Dieta verde in gravidanza: perché fa bene

Assumere più verdure in gravidanza influenza le scelte alimentari del nascituro. E’ quanto sostiene uno studio condotto su 46 bambini tra i 6 mesi e un anno di età dai ricercatori del Monell Chemical Senses Centre di Philadelphia e presentato durante l’American Association for the Advancement of Science meeting. Ecco perché una dieta verde in gravidanza può contribuire ad affrontare meglio i nove mesi.

la dieta verde in gravidanza

Dieta verde in gravidanza: anche il bimbo sente i sapori

L’influenza sulle scelte alimentari si otterrebbe perché i bambini sono in grado di sentire il sapore del cibo, già nel grembo materno, per cui, quando arriva il momento dello svezzamento, sanno già quali sono i cibi che possono mangiare riconoscendoli dal sapore. Questo perché anche prima che un bambino mangi il primo boccone di cibo, impara a conoscerne il sapore attraverso il liquido amniotico nel grembo materno e poi attraverso il latte della madre. I risultati hanno mostrato che, per esempio, le donne che avevano bevuto regolarmente succo di carota durante la gravidanza o l’allattamento avevano figli che mangiavano con più facilità e piacere i cereali al gusto di carota, che non i bambini le cui madri non avevano assunto carote o il succo di carota nei due periodi.

Troppo piombo nell’aria mette a rischio la gravidanza

Secondo uno studio condotto dalla Brown University su 3.173 donne tra i 16 e i 49 anni ha evidenziato come nelle donne in età fertile che vivono nelle aree urbane i libelli di piombo, mercurio e bifenili policrorurati nel sangue siano oltre la media. E questo metterebbe in pericolo lo sviluppo del cervello nel feto e poi nel neonato, in quanto gli inquinanti passano dalla madre al figlio prima attraverso la placenta e poi con il latte materno. Secondo i ricercatori, le donne più a rischio sono quelle di età compresa tra i 40 e i 49 anni, perché queste sostanze tossiche si accumulano nell’organismo con il tempo.

I bambini italiani stanno abbastanza bene in salute, anche se praticano poco sport e molti sono in sovrappeso. E non ricevono le stesse cure e servizi, che variano da regione a regione. Ad affermarlo è l’ultimo rapporto sulla Salute dei Bambini realizzato dall’Istituto di igiene della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma e dalla Società italiana di pediatria. Attualmente la rete dei pediatri presente sul territorio è ancora valida ma il numero dei pediatri diminuirà nei prossimi tre anni e nella bozza per il Riordino delle cure primarie si è anche ipotizzato di far passare alle cure dei medici generalisti i bambini già dall’età di 7 anni.

Igiene intima femminile: i rischi di un’igiene scorretta

Secondo uno studio dei ricercatori dell’Università della California di Los Angeles pubblicato sulla rivista Obstetrics and Gyneacology, troppa pulizia alle parti intime aumenta il rischio di infezioni sessualmente trasmissibili, come le vaginosi batteriche, l’herpes e la clamidia. Il problema risiede nel tipo di detergenti e lubrificanti utilizzati all’interno degli organi genitali, spesso non idonei a questo scopo. Ed è proprio l’uso di prodotti non pensati per le parti interne dei genitali ad aumentare la probabilità di infezioni batteriche o da lieviti, molto probabilmente perché questi prodotti alterano il pH vaginale e compromettono la flora batterica. Tra le conseguenze del loro uso inappropriato, ci sono anche infiammazioni e dermatiti da contatto. Meglio, quindi, lavarsi esternamente con acqua e cambiare frequentemente la biancheria intima, oltre che, naturalmente, utilizzare detergenti specifici per queste zone delicate.

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