Diventare mediatore linguistico culturale
di Cristiana Lenoci

Il mediatore linguistico-culturale: guida alla professione
Viviamo in
una società sempre più multietnica. Si calcolano attualmente in
Italia circa 2.200.000 immigrati. Ma il numero di sicuro aumenterà
nel corso degli anni. La presenza massiccia di stranieri che
popolano le nostre città fa emergere un complesso sistema di
bisogni, esigenze, diritti che necessitano di risposte concrete.
Dobbiamo muoverci nella prospettiva di una rapida ed efficace
integrazione tra culture e tradizioni diverse tra di loro. In questo
contesto gioca un ruolo determinante la mediazione, che è lo
strumento per favorire l’accoglienza e l’inserimento degli stranieri
nei servizi pubblici e nel mercato del lavoro.
La mediazione linguistico-culturale prevede l’impiego di persone
straniere nei settori pubblici e privati per facilitarne
l’integrazione, e di conseguenza fornire un servizio utile per gli
immigrati che si rivolgono a tali servizi, e che hanno difficoltà
per via della lingua o altri problemi di inserimento.
La figura del mediatore linguistico-culturale
Questa
nuova figura professionale si sta affermando negli ultimi anni.
Fondamentalmente il mediatore svolge due tipi di attività, che il
più delle volte confluiscono in una sola. L’attività di mediazione
linguistica si concretizza nella traduzione da una lingua ad
un’altra. Questo comporta che il mediatore deve possedere una buona
cultura di base e la conoscenza di più lingue straniere. La
mediazione culturale consiste nell’insieme di attività legate alle
tradizioni, culture, usanze e religione che favoriscono
l’integrazione dei migranti.
Il mediatore non è solo un interprete che traduce da una lingua ad
un’altra, ma esercita una funzione di orientamento culturale nei
confronti degli immigrati, per favorire la loro completa
integrazione. Può essere straniero egli stesso, oppure un profondo e
attento conoscitore delle realtà degli stranieri con cui viene in
contatto. In questo modo si instaura un dialogo più profondo e
diretto, che permette di stabilire anche un rapporto di fiducia.
Non esiste ancora una definizione normativa di “mediatore
linguistico-culturale”, può essere infatti identificato con varie
denominazioni (mediatore linguistico, mediatore culturale, mediatore
linguistico-culturale, mediatore linguistico interculturale,
animatore interculturale). Il mediatore viene impiegato nel settore
giudiziario (uffici per l’immigrazione nelle prefetture, tribunali),
nelle strutture assistenziali pubbliche e private (ASL, ospedali,
cliniche, case di riposo), scuola, pubblica amministrazione, settore
socio- sanitario, settore della pubblica sicurezza (carceri),
aziende private.
Facciamo qualche esempio per spiegare come opera in concreto un
mediatore. Se in una classe arriva un bambino straniero profugo, il
ruolo del mediatore sarà quello di aiutarlo a relazionare con i
nuovi compagni e a sensibilizzare l’insegnante ad un approccio
sereno e il meno traumatico possibile per il nuovo allievo. Il
mediatore può lavorare anche al telefono, fornendo informazioni in
diverse lingue, oppure facendosi portavoce delle denunce di
stranieri che hanno subito eventuali discriminazioni.
Come diventare mediatore linguistico-culturale. I percorsi formativi.
La
professione di mediatore, proprio in quanto nuova, non è ancora
disciplinata in maniera univoca. La maggior parte dei mediatori ha
frequentato un corso di formazione per mediatori linguistici
appunto, con una durata di ore variabile a seconda degli enti
organizzatori. E che rilascia un attestato di qualifica spendibile
nel mercato del lavoro. Bisogna stare attenti nella scelta del corso
di formazione da frequentare.
Meglio un corso organizzato dalla Regione, con un monte di mille o
più ore, che rilasci un attestato di qualifica e non un semplice
attestato di partecipazione, e che preveda un percorso di studio
vario e articolato, con almeno un mese di stage presso una struttura
pubblica o privata. La Regione Piemonte organizza dal 1993 un corso
di formazione per mediatori che garantisce l’accesso diretto a
questo tipo di attività. Tenere d’occhio quindi i bandi dei corsi di
formazione professionale (che di solito vengono emanati ogni anno),
per trovare il corso giusto cui iscriversi. Di solito è prevista
anche un’indennità oraria di frequenza.
La Regione Lazio, per esempio, ha istituito un corso online per
mediatori culturali. Il costo è di 300 ore, e rilascia un attestato
di frequenza. A Roma ci sono poi altre organizzazioni non
governative (come il Cies- Centro informazione educazione allo
sviluppo) che preparano professionisti in questo settore. I
mediatori del CIES prestano diversi servizi: la presenza programmata
con postazioni fisse, la presenza saltuaria su chiamata,
l’interpretariato telefonico. Il Cies dispone di una banca dati di
circa 600 mediatori, provenienti da circa 50 paesi diversi.
Accanto ai corsi professionali, dal 2000 in poi sono nati anche dei
corsi specifici di laurea, come quello dell’Università per stranieri
di Siena e dell’Università di Milano.
Il corso di laurea triennale istituito dall’Università degli
stranieri di Siena reca la denominazione di” Mediazione linguistica
e culturale”. All’Università di Milano invece il corso triennale in
“Mediazione linguistica e culturale” è in particolare applicata
all’ambito economico, giuridico e sociale. Il corso è infatti
interfacoltà tra la facoltà di Lettere e Filosofia e la Facoltà di
Scienze Politiche. Tra gli insegnamenti previsti: economia aziendale
e politica, geografia politica ed economica, la cultura dei paesi
stranieri, diritto costituzionale comparato.
Poi c’è la Scuola Superiore per Mediatori linguistici di Pisa (già
Scuola Superiore per interpreti e traduttori- SSIT-), dove è
istituito il Diploma triennale di Mediatore linguistico equipollente
al Diploma di Laurea in Scienze della Mediazione linguistica
conseguito nelle università statali. La Scuola organizza anche
Master post-laurea in questo settore: il Master in mediazione
linguistica in ambito turistico- aziendale e il Master in traduzione
giuridica e assistita. La Scuola Superiore per mediatori linguistici
“Carlo Bo” ha invece, oltre alla sede centrale di Milano, altre sedi
in Italia: Roma, Bologna, Firenze e Bari.
La professione di mediatore linguistico-culturale: particolarità.
Dato che
c’è ancora confusione nell’individuare le funzioni e le
caratteristiche precise di questa figura professionale (che alcuni
tendono impropriamente ad associare ad un interprete), gli stessi
lavoratori del settore hanno creato a Roma il “Comitato costituente
per l’associazione professionale dei mediatori culturali”. In un
incontro successivo l’associazione si è data uno statuto. I
mediatori chiedono che la loro professione venga
“istituzionalizzata”, con la creazione di un apposito “albo
nazionale”.
Così come al momento non esiste una precisa definizione ufficiale
del ruolo svolto dal mediatore culturale, così anche le norme che
regolano la retribuzione e il contratto di lavoro sono alquanto
vaghe e imprecise. Non vi è un albo di categoria, e di conseguenza
nemmeno un preciso tariffario standard da adottare per i pagamenti.
La maggior parte dei mediatori lavora in modo precario e senza
stipendio fisso. Il contratto a loro applicato- quando si è
fortunati- è quello a progetto, la cui durata varia a seconda degli
appalti vinti dalle singole organizzazioni (spesso cooperative
sociali). Anche per chi ha seguito un percorso di studio accademico
(i primi corsi sono stati istituiti nel 2002), il futuro non è
ancora chiaro.
Ci sono alcune conoscenze che il mediatore non può trascurare.
Innanzitutto le lingue (sono particolarmente richieste quelle
medio-orientali, il cinese, giapponese, arabo), e poi in generale il
mondo dell’immigrazione (testi di legge, novità normative, ecc.).
Riferimento principale per l’immigrazione è la legge “Bossi- Fini”,
la legge che ha modificato la precedente legge “Turco- Napolitano”.
Di essa è importante conoscere le norme in materia di rinnovo del
permesso di soggiorno (che da poco è anche possibile online), e di
ricongiungimento familiare.
Gli sportelli unici per l’immigrazione
Attivi presso ogni prefettura, sono stati istituiti in base all’art. 18 della legge Bossi Fini (che a sua volta ha modificato l’art.22 della legge Turco-Napolitano). Gli sportelli unici per l’immigrazione si occupano in particolare del disbrigo delle pratiche di prima assunzione dei lavoratori stranieri, di ricongiungimento familiare e di conversione del permesso di soggiorno. Sono diretti da un dirigente prefettizio o da un dirigente della Direzione provinciale del lavoro. Lo sportello sarà composto da un rappresentante della Prefettura, da uno della Direzione provinciale del lavoro e da uno della polizia, designato dal questore. Naturalmente la figura del mediatore in questo contesto serve a svolgere la mediazione- anche solo linguistica- tra gli addetti allo sportello e gli immigrati.
Link a siti web utili per approfondire la mediazione linguistico-culturale e le problematiche legate all'immigrazione
Universita di Milano
Sito dell’Università degli Studi di Milano. Cliccando su “didattica” si ha una panoramica dei corsi di laurea. Quello di “mediazione linguistico-culturale” si trova alla Facoltà di Scienze Politiche.
Università per stranieri di Siena
Sito dell’Università degli Stranieri di Siena. Qui è istituito il corso triennale di “Mediazione linguistico- culturale”.
Scuola Superiore per Mediatori linguistici
Il sito ufficiale della Scuola Superiore per Mediatori linguistici “Carlo Bo” con sedi a Milano, Roma, Bologna, Firenze e Bari.
Cies
Il sito del Centro di informazione educazione allo sviluppo di Roma. Il sito racchiude le iniziative del centro, e i contatti cui rivolgersi per svolgere la professione di mediatore.
Scuola superiore per mediatori linguistici
www.mediazionelinguistica.it
E' la Scuola Superiore per Mediatori linguistici di Pisa. Questa
rilascia il diploma di "Mediatore Linguistico", equipollente al
Diploma di Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica conseguito
nelle Università statali. Questo corso di studi ha durata triennale.