La pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una tipologia di prestazione economica che lo Stato eroga a favore dei familiari dei pensionati e dei lavoratori deceduti. La pensione di reversibilità può essere diretta, nel caso di un parente di un pensionato, o indiretta, nel caso del parente di un lavoratore. Ecco allora come è disciplinato questo istituto e quali sono le caratteristiche della pensione di reversibilità.

La pensione di reversibilità

Che cos’è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è un istituto introdotto in Italia nel 1939 come “diritto della vedova”, per garantire alle donne che avevano perso il marito un reddito minimo. Ancora oggi, questa prestazione economica rappresenta una serie di tutele e di diritti rivolto al coniuge rimasto vedova/o che nel corso del tempo ha subito cambiamenti e modifiche. Sono state infatti introdotte delle limitazioni alla quota in percentuale della pensione che riguardano soprattutto i matrimoni “di comodo”.

Questo per evitare che i matrimoni, soprattutto quelli contratti al di sopra i 70 anni di età e con un’età di differenza con l’altro coniuge superiore ai 20 anni, vengano stipulati per accedere intenzionalmente a questo tipo di trattamento. Ma vediamo più nel dettaglio come oggi è regolato l’istituto della pensione di reversibilità, quali sono i requisiti per richiederla e in quale misura viene corrisposta a seconda dei casi.

Ai parenti superstiti, che perdono quindi la moglie o il marito, dei lavoratori e dei pensionati lo Stato riconosce il diritto alla pensione di reversibilità. Si ha diritto alla pensione di reversibilità nel caso in cui la morte del parente risulti riconducibile, mediante causa diretta, al tipo di servizio prestato durante il rapporto di lavoro.

Le persone cui spetta la pensione di reversibilità sono:

  • Al coniuge, anche se separato nel caso in cui abbia diritto all’assegno di mantenimento
  • Al coniuge divorziato se percepisce assegno di divorzio
  • Ai figli naturali o adottivi, se ancora minorenni in data della morte del genitore, studenti entro il 26° esimo anno di età o inabili
  • Ai nipoti se a carico dei nonni in data della morte del familiare
  • Ai genitori di età non minore ai 65 anni se non titolari di pensione
  • Ai fratelli o alle sorelle celibi o nubili e inabili

A questo punto è doveroso fare un appunto sul concetto di “inabilità”. Chi può e deve essere considerato inabile? Tutte le persone che, a causa di infermità mentale o difetto fisico, versano nello stato di non poter svolgere attività lavorativa alcuna.

Per quanto riguarda, invece, i soggetti “a carico”, la legge stabilisce che il parente superstite viene considerato a carico del defunto nelle seguenti eventualità:

  • se non è autosufficiente dal punto di vista economico; non sussiste, quindi, un reddito individuale o se il reddito non supera l’importo del trattamento di pensione minima maggiorato del 30%
  • quando sussiste il mantenimento abituale 

I requisiti per richiedere la pensione di reversibilità

Per fare in modo che i parenti superstiti possano ricevere la pensione di reversibilità è necessario che il lavoratore deceduto:

  • abbia maturato almeno dei contributi pari ai 780 settimanali
  • abbia maturato almeno 260 contributi settimanali di cui almeno 156 nei cinque anni che precedono la data del decesso

Indennità per il decesso

È possibile inoltre accedere alla pensione di reversibilità nei seguenti casi:

  • se il lavoratore deceduto non aveva raggiunto la pensione
  • non esiste per i parenti il diritto alla pensione indiretto per mancati requisiti
  • nei cinque anni che hanno preceduto il decesso risulta almeno un anno di contribuzione versata.

Indennità una-tantum

Qualora il parente sia deceduto senza aver maturato i requisiti richiesti, è possibile richiedere un’indennità una-tantum nei seguenti casi:

  • se non ci sono i requisiti contributivi e di assicurazione per la pensione indiretta
  • se si è in possesso di redditi non superiori ai limiti previsti per ottenere l’assegno sociale
  • se non si ha diritto a percepire rendite per infortuni sul lavoro o per malattia professionale

Come presentare la domanda per richiedere la pensione di reversibilità

La domanda per la richiesta della pensione di reversibilità può essere inoltrata in diversi modi:

  • tramite web, utilizzando i servizi telematici a cui si accede con il proprio PIN
  • telefonicamente, contattando il numero 803 164 gratuito se si chiama da rete fissa e il numero 06164164, a pagamento se chiama dal numero di cellulare, con costi variabili a seconda della propria tariffa.
  • Rivolgendosi ai patronati o agli istituti che svolgono funzione intermediaria

La domanda è valida anche nel caso in cui si richiedano rate di pensione maturate e non riscosse e, in caso di minore, deve essere sempre presentata dalla persona rappresentante dal punto di vista legale.

Si può inoltrare la richiesta in qualsiasi momento dalla morte del parente ed entro dieci anni, trascorsi i quali cadranno in prescrizione i ratei di pensione che non sono stati riscossi. La gestione pubblica prevede un trattamento privilegiato, ma la richiesta deve essere presentata entro cinque anni dal decesso del familiare.

Misure della pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità spetta a partire dal primo giorno del mese successivo al decesso, a prescindere dal momento in cui la domanda viene presentata. L’importo che spetta al familiare è calcolato a partire dalla base della pensione percepita dal lavoratore deceduto ed è disciplinata applicando le seguenti percentuali.

  • 60% al coniuge
  • 70% figlio
  • 80% coniuge e figlio o due figli senza coniuge
  • 100% coniuge e due o più figli
  • 15% per ogni altro familiare che non sia il coniuge, come figli e nipoti

Situazioni di cumulabilità con i redditi di chi percepisce la pensione di reversibilità

L’importo della pensione può essere ridotto se il chi ne ha diritto possiede anche altri redditi. Questo avviene nei seguenti casi e nelle seguenti misure:

  • al 25% se il reddito supera di 3 volte il trattamento minimo del Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti
  • al 40% se il reddito è superiore a 4 volte il trattamento minimo del Fondo pensioni
  • al 50% se il reddito è superiore di 5 volte al trattamento minimo del Fondo pensioni

Assegni sociali e pensioni sociali

Se un titolare di assegno sociale, o di una pensione, diventa anche legittimo titolare di pensione di reversibilità, perde in automatico il diritto alle prestazioni di natura assistenziale, che vengono così revocate a partire dalla data di decorrenza della nuova pensione percepita. La revoca e il requisito per la concessione o la revoca vanno invece ricostituito se derivano dall’invalidità civile.

Quando la pensione di reversibilità cessa 

Ci sono poi dei casi in particolare in cui la pensione di reversibilità viene revocata:

  • al coniuge, se contrae un nuovo matrimonio. In questi casi al coniuge spetta solo un’una tantum, che corrispondono a due annualità calcolate sulla quota della pensione, compresa la tredicesima. Nel caso in cui la pensione è corrisposta anche ai figli, oltre che al coniuge, la pensione deve essere liquidata nuovamente applicando però l’aliquota di reversibilità prevista per la composizione del nucleo familiare.
  • ai figli minori, quando compiono 18 anni di età
  • per i figli che frequentano le scuole medie, o professionali, che decidono di interrompere gli studi, e solo fino al ventunesimo anno di età. Quando i figli compiono i 21 anni di età, o intraprendono un’attività lavorativo non si vedranno estingue la pensione, ma solo la sospensione del diritto alla pensione.
  • ai figli studenti universitari che interrompono il loro corso di studi e, in ogni caso, prima del ventiseiesimo anno di età. Anche in questo caso, non si parla di estinzione della pensione, ma solo della sospensione al diritto della pensione.
  • ai genitori, se percepiscono un’altra pensione
  • ai fratelli e alle sorelle, se percepiscono un’altra pensione o contraggono matrimonio
  • ai figli inabili, se viene meno il loro stato di inabilità
  • ai nipoti minori che sono equiparati ai figli legittimi si applica la stessa normativa di cessazione e sospensione prevista per i figli 

Aspetti legali della pensione di reversibilità 

Ormai, da anni, la pensione, compresa i trattamenti di reversibilità, è calcolata con il metodo contributivo, anche se la legislazione non tiene conto degli anni in cui il lavoratore ha goduto delle pensione di vecchiaia prima del decesso.

A parità dei contributi versati, la pensione viene ridotta del 60% sia nel caso in cui il lavoratore sia deceduto dopo aver riscosso 20 anni di pensione, sia nel caso in cui un lavoratore deceda a nemmeno un anno dall’inizio del percepimento della pensione.

Per molti, questa, non è da considerarsi una ripartizione equa e secondo alcuni esperti sarebbe sa auspicare un periodo minimo di anni cumulato tra il lavoratore e il coniuge superstite che percepirebbe la pensione di reversibilità, in cui la pensione spetterebbe al 100% senza subire alcun tipo di decurtazione.

Tagli alle pensioni di reversibilità

Molto attuale è anche la polemica sui tagli delle pensioni reversibilità. I sindacati spesso hanno sollevato questo problema, ponendo l’attenzione su un disegno di legge delega del Governo che vorrebbe una revisione dei requisiti per accedere alla pensione di reversibilità. Questo tipo di contributo potrebbe infatti perdere le sue caratteristiche previdenziali per assumere invece quelle assistenziali, anche la norma non sarebbe retroattiva ma riguarderebbe solo gli assegni per il futuro.

Quest’ultimo, aspetto, tuttavia è ancora oggetto di discussione e non esistono ancora certezze in merito. Non ci resta quindi che attendere quali saranno gli sviluppi futuri che riguarderanno la normativa sulle pensioni di reversibilità.



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