Vizio dell’alcol

Il vizio dell’alcool è un problema che affligge moltissime persone, che non trovano da sole la forza di volontà per smettere. Se vuoi sapere tutto sulla dipendenza da alcool, come si manifesta, quali sono i rischi per la salute e a chi rivolgersi per chiedere aiuto, continua a leggere questa guida. Il vizio dell’alcolismo si prende a volte scherzando tra amici, a volte per noia, a volte per non consapevolezza del rischio.

Il vizio dell'alcol

Vizio dell’alcol: una lunga storia

La nostra civiltà occidentale, almeno fino al XIX° secolo, ha rifiutato l’acqua come bevanda di consumo, poiché le si attribuivano patologie gravi, a volte anche letali. Se leggiamo la Bibbia, per esempio, notiamo come l’acqua non venga mai citata come bevanda consumata comunemente. Inoltre non si conoscevano ancora i sistemi che potessero depurare l’acqua dalle scorie, e nei paesi occidentali non erano neppure noti i vantaggi legati alla bollitura (come invece succedeva in Oriente). Erano quindi il vino e la birra le principali bevande usate da tutti, a prescindere dall’età. Ma la quantità di alcol presente in queste bevande era di solito piuttosto bassa, per cui anche gli effetti nocivi erano quasi del tutto inesistenti. Certo anche in quei tempi era chiaro come un abuso di alcol potesse provocare spiacevoli conseguenze, come una generale perdita di controllo o attacchi di collera. Ma in generale si tendeva ad esaltare la sensazione di benessere legata al consumo di un bicchiere di vino o birra, consumato magari durante un festoso banchetto. Il vino, in particolare, era definito “il nettare degli dei”.

Nelle civiltà antiche, inoltre, l’alcol era considerato una fonte di calorie, e quindi di vero e proprio nutrimento. La birra, per esempio, fornisce elementi di importanza vitale, come i sali minerali e le vitamine. La distillazione, quale procedimento che concentra e circoscrive la quantità di etanolo nelle bevande, mise in risalto quali fossero gli effetti di un eccessivo dosaggio di alcol. Durante gli anni oscuri del Medioevo, l’alcol veniva usato nella preparazione di alcuni medicinali, e somministrato agli ammalati di peste, per lenire la sofferenza e dare loro una sensazione- seppure momentanea- di benessere. All’alcol si attribuivano addirittura poteri magici di guarigione.

Dal 1400 in poi- periodo storico in cui si diffusero i processi di urbanizzazione e crescita dell’economia- un maggiore livello di ricchezza in generale favorì il consumo di alcol. La Chiesa cattolica- che pure interveniva in modo diretto su molteplici questioni “sociali”- non prese mai posizione contro il consumo di alcol, ed anche la Riforma tacque su questo argomento. Censura e proibizionismo intervennero più tardi, nel XVII° secolo, intrecciandosi a pratiche religiose, sistemi politici e strutture della società. In questo secolo fu scoperta in Occidente la “bollitura dell’acqua”, procedimento che serve a debellare le scorie e i veleni presenti nell’acqua. In Oriente la bollitura era già conosciuta e praticata 5000 anni fa. Il consumo progressivo di caffè e tè andò a ridurre di conseguenza quello delle bevande a base di alcol.

Nel 1800 l’industrializzazione comportò un aumento vertiginoso degli abitanti nelle grandi città. Molti di essi vivevano in condizioni di seria precarietà, anche igienica. A causa del putridume dell’acqua, che diffondeva un puzzo nauseante nelle città, malattie quali il tifo ed il colera divennero un vero e proprio flagello. Nel 1880 Pasteur e poi di seguito Ebert cominciarono gli studi sui batteri del tifo. L’introduzione progressiva di sistemi di depurazione dell’acqua corrente portò ad eliminare le bevande alcoliche dall’uso quotidiano, e a relegarle piuttosto in momenti particolari.

Che cos’è il vizio dell’alcol

L’alcolismo (o etilismo) è la patologia caratterizzata dall’assunzione di elevate quantità di alcol. Il termine alcolismo fu introdotto per la prima volta da Magnus Huss nel 1848, per definire appunto le problematiche legate all’eccessivo consumo di alcol. Non bisogna confondere l’intossicazione da alcol (che può essere episodica) con la dipendenza vera e propria, che si verifica quando: il soggetto avverte un bisogno irrefrenabile di bere (craving) non è capace di controllarsi nell’assunzione di alcol; è vittima di vere e proprie crisi di astinenza dal bere; arriva a sviluppare una certa tolleranza all’uso di sostanze alcoliche; perde l’interesse per qualsiasi altra cosa che non sia l’alcol; continua a consumare alcol senza curarsi delle conseguenza che questo comporta. In realtà non possiamo identificare un problema di alcolismo basandoci sulle dosi di alcol consumate (che possono variare da soggetto a soggetto), quanto piuttosto sulle conseguenze dell’uso di alcol su determinati soggetti, e che si ripercuotono sulla sua vita sociale, familiare e professionale. Prendono sempre più consistenza gli studi più recenti sull’origine genetica di questa patologia, unita ovviamente a fattori sociali e ambientali.

Diagnosi e classificazione dell’alcolismo

Il momento della diagnosi di questa patologia è importante, e non va lasciata al caso. Spesso i primi ad effettuare una prima diagnosi sono proprio i familiari e gli stretti congiunti dell’alcolista, che si accorgono di progressivi cambiamenti nel comportamento e nella personalità del soggetto. Dal punto di vista medico, può essere utile la somministrazione al soggetto del test “CAGE”, che è formato da 4 domande. La risposta positiva ad una sola delle domande ci indica che si tratta di un potenziale alcolista; la risposta “sì” a più di una domanda ci fa capire che il soggetto già si trova in una condizione di dipendenza dalla sostanza alcolica, e che quindi è il caso di intervenire.

Negli anni ’60 lo studioso Jellinek operò una classificazione dei bevitori in 5 categorie, tenendo conto di fattori medici, sociali e psicologici.

I bevitori “alfa” e “beta” sono quelli che consumano alcol occasionalmente, solo in determinate circostanze, per sentirsi più disinibiti; non hanno un problema di dipendenza, ma sono maggiormente a rischio rispetto agli altri in generale. I bevitori “gamma” non riescono ad assumere alcol senza perdere il controllo, le dosi assunte possono anche non essere eccessive. I bevitori “delta” sono quelli che- avendo sviluppato la dipendenza da alcol- sono soggetti a vere e proprie crisi di astinenza. Spesso per questo finiscono in ospedale, ma poi riprendono come se nulla fosse successo. I bevitori “epsilon” sono coloro che consumano alcol in maniera episodica, alternando periodi di sobrietà a momenti di eccesso. Potrebbe rientrare in questa categoria, per esempio, chi si ubriaca in discoteca il sabato sera o durante il week-end.

I bevitori possono essere classificati anche in base alla loro peculiare personalità, per cui parliamo di: bevitore gregario, compulsivo, autistico, solipsistico, reattivo, pulsionale, regressivo.

Cloninger ha invece individuato due tipologie di alcolisti: il tipo I che di solito inizia a bere dopo i 30 anni. L’uso dell’alcol non compromette la sua vita sociale e raramente adotta un comportamento antisociale o aggressivo; il tipo II, solitamente di sesso maschile, che comincia a bere precocemente, anche prima dei 25 anni, e che spesso presenta una personalità “disturbata”. A volte possono esserci casi di depressione o alcolismo nei familiari più stretti.

Gli effetti dell’alcol sull’organismo umano

Eccedere nel consumo di alcol produce effetti altamente dannosi sia per l’organismo che per la psiche. L’alcol è per esempio la causa primaria delle malattie che colpiscono il fegato. E i rischi legati al consumo eccessivo di alcol aumentano alla guida o sul lavoro: gli ultimi episodi di cronaca ci confermano questa triste realtà. La dipendenza dall’alcol fa insorgere nel soggetto una serie di precisi disturbi fisici e psicologici quali: il “delirium tremens” (che si verifica durante la fase di astinenza), il delirio dovuto all’intossicazione; demenza persistente; disturbi nella memoria. Dal punto di vista psichico, possono verificarsi disturbi psicotici con la manifestazione di allucinazioni o deliri, disturbi di ansia, disturbi nell’umore (con sbalzi anche repentini), depressione e insonnia.

Il delirium tremens si manifesta dopo qualche tempo di astensione dall’alcol. Il soggetto è in preda ad un senso diffuso di agitazione, tachicardia, febbre, sudorazione. La fase può durare fino a tre giorni e termina con un profondo sonno. Dopo 13 o 24 ore dall’ultima bevuta possono sopraggiungere convulsioni di astinenza.

La vera e propria astinenza (che è stato riscontrato in tutto e per tutto simile a quella da eroina), può essere caratterizzata da angoscia, nausea, vomito, aggressività. Questi sintomi scompaiono quando il soggetto torna a bere. Possono insorgere anche patologie neurologiche molto più gravi quali: la demenza alcolica, la degenerazione cerebellare alcolica, l’idiosincrasia alcolica, la malattia di Bignami e Marchiafava, la sindrome di Korsakoff, l’encefalopatia acuta di Wernicke.

L’ assunzione di alcol provoca anche effetti negativi sulla vita sociale del soggetto dipendente (perdita del lavoro, degli affetti, crimini).

Come riconoscere un problema di alcolismo

Molto spesso i familiari o chi vive con un alcolista si accorgono che qualcosa non va, ma non riescono subito ad attribuire le eventuali “stranezze” che notano ad un problema di alcol-dipendenza. Il tutto è reso ancora più difficile dal fatto che in genere chi ha problemi di dipendenza tende a negare di averne. Le domande dirette sul problema sono perciò inutili, a meno che non sia proprio il soggetto a volerne parlare, e a dimostrare di volerne uscire. Ci sono però alcuni segnali che possiamo cogliere nel soggetto, e che ci “mettono in guardia” circa un’eventuale dipendenza da alcol. Innanzitutto, l’umore tende a cambiare in modo brusco e repentino, e senza una spiegazione logica. Inoltre se si osserva il soggetto durante una conversazione con altre persone, può apparire distratto, spesso introduce temi non pertinenti all’oggetto del discorso, risponde in maniera inadeguata ed aggressiva.

La maggior parte delle volte non si accorge affatto del disagio che provoca in chi gli sta accanto. Possono essere frequenti anche vuoti di memoria (perfino per avvenimenti recenti), e momenti di confusione, che spesso l’alcolista attribuisce agli altri. Ci sono soggetti che tendono a diventare particolarmente ripetitivi e polemici. Altra caratteristica che possiamo trovare in un soggetto alcol-dipendente è l’inaffidabilità. Spesso non riesce a svolgere o a portare a termine i compiti che gli vengono assegnati in famiglia o sul lavoro. E se viene ripreso, tende a scaricare la colpa agli altri. Può notarsi anche un generale cambiamento nelle modalità di consumo dell’alcol. Il soggetto esce più spesso per bere, oppure beve da solo o in casa, spende eccessivamente nel procurarsi l’alcol, mente sui suoi spostamenti, nega di aver bevuto ma poi il suo alito lo inganna, si può rinvenire alcol nei posti più strani (sotto il letto, negli armadi), le bottiglie vuote vengono gettate direttamente nel bidone e non nel sacchetto di casa.

Chi ha un problema di alcolismo tende progressivamente a trascurare la cura della sua persona e l’igiene. Eventuali episodi di malessere fisico vengono attribuiti dal bevitore a qualcos’altro. In genere l’alcolista non ha quasi mai appetito, soffre d’insonnia ed è in preda a depressione e ansia generalizzata. La depressione è uno degli effetti dell’alcol sul cervello, ed è inoltre causata dai problemi che l’alcolista comincia ad avere nei rapporti interpersonali e professionali. Insomma, un terribile circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire.

A chi rivolgersi per essere aiutati a uscire dal vizio dell’alcol

E’ prima di tutto importante che il soggetto raggiunga un grado di consapevolezza tale che si renda conto di aver bisogno di aiuto. Non è sufficiente che siano i familiari a chiedergli che si faccia aiutare. Qualsiasi terapia diventa inutile se il destinatario non la recepisce. Poiché l’alcolismo è una vera e propria malattia, necessita di un apposito trattamento preventivo e di un’adeguata cura. Quest’ultima ha l’obiettivo di eliminare tutte le conseguenze mediche e psicologiche del consumo alcolico, e debellare la c.d. “tolleranza”, ossia l’aumento progressivo di dosi alcoliche per raggiungere gli stessi effetti.

Per intraprendere un cammino di disintossicazione e cura ci si può rivolgere: ad un medico specialista in alcologia e dipendenze (di solito si tratta di uno psichiatra con una preparazione specifica sul problema), che può consigliare sulla terapia più adatta da seguire, e che illustrerà quali sono gli effetti dannosi dell’alcol sull’organismo. Esistono poi presso le ASL (Aziende Sanitarie Locali) i Sert (Servizi Pubblici per le tossicodipendenze) e i Noa (Nuclei operativi alcologia), che insieme a medici e assistenti aiutano l’alcolista ad intraprendere una cura. Le cliniche private (convenzionate o non) devono essere specializzate in dipendenze o alcologia, altrimenti si limitano ad una semplice disintossicazione dalla sostanza senza fornire alcun supporto psicologico, sia durante che dopo il trattamento.

Poi ci sono le comunità terapeutiche, di tipo religioso o laiche, che forniscono aiuto per il recupero delle dipendenze, e prevedono specifiche terapie e programmi di reinserimento sociali. A volte si prevedono tempi piuttosto lunghi di permanenza (anche fino ai 2 anni). I gruppi di aiuto nascono da alcolisti per aiutare altri ad uscirne. Lo scambio di idee ed esperienze diventa una motivazione in più per portare a termine il percorso di “guarigione” intrapreso.

Gli AA (Alcolisti Anonimi) è un’associazione nata in America nel 1935, ed ora diffusa in tutto il mondo. Si può entrare in questo gruppo senza pagare nulla, nessuno specialista coordina le sedute, tutto è assolutamente autogestito. Protagonista è il soggetto alcol-dipendente che interagisce con altri con cui condivide lo stesso problema. In AA sono previsti anche gruppi di aiuto per i familiari e i figli di alcolisti.

GAT (Gruppo Alcolisti in trattamento): è un gruppo creato dai residenti della struttura di cura “Le betulle” di Appiano Gentile (Co). Oggi ne è presente un altro a Milano. Si tratta di gruppi motivazionali, che aiutano i pazienti a riprendere “in mano” la loro vita, attraverso il ritorno alla sobrietà e cambiando radicalmente il proprio modo di vivere.

CAT (Club degli alcolisti in trattamento): anche questi sono gruppi di auto- aiuto presenti in Italia dal 1979, per alcolisti e i loro familiari. Oggi ne esistono 2400, divisi a livello territoriale.

I farmaci per combattere l’alcolismo

L’alcolismo può essere curato con l’uso di farmaci specifici, ma la cura farmacologica deve essere supportata da un sostegno psicologico, soprattutto nei periodi di astinenza, quando il soggetto è a forte rischio di ricaduta. Nella prima fase del trattamento si somministrano ansiolitici quali il Valium e il Librium, per far sì che il soggetto si astenga dal bere. Dopodichè l’obiettivo è mantenere lo stato di sobrietà. In questo può aiutare il Reviat o l’acamprosato, che ha l’effetto specifico di attenuare l’impulso del bere. L’antabuse, invece, è un medicinale che va usato come deterrente per impedire che il soggetto ricada nel bere, e provoca spiacevoli effetti se si beve alcol (nausea, vomito, diarrea).

Consigli in generale sull’uso di alcol

Anche chi non è un alcol-dipendente, ma un c.d. “bevitore sociale” deve stare attento a moderare il proprio consumo di alcol, poiché la dipendenza da questa sostanza è molto più subdola e insidiosa delle altre. Assolutamente vietato bere alcol durante la gravidanza, ed anche se si desidera rimanere incinta. L’uso di sostanze alcoliche potrebbe comportare gravi danni sia fisici che comportamentali al bambino.

  • Quanto alcol in un giorno
    Alcuni studiosi ritengono che bere alcol in maniera moderata (1/2 bicchieri al giorno, preferibilmente durante i pasti) aiuti a ridurre le malattie cardiache e coronariche. Se questo è vero per i bevitori “sociali”, abituati ad assumere piccole dosi di alcol, non lo è per chi è astemio. In casi di intolleranza all’alcol, meglio non iniziare mai a bere!! Mai abituare bambini e adolescenti all’uso di alcol (anche in piccole dosi), potrebbero assuefarsi e bere sempre un po’ di più. Si ritiene generalmente che per uscire dal problema dell’alcol bisogna ridurre in modo progressivo le dosi alcoliche. Assolutamente sbagliato, perché l’alcolista tornerebbe ben presto a bere come e più di prima. Una volta terminato l trattamento previsto, bisogna imporsi assoluta e inderogabile sobrietà!
  • Alcol e farmaci
    Non assumere alcol se si sta seguendo una cura farmacologica, perché l’interazione dei farmaci ( in particolare quelli per la cura del diabete e quelli per il cuore) con l’alcol potrebbe avere conseguenze molto gravi, talvolta anche fatali. Si è studiato inoltre come gli effetti deleteri dell’alcol siano progressivamente più gravi nelle donne che negli uomini. Questo avviene perché il corpo della donna contiene meno acqua rispetto a quello dell’uomo, e quindi i liquidi ingeriti vengono assorbiti maggiormente.
  • Alcol e la guida dell’auto
    Non mettersi alla guida se si è bevuto, ed anche se si è solo un po’ alticci. I riflessi rallentano di molto, e questo può essere causa di incidenti mortali per sé e per gli altri.

Link a siti web in cui si parla di alcolismo e problemi correlati

Alcol droga legale
www.alcoldrogalegale.com
E’ il sito dell’ARCAT Sicilia Onlus- Associazione regionale dei Clubs degli Alcolisti in trattamento- In particolare è molto utile la sezione “testimonianze” in cui vengono raccolte le lettere e i messaggi degli alcolisti o di chi ce l’ha fatta, e racconta la propria esperienza da condividere con gli altri.

Alcolisti Anonimi
www.alcolisti-anonimi.it
Il sito contiene informazioni sull’associazione in generale, sui gruppi presenti in Italia, cenni sui metodi di trattamento seguiti per gli alcolisti ed i loro familiari. Nella sezione “30 domande” c’è un test di autodiagnosi per capire se si è a rischio alcoldipendenza.

Cestep (Centro per lo studio e la terapia delle psicopatologie)
www.cestep.it
Il sito contiene notizie, informazioni, testimonianze varie sul problema dell’alcolismo ed altri tipi di dipendenza. Il Cestep è diretto dal Dr. Michele G. Sforza, ed ha sede presso la Casa di cura “Le betulle” di Appiano Gentile (Co).

Alcol
www.alcol.net
E’ il sito ufficiale dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol. Ci sono approfondimenti sulla legislazione, i rischi legati alle nuove bevande alcoliche sul mercato, le campagne di sensibilizzazione per i rischi dell’alcol sui giovani.



4 Commenti

  1. Didi
  2. Damiano
  3. marianna
  4. Lucia Teta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *