Come conservare il latte materno: il tiralatte

Il tiralatte è uno strumento che consente alla neomamma di “tirate”, cioe di estrarre, il latte dal seno per offrirlo al bebè nel biberon laddove, per motivi diversi, non fosse possibile attaccare il piccolo direttamente al capezzolo. Scopriamo come conservare il latte materno con il tiralatte.

che cos'è il tiralatte

Che cos’è il tiralatte?

Di solito, si presenta come un contenitore di plastica dotato di una sorta di ventosa da fare aderire all’areola: messo in azione, esercita una pressione che provoca l’estroflessione dal capezzolo e, di conseguenza, la fuoriuscita di latte secondo un meccanismo di funzionamento del tutto simile a quello stimolato della suzione diretta da parte del bambino. Proprio

per questo, il suo utilizzo è in grado di indurre e mantenere attiva la produzione di latte da parte della ghiandola mammaria, permettendo di riprendere l’allattamento una volta risotto il problema che ne ha causato la sospensione ed evitando di ricorrere al latte artificiale

Perchè è utile il tiralatte?

Uno dei casi più frequenti che rende necessario l’uso del tiralatte è rappresentato della nascita prematura del bambino (prima della 37″ settimana di gravidanza), che in genere comporta la sua incapacità di attaccarsi al capezzolo della madre nel modo e per il tempo sufficienti a consentirgli di soddisfare i suoi fabbisogni nutritivi. Questo strumento puà rivelarsi molto utile anche se si ricomincia a lavorare prima di avere interrotto l’allattamento: tirandosi il latte a casa, si possono creare della scorte che la baby-sitter o la nonna offriranno con il biberon al piccolo mentre la mamma è fuori casa. La momentanea sospensione delle poppate e il ricorso al tiralatte potrebbero, infine, essere determinati dalla comparsa di alcuni disturbi al seno che proprio l’allattamento naturale tende a stimolare: tra questi rientrano, per esempio, le ragadi, piccole ferite dolorose che si formano sul capezzolo per lo più per effetto di un modo erroneo del bebè di attaccarsi al seno, l’ingorgo mammario, ovvero l’ostruzione di alcuni dotti galattofori (i sottili canali in cui scorre il latte), e la mastite, un’infezione di alcuni dotti galattofori che può anche provocare la formazione di ascessi.

Come si usa il tiralatte?

Prima di estrarre il latte è necessario lavare bene le mani e tenere il seno caldo con un impacco o una doccia.

  • Dopo avere inumidito il seno, bisogna applicare la ventosa o l’imbuto all’areola e tirare piano ma con un’intensità man mano crescente. Se il latte non defluisce subito, rimanere rilassate e continuare a tirare.
  • E meglio, comunque, effettuare pompaggi brevi, massimo 15 minuti, ma frequenti (6-8 volte al giorno): in questo modo, oltre a evitare di stressare i tessuti, si svuota bene il seno e si stimolano l’attivita della ghiandola mammaria e la produzione di altro latte.
  • II latte estratto va versato in appositi contenitori sterilizzati, raffreddato in frigorifero (dove si mantiene per 24 ore) e poi riposto in freezer dove può essere conservato per 2/3 mesi.

Come scegliere il tiralatte?

A seconda delle proprie esigenze, la neomamma può orientarsi verso l’acquisto oppure il noleggio

In commercio sono disponibili due diversi tipi di tiralatte:

  • Il tiralatte manuale che comprende i modelli “a pompetta” e quelli “a siringa” e risulta più adatto per le mamme che vi ricorrono meno di frequente. Costa dai 15 ai 90 euro;
  • Il tiralatte elettrico in cui il meccanismo è attivato appunto su un dispositivo eletttrico. Ve ne sono di modelli portatili, caratterizzati dalle piccole dimensioni e dal fatto di funzionare anche a batteria, il cui costo varia dai 30 ai 200 euro, e di semi-professionali, simili a quell usati negli ospedali, particolarmente indicati se serve estrarre consistenti quantità di latte (come nel caso dei gemelli). II costo si aggira, intorno ai 1.000 euro e, quindi, è consigliabile noleggiarlo al prezzo medio di circa 2 euro al giorno, ovvero 60 al mese.
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