Psicofarmaci: effetti collaterali, uso e rischi

Tra i medicinali più acquistati nelle farmacie vi sono certamente gli psicofarmaci. Con questo termine si indica un’ ampia classe di farmaci in grado di agire sul sistema nervoso centrale e di modificare in maniera più o meno evidente le reazioni emotive di chi è afflitto da un disagio o da un malessere psicologico.

Psicofarmaci: effetti collaterali

L’uso di queste medicine è assai diffuso, ma pochi conosco le conseguenze dell’uso degli psicofarmaci: effetti collaterali e rischi ci sono.E vanno assolutamente conosciuti in maniera chiara prima di utilizzarli.

Psicofarmaci: effetti collaterali, uso e rischi

Proprio per la loro capacità di intervenire sulla sfera delle emozioni e a volte anche su quella dei sentimenti, gli psicofarmaci sono in assoluto i medicinali più utilizzati del nostro tempo. Anche gli studi sul loro consumo confermano questo trend. Una ricerca condotta dall’Università di Trento ha rivelato che almeno il 63,1 % degli intervistati ha acquistato degli psicofarmaci nel corso della propria vita.

Classificazione degli psicofarmaci

Gli psicofarmaci vengono classificati in base agli effetti che sono in grado di produrre o di indurre sul sistema nervoso centrale del paziente. A tal fine vengono suddivisi in:

  • ansiolitici
  • ipnotici
  • antidepressivi
  • neurolettici

Gli ansiolitici sono una classe di farmaci usati per sedare stati di ansia o stati misti di ansia e depressione. Per il loro effetto “calmante” vengono anche chiamati “tranquillanti”.

Gli ipnotici, spesso classificati assieme agli ansiolitici, vengono chiamati in questo modo perché hanno un effetto ipnoinducente , cioè che induce il sonno. Sono pertanto usati per combattere l’insonnia. Alla classe di farmaci sedativi e ipnotici appartengono, tra l’altro, le benzodiazepine, che comprendono principi attivi a effetto ansiolitico e ipnotico, e i barbiturici. Questi ultimi non sono più in uso e non vengono più classificati come ipnotici per via del rischio di morte in caso di overdose. A dosi elevate, gli ansiolitici possono anche avere effetti ipnotici.

Gli antidepressivi sono una classe di psicofarmaci usati per curare la depressione e altri disturbi del tono dell’umore. Tra questi rientrano gli IMAO, inibitori della monoamino ossidasi, i TCA, triciclici e gli SSRI, inibitori della ricaptazione della serotonina. I primi favoriscono la disponibilità dei neurotrasmettitori responsabili del nostro benessere mentale (serotonina, dopamina, noradrenalina, melatonina), i secondi combattono gli stati depressivi grazie a una struttura molecolare più complessa da cui prendono il nome. Gli ultimi, invece, sfruttano gli stessi meccanismi degli IMAO e dei triciclici, ma con minori controindicazioni ed effetti collaterali, tanto da essere usati anche per curare la bulimia nervosa e i disturbi ossessivo-compulsivi.

I triciclici e gli SSRI hanno ormai del tutto soppiantato gli IMAO, anche perché questi ultimi non si sono dimostrati efficaci quando gli antidepressivi di ultima generazione. I neurolettici o antipsicotici sono psicofarmaci in grado di agire su malattie mentali conosciute come psicosi. Si tratta di disturbi molto più gravi della comune ansia o della sempre grave depressione. Le psicosi, infatti, causano fenomeni di alterazione della realtà, con stati di delirio e allucinazioni.

Storia degli psicofarmaci: effetti e benefici

Anche se il consumo degli psicofarmaci è diventato un tema dibattuto solo negli ultimi anni, la scoperta di questi medicinali risale agli inizi del Novecento. I primi ad essere scoperti e sperimentati furono i neurolettici o antipsicotici. Gli effetti neurolettici furono all’epoca individuati nella prometazina, derivato di una sostanza usata per colorare le cellule: l’anilina. La scoperta degli antidepressivi risale invece agli anni 50, quando si analizzò che un principio attivo usato per curare la tubercolosi, l’ iproniazide, causava euforia nei pazienti depressi.

Per gli psicofarmaci in grado di combattere l’insonnia, bisognerà aspettare gli anni ’60, quando furono immessi in commercio i famigerati “barbiturici”, conosciuti anche come “sonniferi”. All’epoca, i barbiturici vennero consumati su larga scala annoverando anche dei pazienti illustri, tra cui la mitica Marilyn Monroe, la cui morte, ancora oggi avvolta nel mistero, viene fatta risalire a un probabile abuso di sonniferi. Gli ansiolitici conosciuti come benzodiazepine hanno, invece, una storia più recente che risale “appena” agli anni ’70.

Uso degli psicofarmaci

Gli psicofarmaci vengono solitamente formulati in gocce o in compresse rivestite. In commercio esistono anche formulazioni iniettabili per via intramuscolare o endovenosa, ma questi preparati vengono usati solo in caso di pazienti ospedalizzati o di disturbi psichici molto gravi. Gli psicofarmaci vanno usati solo dietro prescrizione medica, anche se si tratta di “semplici”, si fa per dire, compresse per combattere l’insonnia. Gli psicofarmaci rientranti nella classe degli ansiolitici, sedativi ed ipnotici possono essere prescritti anche dal medico curante, ma in caso di disturbi ansiosi o di insonnie che persistono per un lungo periodo di tempo, è sempre meglio rivolgersi a uno psichiatra, medico autorizzato alla prescrizione dei farmaci per la cura dei disturbi psichici.

Solo il medico, infatti, in base alla storia clinica del paziente ed ai sintomi dichiarati o accertati, potrà stabilire la dose terapeutica ideale. Il paziente, dal canto suo, dovrà attenersi scrupolosamente alle dosi indicate dal medico e dalle sue prescrizioni, anche se queste differiscono largamente da quelle riportate nella confezione del farmaco. Per avere degli effetti significativi sulla propria condizione di disagio psichico, gli psicofarmaci vanno solitamente assunti per un certo periodo di tempo, periodo che oscilla dai tre ai sei mesi.

L’eventuale prosecuzione o interruzione della terapia dovrà sempre essere concordata con il medico. Bisogna ricordare che gli psicofarmaci hanno spesso un effetto sintomatico, cioè non curano il disagio, ma lo rendono meno invalidante per la propria vita. Per gestire meglio il disagio interiore è sempre consigliabile abbinare al farmaco anche una psicoterapia, cioè una tecnica fatta di colloqui e di strategie in grado di indurre un naturale processo di guarigione o di cambiamento interiore.

Psicofarmaci: effetti collaterali e rischi

I rischi dell’uso e dell’abuso di psicofarmaci cambiano in base alla tipologia e agli effetti dei medicinali. I rischi dell’assunzione prolungata o della sospensione degli ansiolitici, specie delle benzodiazepine, sono legati allo sviluppo di una dipendenza. Quest’ultima può manifestarsi con l’assuefazione, cioè con una ricomparsa dei sintomi che avevano indotto il paziente al consumo del farmaco.

L’assuefazione induce di solito il paziente ad aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto di benessere iniziale. La sospensione delle benzodiazepine può, invece, dare origine a vere e proprie crisi di astinenza caratterizzate da cefalea anche molto forte e da un fenomeno clinico conosciuto come “effetto rebound”, ovvero un aggravamento anche molto evidente e improvviso degli stati d’ansia, insonnia e dei sintomi depressivi che si intendevano curare.

La crisi di astinenza da benzodiazepine si può limitare o evitare riducendo gradualmente le dosi del farmaco o ricorrendo a medicinali sostitutivi che, lo ricordiamo, vanno sempre prescritti dal medico. L’overdose da ansiolitici può causare anche aritmia cardiaca e coma.

Ancora più gravi e importanti sono i rischi legati all’abuso di antidepressivi, i quali, a dosi elevate, possono indurre delle intossicazioni a loro volta causa di gola secca, dilatazione pupillare e blocco intestinale e respiratorio. Anche i neurolettici, se assunti in eccesso, possono dare intossicazione con i sintomi più o meno gravi a cui abbiamo appena accennato, tra cui anche movimenti involontari della muscolatura e sintomi neurologici che imitano il morbo di Parkinson.

Nel caso di questi farmaci, però, il rischio di overdose dovrebbe essere più basso perché si tratta di medicinali che vengono sempre prescritti dagli specialisti e che quindi sono più monitorati dal punto di vista del consumo. Gli effetti degli psicofarmaci possono essere potenziati dall’assunzione di bevande e sostanze eccitanti, ma anche dalla contestuale assunzione di altri farmaci. Particolari cautele devono essere adottate nel caso di consumo da parte di pazienti anziani o di soggetti colpiti da patologie croniche.

Approfondire gli psicofarmaci: effetti collaterali e rischi

Per saperne di più sugli psicofarmaci, si possono consultare i siti di alcuni importanti associazioni o istituti impegnati nella divulgazione di dati e ricerche su questa particolare categoria di farmaci.



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