Sisal: guadagnare sulla ludopatia?

Superenalotto, Win for Life, Scommesse e tanto altro: dietro a tutto questo c’è Sisal, l’azienda italiana che si occupa dei giochi a pronostico. Ma come funziona tutto il sistema che ne sta alle spalle? E quanto ci guadagna in tutto questo lo Stato, lo stesso Stato che attraverso il Ministero della Salute ci fa sapere che la dipendenza dal gioco è considerata a tutti gli effetti una patologia? Cerchiamo allora di vederci più chiaro su questo argomento e di capire cosa di cela dietro la grande macchina del gioco in Italia.

La sisal è una truffa?

Sisal: guadagnare sulla ludopatia?

Sisal è l’azienda italiana che si occupa di gestire tutti i giochi a pronostico. Che siate giocatori abituali o meno, almeno una volta avrete certamente sentito parlare di SuperEnalotto, Win for Life, Scommesse, Vinci Casa o Si Vince Tutto. Questi sono infatti solo alcuni dei tanti prodotti offerti da Sisal e di cui è possibile usufruire semplicemente recandosi presso una ricevitoria abilitata a rivenditore ufficiale Sisal.

Per giocare, si sa, si spendono molti soldi e a sottolinearlo sono proprio le istituzioni, con le diverse e numerose campagne che il Ministero della Salute negli anni ha intrapreso per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pericolosità del gioco e della dipendenza che può creare insieme a danni economici e psicologici.

Eppure, in Italia si continua a giocare e sono sempre di più le persone che si dedicano a questo tipo di attività. I cittadini spendono del denaro per partecipare ai giochi a pronostico e le probabilità di vincita sono matematicamente molto basse. Ma questo, non tutti lo sanno. C’è una macchina, però, sempre in funzione e che non accenna a vacillare, grazie agli introiti, ai soldi spesi dai cittadini e al denaro generato dall’intero sistema che inevitabilmente ingrassa le tasche dello Stato e un po’ meno quelle di gioca nella speranza di poter vincere.

Ma facciamo un esempio pratico. Parliamo del Superenalotto, uno dei prodotti Sisal più conosciuti in assoluto: molte persone, almeno una volta, hanno tentato la fortuna con questo gioco. Il montepremi è ghiotto, con cifre da capogiro, ma basta considerare che la cifra della vincita è pari solo al 34,7% delle vendite totali dei biglietti per farsi qualche domanda. E il resto dei soldi dove finisce? Nelle tasche di Sisal e dello Stato, ovviamente.

Anche se potrebbe sembrare altrimenti, la verità è che il SuperEnalotto non è un gioco equo e la vincita non è mai calcolata in base alle probabilità di vincere effettivamente quei soldi, ma anzi, è sempre più bassa rispetto al calcolo delle probabilità. La possibilità di vincere, insomma, rispetto ai soldi spesi, è veramente molto bassa.

Nonostante questo, la pubblicità ci martella, ci invita a giocare sfidando la dea bendata, ma ci ricorda anche, però, di giocare con moderazione, perché la dipendenza dal gioco è qualcosa di patologico da evitare, per il proprio benessere e quello delle nostre famiglie.

Così, tutti i giorni, tv e programmi mandano in onda giornalisti a caccia di vincitori, spot coloratissimi e sempre pronti a sottolineare che tutti, in fondo, possiamo tentare la fortuna. Sempre più persone, così, sono attratte dall’idea di poter vincere e non ci pensano due volte a puntare qualche soldo nei giorni in cui si sentono particolarmente fortunati.

Tentare la fortuna, in fondo, non costa niente, ma chi se ne intende, studia i sistemi di gioco anche dal punto di vista matematico o chi semplicemente ha dedicato del tempo per fare ricerche più approfondite sa che che la realtà è ben diversa da quella che vogliono mostrarci.

Molti giocatori, nel corso degli anni, hanno inoltrato diverse segnalazioni che riguardano alcune sequenze di numeri che sono saltati all’occhio perché inseriti all’interno di sequenze giudicate anomale. In fondo, il sistema delle estrazioni è gestito direttamente da un sistema informatico e con qualche calcolo, anche se il tutto ci viene mostrato come certificato, non dev’essere poi tanto difficile far uscire proprio l’unica combinazione di numeri che nessuno ha giocato. Ci avete mai pensato?



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