ma questo popolo vive in tutto il mondo nelle sue comunità e si riconosce in questa religione come cardine della propria cultura ebraica.

Ogni uomo che nasce da madre ebrea è considerato a tutti gli effetti appartenente alla comunità ebraica, a prescindere dal paese e dalla città di nascita. Chi non è nato da madre ebrea può comunque convertirsi alla religione ebraica, accettando quindi la legge mosaica, dopo aver ottenuto il nulla osta dal Rabbino capo della propria comunità di appartenenza. Oggi gli ebrei di tutto il mondo rispondo a un numero di circa 14 milioni; di questi il 40% vive in Israele, il restante 40% si trova negli Stati Uniti d’America, mentre il restante 20% vive in Europa, con una concentrazione molto alta soprattutto in Gran Bretagna e in Francia.

La religione ebraica è coinvolta in molte questioni politiche e sociali che ancora oggi, a distanza di anni, infiammano il medio-oriente e mettono a repentaglio la pace e la stabilità nei territori dello Stato d’Israele dove lo scontro con i palestinesi è più vivo che mai. Ma vediamo perché è in quale modo questa religione rappresenta una delle ragioni di uno dei conflitti più sanguinosi della storia.

L’Ebraismo e lo stato d’Israele vivono in uno stretto connubio e non si può parlare dell’uno senza citare l’altro. Questo stato è stato proclamato ufficialmente nel 1948 e, confrontando la popolazione dell’epoca con quella di oggi, possiamo affermare con certezza che da allora la popolazione israeliana è aumentata di quasi otto volte. Questo è avvenuto non solo grazie all’alto tasso di natalità, ma anche grazie alla Legge del Ritorno, una legge particolare che permette agli ebrei di tutto il mondo di trasferirsi in Israele richiedendone la cittadinanza, dal momento che per gli Ebrei questo stato è considerato “la terra promessa”.

Questa legge affonda le sue radici nel Sionismo, un movimento che prende il nome dalla collina di Sion, su cui Gerusalemme sorge, fondato nel 1800 da un ebreo ungherese di stanza a Parigi: Theodor Herzl. Fu lui, a seguito del forte clima antisemita, a proporre una legge che garantisca a tutti gli ebrei del mondo di riunirsi all’interno di uno stato autonomo. >Nel 1917, a gestire il protettorato su quei territori geografici era la Gran Bretagna e fu proprio questo stato, con la Dichiarazione di Balfour, di accettare la creazione di uno stato ebraico che potesse accogliere gli ebrei di tutto il mondo. Da quel momento iniziò una vera e propria migrazione verso i territori del medio-oriente e gli ebrei cominciarono a unirsi alle comunità che vivevano nel luogo.

Sin da subito cominciarono gli scontri tra gli ebrei e le comunità locali, fino a quando, nel 1947, l’ONU cercò di risolvere la controversia che si era creata con la dichiarazione della nascita di due stati: lo stato ebraico e lo stato palestinese. Gli ebrei diedero così vita allo stato di d’Israele l’anno dopo, nel 1948, mentre le comunità arabe rifiutarono qualsiasi tipo di soluzione e si rifugiarono nei campi profughi che vennero allestiti nelle zone circostanti.

I conflitti tra la Palestina e lo Stato di Israele durano ormai da tempo immemore; i palestinesi rivendicano la possibilità di vivere nei luoghi in cui i loro avi da sempre hanno vissuto, mentre gli ebrei rivendicano il loro diritto a stabilirsi in un luogo che gli è stato loro concesso. Nessuno si sente straniero lì; due popoli, due culture, due religioni, due situazioni economiche differenti e due fazioni perennemente in lotta. A dividerli, oggi, c’è un muro, costruito da Israele nel 2002 allo scopo di difendersi dal terrorismo.

I principi dell’Ebraismo

L’Ebraismo è una religione monoteista e al suo interno racchiude varie correnti. La maggioranza di questa deriva dall’Ebraismo rabbinico e si basa sulla credenza che Dio ha rivelato le sue leggi e i suoi comandamenti a Mosè sul Monte Sinai. Queste leggi sono conosciute con il nome di Torah, che come vedremo si differenzia nella sua forma scritta e in quella orale.

Per gli ebrei Dio è una figura solitaria, che non ha rapporti con altri dei ma direttamente con il suo popolo. Per gli ebrei Dio è una figura unica e attiva nelle azioni del genere umano che ha promesso ad Abramo di accogliere tutti i suoi discendenti in una grande nazione. Secondo l’ebraismo è stato Dio in persona ha comandato la fondazione dello Stato di Israele, un dio che non è uno e trino e non è morto e risorto come secondo il Cristianesimo.

Un insieme di regole da mettere in pratica nella vita quotidiana. La Torah si compone di più libri che, nel corso dei secoli, hanno prodotto la Mishnah, una raccolta di parole scritte che testimonia la tradizione orale. A completare i testi sacri c’è anche il Talmud, un insieme di commenti dei vari maestri dell’ebraismo. Gli insegnamenti sono stati messi per iscritto per evitare che andassero perduti durante la diaspora del popolo ebreo. Del Talmud, in particolare, esistono due versioni; la prima palestinese e la seconda babilonese. Questi, insieme alla Ghemarah, che si compone di tutti i testi che non sono compresi nella Mishnah, fanno parte della cosiddetta Torah orale.

In epoca antica, i rabbini erano considerati i saggi della comunità e il loro compito era quello di interpretare le leggi fissate nella Torah. Questa impostazioni oggi si è persa anche se il Rabbino rimane la guida spirituale di una comunità ebraica. I Rabbini, per esercitare il loro incarico, ricevono un’ordinazione, che si concretizza nella cerimonia dell’imposizione delle mani, un gesto biblico che simboleggia una sorta di passaggio di consegna da un capo spirituale a un altro.

I compiti del Rabbino oggi, anche se il ruolo di questa figura si è evoluto nel tempo, è molto importante. A lui spetta il compito di vigilare sulla comunità e verificare che tutte le norme dell’ebraismo vengano rispettate. Tra queste, molto importanti sono l’alimentazione che gli ebrei devono seguire, il rispetto delle festività e del sabato come giorno di riposo, la vita della famiglia e quella pubblica. Il Rabbino, inoltre, interviene anche qualora ci siano delle controversie legali o religiose per quanto riguarda l’aspetto spirituale della vita degli ebrei.

I rabbini possono sposarsi e avere dei figli ed è la comunità a scegliere il suo Rabbino. Tra i membri della comunità il legame è molto forte e per celebrare una preghiera comunitaria o per leggere la Torah è necessario essere alla presenza di dieci adulti maschi.

L’alimentazione per gli ebrei

Quello dell’alimentazione per gli ebrei è un argomento poco conosciuto e non tutti sanno che, così come i musulmani hanno il divieto di mangiare carne di maiale, anche gli ebrei devono seguire alcune regole in fatto di alimentazione, precetti scritti direttamente nella Torah.

Gli ebrei possono mangiare solo carne kasher. Il termine “kasher” significa “giusto”, “adatto” e secondo la religione ebraica identifica gli unici animali di cui gli ebrei possono cibarsi. Si possono mangiare mucca, pecora, capra e cervo ma non cavallo e coniglio. Si possono mangiare i pesci che abbiamo squame e pinne, ma non i crostacei, i molluschi e i frutti di mare. Secondo la Torah, inoltre, è strettamente vietato mescolare la carne con i latticini, così come non si può mescolare la carne con il pesce.

Le festività ebraiche

Le festività ebraiche sono scandite dal calendario ebraico, che celebra e racconta la storia degli ebrei e il loro rapporto con Dio. La più importante è lo Shabbat, il giorno di riposo che per gli ebrei cade il sabato e comincia a partire dal tramonto di ogni venerdì. Il compito delle donne durante questa festa è molto importante; spetta a loro, infatti, accendere le candele e recitare una benedizione prima della cena.

Le altre ricorrenze importanti sono la Pasqua ebraica, che comincia il quattordicesimo giorno del primo mese del calendario ebraico e che ricorda l’Esodo degli ebrei dall’Egitto, la Pentecoste, in cui si ricorda la rivelazione a Mosè sul Monte Sinai e il Sukkot, che invece commemora il vagabondare degli israeliti per quarant’anni verso la Terra Promessa.

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