Cosa fare quando il bambino balbetta

Quando il bambino impara a parlare può capitare che confonda le parole. In effetti accade che tante parole si affollano nella sua mente ma non è detto che questo balbettio sia un reale problema del bambino. Vediamo quali sono le cause e i principali rimedi per combattere la balbuzie nei bambini

salute: la balbuzie nei bambini

La balbuzie nei bambini: numeri e cause di un disturbo fastidioso

Circa l’1% della popolazione mondiale è affetta da balbuzie. Si tratta di una patologia che si manifesta come disordine del ritmo della parola. In sostanza il soggetto affetto sa cosa vorrebbe dire ed elabora nella propria mente pensieri di senso compiuto: tuttavia, nel momento in cui pronuncia le parole che vorrebbe dire cade in ripetizioni, interruzioni o frammentazioni delle parole. Con il passare del tempo, è possibile che questi sintomi si accompagnino anche a particolari stati emotivi (la tendenza a evitare termini e discorsi che si considerano difficili, l’uso di trucchi per nascondere il proprio difetto ma anche tensioni muscolari e diffuso imbarazzo) Queste reazioni emotive, in effetti, alimentano anche un senso di frustrazione con una conseguente ed inevitabile caduta di autostima. Le alterazioni emotive, tuttavia, non sono generalizzate in tutti i bambini affetti da balbuzie ma si manifestano solo quando il problema di linguaggio è reiterato nel tempo e, quindi, diventa cronico. I balbettii, generalmente, iniziano a manifestarsi dopo i due anni d’età e raggiungono il picco intorno ai 33 mesi di vita coinvolgendo circa il 2,5% della popolazione infantile. In quasi l’80% dei casi, il balbettio si elimina automaticamente con il passare del tempo dopo un certo periodo dalla comparsa di questo disturbo. La percentuale restante, naturalmente, va tenuta sotto controllo ed è bene accorgersi in tempo di queste anomalie per evitare che questo difetto del linguaggio diventi cronico e accompagni il bambino fino all’età adulta.

In genere i bimbi maschi sono più colpiti rispetto alle femminucce ma, in ogni caso, è comunque possibile individuare qualche campanello d’allarme e intervenire per tempo. In primo luogo è importante stare attenti ai genitori e ai nonni del bambino: se in famiglia c’è già un caso di balbuzie, è possibile che il problema si manifesti anche sul bambino dal momento che si tratta di una patologia a carattere ereditario. Tuttavia ci sono anche altre cause per i balbetti infantili: tra queste è singolare il fatto che il balbettio possa essere causato dalla tendenza del bambino a voler parlare troppo velocemente ma non mancano cause legate a fattori emotivi. Tra le varie, la timidezza ma anche i problemi di famiglia possono sicuramente incidere sul corretto funzionamento del linguaggio del bambino. E’ bene sapere, in ogni caso, che il balbettio non rappresenta una menomazione intellettiva del bambino e che le sue facoltà sono assolutamente identiche a quelle degli altri. Tuttavia, alcune ricerche americane hanno dimostrato che i bambini affetti da questo disturbo sono meno distraibili degli altri e, proprio per questo motivo, sono anche meno tendenti ai cambiamenti: è come se per non sbagliare o commettere imprecisioni, questi bambini tendano ad assumere comportamenti pratici e linguistici abitudinari.

 

Come riconoscere un bambino affetto da balbuzie

Per capire se i balbettii del bambino sono un disturbo passeggero o cronico è importante monitorare i suoi discorsi: in particolare, è utile analizzare la quantità e la durata delle interruzioni effettuate durante una conversazione. In questo modo, se ci sono tre disfluenze ogni 100 parole non bisogna allarmarsi; quando, invece, il numero delle interruzioni all’interno di un discorso è più alto è bene tenere sotto controllo il bambino senza dimenticare che la maggior parte degli specialisti definisce balbuziente chi ha almeno 8-10 disluenze ogni 100 vocaboli. Una condizione immediatamente percepibile: considerato che a 3 anni le frasi sono composte da 3 o 4 parole, questo significa che il bambino si bloccherà ogni tre frasi.

 

A chi rivolgersi quando si hanno dubbi e preoccupazioni

I genitori che sono afflitti da qualche dubbio circa il corretto funzionamento del linguaggio nei loro bambini possono tranquillamente rivolgersi al proprio pediatra che valuterà se procedere o meno con l’intervento di uno specialista. In questo caso, il professionista di riferimento è il logopedista che ha il compito di insegnare al bambino a controllare la respirazione e a usare i muscoli e gli organi della fonazione. I logopedisti, tuttavia, non si limitano esclusivamente ad applicazioni di tecniche per migliorare la respirazione del bambino ma lo aiutano anche da un punto di vista psicologico. Il loro aiuto, quindi, è fondamentale quando si tratta di sbloccare le emozioni dei bambini, rinforzare la loro autostima e ricercare i primi piccoli problemi interiori. Consultando il parere di un logopedista e usufruendo della sua professionalità le probabilità di risolvere definitivamente il problema del balbettio nei bambini sono sicuramente molto alte. Tuttavia, anche in caso di successo dell’intervento del logopedista può capitare che questi disturbi si ripresentino quando in età adulta.

A rendere più lungo il percorso di guarigione della balbuzie possono contribuire anche gli atteggiamenti sbagliati di chi, di volta in volta, interloquisce, con il bambino. All’età di tre anni, infatti, i bambini colpiti da questo disturbo diventano coscienti del fatto che balbettano ma non sono turbati da quest’anomalia. Se gli adulti, però, intervengono spesso nella discussione e cercano di correggere più volte gli errori dei bambini, è facile che si scateni nel piccolo una sorta di stress o comunque di tensione che spesso produce l’effetto contrario a quello che gli adulti vogliono ottenere: ossia i difetti di comunicazione del bambino tendono ad aumentare. E’ importante, quindi, che i genitori e gli adulti che entrano in contatto con il bambino non lo facciano sentire in difetto. Per questo se un bambino comincia a balbettare, i genitori devono avere nei suoi confronti lo stesso atteggiamento di sempre e fare quasi finta di niente: un atteggiamento di preoccupazione o di ansia, infatti, potrebbe essere pericoloso e indurre addirittura alla cronicizzazione del disturbo. Mentre il bambino parla, quindi, guardatelo sempre negli occhi, non correggetelo e non invitatelo a parlare più lentamente, non interrompetelo e non anticipate le sue parole.



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