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Tutta la verità sul latte che beviamo

Tutta la verità sul latte che beviamo

Il latte è uno dei primi alimenti che abbiamo assaporato da bambini e tutti, vegani esclusi e al netto di tutte le correnti di pensiero che sostengono che questa bevanda sia dannosa, lo considerano un alimento completo, ricco di nutrienti e perfetto per fornire un buon apporto di energia alla mattina se bevuto a colazione. Questa volta non si tratta, però, di discutere sui valori nutrizionali del latte o di chiedersi se il latte faccia male o meno.

No, il punto è un altro: riflettere sulle modalità di produzione del latte e chiedersi se questo sistema può essere considerato sostenibile per la vita degli animali e per l’ambiente. Cosa sappiamo veramente su questa filiera? E quante e quanto spesso ci poniamo delle domande a riguardo?

Nel carello della spesa non manca, quasi, mai ed è uno dei prodotti maggiormente consumati in Italia. Che sia intero, scremato o parzialmente scremato, il latte fa parte della nostra tradizione gastronomica da sempre, anche se è da poco che si sono accesi i riflettori sulla sua produzione e sono molte le domande che si pongono ambientalisti, animalisti e non sui risvolti etici che questo mercato potrebbe avere.

Se un prodotto è biologico, come quando parliamo delle uova, della carne e dei formaggi, del resto, si stima che si tratti di una produzione che avviene nel rispetto della vita degli animali coinvolti, ma in tutti gli altri casi che cosa succede? Cosa si nasconde dietro al cartone di latte che acquistiamo al supermercato?

Forse a questa domanda non badiamo troppo, o forse la risposta non ci interessa, ma quello che è certo che le ultime indagini svolte all’interno degli allevamenti che tanto stanno facendo scalpore potrebbero consegnarci risposte decisamente allarmanti.

Sapevate che dietro al latte che beviamo potrebbe nascondersi la triste realtà di tanti vitelli rinchiusi in un allevamento intensivo, e quindi stipati l’uno accanto all’altro all’interno di piccoli box? Le femmine sono destinate alla produzione del latte, mentre i maschi sono destinati al macello.

A dircelo, e a mostrarcelo con immagini che non lasciano molto spazio all’immaginazione, è Animal Equality, che in Gran Bretagna ha svolto numerose indagini sulla produzione del latte e dei tanti prodotti caseari. In Italia, ovviamente, la situazione non è migliore e anzi, proprio in un paese dove la produzione casearia è molto ricca per tradizione, la situazione potrebbe diventare precaria.

La produzione, ormai, punta tutto, o quasi, sulla quantità e non più sulla qualità. E quindi non importa se le condizioni di vita degli animali sono precarie, o pessime, e se i vitelli che producono latte vengono sfruttati fisicamente fino allo sfinimento, perché secondo le logiche della produzione odierna quello che conta è produrre semplicemente più latte possibile.

Ma la vera domanda che dobbiamo porci noi è la seguente: quanto siamo realmente informati su tutto questo? Sappiamo con esattezza da dove arriva il latte che consumiamo? E se gli animali vengono tenuti in allevamento in quelle condizioni, siamo proprio sicuri che anche tutte le norme igieniche che ci si aspetta di vedere applicate all’interno di un allevamento vengano rispettate?

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