Comunione o separazione dei beni

Comunione o separazione dei beni: un discorso complicato, sia dal punto di vista normativo, che soprattutto emotivo. Pensare a questa eventualità quando ci si appresta a sposarsi equivale assumersi delle responsabilità, sia in un caso che nell’altro, che possono implicare enormi difficoltà in caso di separazione oppure incomprensioni e disillusione in un momento che dovrebbe essere solo pieno di gioia.

Comunione o separazione dei beni

Tralasciando le implicazioni morali ed emotive di questo complicato discorso, in questo articolo si parlerà di questa scelta necessariamente da compiere in un senso o nell’altro al momento del matrimonio, soltanto da un punto di vista strettamente legale. Per le altre questioni, ognuno ha le proprie opinioni, da rispettare.

Comunione o separazione dei beni: quando e perché

Quando due persone decidono di sposarsi, una delle variabili da tenere in conto è proprio quella, molto pratica, relativa alla comunione o alla separazione dei beni, cioè di ciò che si possedeva prima del matrimonio e di quel che sarà condiviso in famiglia. Il matrimonio stipula di fatto un contratto tra due persone e come ogni contratto ha delle clausole; una di queste è proprio la comunione o la separazione dei beni.

Durante la celebrazione del matrimonio, che sia soltanto civile o anche religioso, i coniugi sono tenuti a esprimere la volontà della separazione dei beni se è quella scelta, mentre se tacciono è considerata valida la comunione dei beni, mentre prima del 1975 accadeva l’esatto contrario. In pratica il coniuge che ha a disposizione più fondi, si impegna a sostenere l’altro, sia nel corso del matrimonio sia in caso di sua rottura. Nel contempo anche il coniuge più debole deve comunque contribuire con le sue possibilità al bilancio.

Le responsabilità derivanti dall’arrivo di eventuali figli sono invece a carico di entrambi i genitori, sia in regime di separazione che di comunione dei beni. Comunione e separazione dei beni sono i due regimi di gestione del patrimonio familiare tra coniugi previsti dalla legge italiana.

  • La comunione dei beni è la gestione più comune e più scelta, soprattutto dopo il ’75 quando è diventata la scelta tacita, come detto, al momento del matrimonio; tuttavia si tratta del regime più complicato e di difficile interpretazione, soprattutto in caso di separazione;
  • La separazione dei beni sta comunque prendendo piede nel nostro Paese, da quel che dicono le statistiche, soprattutto per le famiglie più abbienti e nelle grandi città. Questo regime è quello più comprensibile e intellegibile, con regole nette e chiare, dove ciascun coniuge possiede quel che già aveva prima del contratto anche dopo il matrimonio.

Comunione dei beni: cosa prevede in dettaglio

La comunione dei beni è a tutti gli effetti una società paritaria, nata al momento del matrimonio. Tale società prevede vincoli ben precisi:

  • Gli oggetti e i beni appartenuti ai coniugi prima del matrimonio, rimangono di ciascuno
  • Gli oggetti e i beni acquistati durante il matrimonio appartengono a entrambi in comunione
  • Possedere in comunione non significa possedere a metà, ma per intero insieme; la cosa è ben diversa; per vendere i beni in comune occorre quindi il consenso di entrambi, e il ricavato appartiene per intero a entrambi;
  • In caso di separazione la ripartizione del valore di tutto il patrimonio e non di ogni singolo bene viene più o meno diviso a metà;
  • I diritti ereditari sono personali: se viene a mancare il genitore di uno dei coniugi, i veni ereditati saranno soltanto del coniuge figlio; l’eccezione è costituita solo da inclusioni diverse all’interno del testamento;
  • Le donazioni valgono soltanto per il coniuge al quale sono indirizzate, a meno che questo non estenda il dono anche al marito o alla moglie;
  • Polizze infortuni e pensioni di invalidità riguardano solo l’interessato;
  • Il Tfr invece, la liquidazione in pratica, è estesa a entrambi i coniugi, in minima parte anche in caso di divorzio;
  • La pensione di reversibilità è un diritto del coniuge in caso di morte dell’altro;
  • I beni e gli oggetti relativi alla professione di uno dei due coniugi appartengono soltanto a questo; la legge quindi privilegia l’attività economica rispetto al matrimonio; se l’impresa però fallisce, i debiti non vanno a carico del coniuge non coinvolto nell’attività;
  • I beni strettamente personali, come abiti, scarpe, gioielli, sono di proprietà di ciascuno;
  • Il consenso di entrambi i coniugi non è necessario sempre: l’amministrazione ordinaria del denaro comune è possibile da parte di uno dei coniugi soltanto;
  • Lle amministrazioni straordinarie del denaro sono invece da gestire di comune accordo.

Cosa significa però amministrazione straordinaria? La risposta dipende dal reddito familiare: per chi è benestante certe spese, come ad esempio un viaggio all’estero, rientrano nell’amministrazione ordinaria, mentre per chi è meno abbiente una spesa e del genere equivale invece ad amministrazione straordinaria. Alcuni investimenti prevedono in ogni caso il consenso comune, come la vendita o l’acquisto di un immobile, quindi in questi casi il notaio vorrà la presenza di entrambi i coniugi al rogito. Se la vendita o l’acquisto sono svolti da un solo coniuge perché i soldi o la casa gli appartenevano prima del matrimonio, l’altro coniuge deve riconoscerlo ufficialmente perché tali immobili risultino divisi in caso di separazione in comunione dei beni.

I problemi relativi alla comunione dei beni sono molteplici e sorgono soprattutto in caso di separazione:

  • La distinzione tra prima e dopo il matrimonio, cioè tra beni posseduti prima o acquistati dopo, a dispetto delle apparenze, spesso non è facile da provare;
  • Esistono tuttavia beni di appartenenza certa e non dubbia: immobili, acquistati con atto notarile datato a prima o dopo il matrimonio e quindi definibile come appartenente a uno o a entrambi i coniugi secondo tale data; mobili registrati con data di proprietà certa come auto, macchine e imbarcazioni; azioni e obbligazioni, acquistate in modo nominativo;
  • Se però anche i beni considerati certi sono venduti durante il matrimonio, divengono conseguentemente incerti. La logica vorrebbe che il ricavato di tali vendite appartenga a chi possedeva il bene, ma perché questa considerazione valga in sede di separazione, occorre provare e dimostrare la provenienza di tale denaro, anche se viene reinvestito, altrimenti verrà considerato bene comune;
  • Anche ricostruendo la strada percorsa dai soldi ricavati per tali beni, spesso è difficile valutare l’entità e l’appartenenza degli stessi;
  • I fondi utilizzati per ristrutturazioni e migliorie degli immobili sono altresì difficili da quantificare e dividere in sede di separazione.
  • È difficile stabilire quali siano atti di amministrazione ordinaria e quali di amministrazione straordinaria
  • La Cassazione ha dichiarato che nemmeno l’assenso e il riconoscimento della proprietà di un immobile a uno solo dei coniugi, durante il rogito è prova definitiva, perché potrebbe accadere sotto costrizione o minaccia, oppure per risparmiare sulle tasse;
  • Se le donazioni sono indirette e fatte in modo non ufficiale, ad esempio dai genitori di uno dei due coniugi, provare che appartengono a questi soltanto, diventa molto difficile;
  • Se il coniuge che esercita un’attività commerciale autonoma, si è attribuito dei beni che non centrano con l’attività intestandoli alla ditta, questi anche se di fatto appartengono al patrimonio comune, saranno riconosciuti soltanto al coniuge in questione;
  • Al contrario il coniuge non coinvolto nell’attività economica, potrebbe tentare di dimostrare un suo presunto ruolo nell’impresa di famiglia, riuscendo ad ottenere la comunione anche dei beni per la professione;
  • È difficile stabilire la proprietà di uno solo dei coniugi di alcuni beni personali, come i gioielli;

Comunione da residuo

Esistono dei beni di comunione parziale, chiamati appunto di “comunione da residuo”, beni che appartengono a uno dei due coniugi, ma che diventano di entrambi se la comunione dei beni viene sciolta con una separazione o con la morte di uno dei due, ad esempio:

  • Stipendio da dipendente, onorario da libero professionista, canone d’affitto di un fabbricato o frutti di un terreno; questi sono beni considerati personali; se però i soldi che ne derivano non sono spesi durante il matrimonio, al momento della separazione o della morte del coniuge a cui appartengono, tali soldi divengono parte della comunione;
  • Gli sviluppi di un’attività: se uno dei due coniugi possiede un’attività d’impresa o commerciale e durante il matrimonio questa viene ampliata, sia come azienda fisica, (ampliamento dell’attività) sia come clienti e quindi entrate (aumento di valore), questo valore aggiunto diviene parte della comunione dei beni al momento della separazione o della morte del coniuge titolare; tale regola esiste poiché si considerava fondamentale l’attività della moglie impegnata in casa a crescere i figli, che così sgravava il marito da tali funzioni e lo lasciava libero di ampliare l’attività.

Purtroppo la suddivisione del patrimonio in questi casi non è sempre così chiara né trasparente: infatti sono molti i modi per nascondere del tutto o in parte i progressi di un’attività all’altro coniuge.

Separazione dei beni

La separazione dei beni, come detto, lascia ciò che era dei coniugi di proprietà di questi e ciò che si è creato insieme, lo divide in parti uguali. Sottoscrivere la separazione dei beni può sembrare un atto poco fiducioso e poco amorevole nei confronti della famiglia, ma in realtà ha numerosi vantaggi che si possono ripercuotere anche sulla vita familiare senza separazioni. Tuttavia la separazione tutela poco il più debole fra i coniugi: si può ovviare a questa situazione tramite donazioni, polizze vita e testamenti a favore di quest’ultimo, da parte del coniuge ritenuto più forte economicamente.

Vantaggi della separazione dei beni

I vantaggi della separazione dei beni sono molteplici:

  • La separazione conviene quando uno dei due coniugi ha già usufruito degli sconti sulle imposte prima casa e vuole mantenere l’immobile; se in questo caso la famiglia vuole acquistare un altro immobile, si potrà ugualmente usufruire dell’imposta agevolata di registro al 3% o dell’Iva al 4%;
  • Se uno dei due coniugi esercita un’impresa commerciale, la separazione dei beni conviene perché, in caso di fallimento, si salvano comunque i beni posseduti dall’altro coniuge, che non vengono così coinvolti nel fallimento stesso;
  • Se uno dei due coniugi ha dei figli da un altro matrimonio, la separazione dei beni col nuovo matrimonio, eviterà al coniuge rimasto in vita, alla morte dell’altro, di litigare con i figli dell’altro per l’eredità.

Cambio di regime

Se il regime di comunione o di separazione dei beni stabilito al momento del matrimonio comincia a starvi stretto per qualunque motivo, è ammesso il cambio di regime anche dopo il matrimonio. Tale cambio deve avvenire con un atto pubblico notarile, in presenza di due testimoni. Tale atto deve essere annotato a margine dell’atto di matrimonio, conservato presso l’ufficio di stato civile del Comune nel quale è stato celebrato il matrimonio. L’unico problema si presenta nel passaggio dalla comunione alla separazione dei beni, in quanto in questo caso è difficile identificare i beni appartenenti a ognuno. Tale scelta è da effettuare in due casi tra loro opposti:

  • Quando si è d’accordo sull’identificare i beni di ciascuno
  • Quando non ci si riesce proprio a mettere d’accordo sulla proprietà dei beni.

Altri regimi

Esistono inoltre dei regimi “intermedi” da poter scegliere in alternativa a comunione e separazione. La comunione convenzionale è ad esempio una comunione in cui i due coniugi decidono insieme quali beni mettere in comune, con qualche limite; non si possono infatti includere in questo tipo di comunione:

  • Beni di uso personale e relativi accessori
  • Beni per l’esercizio della professione di ciascuno
  • Risarcimenti danni e polizze di infermità e malattie

Nella comunione convenzionale si possono anche includere beni avuti precedentemente al matrimonio. E’ vietato in ogni caso stabilire quote di proprietà squilibrate, cioè ad esempio il 30% ad uno e il 70% all’altro: vale soltanto il 50 e 50. Il fondo patrimoniale è un fondo che comprende alcuni beni destinati ai bisogni della famiglia, che non possono essere sottoposti a esecuzione forzata da parte di creditori, nel caso l’impresa di proprietà di uno dei due coniugi fallisca. Il fondo patrimoniale dura fino al divorzio o alla morte di uno dei due coniugi, oppure ancora fino alla maggiore età dei figli.



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