Problematiche psicologiche dei genitori adottivi
Essere genitori adottivi
un compito difficile e non privo di problematiche psicologiche ed
ostacoli
Negli ultimi tempi si
sente parlare sempre più d'adozione e dei problemi legati a questa
scelta. Che cosa significa essere genitore adottivo? È sufficiente
desiderare un bambino e volergli bene per tutta la vita per
risolvere i problemi? Purtroppo non sono sufficienti affetto e cure
perché si ha a che fare con problematiche diverse rispetto alla
genitorialità naturale. Per prima cosa l’adozione è una vicenda
diversa dalla “normale” procreazione, perché prima di essere
adottati tutti i bambini vivono esperienze di separazione, perdita e
abbandono.
Si tratta di momenti che fanno sentire il bambino “incompleto” e
portano a relazioni e comportamenti comunemente definibili di
afflizione. Un bambino necessita fin dalla nascita del contatto con
il corpo della madre, strumento indispensabile per il piccolo al
quale viene in questo modo offerta la possibilità di superare le
paure e porre nel suo interno l’oggetto buono, fulcro di sicurezza e
fiducia.
Il bambino per crescere come persona autonoma e acquisire sicurezza,
ha bisogno di veder soddisfatti due bisogni: sentirsi amato e
protetto dai genitori e sentirsi incoraggiato a differenziarsi come
persona autonoma. L’amore è per il bambino un bisogno principale e
la sua mancanza provoca cicatrici che si riescono a superare solo
con duri sforzi. Le esperienze dolorose e le carenze affettive hanno
una forte incidenza sul bambino. Le conseguenze immediatamente
riscontrabili e più frequenti sono:
-
Tratti depressivi con sensi di colpa
-
Cattiva capacità a controllare le tensioni
-
Grande fragilità emotiva
-
Profonda sfiducia in sé e negli altri
Per questo nel bambino
adottato sono abbastanza frequenti crisi d’identità, difficoltà di
apprendimento, manifestazioni fobiche, tendenza all’isolamento; le
difficoltà aumentano ancora di più se il passaggio da un ambiente
all’altro comporta anche un cambiamento socioculturale o etnico,
quando cioè si possono cogliere differenze nei tratti somatici.
Il genitore adottivo deve essere sempre pronto a fronteggiare questi
problemi rassicurando, valorizzando e confermando il proprio amore.
Una disponibilità costante permetterà al bambino di accettare la
realtà, lo aiuterà a trovare più facilmente gli oggetti d’amore. I
genitori devono ricordare che quando il bambino arriva in famiglia,
qualunque sia la sua età, porta con sé un bagaglio fatto di ricordi,
vissuti ed emozioni.
Nel minore c’è un prima, solitamente doloroso, privo di affetto e
cure che spesso è rimosso per difendersi, e un dopo cioè la nuova
vita. Proprio questa scansione determina l’abbandono. Un bambino
adottivo sarà molto diverso da noi, e bisogna fare di questa
diversità un punto di forza; accettare le sue origini, cultura e
paese di provenienza.
Preparazione della coppia adottiva
È fondamentale che la
coppia acquisisca, durante il percorso adottivo, la consapevolezza
delle esigenze e dei bisogni di un bambino istituzionalizzato, del
suo vissuto, della sua storia e delle problematiche che incontrerà
nella costruzione di un legame, staccandosi dal bambino immaginario
fino allora costruito nella mente.
Se ciò non avviene l’incontro rischierà di essere fallimentare
perché non conforme a quelle che sono le proprie aspettative e in
contrasto con le reali esigenze del futuro figlio.
Il bambino non ha il dovere di soddisfare e colmare i bisogni degli
adulti ma ha il diritto ad avere una famiglia, di essere amato ed
accettato nella sua diversità biologica, somatica e culturale.
I genitori adottivi devono avere una preparazione adeguata e forte
sensibilità e maturità per accogliere e rispettare un bambino non
solo con caratteristiche somatiche evidentemente diverse dalle
proprie ma portatore di una cultura distante dalla nostra, che va
rispettata e continuata per dare dignità alle sue radici. Se il
bambino non si sente accettato dalla coppia genitoriale, se avverte
un distacco, se si sente “un diverso” non riuscirà mai a instaurare
una sana relazione con loro e non si svilupperà mai in modo armonico
ed equilibrato.
Un primo tradimento che la coppia fa al bambino è il cambio del
nome, che è il primo segno di riconoscimento e di esistenza, come se
volesse cancellare il passato del proprio figlio, un passato
scomodo, da dimenticare, che, invece, va rispettato ed integrato in
una sorta di patto adottivo. Un motivo per cui le leggi straniere
prevedono per le coppie dei lunghi soggiorni nel Paese di origine è
perché possano conoscere direttamente il contesto dove è cresciuto
il futuro figlio ed assimilare le sue abitudini (alimentari,
relazionali, climatiche), comprenderle, rispettarle e riproporgliele
successivamente nel nuovo nucleo adottivo. In questo modo il bambino
si sente accettato nella sua individualità e non deve adattarsi a
richieste che per lui sono estranee e difficilmente comprensibili.
L’adattamento, infatti, da parte del bambino ad un contesto non
accogliente e a delle rigide aspettative della coppia, può far
sviluppare un “falso sé”. Compito dei genitori è dare continuità
all’identità del bambino, sostenerlo nella fase di elaborazione del
suo triste vissuto per evitare che ci siano fratture tra il suo
passato, il presente ed il futuro.
Spesso i bambini adottivi sono portatori situazioni di abbandono, di
solitudine, talvolta di maltrattamento fisico e psicologico; sono
bambini traditi dalla vita. Le figure adulte che dovevano soddisfare
i loro bisogni fisici e di protezione gli hanno inflitto un
messaggio forte di rifiuto, di non esistenza e non riconoscimento.
Sono bambini che non hanno sviluppato un legame di attaccamento
sicuro così come è necessario per una sana ed armonica crescita
della personalità.
Il bambino abbandonato presenta sempre un ritardo nello sviluppo
psico-fisico perché fin dalla nascita si necessita delle cure
individuali e personalizzate; se ogni bisogno fisiologico (fame,
sete, ecc.) e affettivo (contatto fisico, visivo, coccole ecc.) è
prontamente soddisfatto, il bambino sperimenta dapprima la
continuità nella soddisfazione dei suoi bisogni e poi l’affidabilità
nei confronti delle figure adulte che si occupano di lui.
Questa naturale interazione bambino-adulto è alla base della
costruzione del legame di attaccamento. L’assenza di relazioni
affettive sane, di stimolazioni sensoriali e tattili, provocano un
rallentamento dello sviluppo psicomotorio in parte accentuato a
seconda del modo di reazione del bambino a tali deprivazioni.
E’ fondamentale che la coppia sappia che il bambino che incontrerà
ha dei bisogni da soddisfare:
- ha bisogno di essere
accettato e benvoluto nonostante il suo comportamento negativo
- ha bisogno di essere
smentito dalla convinzione che lui è cattivo e che, pertanto, merita
di essere punito
- ha bisogno di essere
amato e soprattutto di non subire un nuovo abbandono
L’adozione è un atto d’amore che richiede una grande capacità di
donarsi e non la soddisfazione di un bisogno di essere genitore a
tutti i costi.
L’adozione ha, infatti, successo solo se il bisogno della coppia si trasforma in forte e sincero desiderio di dare amore.
La conoscenza con il bambino adottivo e la creazione della nuova famiglia
La famiglia adottiva con i figli che provengono dall’adozione
internazionale si costituisce in un paese straniero, secondo
modalità, luoghi e tempi che non sono i nostri e ai quali spesso le
famiglie si adattano con fatica.
Il periodo di permanenza nel paese straniero e il primo incontro con
il bambino sono eventi di fondamentale importanza per la
strutturazione della relazione genitore-figlio.
L’opinione che la coppia si fa del paese d’origine del minore
influenzerà, anche inconsapevolmente, la relazione con il bambino e
la percezione che la famiglia ha del suo passato e delle sue
origini.
Le reazioni del bambino ai nuovi genitori possono essere varie:
- può esserci un innamoramento istantaneo seguito poi dalla paura di
attaccarsi
- una fase di osservazione in cui il bambino scruta e mette alla prova
anche con comportamenti provocatori
- attaccamento a uno solo dei genitori e difficoltà di rapporto con
l’altro.
Qualsiasi sia il suo atteggiamento, bisogna accettare lui, la sua
storia e ciò che ne consegue. Solitamente i bambini che si chiudono
in se stessi aggrediscono i genitori per paura di essere nuovamente
rifiutati.
I genitori non devono essere troppo rigidi, ma cercare di dare meno
regole possibili, partendo da quelle base. I bambini desiderano
essere guidati ma non hanno bisogno di rigidità e regole per loro
inadatte in quel momento ed è bene che non gli siano imposti dei
modelli.
I minori più grandi che arrivano in famiglia sono solitamente
autonomi e quindi bisogna valorizzare questo aspetto. È importante
sapere che abitudini avevano e sapere ciò che facevano per non
cambiare bruscamente il loro modo di vivere.
Il primo anno adottivo è solitamente un periodo idilliaco in cui il
clima emotivo è quello del coronamento di un sogno, sia per i
genitori sia per il bambino. Prevale l’idealizzazione, sono
dimenticati i tempi di attesa e le difficoltà vissute per
raggiungere il sogno.
I genitori sono assorbiti da una dedizione e valorizzazione totale
del bambino.
Negli anni successivi la famiglia affronta l’appuntamento con le
domande e la narrabilità della storia adottiva che non riguarda
soltanto l’adozione ma anche l’abbandono.
Dovranno rispondere ad alcune domande e favorire l’integrazione del
passato, presente e futuro.
Inoltre l’idealizzazione lascerà il posto ad una consapevolezza
della realtà esistente con la possibilità che si verifichino alcune
reciproche delusioni.
Le prime crisi del bambino adottivo
Nonostante oggi non si nasconda più ai figli adottivi la loro
origine, questo non significa proteggerli dal dolore e da un trauma.
L’ingresso nell’età adolescenziale vede intrecciarsi la turbolenza
emotiva di questa fase evolutiva con la specificità della condizione
adottiva. Ciò rischia di acuire i conflitti tipici dell’età. Questo
rischio dipende dalla relazione che si è andata strutturando nella
famiglia negli anni precedenti.
Il processo di separazione dai genitori appare più conflittuale per
gli adolescenti adottati se il passato non è stato sufficientemente
elaborato, a livello intrapsichico e all’interno della relazione
famigliare.
I ragazzi pensano di essere stati abbandonati perché diversi e
indegni d’amore. Sanno di essere nati in condizioni degradate, di
provenire dalla parte povera del mondo, ma per loro la più grande
ferita è essere stai lasciati, anche se questo gli ha permesso una
vita migliore.
Anche i genitori adottivi hanno alle spalle traumi dolorosi: la
sterilità. Per questo motivo la via di uscita è cercare di far
incontrare i due dolori, di comunicarseli a vicenda, in modo che
scontri e conflitti apparentemente inevitabili possano essere
elaborati insieme.
L’errore più grande è quando i genitori si offendono perché il
figlio mette in evidenza il fatto di non essere nato da loro. Padri
e madri devono far capire che anche loro hanno sofferto per non
essere stati capaci di generare un figlio, ma che hanno trovato in
lui proprio quello che desideravano.
A volte i figli adottivi vivono periodi in cui divengono aggressivi,
hanno problemi a scuola e comportamenti antisociali.
Tutto questo non deve essere accettato come tale: bisogna cercare le
ragioni per cui questi atteggiamenti si manifestano. È importante il
dialogo, ascoltare i dubbi e accettare quella parte di vita
precedente all’incontro con i genitori adottivi, che seppur breve e
piccola, ha rappresentato una grossa ferita.
L’idea dei genitori naturali deve essere presente sia nei figli sia
nei genitori adottivi affinché si possa costruire una storia di vita
affettiva mentale comune.
Qualche volta sono sufficienti comprensione e tempo per cicatrizzare
le ferite. Altre è necessario l’aiuto di uno specialista.
Consigli utili per i genitori adottivi nel rapporto con il bambino adottato
È fondamentale in una situazione adottiva parlare sempre
chiaramente, tirare fuori i propri sentimenti e sensazioni.
Il bambino deve sentirsi libero di esprimersi anche se sa che questo
può provocare tristezza e sensi di inadeguatezza nei genitori.
Un percorso di psicoterapia nell’infanzia e adolescenza può essere
molto utile al figlio adottivo per chiarire eventuali carenze
affettive subite e ricostruire con una terza persona (lo
psicoterapeuta) il proprio vissuto. L’elaborazione del trauma è
fondamentale per crescere.
Per i genitori adottivi vengono organizzati gruppi condotti da
psicologi, in cui le famiglie adottive condividono esperienze e
problematiche e non lasciano sola la coppia che affronta questo
delicato cammino.
A volte non sono sufficienti l’amore e la volontà, perché i problemi
possono essere grossi e ingestibili. Con il supporto e la
preparazione giusta, l’adozione può trasformarsi in un’esperienza
unica e meravigliosa, che regala immense gioie e felicità.
Link a siti web utili per approfondire le problematiche dell'adozione e del rapporto tra genitori adottivi e bambino adottato
Anfaa
portale dell’Associazione Nazionale famiglie adottive e affidatarie; riporta sul sito le date di convegni, corsi e conferenze a tema, ma anche moduli, informazioni e indirizzi cui chiedere consulenze.
Ciai
sito di tutela dei diritti del bambino; offre una sezione dedicata alle adozioni internazionali con corsi e date di convegni informativi di pre- adozione e gruppi sia per genitori sia per i figli adottivi.