Kobudo giapponese

Il Kobudo giapponese è un’arte marziale o, meglio, una completa varietà di arti marziali riguardanti ciascuna l’utilizzo di una particolare arma. Le armi del Kobudo derivano tutte da strumenti tradizionali utilizzati dalla popolazione di Okinawa per l’agricoltura e la pesca, che iniziarono però ad essere impiegate per l’autodifesa. In questa guida scopriremo le origini e le caratteristiche del Kobudo e delle armi utilizzate, in sé molto semplici ma in grado di essere davvero micidiali.

Caratteristiche e origini del Kobudo giapponese

Il Kobudo giapponese, detto anche Kobudo di Okinawa, Ry?ky? Kobujutsu o Kory?, è un’arte marziale che prevede l’impiego di armi tradizionali. Queste armi possono essere ad esempio bastoni di diversa lunghezza, catene, pugnali ed altre ancora: perciò il Kobudo, più che essere un’arte, è una “raccolta” di arti marziali ciascuna delle quali si è specializzata nell’utilizzo di una particolare arma.

Secondo le fonti storiche la nascita del Kobudo si deve ai contadini di Okinawa, un’isola appartenente all’arcipelago delle isole Ry?ky? situate a sud est del Giappone fra l’isola di Kyushu e Taiwan. I pacifici abitanti di Okinawa, principalmente dediti all’agricoltura e alla pesca, svilupparono tecniche per l’utilizzo di armi “alternative” a causa delle restrizioni portate in seguito all’annessione dell’isola da parte del Giappone, con la quale venne proibito agli abitanti di portare e utilizzare qualsiasi tipo di arma convenzionale.

Gli abitanti si ritrovarono improvvisamente incapaci di difendersi e, di conseguenza, svilupparono un sistema di combattimento basato su quanto avevano a disposizione: gli attrezzi agricoli e quelli utilizzati per la pesca. Secondo gli storici, la nascita del Kobudo fu fortemente influenzata dalle arti marziali soprattutto cinesi che nell’isola erano ben conosciute all’epoca, dal momento che Okinawa intratteneva stretti rapporti diplomatici con la Cina.

A Okinawa il Kobudo visse il suo periodo di massima diffusione e prestigio fra il sedicesimo e il diciottesimo secolo circa, ma molte di queste conoscenze purtroppo sono andate perdute e le tecniche tuttora insegnate sono molte meno rispetto a quelle originali. Fra il diciottesimo secolo e il ventesimo iniziò il declino del Ry?ky? kobujutsu (nome con il quale l’arte era conosciuta all’epoca) e la stessa esistenza di quest’arte fu messa a repentaglio.

Durante la seconda guerra mondiale, e in particolare nel periodo postbellico, la sopravvivenza delle tradizioni del Kobudo venne messa a rischio dal divieto imposto di praticare armi marziali. Molto si deve all’opera di Taira Shinken (1897 – 1970) che viaggiò in lungo e in largo per le isole Ry?ky? e raccolse le tecniche riguardanti 42 kata che prevedevano l’utilizzo di otto armi tradizionali. Il suo impegno, e quello di molti altri maestri, consentirono che questo patrimonio di conoscenze non andasse del tutto perduto.

Armi utilizzate nel Kobudo

In qualche modo il KobudKobudo giapponeseo può essere considerato come l’antenato dell’arte marziale del Karate, con la differenza che quest’ultima non prevede l’impiego di armi ma il combattimento a mani nude. Movenze e tecniche delle due arti presentano in diversi casi forti somiglianze, e alcuni stili di Karate prevedono l’insegnamento dell’uso delle armi nel programma di allenamento. Analogamente, non è raro osservare alcune tecniche del Kobudo portate con calci e pugni, che assomigliano molto ad alcuni kata del Karate.

Il Kobudo è un’arte marziale che ha subito una minore modernizzazione rispetto al Karate e, per questo motivo, contiene ancora molti dei suoi elementi originali.

Ecco quali sono le principali armi utilizzate nel Kobudo:

B?

Il b? è un bastone lungo sei piedi (poco più di 180 centimetri) detto anche rokushakubo, parola composta da roku (“sei”), shaku (unità di misura giapponese che corrisponde a circa 30 centimetri) e, appunto, b? (“bastone”). L’origine del b?, con probabilità, è da ricercarsi in un attrezzo agricolo detto tenbin. Questo non era altro che un bastone cui erano agganciate ceste o sacchi a ciascuna estremità, e che veniva portato di traverso sulle spalle; alcuni ritengono invece che il b? non fosse altro che il manico di una vanga o di un rastrello, o un bastone utilizzato dai viaggiatori e dai monaci per aiutarsi nel cammino. Esistono varianti più corte del b?, rappresentate dal j? (lungo circa 125 centimetri) e dall’hanbo (lungo circa 90 centimetri); queste armi possono essere realizzati con diversi materiali (es. in legno di quercia o bambù), avere pesi e flessibilità diversi e, nelle armi ornamentali, presentare elaborate decorazioni.

Il b? è considerata l’arma più importante ed antica del Kobudo di Okinawa e l’arte marziale che ne deriva è detta b?jutsu (“arte del bastone”). L’utilizzo di questa arma è basato sull’effetto leva che permette di aumentare notevolmente la forza d’impatto del bastone; le tecniche comprendono sia fendenti laterali che colpi di punta, unitamente a leve articolari e tecniche di disarmo ed immobilizzazione dell’avversario. I movimenti del bastone spesso vanno a formare cerchi e semicerchi, creando una protezione tutto intorno a chi lo maneggia e permettendo di attaccare l’avversario senza lasciarlo avvicinare.

Video sul b? kata: www.youtube.com/watch?v=STtxUDYjK74

Sai

Questa arma tradizionale, utilizzata anche in altre aree asiatiche (es. Cina, Thailandia, Indonesia…) assomiglia a un lungo pugnale non affilato dalla punta smussata o appuntita, con un manico ai cui lati si trovano due prolungamenti anch’essi non affilati (tsuba). Chi maneggia queste armi ne utilizza due contemporaneamente, una per mano, oppure anche tre (un ulteriore sai è infilato nella cintura, sulla schiena o davanti). La forma del sai è molto simile a quella di un tridente, o della lettera “psi” dell’alfabeto greco: è proprio l’inusuale forma di questa arma a renderla tanto efficace. Il sai viene infatti utilizzato per bloccare gli attacchi di spada o bastone, intrappolando o addirittura spezzando l’arma grazie agli tsuba, ma presenta anche funzioni offensive perché può essere utilizzato per affondi di punta mirati alla giugulare o al petto. Il manico del sai viene utilizzato per portare colpi all’avversario e chi maneggia quest’arma è allenato a ruotarla velocemente con le proprie dita per utilizzarne l’una o l’altra estremità. Il sai può anche essere utilizzato come arma da lancio, ed ecco perché talvolta ne vengono portati tre contemporaneamente: quello infilato nella cintura serve per rimpiazzare il sai eventualmente lanciato. Una variante di quest’arma, detta nunti sai o manji sai, possiede due tsuba che si estendono in direzioni opposte: una in avanti e una all’indietro.

Video sai kata: http://www.youtube.com/watch?v=0y503g8ZWRM

Tonfa

Il tonfa, detto anche tunkuwa, è un’arma di legno molto simile a un manganello formata da due bastoni uniti fra loro perpendicolarmente. L’impugnatura, detta tsuka, è lunga circa una dozzina di centimetri, mentre il corpo, detto yoka, è di circa 50-60 cm. Una volta impugnato, il corpo dell’arma si trova parallelo al gomito e sporge solo di qualche centimetro. Il tonfa probabilmente discende da una manovella che faceva funzionare le macine dei mulini, anche se alcuni ritengono che l’arma derivi semplicemente da una stampella utilizzata dagli infermi o da una particolare spada ad uncino di origine cinese. Il tonfa può essere afferrato sia dal manico che dal corpo: è la versione “antica” del manganello oggi utilizzato da molte forze di polizia.

Si possono utilizzare uno o due tonfa contemporaneamente, oppure accoppiare un tonfa con un’altra arma come ad esempio la spada. Tipicamente il tonfa viene utilizzato per colpire con le estremità effettuando affondi, oppure di taglio, facendo ruotare l’arma col polso.

Video tonfa kata: http://www.youtube.com/watch?v=ILzmQoAkirU

Nunchaku

Il nunchaku è un’arma composta da due sezioni di legno o metallo (kon) unite fra loro da una corta catena o da una corda (himo); in tempi più antichi, ad Okinawa le due parti erano unite con dei crini di cavallo. La parte superiore di ciascun bastone (diametro di 2 cm) è detta konto, mentre la base (diametro di 2.5-3 cm) è detta kontei; la lunghezza del nunchaku tipicamente eguaglia quella dell’avambraccio di chi lo utilizza. Secondo alcuni storici le origini del nunchaku sarebbero da ricercare in un’arma di provenienza cinese, mentre altri ritengono che esso derivi da uno strumento utilizzato per battere i cereali o ancora dal morso delle briglie di cavallo. I nunchaku sono effettivamente utilizzati anche in Cina, ma presentano forme differenti: quelli di Okinawa tipicamente sono a sezione ottagonale, mentre in quelli cinesi la sezione è rotonda.

Video nunchaku kata: http://www.youtube.com/watch?v=APTur6EEqaY

Sansetsukon

È simile al nunchaku descritto prima, con la differenza che l’arma è formata da tre segmenti di sezione ottagonale. Esistono versioni di sansetsukon corte, da nascondere sotto gli abiti come il nunchaku, oppure più allungate, con segmenti lunghi 60-70 centimetri. L’arma viene utilizzata per colpire sia come bastone che facendola roteare tutto attorno.

Video sansetsukon kata: http://www.youtube.com/watch?v=j4i371KT2r0

Kama

Il kama deriva dal tradizionale falcetto usato dai contadini per la mietitura del grano e fu l’unico strumento dotato di lama per il quale, all’epoca della proibizione dell’uso delle armi ad Okinawa, venne mantenuto il permesso di utilizzo. Le tecniche di utilizzo del kama, dette kamajutsu, prevedono spesso l’impiego di due armi contemporaneamente, oppure di un’arma in mano e l’altra nascosta dietro la schiena, da lanciare contro l’avversario a sorpresa. Il punto di congiunzione fra il manico in legno e la lama metallica poteva essere utilizzato per intrappolare un bastone utilizzato per attaccare. Un kama sapientemente maneggiato è un’arma molto pericolosa e le tecniche di utilizzo sono così efficaci che spesso gli esperti di spada cercavano di evitare di confrontarsi con chi padroneggiava l’arte del kama.

Video kama kata: http://www.youtube.com/watch?v=HYQtwOVNrpA

Timbei-rochin

Si tratta di una delle armi tradizionali di Okinawa meno conosciute, costituita da uno scudo (timbei) e da una lancia corta (rochin). Lo scudo, alto circa 45 centimetri e largo una quarantina, può essere fatto di diversi materiali come ad esempio canne di bambù intrecciate, la corteccia di un particolare albero, metallo o, storicamente, con il guscio di una testuggine.

Video timbei-rochin kata: http://www.youtube.com/watch?v=MKvSKBBN0ko

Suruchin

Quest’arma è costituita da una corda, una striscia di cuoio oppure una catena alla cui estremità si trova un peso. A seconda della lunghezza si distinguono tan suruchin (“corti”, di circa un metro e mezzo) e naga suruchin (“lunghi”, di circa 240 centimetri). Il suruchin viene impiegato facendolo roteare intorno al corpo per poi colpire l’avversario: la forza centrifuga aumenta notevolmente la potenza di impatto del colpo.

Video suruchin kata: http://www.youtube.com/watch?v=Qx5TbBoMU3k

Êku

L’êku è un remo modificato, talmente maneggevole ed efficace che in giapponese viene chiamato ryoshi no katana (“la spada dei pescatori”). I bordi della pala sono affilati e la punta leggermente appuntita; quest’arma veniva tipicamente utilizzata nei combattimenti sulla spiaggia per gettare la sabbia negli occhi dell’avversario (tecnica del sunakake).

Video êku kata: http://www.youtube.com/watch?v=nHUxpkGmxjo

Kuwa

Il kuwa altro non è che una zappa utilizzata dai contadini di Okinawa. Per via della bassa statura degli abitanti e della tipologia di agricoltura, praticata in zone collinari, il manico del kuwa è piuttosto spesso e corto rispetto alle zappe tradizionali. La lama metallica del kuwa è di forma rettangolare con il bordo anteriore affilato, ma esistono anche varianti il cui bordo è costellato da una serie di denti.

Video kuwa kata: http://www.youtube.com/watch?v=DWNx3nuN8x8

Nunti B?

Quest’arma tradizionale assomiglia ad una lancia, ed è formata da un bastone di legno (b?) alla cui estremità è montato un nunti sai (tridente, vedi descrizione sopra). Si ritiene che quest’arma derivi dalle fiocine utilizzate dai pescatori per arpionare il pesce.

Video nunti b? kata: http://www.youtube.com/watch?v=i74cESfaqJ8

Nonostante il Kobudo di Okinawa preveda l’utilizzo di numerose armi, solitamente si insegnano solo le principali ovvero b? , sai, tonfa e nunchaku. Allo studio di queste “arti maggiori” si affianca anche quello delle “arti minori”, che tuttavia è riservato agli esperti che hanno raggiunto almeno il quarto o quinto dan.

Approfondire il Kobudo giapponese

Siti internet

Descrizione ed immagini delle principali armi del Kobudo:

Video sul Kobudo

Libri

Titolo: Corso di nunchaku. Arma del karate tradizionale. Kobudo di Okinawa

  • Autore: Toshio Tamano
  • Editore: De Vecchi
  • Anno: 1992
  • Lunghezza: 152 pagine

Titolo: Il bo. Il bastone di Okinawa

  • Collana: Arti marziali
  • Autore: Andrea Guarelli
  • Editore: Edizioni Studio Tesi
  • Anno: 1998
  • Lunghezza: 240 pagine

Titolo: Il tonfa. Una delle armi del kobudo

  • Autore: Gianni Rossato
  • Editore: Nuova Editrice Spada
  • Anno: 1988
  • Lunghezza: 78 pagine


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