La moxibustione

La moxibustione è una pratica della medicina tradizionale cinese che, avvalendosi della combustione di una particolare specie erbacea (l’artemisia volgare) permette di curare diverse patologie e ristabilire l’equilibrio energetico dell’organismo. In questa guida sono descritte le caratteristiche e le indicazioni terapeutiche della moxibustione, riportando anche il parere della scienza a riguardo e le controindicazioni relative alla pratica.

La moxibustione

Che cos’è e come funziona la moxibustione

La moxibustione, detta anche moxaterapia o terapia moxa, è una terapia appartenente alla medicina tradizionale cinese che prevede la combustione di un particolare tipo di erba che presenta effetti benefici sull’organismo. Il termine moxa deriva dal vocabolo giapponese mogusa (=“moxa”) che significa letteralmente “bruciare l’erba”. Questo tipo di trattamento si colloca in un posto di primo piano nel panorama medico non solo della Cina, ma anche dei sistemi di cura tradizionali di altri paesi asiatici come Giappone, Corea, Tibet, Vietnam e Mongolia. La moxibustione è una terapia di origine antichissima, che viene citata già a partire dal II secolo a.C. in testi medici specializzati. In cinese la tecnica della moxibustione è nota con il termine Jiu.

L’erba impiegata nella moxaterapia è l’artemisia comune (Artemisia vulgaris), che viene raccolta, fatta seccare per almeno due anni e triturata sino ad ottenere un composto di consistenza ed aspetto lanuginoso, la moxa. Questa specie di polvere è nota come “lana di moxa” o “lana di artemisia”. L’utilizzo dell’artemisia triturata può avvenire da solo, oppure in associazione con l’agopuntura o vari tipi di massaggio.

La pratica della moxibustione

La moxibustione viene impiegata per riscaldare le zone del corpo ed i punti di agopuntura allo scopo di stimolare il Qi, l’energia vitale che secondo la medicina tradizionale cinese scorre all’interno del corpo umano in canali chiamati meridiani energetici. Nel corso di una seduta di moxibustione possono essere utilizzati aghi da agopuntura in combinazione con la moxa, a seconda della direzione del flusso del Qi che si intende stimolare. Questi aghi possono essere di tipo tradizionale oppure modificati, ovvero dotati di un piccolo “serbatoio” nel quale riporre la moxa, che viene incendiata e irradia il suo calore al corpo attraverso l’ago metallico che è un ottimo conduttore termico.

Quando brucia, l’artemisia macinata raggiunge temperature superiori ai 500-600°C, e i terapeuti la utilizzano in due modi: diretto o indiretto. Nel primo caso la combustione è direttamente a contatto con la pelle del paziente, mentre l’utilizzo indiretto avviene in diversi modi: la polvere viene collocata all’interno di lunghi cannelli cavi (simili a cannucce) e bruciata, oppure viene pressata sino ad ottenere dei sigari. Altri metodi indiretti sono l’utilizzo di coni di moxa, appositi contenitori (moxatori) o, più raramente, di monete forate.

La cauterizzazione diretta

Secondo il metodo più tradizionale, la moxa viene applicata direttamente sulla pelle del paziente sotto forma di piccole briciole o palline che vengono bruciate in corrispondenza dei punti di agopuntura. Questo tipo di cauterizzazione, così eseguito, determina la comparsa sulla pelle di una ustione di secondo grado cui segue la formazione di una vescica (detta aizhu jiufa). A causa di questi effetti non propriamente gradevoli per chi si sottopone alla terapia, la cauterizzazione diretta ormai non viene quasi più impiegata, nemmeno in Cina. Il ricorso alla cauterizzazione diretta viene al giorno d’oggi considerato come una “ultima spiaggia” nel caso di pazienti fortemente astenici e dalla salute molto compromessa.

Per evitare danni alla pelle, oggigiorno è consuetudine posizionare la polvere di artemisia su uno strato intermedio rappresentato da una sottile fetta di zenzero o dal sale grosso, in modo tale da consentire il riscaldamento della pelle e dei tessuti sottostanti, senza però comprometterne l’integrità. E, soprattutto, senza far provare dolore eccessivo al paziente.

Sigari

Si tratta di un metodo di cauterizzazione indiretta: pressando la moxa si ottengono sigari di consistenza compatta, lunghi una ventina di centimetri e di 1-2 cm di diametro, conosciuti con il nome di ai jvan jiu, dei quali viene accesa un’estremità. Questi sigari, tenuti in mano, vengono fatti passare al di sopra del corpo del paziente in particolari punti sensibili, tenendoli fermi oppure eseguendo movimenti specifici circolari o beccheggianti detti “a beccata di passero”.

Se si rimane fermi sullo stesso punto, l’estremità incandescente deve essere tenuta per almeno dieci minuti ad una distanza di circa tre centimetri dalla pelle del paziente per evitare ustioni; nel caso invece si mantenga il sigaro movimento, la distanza dalla cute può essere ridotta ma si allunga il tempo richiesto per il trattamento (solitamente, almeno una ventina di minuti). I sigari possono essere maneggiati con un apposito strumento a pinza una volta che l’apice incandescente si avvicina troppo alle dita.

Cannelli

Anche questo è un metodo di cauterizzazione indiretta: la polvere di moxa viene collocata all’interno di lunghi cannelli vuoti (simili a cannucce) e bruciata. Si tratta di un metodo che molte persone imparano ad utilizzare, e ad eseguire a casa propria.

Moxatori

Un altro modo per bruciare in modo sicuro e indolore la moxa è mediante piccoli contenitori di legno o di metallo, detti moxatori o moxa box. Il loro aspetto è simile ad un cofanetto con coperchio il cui fondo consiste in una rete metallica a maglie fini. All’interno del moxatore vengono introdotti uno o due pezzetti di moxa di almeno due o tre centimetri di diametro, che poi vengono accesi e che lentamente iniziano a bruciare. Il coperchio chiuso determina il riverberamento del calore verso il basso, sulla cute; la particolare conformazione del cofanetto, inoltre, fa sì che la reticella si trovi a distanza di qualche centimetro dalla pelle senza quindi comportare il rischio di ustioni. Soprattutto durante le fasi centrali della combustione, tuttavia, può accadere che il calore generato sia talmente intenso da dover rimuovere il moxatore dalla pelle per qualche istante.

Coni

Manipolando con le dita la moxa triturata è possibile ottenere dei coni, che vengono incendiati e mantenuti a una certa distanza dalla cute per evitare di ustionare la pelle del paziente. A seconda dell’utilizzo e del disturbo da trattare esistono coni di taglia diversa: quelli di dimensioni maggiori presentano all’incirca la grandezza di un fagiolo, mentre i più piccoli non sono più grandi di un chicco di riso. Fra questi due estremi si può trovare una certa varietà dimensionale.

Moneta forata

Un metodo di applicazione tradizionale della moxa, ormai quasi del tutto in disuso, consisteva nel bruciare la moxa al di sopra di una moneta forata appoggiata alla pelle. Il calore, oltre a passare direttamente dal foro, veniva anche trasmesso dal metallo al corpo e questa pratica era strettamente legata al simbolismo tipico delle antiche tradizioni cinesi.

Nonostante il fumo generato dalla combustione dell’artemisia possa essere irritante per gli occhi e per la gola, la maggior parte dei praticanti ritiene che esso possieda particolari proprietà curative e predilige l’utilizzo delle tecniche di moxibustione che generano abbondante fumo. Solitamente con una singola seduta di moxibustione si arrivano a stimolare non più di cinque o sei punti energetici; si consiglia di solito di effettuare complessivamente almeno 10-15 trattamenti, possibilmente con cadenza giornaliera, per avere il massimo dei benefici. In caso di necessità, al termine del ciclo si può osservare una sospensione di una decina di giorni e poi riprendere con un nuovo ciclo.

Le proprietà benefiche della moxibustione

Si ritiene che la combustione dell’artemisia abbia proprietà emmenagoghe, ovvero stimoli l’afflusso del sangue nella zona pelvica ed uterina e quindi permetta di stimolare il ciclo mestruale in caso di oligomenorrea (scarsità di mestruazioni). Fra le altre proprietà dell’artemisia comune, i terapeuti che utilizzano la moxibustione indicano anche la capacità di curare il senso di freddo e il torpore corporeo, regolarizzare le turbe endocrine e stimolare i feti podalici ad assumere la corretta posizione cefalica nei periodi precedenti al parto.

La moxibustione viene considerata particolarmente efficace nel trattamento di problemi di natura cronica, condizioni di debolezza fisica e nell’ambito della gerontologia. Per quanto riguarda le patologie dell’apparato digerente la moxibustione è indicata per la cura della rettocolite ulcerosa, una malattia cronica che causa l’infiammazione della mucosa del retto estendendosi, nei casi più gravi, anche all’intero colon. Altre applicazioni terapeutiche della moxibustione sono ad esempio l’ipertensione arteriosa, la paralisi facciale e l’asma bronchiale.

Il parere della scienza sulla moxibustione

Nonostante alcuni studi medico-scientifici abbiano evidenziato come il ricorso alla moxibustione riducesse l’incidenza dei feti podalici al momento del parto, altre ricerche non hanno confermato la stessa conclusione. Questa discordanza di risultati potrebbe essere dovuta alla scelta di campioni di donne statisticamente non rappresentativi, oppure a problemi di natura metodologica. In conclusione, allo stato attuale delle conoscenze non è possibile affermare che la moxibustione sia una pratica efficace – così come non si può nemmeno dire che sia inefficace. Attualmente sono in corso diverse ricerche mediche finalizzate a gettar luce sulla reale efficacia di questa tipologia di trattamento.

Lo stesso discorso può essere fatto in merito all’efficacia della moxibustione nei confronti della rettocolite ulcerosa: anche in questo caso i risultati degli esperimenti sono insufficienti per affermare (o smentire) che la moxibustione possa essere considerata un trattamento efficace.

Gli effetti collaterali e le controindicazioni della moxibustione

La moxibustione non presenta alcun effetto collaterale, ad eccezione di eventuali piccoli eritemi transitori sulla cute, e non causa assuefazione. Pur essendo considerata una pratica generalmente sicura, in presenza di particolari condizioni fisiche se ne sconsiglia tassativamente l’uso: in caso di febbre (temperatura corporea superiore ai 38°C), ferite, lesioni cutanee, eritemi, abrasioni, escoriazioni, psoriasi, lupus eritematoso e tutte quelle patologie che inducono fragilità cutanea come ad esempio il diabete. La moxibustione non deve essere praticata su pazienti che soffrono di forti ipertensioni arteriose (che determinano una significativa stasi di calore) oppure in caso di ansia associata con un eccesso di calore corporeo. Si sconsiglia il ricorso alla moxibustione anche durante il ciclo mestruale e nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Durante la gravidanza è preferibile praticare la moxaterapia in modo blando su zone sensibili come l’addome e la parte bassa della schiena, anche se la pratica in sé non viene sconsigliata.

Siti internet

Alcune pagine informative sulla moxaterapia:

A.E.ME.TRA. (Associazione Europea di Medicine Tradizionali) – Enciclopedia delle Discipline Bionaturali e Medicine Complementari

http://www.aemetra-valeriosanfo.it/moxibustione.html

 

Benessere.com – La terapia moxa: l’erba che brucia e guarisce

http://www.benesseredoc.com/benessere/trattamenti/moxa.htm#trattamento

 

Olistic Map – Moxibustione

http://www.olisticmap.it/discipline/disciplina.asp?Nome=Moxibustione

 

In Erboristeria – Moxibustione

http://www.inerboristeria.com/moxibustione.html

 

 

Video sulla moxibustione

Moxibustione – Ospedale A. Manzoni di Lecco

http://vimeo.com/13732821

 

Letture consigliate

Titolo: La moxa. La terapia del calore della medicina cinese

Collana: I tascabili (Volume 232)

Autore: Federico Silla

Editore: Xenia

Anno: 2005

Lunghezza: 126 pagine

 

Titolo: Principi e pratica della moxa

Autori: Roger Newman Turner, Royston H. Low

Tradotto da: D. Testoni

Editore: Red Edizioni

Anno: 2005

Lunghezza: 116 pagine

 

Titolo: Manuale pratico di moxa. Il calore applicato ai punti dell’agopuntura: un metodo semplice per curarsi anche da soli

Collana: L’altra medicina (Volume 86)

Autore: Yves Réquéna

Tradotto da: O. Grosio

Editore: Red Edizioni

Anno: 2003

Lunghezza: 159 pagine

 

Titolo: Moxa. Terapia orientale con le «Iniezioni di fuoco»

Collana: Terapie naturali

Autori: Rossana Tursi, Fabrizio Ruta, Tursi Ruta

Editore: Hermes Edizioni

Anno: 1997

Lunghezza: 88 pagine



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