Karate

Il Karate è un’arte marziale di origine giapponese che viene spesso praticata come forma di autodifesa o come sport. In realtà il Karate racchiude in sé profondi significati filosofici ed esistenziali, e consente di raggiungere attraverso il “combattimento senza combattimento” uno stato di equilibrio mentale e di piena coscienza di sé. In questa guida scopriremo le origini, le caratteristiche e le tecniche distintive di questa diffusa e importante arte marziale.

Identikit del Karate

Il Karate, pronunciato con l’accento sull’ultima sillaba, è un’arte marziale giapponese nata nell’isola di Okinawa. Questa disciplina contempla pugni, colpi di taglio, calci, gomitate e ginocchiate, mentre alcuni stili contemplano anche prese, bloccaggi, proiezioni e colpi ai punti vitali. Il praticante di questa disciplina è detto karateka.

Nonostante il Karate sia considerato una forma di combattimento, esiste una dimensione molto più profonda che va a toccare aspetti esistenziali e filosofici. Secondo il maestro Shoshin Nagamine, vissuto nello scorso secolo,

“Il Karate può essere considerato come un conflitto con sé stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l’autodisciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi”.

Nell’insegnamento del Karate esiste una forte base di principi etici che vanno ben al di là degli scopi per i quali molte persone iniziano a praticare questa attività, vista da molti come un semplice sport, una forma di autodifesa, o peggio ancora come l’emulazione dei personaggi visti in televisione.

La World Karate Federation (WKF) è la più grande organizzazione sportiva mondiale di Karate, ed è riconosciuta dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale). Attualmente si stima che in tutto il mondo siano oltre 50 milioni le persone che praticano il Karate nelle sue diverse forme e stili.

Storia del Karate

Le origini del Karate risalgono a molti secoli fa ma, a causa della mancanza di fonti storiografiche attendibili, esistono diverse teorie a riguardo. Secondo una delle più accreditate, il Karate nacque nelle isole Ry?ky?, un arcipelago situato nel sudest del Giappone fra l’isola di Ky?sh? e Taiwan. La più importante di queste isole, abitate da millenni, è la ben nota Okinawa. Le isole ebbero sin dal 1372 stretti rapporti diplomatici con la Cina e proprio sulle arti marziali provenienti da questo paese asiatico si fonda il Karate.

Secondo le teorie più accreditate queste arti marziali cinesi fusero con una forma di combattimento preesistente, una sorta di arte segreta detta Okinawa-te (dove te significa “tecnica”, “arte”). A partire dal 1429 venne proibito l’uso delle armi e questo fattore determinò l’ascesa di un’arte marziale basata sul combattimento a mani nude.

Il primo maestro di questa nuova arte fu Kanga Sakugawa, signore di Okinawa (1733 – 1815) che per primo codificò le tecniche diffuse nel regno. Questa arte marziale era definita come “Mano Cinese” o “Mano Tang” (dal nome di una dinastia cinese). Nei secoli successivi furono molti gli stili che si diffusero, sia nelle isole Ry?ky? che in Giappone, la cui storia è piuttosto complessa. Il Karate arrivò in Giappone agli inizi del ventesimo secolo, con l’annessione delle isole Ry?ky?, e presto si diffuse in tutto il Paese.

Il nome “Karate”, ovvero “mano vuota”, venne coniato solo nel 1935 da un comitato che vedeva la partecipazione di maestri appartenenti ai diversi stili, e in quest’epoca di ascesa militare e forte nazionalismo soddisfò il bisogno di eliminare qualsiasi riferimento alla Cina dal nome della tecnica. La loro arte ebbe infine un nome, cui molti aggiungono il suffisso –do (che significa “via”, “strada”), ad indicare il complesso percorso di formazione (“La via della mano vuota”) che sta alla base di questa arte marziale.

Durante la seconda guerra mondiale i militari americani di stanza a Okinawa appresero il karate e contribuirono a diffonderlo in madrepatria; i film sulle arti marziali degli anni ’60 e ’70 fecero il resto, rendendo popolare in tutto il mondo il Karate.

Pratica del Karate

Si tratta di un’attività che può essere praticata a diversi livelli: nella sua versione più alta è una vera e propria arte (bud?), ma può rappresentare anche uno sport da combattimento o uno strumento per la difesa personale. Alla base dell’insegnamento del Karate vi sono tre diversi tipi di attività: kihon, kata e kumite.

Kihon

Si tratta di un allenamento che include le tecniche base del Karate, rappresentate soprattutto da parate ed attacchi. Gli esercizi possono essere eseguiti all’unisono da un gruppo di praticanti, e lo scopo del kihon è l’apprendimento dei fondamentali del Karate che saranno poi propedeutici all’esecuzione di tecniche più complesse.

Kata

Il termine significa, letteralmente “forma”, “modello”. Il kata è una sequenza formalizzata di movimenti che rappresentano diverse tecniche di difesa e di attacco, basate sull’idealizzazione del combattimento. Attraverso l’esecuzione del kata vengono allenate forza, resistenza, velocità, agilità e postura. Solitamente con l’aumento del grado del karateka aumentano sia la difficoltà tecnica che la lunghezza dei kata che si devono memorizzare. Esistono delle competizioni di kata, nelle quali la vittoria è assegnata al karateka che esegue nel modo migliore le diverse tecniche.

Kumite

Si tratta di una forma di combattimento a coppie il cui significato letterale è “unione di mani”. Questa attività viene praticata sia a livello sportivo che per imparare tecniche di autodifesa, ed a seconda dei casi il livello di contatto fisico tra i praticanti varia molto. Ad esempio esistono tipi di combattimento che prevedono il pieno contatto fisico e terminano con il ko, mentre nelle competizioni nazionali ed internazionali organizzate secondo i principi della World Karate Federation il contatto è molto meno violento. Nell’ambito di queste competizioni il combattimento non mira al ko dell’avversario, ma al colpire particolari zone del corpo in modo controllato; un arbitro assegna il relativo punteggio ogni qualvolta una tecnica va a segno, e l’incontro viene vinto da chi ha totalizzato più punti. Durante le gare di kumite l’incolumità dei partecipanti è garantita dall’utilizzo di una serie di protezioni omologate (corpetto, paradenti, caschetto, paratibie e parapiedi, guantini e conchiglia).

Le competizioni di kata e kumite, dai tornei locali sino alle gare di rilevanza internazionale, sono organizzate in modo tale da mettere l’uno di fronte all’altro karateka dello stesso peso, sesso, età ed esperienza; esistono tuttavia anche gare “open” nelle quali tutti possono affrontare tutti. La competizione può essere individuale o a squadre. Nel kata le valutazioni sono compiute da un comitato di giudici, mentre nel kumite i punti sono assegnati da un arbitro centrale assistito solitamente da arbitri di linea.

Uniforme e gradi del Karate

Esattamente come avviene in quasi tutte le arti marziali, i praticanti indossano una particolare uniforme di cotone, detta karategi ma talvolta anche keikogi o dogi. Questa è costituita da un paio di pantaloni ampi e larghi (zubon) e da una giacca aperta sul davanti (uwagi) i cui lembi vanno sovrapposti fra loro e legati con una cintura (obi).

Il colore della cintura identifica il grado che il karateka ha raggiunto. Un errore piuttosto comune è quello di chiamare questa uniforme kimono, termine che in realtà identifica un particolare abito tradizionale giapponese che non ha nulla da spartire con il Karate o le arti marziali in genere.

Nel 1924 il fondatore della scuola Sh?t?kan, Gichin Funakoshi, prese ispirazione dal sistema di cinture (Ky?/Dan) di diversi colori utilizzato nel judo. Il principiante inizia da un ky? elevato (tipicamente al sesto o al decimo grado) e progressivamente diminuiscono i suoi ky? sino ad arrivare al Dan. Una volta diventato cintura nera, il karateka continua la sua progressione personale aumentando di dan, dal primo in su.

Il passaggio da un livello all’altro è basato sul raggiungimento di un’età minima e sull’esperienza; il karateka deve sostenere un esame di fronte a una commissione giudicatrice nel quale dimostra di aver appreso e di saper utilizzare tutte le tecniche richieste per il passaggio di grado.

Stili del Karate

Sono presenti numerosi stili che derivano da altrettante scuole capostipiti fondate in madrepatria, che fra loro spesso si sono mescolate sino a far nascere stili “minori” ma dagli approcci estremamente validi. In Occidente, tuttavia, non esiste questa grande varietà dal momento che sono diffusi solo gli stili più importanti; nel mondo sono quattro gli stili di Karate maggiormente diffusi e riconosciuti dalla World Karate Federation: Sh?t?kan-ry?, Shit?-ry?, G?j?-ry?
e Wad?-ry?.

Stile Sh?t?kan-ry?

Il termine Sh?t? significa “onda di pino”, e con questo pseudonimo si firmava il maestro Gichin Funakoshi che fondò questa scuola verso la fine dell’Ottocento; kan, invece, significa “casa”, “abitazione”, e si riferiva al dojo dove avveniva l’insegnamento. Il Karate praticato in questa scuola comprende i fondamentali (kihon), le forme (kata) e il combattimento (kumite). In particolare le tecniche eseguite sono contraddistinte da affondi lunghi e profondi con le gambe, che allenano l’equilibrio e rinforzano la muscolatura degli arti inferiori.

Gli insegnamento dello stile Sh?t?kan sono basati sulla filosofia zen e, in particolare, su concetti come umiltà, rispetto dell’avversario, compassione e serenità sia interiore che esteriore. Secondo il maestro Funakoshi, infatti, “Lo scopo ultimo del karate non si trova nella vittoria o nella sconfitta, ma nella perfezione del carattere dei praticanti”. Si deve al maestro una raccolta di venti precetti (niju kun) di grande valore sia nel combattimento che nella vita di tutti i giorni che i katateka sono incoraggiati a far propri.

Stile Shit?-ry?

Questa scuola è stata fondata dal Maestro Kenwa Mabuni nel 1938 ed è quella che conta il maggior numero di kata, ben 49. In alcuni casi, i maestri di questa scuola attivano a contemplare oltre 60 diversi kata nel proprio repertorio avendone aggiunti alcuni rispetto a quelli tramandati da Kenwa Mabuni. Lo stile Shit?-ry? combina diversi elementi fra loro: la forza fisica e la velocità, la potenza e la grazia; una grande enfasi è data dall’insegnamento delle cosiddette “Cinque regole di difesa”.

Stile G?j?-ry?

In giapponese, il termine g? significa “duro”, mentre j? significa “molle”: questo stile può essere perciò definito come “duro-molle” e si riferisce all’utilizzo di tecniche portate con la mano chiusa (pugno) e con attacchi diretti nel primo caso, con mano aperta e movimenti circolari nel secondo. In questo stile esistono 12 kata di base.

Stile Wad?-ry?

A differenza dei tre stili sopra menzionati, il Wad?-ry? è l’unico a provenire dal Giappone, e non dall’isola di Okinawa. Lo stile venne fondato nel 1934 dal maestro Hironori Otsuka, ed il significato del suo nome è “Via dell’armonia”, intesa non tanto come rifiuto della violenza, quanto piuttosto come il fatto che talvolta la miglior risposta ad un attacco sta nella cedevolezza e nell’assecondare i movimenti dell’avversario.

In aggiunta a questi, la World Union of Karate-do Federations (WUKF) riconosce anche gli stili Sh?rin-ry?, Kyokushinkai, Bud?kan e Uechi-ry?. Nel 1957 venne inoltre fondata dal maestro Masutatsu Oyama la scuola Kyokushin. La tecnica di questa scuola è basata sul pieno contatto fisico tra i due avversari, sulla forza fisica e su colpi mirati al ko; al giorno d’oggi è diffusa con il nome di Full Contact Karate.

Approfondire il Karate su internet

Sito Ufficiale del Karate Italiano
http://www.karate.it/portal/
Il sito rappresenta un punto di riferimento per i praticanti del Karate in Italia: esplorando le sue numerose sezioni è possibile ampliare le conoscenze relative alla cultura ed alla storia di questa arte marziale, con approfondimenti riguardanti anche le tematiche della salute, della nutrizione e dell’alimentazione. Nel sito sono presenti un motore di ricerca interno e interessanti raccolte di link utili, materiale video, bibliografia e film sulle arti marziali in genere.

FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali
http://www.fijlkam.it/
Sito della Federazione FIJLKAM, che in Italia riunisce le associazioni, le società e gli organismi che svolgono le attività sportive del Karate ed altre arti marziali. Nella sezione dedicata al Karate è possibile trovare informazioni sulla disciplina e sulla sua storia, sulle gare e sulle attività di formazione, con una sezione dedicata alle News in costante aggiornamento.

Karate Magazine Italia
http://www.karatemagazine.it/
Portale dedicato interamente al mondo del Karate, contenente materiale fotografico, video e molte informazioni. Sul sito è possibile consultare una sezione dedicata alle gare in programma ed alle palestre presenti in Italia.

Video sul Karate

Video di Karate del Maestro Ludovico Ciccarelli 7° Dan Shotokan
http://www.youtube.com/watch?v=1SwaHDIg3C0

Secret Karate
http://www.youtube.com/watch?v=dvBqzGuVWuc

Karate For Beginners – Basic Karate Techniques
http://www.youtube.com/watch?v=X0oieFm7MxI

Letture consigliate

Titolo: Bubishi. La bibbia del karate

  • Collana: Arti marziali
  • Autore: Patrick McCarthy
  • Editore: Edizioni Mediterranee
  • Anno: 2000
  • Lunghezza: 176 pagine

Titolo: La potenza segreta del karate di Okinawa. Principi e tecniche delle origini

  • Collana: Arti marziali
  • Autore: Kiyoski Arakaki
  • Tradotto da: A. Tranquilli
  • Editore: Edizioni Mediterranee
  • Anno: 2006
  • Lunghezza: 134 pagine

Titolo: Esercizi di karate. Le posizioni, gli spostamenti, le tecniche fondamentali, il combattimento, i kata

  • Collana: Arti marziali
  • Autori: Stefano Di Marino, Roberto Ghetti
  • Editore: De Vecchi
  • Anno: 2010
  • Lunghezza: 128 pagine

Titolo: I venti principi del karate. L’eredità spirituale del Maestro

  • Collana: Saperi d’oriente (vol. 2)
  • Autore: Gichin Funakoshi
  • Tradotto da: B. Ballardini
  • Editore: Edizioni Mediterranee
  • Anno: 2010
  • Lunghezza: 122 pagine


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