Boxe thailandese

Il Muay Thai o boxe thailandese è uno stile di combattimento di origine asiatica che prevede l’utilizzo di calci e pugni, ma anche di gomitate e ginocchiate. Fra tutte le arti marziali giunte in occidente si tratta senza dubbio della più dura e potenzialmente rischiosa per l’incolumità dei praticanti, ma questo non le ha impedito anche in Italia di raccogliere intorno a sé molti praticanti. In questa guida scopriremo le origini, le caratteristiche e le tecniche tipiche utilizzate.

Il Muay Thai o boxe thailandese

Il Muay Thai, detto anche Thai Boxe o Boxe Thailandese, è una forma di combattimento originaria della Thailandia che consiste nell’utilizzo di tecniche di braccia, di gambe e di clinch (prese). In patria il Muay Thai è considerato lo sport nazionale, e deriva da una forma di combattimento tradizionale (il Muay Boran, o “boxe antica”); stili molto simili di combattimento si ritrovano anche in altre nazioni indocinesi come ad esempio Malaysia (Tomoi), Laos (Muay Lao), Cambogia (Pradal Serey) e Myanmar (Lethwei).

La parola “Muay” deriva dal termine sanscrito mavya che significa “unione”. La disciplina della boxe thailandese viene anche definita come “Arte (o Scienza) degli otto arti” dal momento che prevede otto punti di contatto: pugni, calci, ginocchiate e gomitate eseguiti sia di destro che di sinistro. I praticanti thailandesi di Muay Thai sono chiamati nak muay, mentre i non originari del paese asiatico sono definiti come nak muay farang, ovvero “combattente straniero”.

La storia della boxe thailandese

L’origine della boxe thailandese è da ricercare nell’integrazione avvenuta in tempi moderni di numerosi muay, ovvero stili di combattimento tradizionali tipici delle diverse regioni della Thailandia (es. Muay Jearng, Muay Chaiya, Muay Tarsao…) che nel loro complesso sono definiti come Muay Boran.

Le tecniche di combattimento rappresentavano un modo per migliorare il proprio status sociale: i praticanti esperti avevano la possibilità di essere scelti per andare a vivere nel palazzo reale, dove insegnare l’arte al personale, ai soldati, ai principi della famiglia reale ed al corpo di guardia. Questo “Muay reale” era chiamato Muay Luang, e all’epoca del regno di Ayutthaya (1350-1767) esisteva addirittura un corpo scelto, detto Krom Nak Muay (“Reggimento di combattenti Muay”), il cui compito era di proteggere il re e la sua famiglia.

Una stagione molto prospera per il Muay Thai si aprì con l’ascesa al trono di re Chulalongkorn (Rama V) nel 1868: l’allora Siam visse un lungo periodo di benessere e pace, che favorì la diffusione dell’arte del combattimento ai fini dell’apprendimento e della crescita personale, ma anche come esercizio fisico, pratica di autodifesa e svago.

Il nipote di Chulalongkorn, Rama VII, si impegnò affinchè venissero definite regole precise per il Muay Thai, omogeneizzandone la pratica in tutto il paese. Il primo ring per il combattimento venne costruito nel 1921 a Suan Kularp, e vennero introdotte due importanti novità: l’arbitraggio e i round a tempo.

Molta influenza nell’evoluzione del Muay Thai si deve alla “contaminazione” da parte di arti marziali asiatiche (come ad esempio il Karate) e della boxe praticata in occidente. Al combattimento tradizionale si affiancarono tecniche nuove e più efficaci, che resero la Muay Thai una disciplina ancor più completa che oggi è classificata nelle Mixed Martial Arts (MMA, ovvero “Arti marziali miste”).

Negli stili tradizionali il combattimento avveniva a mani nude, e solo successivamente venne introdotto l’uso di strisce di tessuto attorno a mani e avambracci (incontri di Muay Khat Chueak). In tempi più recenti, per evitare infortuni seri ai partecipanti, è stato definitivamente adottato l’utilizzo di guantoni simili a quelli utilizzati nel pugilato.

I combattenti avvolgono inoltre caviglie e piedi con fasce protettive in tessuto. Il nuovo stile di combattimento così codificato prese il nome di Muay Thai, staccandosi definitivamente dal “vecchio stile”, tradizionale e più rischioso per l’incolumità dei partecipanti, del Muay Boran.

Le tecniche della boxe thailandese

Le tecniche utilizzate nella boxe thailandese si dividono in due gruppi principali, ciascuno formato da 15 diversi elementi: le cosiddette “tecniche maggiori” (mae mai) e le “tecniche minori” (luk mai). Prima di poter iniziare ad apprendere le tecniche minori, l’allievo deve dimostrare di avere perfettamente appreso quelle maggiori, che rappresentano la base del Muay Thai.

Quasi tutte le tecniche sono eseguite sfruttando il movimento dell’intero corpo, al fine di applicare un maggior potenza al colpo: in pratica, tutte le tecniche di calcio, pugno, gomito e ginocchio sono accompagnate da un movimento rotatorio dell’anca.

Pugni (Chok)

Le tecniche di pugno utilizzate nel Muay Thai tradizionale erano numericamente limitate e poco potenti; l’influenza della boxe occidentale e delle arti marziali asiatiche portò all’introduzione di una ampia gamma di colpi di braccia. I pugni più utilizzati sono jab, diretto, gancio, montante e pugno “a martello”. Nel Muay Thai le tecniche di pugno rivestono comunque un’importanza minore se paragonate ad altre arti marziali: per portare a segno un colpo utilizzando le braccia è infatti necessario avvicinarsi molto all’avversario, e questo espone a pericolosi contrattacchi con gomiti, calci o ginocchiate.

Calci (Te)

La tecnica di calcio più tipica della boxe thailandese è rappresentata dal calcio circolare (Te Tat), che sfrutta il movimento rotatorio dell’intero corpo: questa tecnica è molto impattante e diversa da tutti i calci circolari utilizzati nelle altre arti marziali. Per aumentare ulteriormente la potenza del calcio, durante l’esecuzione l’atleta ruota le braccia in senso opposto alla rotazione del corpo.

Questo calcio è in assoluto uno dei più potenti nelle discipline di combattimento: è infatti stata registrata la produzione record di una forza di 4400 Newton, pari a più di 450 chilogrammi! Esiste però una efficace tecnica difensiva che permette di proteggersi da questo micidiale calcio, e che consiste nel pararlo con la tibia, sollevando il proprio ginocchio in verticale.

Altri calci utilizzati nel Muay Thai sono ad esempio il Te Chiang (un calcio diagonale verso l’alto che assume una traiettoria triangolare e colpisce le costole e la parte interna del braccio) e il Te Trong, un calcio diretto.

Gomitate (Ti Sok)

Le gomitate, il cui utilizzo è proibito in quasi tutti gli sport da combattimento a causa del grande pericolo che pongono all’incolumità dei partecipanti, rappresentano invece una sorta di “marchio di fabbrica” della boxe thailandese, insieme alle ginocchiate. I gomiti possono essere usati in diversi modi, tutti potenzialmente devastanti: orizzontalmente, diagonalmente (verso l’alto o verso il basso), in verticale, ma anche con rotazioni all’indietro e con tecniche in volo.

Spesso i contendenti cercano di colpirsi a vicenda con gomitate dirette all’arcata sopraccigliare, allo scopo di far sanguinare l’avversario e di comprometterne le facoltà visive.

Le gomitate sono tecniche che si possono applicare solo quando gli avversari si trovano a distanza ravvicinata; sono inoltre molto importanti come tecniche difensive e di sbarramento.

Ginocchiate (Ti Khao)

Queste tecniche sono molto efficaci perché in grado di colpire l’avversario con potenza e causare ingenti danni fisici. Le ginocchiate possono essere portate dal basso verso l’alto, con una rotazione circolare oppure diagonalmente. Molto spettacolari sono le tecniche saltate (Khao Dot) e volanti (Khao Loi), mentre la più pericolosa di tutte è la ginocchiata al viso inflitta ad un avversario in clinch (una presa con la quale si immobilizzano le braccia; vedi sotto).

Spinte coi piedi (Thip)

Si tratta di tecniche di gambe tipiche della boxe thailandese, che vengono utilizzate principalmente a scopo di difesa. Con queste spinte si può tenere sotto controllo la distanza dell’avversario senza permettergli di avvicinarsi troppo, e bloccare i suoi attacchi. Esistono spinte frontali, laterali, da dietro oppure saltate: tutte vanno eseguite con movimenti frustati, veloci ma abbastanza potenti per sbilanciare l’avversario e costringerlo ad arretrare.

Clinch e prese al collo (Chap Kho)

Mentre nella boxe occidentale quando due avversari vanno in clinch, ovvero arrivano ad abbracciarsi e rimangono corpo a corpo, vengono separati, nella boxe thailandese questo non accade. Quando in un incontro si verifica un clinch è i contendenti possono utilizzare tecniche di gomito e soprattutto di ginocchio per colpire l’avversario. Il clinch eseguito in modo tipico vede uno dei due contendenti premere con gli avambracci sulla clavicola dell’avversario, con le mani poste l’una sull’altra dietro la sua testa.

Le mani sono utilizzate per spingere la testa verso il basso, con un movimento secco; contemporaneamente viene tirata una ginocchiata. Questo è solo un esempio delle numerose varianti di clinch previste nella boxe thailandese.

Tecniche di difesa

Nel Muay Thai le tecniche di difesa si dividono in sei gruppi principali:

  • Bloccaggi: il colpo viene fermato prima che arrivi. Queste tecniche sono di fondamentale importanza nella boxe thailandese, perché permettono di evitare colpi molto forti. Gli attacchi alle gambe sono parati con le tibie, mentre quelli al corpo e al viso con spalle ed avambracci;
  • Deviazioni: chi si difende devia il colpo in arrivo impedendogli di arrivare a bersaglio (es. un tocco dato verso l’esterno al braccio che tira un pugno diretto al viso). Queste tecniche non sono mai eseguite con forza, per evitare di sprecare energie: è infatti sufficiente dare un semplice “colpetto” per riuscire a deviare la traiettoria dei pugni;
  • Schivate: consistono nello spostare una parte del corpo al di fuori della traiettoria del colpo, permettendo a chi si difende di contrattaccare (es. una gamba viene spostata all’indietro prima di essere colpita con un calcio basso, e viene poi utilizzata per un contrattacco immediato);
  • Evasioni: a differenza del caso precedente, l’intero corpo viene spostato al di fuori della portata del colpo; chi si difende ha poi la possibilità di contrattaccare (es. spostarsi lateralmente col corpo per evitare un calcio e poi sfruttare la posizione per rispondere all’attacco);
  • Anticipi: chi si difende porta a segno una tecnica prima che l’avversario riesca a finalizzare la sua (es. un contendente attacca con un calcio circolare e chi difende calcia a sua volta la gamba di appoggio dell’avversario, nel tentativo di farlo cadere);
  • Colpi di sbarramento: chi si difende usa tecniche di disturbo come spinte coi piedi, jab o calci bassi per tenere a distanza l’avversario.

I rituali della boxe thailandese

Nonostante la boxe thailandese sia uno sport da contatto duro e senza esclusione di colpi, non si tratta di una semplice disciplina “picchia tutto”: esistono infatti importanti elementi rituali pre-combattimento dal grande significato emotivo ed incentrati sul rispetto e sull’umiltà di fronte al proprio maestro.

La fase che precede il combattimento è importantissima per l’atleta: si tratta infatti di un momento nel quale concentrarsi, liberare la mente dai pensieri e trovare la tranquillità. Affinchè il combattimento abbia un buon esito, vengono svolti tre rituali con i quali si cerca il favore degli spiriti benigni. L’atleta, prima del combattimento, indossa il Mongkon, una sorta di corda intrecciata portata sulla testa che viene impiegata come amuleto protettivo.

Durante la prima fase, il Kuen Suu Weitee, l’atleta entra sul ring compiendo particolari gesti scaramantici a scopo propiziatorio. Viene poi eseguita la Ram Muay, una danza rituale caratterizzata da movimenti lenti e dal grande significato simbolico; l’accompagnamento musicale, detto Dontree Muay, fa da sottofondo sia a questa fase che all’intero combattimento, e diventa sempre più ritmato ed intenso man mano che l’incontro si evolve.

La danza del Ram Muay serve ad allontanare gli spiriti mi dal ring, ma al contempo permette anche agli atleti di riscaldare i propri muscoli per il combattimento. L’atleta omaggia il proprio maestro con ripetuti inchini (Saam Krab), alternati a posizioni di preghiera a mani giunte (Thep Panom); viene inoltre reso omaggio ala propria nazione, alla religione ed a tutti i guerrieri di Muay Thai del presente e del passato.

Terminata la danza si svolge la terza fase, il Pitee Tod Mongkon, nella quale l’atleta si dirige verso il proprio maestro che, a mani giunte, recita preghiere e formule propiziatorie per l’incontro. Il maestro toglie dalla testa del suo atleta il Mongkon e lo colloca in corrispondenza dell’angolo, allo scopo di tenere lontani durante l’incontro gli spiriti mi.

Siti internet sulla boxe thailandese

  • Federazione Italiana KickBoxing, Muay Thai, Savate e Shoot Boxe (FIKBMS) – http://www.fikbms.net/it/
    A livello italiano la pratica della boxe thailandese è inquadrata nella federazione FIKBMS, che riunisce i praticanti di diversi sport da combattimento.
  • Boxe Thailandese – http://www.boxethailandese.com/
    Il sito si occupa di comunicazione e divulgazione della Boxe Thailandese in Italia, in collaborazione con il World Muaythai Council (WMC), con sede a Bangkok, che riunisce le associazioni di Muay Thai di oltre ottanta nazioni del mondo.
  • International Muay Boran Academy – http://www.muaythai.it/home.html

Video



Una risposta

  1. scarelli

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