Bufale sul web: i pericoli che si nascondo nella rete

Ormai sul web non si parla d’altro: le bufale della rete. Notizie false, a volte create ad hoc, altre volte condivise senza rendersi conto dell’effettiva portata mediatica di un’informazione distorta. Ma perché questo problema sta diventando sempre più enorme? E quali sono le insidie che si nascondo dietro a questo atteggiamento? E ancora: a chi conviene farle girare sul web?

Come riconoscere le bufale sul web

La rete è il futuro e il futuro è già qui. Sì perché basta condividere un’informazione sui social e vederla diventare virale in pochissimo tempo, grazie alla visibilità della rete e alla viralità del meccanismo di condivisione offerto dai social media. Vi è mai capitato, per esempio, di condividere una notizia sui vostri profili social per poi rendervi conto che si trattava di una notizia falsa? Se la risposta è sì, significa che anche voi, almeno una volta, siete caduti in una delle trappole peggiori del web: le bufale diffuse in rete.

Oppure, appartenete a un’altra categoria di persone: quelli che si infuriano ogni giorno quando vedono sui social una notizia falsa confezionata ad arte con l’unico scopo di essere condivisa dal maggior numero di utenti possibili. Ma perché succede questo? E che cosa c’è davvero a questo fenomeno sempre più preoccupante?

La domanda che dobbiamo porci è la seguente: perché le persone inventano notizie false? Può sembrare un quesito banale, ma in realtà dietro a questo atteggiamento si nasconde un preciso programma studiato ad arte per guadagnare soldi, aumentare click o vivere di visibilità social.

Fateci caso. A volte può capitare di leggere un bel titolo ad effetto, parole che rimangono subito impresse e suscitano interesse perché colpiscono le persone nella propria sfera emotiva. Rabbia o paura sono in genere le emozioni dei tanti titoloni che a volte si trovano in rete, a corredare articoli che spesso contengono notizie false, o storpiate, che a loro volta hanno la stessa funzione degli specchietti per allodole.

Sì, perché la volontà di chi crea ad arte notizie false altro non è che quella di portare click sui propri portali e guadagnare in visibilità e denaro. E spesso i diversi portali che si distinguono per questa attività sono gestiti dalle medesime persone. Ma come riconoscerli? Molto spesso è semplice: si tratta di siti che storpiano il nome di reali quotidiani nazionali. Può sembrare assurdo, eppure c’è chi ci casca e puntualmente condivide in rete una notizia che non è vera, contribuendo così a dare visibilità a queste persone e ai loro canali web.

Il problema diventa molto serio quando entrano in gioco temi molto delicati dal punto di vista politico e sociale, come l’immigrazione e la medicina, che vengono puntualmente ridotti a fake news proprio quando il dibattito sul dato argomento in tutto il paese è molto acceso. Ci avete mai fatto caso? Non è che forse queste notizie prendono in giro non solo l’informazione serie ma anche voi, che magari cascate in questa rete subdola?

Provate a porvi questa domanda: avete mai verificato veramente se una notizia che avete condiviso sui vostri social fosse o meno vera? E avete mai condiviso un articolo pieno di informazioni pubblicato su un portale di cui non sapete assolutamente nulla? È un blog? Una rivista digitale regolarmente registrata presso un tribunale? A quale piattaforma state dando credito?

Forse vale la pena soffermarsi su queste domande, perché se è vero che l’informazione e i giornalisti devono fare il loro mestiere aiutando a smascherare le notizie false che circolano sul web, è vero anche che la rete siamo noi e anche solo una notizia falsa diffusa aiuta un sistema malato a propagarsi sempre di più e sempre più inesorabilmente.



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