Allevamenti intensivi: tutto quello che non sappiamo

Da qualche tempo a questa parte c’è molta più attenzione verso quello che mangiano e verso quella che è l’effettiva qualità del cibo che arriva sulla nostra tavola. E sulla scia di quella che è stata la rivoluzione vegetariana, oggi ci si fanno molte più domande che riguardano in particolare la carne degli animali che mangiamo. Da dove arriva? E in quale stato versano i nostri allevamenti?

tutto quello che non sappiamo sugli allevamenti intensivi

Fino a qualche tempo fa una fetta di prosciutto o una bistecca, di per sé, non destavano particolari domande e di certo non avrebbero mai potuto diventare un buon argomento di discussione. Ma da qualche tempo a questa parte le cose stanno cambiando. E non parliamo solo delle scelte alimentari alternative, dalla più estrema come la filosofia vegana alla scelta di non mangiare la carne, ma di una faccenda ben più complessa.

Diciamo la verità; servizi televisivi, inchieste, libri e programmi di ogni sorta, molto spesso oggi si parla di questo argomento, degli allevamenti intensivi e della qualità di vita degli animali che mangiamo e che finiscono sulle nostre tavole sotto forma di cibo. Questa potrebbe diventare una battaglia di civiltà che riguarda non solo chi non mangia la carne per scelta, ma anche per chi la vuole mangiare pretendendo però che gli animali, fino al momento della macellazione, vivano una vita libera e sana.

E non si tratta soltanto dell’amico o del parente che, fermo nella sua convinzione di non mangiare carne, decide di fare cambiare idea anche a noi, ma anche e soprattutto di una nuova presa di coscienza di quella che è la reale situazione degli allevamenti intensivi, ossia dei luoghi materiali dove gli animali vivono prima di essere macellati. Polli tenuti in condizioni malconce, galline ammassate per una produzione di massa e mucche e vitelli che subiscono delle vere e proprie torture, tutt’altro che indolori, prima di venire macellati.

Quando mangiamo una bistecca, per esempio, non associamo quel prodotto a quello che prima era un animale che è stato ucciso e, la maggior parte delle volte, se proprio dobbiamo pensarci la nostra mente corre all’immagine di un animale nella stalla che, a un certo punto della sua vita, viene ucciso, magari in modo indolore, per poi essere macellato.

E invece, purtroppo, la realtà è ben diversa e questo non ha nulla a che fare con la scelta di non mangiare carne per amore degli animali, ma con quella di conoscere e di mangiare in modo consapevole. Pensiamo a qualche immagine che ci viene raccontata dalle numerose inchieste svolte nel mondo degli allevamenti; animali agonizzanti, imbottiti di antibiotici e macellati senza il minimo rispetto per la dignità dell’animale.

Tutti questi fattori, uniti spesso a condizioni igienico-sanitarie precarie, devono forse destare un briciolo di preoccupazione, non solo in chiave etica, ma anche nell’ottica di una nuova consapevolezza verso quello che mangiamo. Del resto, la carne macellata da un animale che è stato sottoposto a trattamenti antibiotici frequenti e ripetuti come può fare del bene alla qualità del cibo?

Ce le poniamo queste domande? E allo stesso modo proviamo a pensare perché la carne argentina, per esempio, è così buona. Saranno i pascoli liberi e l’assenza di mangimi industriali a rendere più buona la carne degli animali? In fondo, se siamo quel che mangiamo e questo principio si può adattare a qualsiasi essere vivente, la risposta non è poi così difficile.



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