Diventare sceneggiatore

Sceneggiatore al cinema, autore alla tv: due mestieri affascinanti e ricchi di gratificazione. “Non è difficile fare lo sceneggiatore. Basta avere idee, una buona cultura, saper inventare soggetti, scriverli come si deve, stendere copioni con situazioni originali e dialoghi brillanti, convincere i produttori a realizzarli e così via”. In queste poche righe Bernardino Zapponi, sceneggiatore di Roma insieme a Federico Fellini, riassume con grande modestia la professione dello sceneggiatore cinematografico. Chi vuole diventarlo, oltre a ottime doti di scrittura e di creatività deve seguire un percorso particolare per imparare le regole che stanno dietro a una buona sceneggiatura.

Diventare sceneggiatore

Sceneggiatore e autore per cinema e tv

Lo sceneggiatore, così come l’autore di programmi televisivi, due ruoli assimilabili nei diversi processo di produzione dei rispettivi prodotti audiovisivi, è quel creativo che possiede l’arte di saper raccontare e riesce a tradurre una buona idea in un soggetto, quindi a trasformare questa narrazione in una storia per immagini, la sceneggiatura, che sia in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Questi professionisti del cinema e della televisione sono scrittore specializzati che, su commissione del produttore, forniscono un testo adatto al linguaggio per immagini e in accordo con il regista lo adattano nel migliore dei modi alle esigenze di ripresa.

La sceneggiatura comprende la successione specifica delle scene, delle sequenze e delle inquadrature; la precisa descrizione di ambienti, azioni e movimenti; i testi dei dialoghi, le indicazioni pratiche per le riprese, i campi e gli obiettivi. Pertanto si presuppone da parte dello sceneggiatore una buona conoscenza delle tecniche di ripresa in modo da poter sfruttare al meglio le specifiche modalità espressive del mezzo.

Il lavoro, delicato e difficile, dello sceneggiatore è stato per anni sottovalutato in Italia, forse perché considerato inferiore a quello dello scrittore di professione, ed è probabile che sia per questo motivo che non si è prodotta una vera e propria scuola ma solo delle personalità individuali e isolate come Diego Fabbri, Lucio Mandarà, Tullio Pinelli, e ancora Ennio De Concini, Sergio Silva, Mimmo Rafele.

Autori e sceneggiatori nei titoli di coda

Un programma di….. è la frase ricorrente nei titoli di coda che accompagna il nome dell’autore di un programma televisivo. Ma cosa fa esattamente l’autore televisivo a differenza di quello cinematografico? Egli è l’ideatore e il responsabile del programma, ma può essere anche colui che importa ed adatta il format acquistato da una società internazionale, quando il programma ha avuto successo in altri paesi. Molto spesso l’idea per una nuova trasmissione può nascere da un’intuizione, da un film, un racconto o da un’esperienza che in qualche modo possa essere originale ed avere successo di pubblico. Questa idea deve prendere forma in un testo scritto, il soggetto, che l’autore presenta al responsabile di una struttura televisiva.

Nonostante i contenuti costituiscono la materia prima di un programma, essi da soli non bastano, è necessario che siano scelti, organizzati e proposti al pubblico. La creazione del programma televisivo infatti deve anche tener conto della sua collocazione nel palinsesto della rete, ovvero il prospetto delle trasmissioni programmato da una determinata rete per un dato periodo, che viene a sua volta stabilita a seconda del target, cioè il pubblico di riferimento, di cui si conoscono il profilo socio-demografico e la propensione al consumo. L’autore, insomma, deve adattare la sua creatività e il suo estro al mezzo televisivo che pone dei limiti ben precisi, sia per lo spazio scenico, sia per il budget previsto dalla direzione di rete.

In televisione si può anche parlare di autore testi: è il creativo o il gruppo di autori a cui sarà affidata la redazione dei contenuti testuali della trasmissione, dentro le griglie di formato più generali, ovviamente supervisionati dall’autore del programma che darà delle direttive ben precise. In qualche modi si può paragonare l’autore testi al dialogista o allo sceneggiatore cinematografico, veri e propri estensori del testo finale in base al quale verranno girate le scene.

I testi relativi ad un programma tv vengono chiamati comunemente copioni, comprendono le descrizioni delle azioni e delle battute, il parlato dei conduttori e degli ospiti, pur essendo meno dettagliati delle sceneggiature cinematografiche. Infatti, nonostante l’impressione di continua improvvisazione che la televisione da, donando al pubblico un vero e proprio effetto di realtà, tutto è costruito, anche il parlato della gente comune; nulla è lasciato al caso e solo i conduttori più importanti possono permettersi di improvvisare con una certa libertà.

Naturalmente il copione di un programma televisivo, soprattutto se scritto per una trasmissione in diretta, nella maggior parte dei casi si configura come un work in progress, nel senso che spesso si tolgono o si aggiungono pezzi a seconda del tempo rimasto. Spesso le esigenze della diretta rendono necessario che i dialogisti e lo stesso autore siano dietro alle telecamere per suggerire ai partecipanti e consigliare il conduttore su un testo che è stato cambiato all’ultimo minuto. Così che il vero copione del programma si può ricavare solo rivedendo la trasmissione registrata.

diventare sceneggiatore e autore per cinema e televisione

Come diventare sceneggiatore e autore di testi

Gli autori testi all’inizio della carriera compiono una lunga gavetta accanto ad autori più famosi. Non è bello, ma spesso sono costretti a scrivere cose che saranno attribuite ad altri. Appaiono nei titoli di coda come semplici collaboratori pur svolgendo la parte più gravosa della scrittura dei testi e dei copioni, successivamente approvati e firmati dagli autori che inoltre percepiscono i diritti d’autore sul programma, mentre i collaboratori sono liquidati a prestazione.

Per i giovani che vogliono intraprendere questa difficile strada si consiglia una buona preparazione di base attraverso le scuole come la Holden di Torino che insegna le tecniche con cui gli oggetti di narrazione sono prodotti nel presente o la Zelig di Bolzano, scuola di documentario, cinema e nuovi media; entrambe offrono un’ottima preparazione alla scrittura per immagini.

Nata nel 1994 la scuola Golden è stata frequentata fino ad oggi da centinaia di alunni provenienti da tutta Italia e, dei circa trecento studenti diplomati nel Master, il 75% è stato avviato al mondo del lavoro tramite stage. I posti disponibili per frequentare il Master, che dura due anni, sono ovviamente limitati e riservati ai 25 studenti, tra i 19 e i 30 anni, che abbiano superato una selezione articolata in due fasi: la valutazione del curriculum e un colloquio di gruppo. Cosa molto importante da sottolineare è che la scuola, pur essendo privata (costa circa 6.200 euro all’anno) prevede comunque agevolazioni e borse di studio per gli studenti con reddito annuo inferiore a 45.000 euro.

La scuola Zelig offre invece un periodo di formazione più lungo, circa tre anni: durante il primo anno si garantisce agli studenti una formazione generale di base, per passare nei due successivi all’approfondimento di una delle materie professionali, includendo esercitazioni pratiche e periodi di tirocinio. Gli studenti candidati ad entrare nella scuola, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, devono superare un esame d’ammissione che prevede tre prove, la prima scritta, poi quella orale e infine una prova pratica. I dati dimostrano che a partire dal 1988, cioè da quando è stata fondata la scuola, il 75% dei diplomati allo Zelig lavora nel settore audiovisivi, mentre l’8% ha proseguito gli studi.

E’ utile anche leggere molti romanzi, andare spesso a teatro e fare una buona Università: Lettere moderne, ma anche Scienze della comunicazione, il Dams, o i corsi di sceneggiatura della Scuola Nazionale di cinema di Roma. In genere i corsi di studio universitari offrono una preparazione culturalmente più ampia ma entrano poco nello specifico e non danno sufficienti strumenti per apprendere quelle conoscenze tecniche utili ai giovani che cominceranno realmente a svolgere il mestiere di sceneggiatore/autore.

La nota positiva è che l’organizzazione del nostro sistema universitario, soprattutto nei due anni conclusivi di specializzazione, offre la possibilità allo studente di avere un piano di studi per così dire “mobile”. Ovvero, una parte dei crediti formativi necessari per arrivare alla laurea è lasciato alla libera scelta dello studente che potrà quindi creare, nei limiti della proposta formativa della facoltà, il percorso di studi più adatto alle sue ambizioni future.

Dopo l’Università l’aspirante sceneggiatore/autore potrà scegliere di continuare gli studi nel settore, seguendo master o scuole di specializzazione, come quelle sopra indicate, oppure buttarsi nel mondo del lavoro, partendo dal basso, ma guadagnando quel bagaglio d’esperienza che solo il lavoro sul campo potrà mai offrirgli.

Sceneggiatore per la tv

Progettare una sceneggiatura per il video significa organizzare dei percorsi d’ascolto, che tengano conto delle principali emozioni che muovono i telespettatori, alla partecipazione e all’attenzione. Tre sono gli strumenti, o meglio le emozioni, di cui gli addetti ai lavori si avvalgono per ottenere questo coinvolgimento: l’empatia, la curiosità e la meraviglia.

L’empatia è il sentimento che proviamo, quando, di fronte a un personaggio, ci accade di sentirlo subito vicino e nutrire interesse nei suoi confronti, ed è ciò che accade, quando ci sentiamo proiettati “nei panni di…”. E’ più facile che l’empatia sia suscitata da personaggi positivi. Quando, invece, proviamo interesse verso un programma anche subito dopo esserci sintonizzati, si tratta di curiosità. La curiosità assume anche la forma di desiderio, di voglia di conoscere, essere informati, sapere: questo è il motore che sta alla base dell’ interesse per i programmi divulgativi e di informazione.

Ma vi è anche un altro importante motore, quello che ci fa apprezzare ciò che ci stupisce e ci affascina: il nuovo, l’inaspettato, provoca meraviglia. La meraviglia si propone di suscitare un’emozione improvvisa, mostrando ciò che il telespettatore non si aspetta. La meraviglia è importantissima in televisione, dove il pubblico pretende di essere coinvolto all’ istante, ma è di breve durata, si consuma in un attimo e non è replicabile.

Nella narrazione, sia essa letteraria, cinematografica o televisiva, sono poi facilmente individuabili dei meccanismi di costruzione del racconto attraverso una calcolata distribuzione delle informazioni. Questi meccanismi possono essere facilmente collocati alla base della scrittura di ogni programma televisivo, perché la televisione è in gran parte racconto. Durante un racconto il narratore trasmette delle informazioni allo spettatore: innanzi tutto definirà i protagonisti e i luoghi del racconto, poi le azioni e in fine l’esito. Tutte queste informazioni possono essere utilizzate ad arte per rendere il prodotto televisivo ancor più attraente.

Innanzitutto è possibile dare le informazioni in maniera imprevista: questa modalità si chiama sorpresa; lo spettatore ignora fino all’ultimo momento l’informazione, che appare inaspettata. Può invece darsi che il narratore annunci di avere un’informazione, ma la tenga stretta per se, evitando di svelarla: è il mistero, spesso usato prima delle interruzioni pubblicitarie per alimentare la curiosità del pubblico e costringerlo a non cambiare canale. Infine, il narratore svela tutte le informazioni di contesto, ma tace l’esito, creando aspettative, dilatazione dell’attesa, tensione: si costruisce così la suspance. Spesso, sorpresa, mistero e suspance, si intrecciano e si combinano, potenziando così le sollecitazioni sul telespettatore. Semplificando, potremmo abbinare i tre meccanismi narrativi appena esposti ai tre stati psicologici indotti nello spettatore: la sorpresa suscita meraviglia, il mistero suscita curiosità e la suspance, empatia.

Nonostante esista tra meccanismi narrativi ed emozioni una corrispondenza preferenziale, non bisogna riduttivamente pensare che si tratti di rapporti esclusivi. L’empatia non è territorio esclusivo della suspance, ma si raggiunge anche grazie alla sorpresa e al mistero. Lo stesso vale per meraviglia e curiosità. D’altronde gli stessi modi di strutturare il racconto solo raramente sono puri. L’esperienza poi ci mostra come alla preferenza accordata alla suspace, corrisponda una preferenza per l’empatia, che è la forma maggiormente auspicabile di coinvolgimento del telespettatore: l’empatia consente una momentanea evasione dal quotidiano per calarsi in un mondo altro, identificandosi con i protagonisti del racconto.

Approfondire la professione di sceneggiatore e autore per cinema e televisione

Libri

  • L. Alimeri, Manuale di sceneggiatura cinematografica, UTET, Torino 1998
  • V. Cerami, Consigli a un giovane scrittore, Einaudi, Torino 1996
  • P. Taggi, Un programma di…Scrivere per la televisione, Pratiche, Parma 1997
  • P. Taggi, Vite da Format. La tv nell’era del grande fratello, Editori Riuniti, Roma 2000

Siti internet

Holden
Sito ufficiale della celebre scuola di narrazione di Torino

Scuola Nazionale di Cinema di Roma
Sito ufficiale della prestigiosa istituzione della capitale, con molte informazioni utili

Scuole Civiche di Milano
Sito della importante scuola di cinema, televisione e nuovi media

Zelig
Il sito della Zelig, scuola di documentario, televisione e nuovi media di Bolzano



2 Commenti

  1. elisabetta
  2. rosario

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