Specialità dell’atletica leggera

L’atletica leggera è una delle discipline sportive più antiche; affonda infatti le sue radici ai tempi degli antichi egizi, per svilupparsi ulteriormente con gli antichi greci e romani, evolvendosi sempre più fino ai giorni nostri. Oggi si compone di una miriade di specialità, spesso in rapida evoluzione grazie ai progressi tecnologici dei materiali e alla continua introduzione di varianti e persino alla nascita di nuovi sport. Ecco quindi una guida sulle varie spettacolari ed emozionanti specialità che ne fanno parte.

Specialità dell’atletica leggera

In passato l’atletica comprendeva talune specialità bizzarre o comunque oggigiorno abbandonate, come il salto da fermo, corse all’indietro, nonché altre discipline che si confondevano con la ginnastica attrezzistica. Le principali specialità dell’atletica leggera moderna sono: le gare di corsa, le corse ad ostacoli, le gare di marcia, le gare di salto e le gare di lancio.

Gare di corsa

Le gare di corsa si disputano su di una pista della lunghezza di 400 metri (con fondo in tartan o altro materiale sintetico), divisa in 8 o 6 corsie della larghezza minima di 1,22 metri ciascuna. In tutte le gare previste, la partenza viene data con un colpo di pistola; qualora uno dei concorrenti scatti innanzi precedendo il segnale dello starter, la partenza viene annullata e il responsabile subisce un’ammonizione ufficiale; se incorre in un secondo errore, viene squalificato.

Per non incappare in una squalifica, gli atleti non devono, inoltre, in nessun modo danneggiare gli avversari, toccandoli o tagliando loro la strada; né possono uscire, tranne che nelle gare di fondo e mezzofondo, dalla propria corsia. Il regolamento prevede gare di velocità, di mezzofondo e di staffetta.

Velocità

Alle gare di velocità, appartengono i 100, 200 e 400 metri piani (contemplati sia per gli uomini che per le donne). Sono, quest’ultime, le gare forse più affascinanti e spettacolari dell’atletica, poiché in brevissimo tempo costringono gli atleti a bruciare ogni loro energia, e a lottare spalla a spalla allo spasimo sino al filo di lana.

In passato, gli atleti assumevano alla partenza una posizione particolare, con il corpo inclinato in avanti e le braccia a penzoloni in avanti; oggi, invece, tutti adottano la cosiddetta “partenza all’americana”, con mani e un ginocchio a terra e i piedi puntati sui blocchi di partenza: una tale posizione consente uno scatto iniziale più rapido e, di conseguenza, il raggiungimento in pochi secondi della massima velocità.

I cento metri si corrono in linea retta, mentre i 200 e 400 comprendono rispettivamente una e due curve: logico, quindi, che i blocchi di partenza per queste due gare siano sfalsati in diagonale, per compensare lo svantaggio di chi gareggia all’esterno, lontano dalla “corda”.

Mezzofondo

Alla categoria del mezzofondo appartengono invece gli 800, i 1500, i 5000 e i 10000 metri maschili, e gli 800, 1500, 3000 metri femminili. Queste gare sono state considerate a lungo corse di resistenza e condotte perciò come tali, cioè a ritmo blando e pausato; oggi, invece, vengono “tirate” come corse brevi prolungate, il che implica naturalmente uno sforzo atletico notevolmente superiore.

E’ stata questa evoluzione nel modo di correre le lunghe distanze che ha determinato l’innalzamento della soglia del mezzofondo fino a comprendere le discipline dei 5000 e 10000 metri, un tempo considerate “gare di fondo”. Gli atleti possono correre in modo assolutamente libero, non sono tenuti cioè a rimanere nelle corsie di partenza. Al termine di ogni giro percorso viene esposto un cartello con l’indicazione dei giri che restano ancora da percorrere; l’ultimo giro viene segnalato con il suono di un’apposita campanella.

Staffetta

Le gare di staffetta, infine, costituiscono il logico completamento delle gare di corsa veloce. Sono competizioni di corsa a squadre nelle quali i componenti di ogni singola formazione (4 atleti) devono trasmettersi un bastoncino chiamato “testimone”. Il percorso da compiere viene suddiviso in quattro parti o frazioni, ciascuna delle quali viene compiuta da un atleta. Le gare di staffetta che vengono oggigiorno disputate sono la 4×100 e la 4×400 (sia maschili che femminili).

Ogni atleta deve impugnare il “testimone” per tutta la durata della sua frazione; il passaggio del testimone da un’atleta all’altro deve avvenire entro uno spazio di trenta metri, delimitato da linee bianche, detto “zona di cambio”.

Corse a ostacoli

Le corse ad ostacoli solitamente si disputano su queste tre distanze: 100 metri per le donne, 110 e 400 per gli uomini. Gli ostacoli sono naturalmente di altezza diversa a seconda della gara e sono altresì piazzati a intervalli differenti. Nella corsa dei 110, ad esempio, le barriere da superare sono dieci, alte ciascuna 107 centimetri e poste a intervalli l’una dall’altra di 9,14 metri; la prima barriera è posta a 13,72 metri dalla partenza e l’ultima a 14,02 metri dall’arrivo.

Nella gara dei 400, gli ostacoli sono sempre dieci, ma più bassi (91 centimetri) e, naturalmente, molto più distanziati (ogni 35 metri). Dieci ostacoli anche sul percorso dei 100 femminili, ma alti ciascuno 84 centimetri e intervalli di 8,50 metri (13 metri tra la partenza e il primo ostacolo; 10,50 metri tra l’ultimo e l’arrivo). Dopo questa serie di misure tecniche, una precisazione importante: l’abbattimento di uno o più ostacoli non provoca nessuna penalizzazione ai danni dell’atleta.

E’ palese, però, che è nell’interesse del concorrente non abbatterne alcuno, per non pregiudicare velocità e fluidità di corsa.

La squalifica scatta, invece, automatica se l’atleta fa passare le gambe a lato dell’ostacolo. Altra gara ad ostacoli su pista è quella dei 3000 metri siepi, riservata agli uomini. Le barriere da superare lungo l’intero percorso sono ben 28, alte ciascuna 91 centimetri.

Né basta: ci sono, infatti, anche sette fossati pieni d’acqua, di forma quadra (3,66 metri di lato), preceduti da una barriera (un tempo al posto dell’ostacolo vi era una siepe: ecco spiegato dunque il nome della gara). Nei 3000 metri siepi non è necessario saltare di netto gli ostacoli: il regolamento consente, infatti, anche di appoggiare un piede sulla trave orizzontale della barriera.

Gare di marcia

Nelle gare di marcia l’atleta non deve mai perdere il contatto con il suolo: almeno un piede va sempre tenuto “poggiato” e perché questo avvenga occorre che il piede messo innanzi tocchi il terreno prima che quello che sta dietro se ne distacchi per il passo successivo.

Nella marcia, insomma, non ci possono essere scatti, ma solo accelerazioni. Un’apposita giuria vigila costantemente su ogni singolo atleta, pronta a squalificare chiunque non rispetti tale regole, o, come si dice in gergo, chiunque corra (è considerato in posizione di corsa, tra l’altro, chi tiene le ginocchia sempre piegate: il regolamento impone infatti, almeno per un istante, la posizione tesa della gamba che tocca il suolo).

Alle Olimpiadi sono attualmente previste gare sulle distanze dei 20 e 50 chilometri, ma sono riconosciuti anche i record dei 10 e dei 30 chilometri.

Gare di salto

Il salto è un esercizio che consente, per mezzo di un certo numero di movimenti contemporanei e coordinati, di staccarsi dal suolo, compiere una determinata traiettoria in aria e, quindi, ricadere sul terreno. In atletica viene praticato in quattro forme: in alto e con l’asta (salti in elevazione), in lungo e triplo (salti in estensione).

Nel salto in alto (specialità sia maschile che femminile) l’atleta deve superare un’asticella sorretta da due ritti piazzati al centro di una pedana, ovviamente senza farla cadere, perché in tal caso la prova è nulla. Per superare ogni misura, il saltatore dispone di tre prove, e solo se fallisce anche nella terza viene eliminato.

Vince la gara, ovviamente, l’atleta che supera la misura più alta, ma non è raro il caso di due o più concorrenti che finiscono in parità: in tale evenienza la vittoria viene assegnata a chi ha eseguito complessivamente il minor numero di prove.

Dalla ricerca della maniera migliore, più redditizia, per superare l’asticella sono scaturiti diversi stili, tra i quali meritano di essere ricordati: la “forbice” (stile più semplice ma anche il meno redditizio, non più usato ormai da decenni), il “dorsale”, il “ventrale” e il “fosbury” (dal nome del vincitore dell’Olimpiade del Messico: Dick Fosbury).

Quest’ultimo modo di saltare è altamente spettacolare, poiché richiede uno scavalcamento dell’asticella completamente dorsale, a pancia e faccia in su, con richiamo finale della gamba, oltre l’asticella, a “scatto di rana”. Il salto con l’asta viene eseguito con l’ausilio, appunto, di un’asta lunga circa 5 metri.

Un tempo tale attrezzo era in bambù, poi in alluminio, e ora in fiberglass o in fibra di carbonio. L’atleta, impugnando l’asta, prende una rincorsa di una quarantina di metri e punta poi l’asta nell’apposita “buca di appoggio” che si trova ai piedi dei due ritti che sorreggono l’asticella da superare: a questo punto l’asta si flette e lo trascina in alto, lasciandogli il compito di far leva sulle braccia per portare il corpo oltre l’ostacolo.

Per evitare incidenti che potrebbero essere particolarmente gravi data l’altezza di ricaduta (anche 6 metri), l’atleta, come avviene per il salto in alto, è accolto da morbidi materassi di gommapiuma o sostanze affini. Quanto alle norme che regolano questa disciplina, sono le stesse in vigore per il salto in alto.

Il salto in lungo si esegue su di una pedana di rincorsa che ha una lunghezza minima di 40 metri e termina con una “linea di battuta” (un’asse dipinta di bianco affondata a livello del terreno), al di là della quale vi è una fossa piena di sabbia. La lunghezza del salto si calcola dalla linea di battuta (che non può essere calpestata, pena l’annullamento del salto) all’impronta più vicina alla linea stessa lasciata sulla sabbia dal corpo del saltatore.

Per ottenere risultati di rilievo occorre sfruttare al massimo la velocità della corsa e la spinta dello stacco verticale; inoltre, durante il volo, sono particolarmente utili i movimenti della gamba simili a quelli della corsa e, infine, un secco colpo di reni, che consente all’atleta di portare i piedi il più avanti possibile e di toccare la sabbia senza ricadere all’indietro. Per quanto concerne il salto triplo, si può sostenere che è praticamente costituito dalla successione di tre salti in lungo, l’ultimo dei quali si conclude a piedi uniti (il primo salto, invece, si conclude sullo stesso piede di battuta; mentre il secondo salto sull’altro).

Gare di lancio

Le gare di lancio consistono nello scagliare il più lontano possibile i seguenti attrezzi: disco, peso, martello e giavellotto. In tutte queste gare (o concorsi, come si dice in gergo) l’atleta ha a disposizione sei turni di lancio: per la classifica finale conta naturalmente solo il risultato migliore (potrebbe perciò vincere una gara anche l’atleta che, ad esempio, ha effettuato cinque lanci nulli e uno solo valido).

Lancio del Disco

Il disco è un attrezzo di forma lenticolare, in legno o in plastica, ma con bordo e anima di metallo; quello per le gare maschili pesa 2 chilogrammi e deve avere un diametro di 22 centimetri; le misure corrispondenti del disco “femminile” sono, invece, di 1 chilogrammo e 18 centimetri. Il lancio del disco – come del resto quello del peso e del martello – si effettua da una pedana circolare in cemento o terra battuta, delimitata da un cerchio di ferro che il concorrente non deve mai oltrepassare, pena l’annullamento della sua prova.

Quanto all’esecuzione del lancio, la tecnica più evoluta consiglia anche all’atleta l’effettuazione di una rotazione e mezza sul tronco, per imprimere all’attrezzo la massima velocità di fuga. Il lancio è considerato nullo se l’atleta esce (anche con un solo piede) dal cerchio prima che l’attrezzo abbia toccato terra, oppure se il disco ricade fuori settore (un’ampia fetta di campo delimitata da due linee convergenti sulla pedana).

Lancio del Peso

Per il lancio del peso si usa di solito eseguire una mezza rotazione, partendo con le spalle rivolte al settore di lancio. Il primo ad usare questa tecnica, che dà maggior velocità al movimento di spinta con la spalla, è stato lo statunitense Parry O’Brien, dominatore della scena mondiale negli anni Cinquanta. La sfera (interamente metallica, oppure con anima in piombo e rivestimento in plastica o gomma) deve pesare 7 chilogrammi per le gare maschili, 4 chilogrammi per quelle femminili.

Lancio del Martello

Il martello adoperato nelle gare odierne è costituito da una boccia metallica o d’altro materiale (in tal caso però l’anima è di piombo) che un filo d’acciaio di tre millimetri di diametro collega a una maniglia; la lunghezza complessiva del martello deve essere compresa tra 118 e 122 centimetri, mentre il suo peso deve essere identico a quello del peso maschile, vale a dire 7,257 chilogrammi. Un tempo non era così, poiché i primi martelli usati in gara – già sin dal secolo XV in Scozia e Irlanda – erano autentici martelli da fucina.

Quanto all’esecuzione del lancio, l’atleta ruota velocemente su se stesso per ben tre volte prima di lanciare l’attrezzo, e questo per incrementare al massimo la velocità di uscita del colpo. Per evitare che il martello mal lanciato – caso non infrequente – vada in direzione errata, con grave rischio per atleti e pubblico, la pedana di lancio è protetta sui lati e alle spalle da una robusta rete metallica.

Lancio del Giavellotto

Quarto ed ultimo tipo di lancio è quello del giavellotto. Già praticato alle Olimpiadi d’epoca classica, è rinato nei tempi moderni con un attrezzo che deve avere le seguenti misure: peso non inferiore agli 800 grammi per le gare maschili e ai 600 grammi per quelle femminili; lunghezza compresa tra i metri 2,60 e 2,70 se per uomini, tra 2,20 e 2,30 se per donne.

Il giavellotto può essere in legno o in speciale lega leggera, deve essere lanciato con una sola mano dopo una non lunga rincorsa e, soprattutto, deve ricadere al suolo non di “pancia” ma bensì con la punta. La prova di un atleta viene annullata se l’attrezzo finisce al di fuori del settore di lancio, oppure se l’atleta stesso, al momento del lancio, pone un piede oltre la “linea di lancio”.

Decathlon ed eptathlon

Il decathlon (in campo maschile) e l’eptathlon (in campo femminile) sono di gran lunga le gare più difficili dell’atletica leggera. Ogni atleta deve cimentarsi, infatti, in diverse specialità (10 per gli uomini e 7 per le donne) e, a seconda delle prestazioni fornite, ottiene un determinato punteggio: vince chi, al termine delle prove, totalizza il miglior punteggio.

Le gare si svolgono naturalmente in più giornate di gara. La specialità del decathlon comprende: 100 metri, salto in lungo, getto del peso, salto in alto, 400 metri ostacoli, lancio del disco, salto con l’asta, lancio del giavellotto e 1500 metri. I 100 ostacoli, il salto in alto, il lancio del peso, il salto in lungo, gli 800 metri, i 200 metri e il lancio del giavellotto costituiscono, invece, le attuali prove dell’eptathlon.

Maratona

La maratona di disputa sulla distanza di 42,195 chilometri ed è pertanto la più difficile e massacrante specialità dell’atletica leggera. La partenza e l’arrivo avvengono generalmente nell’arena, ma la gran parte della gara si svolge su strade prestabilite. Punti di rifornimento per gli atleti devono essere organizzati a 11 chilometri dalla partenza e poi ogni 5 chilometri circa. Un concorrente è tenuto ad abbandonare la gara qualora il personale sanitario glielo imponga.



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