Come avviare una coltivazione di frutta

L’avvio di una frutticoltura è certamente un’attività onerosa dal punto di vista economico, ma che può regalare grandi soddisfazioni a chi la intraprende. Chi è intenzionato ad impiantare una coltivazione di alberi da frutto deve tenere in conto diversi aspetti: agronomici, climatici, pedologici, economici, di mercato e molti altri ancora: non certamente un’attività che si improvvisa da soli, ma una accurata pianificazione che andrebbe svolta sotto la supervisione di esperti del settore. Ecco una guida su tutto quello che c’è da sapere prima di avviare una coltivazione di frutta.

Coltivazione di frutta: come avviarla

Cosa valutare prima di aprire una coltivazione di frutta

Un’idea che balena nella mente: cimentarsi nella coltivazione di frutta. Da dove partire? Prima di tutto è necessario avere ben chiaro cosa si vuole produrre esattamente, ed analizzare tutti i fattori che intervengono a livello produttivo e di mercato in uno studio di fattibilità.

Innanzitutto, la scelta del terreno da destinare alla produzione: la prima cosa da verificare, a livello burocratico ed amministrativo, è la destinazione d’uso dell’area territoriale ipotizzata. Per fare questo è necessario recarsi in Comune e verificare che la destinazione d’uso del terreno sia quella agricola.

La ricerca di un fondo rustico da destinare alla frutticoltura può essere un’operazione che richiede molto tempo, sia dal punto di vista della scelta della migliore opzione (è necessario spesso pubblicare e consultare annunci, recarsi presso agenzie specializzate, visitare cooperative agricole, ecc.) che per quanto riguarda la compravendita immobiliare vera e propria. Se non si dispone di liquidità a sufficienza, il ricorso ad un finanziamento o alla permuta con eventuali altri immobili è da considerarsi inevitabile.

Da tenere monitorata è la possibilità di usufruire di finanziamenti rivolti al mondo dell’imprenditoria agricola non solo a livello locale o nazionale, ma anche europeo: è bene informarsi presso le Associazioni di categoria e gli Enti Locali se sono disponibili tali incentivi.

Ad esempio, nel mese di ottobre del 2010 il Ministero dell’Economia ha stanziato un fondo di 40 milioni di euro a favore delle aziende ortofrutticole, allo scopo non solo di risollevare un settore colpito dalla crisi economica ma anche per favorire la creazione di nuove realtà produttive.

Clima

Successivamente è bene acquisire informazioni meteoclimatiche sul microclima della zona riguardanti temperature medie, massime e minime annuali, andamento e distribuzione annua delle precipitazioni, venti dominanti e così via.

Per quanto riguarda la disponibilità di acqua, soprattutto, bisogna prestare una particolare attenzione. L’ideale è informarsi presso l’ISTAT, i comuni o i Centri meteorologici locali riguardo all’andamento delle piogge nell’arco dell’ultimo decennio, per farsi un’idea delle entità e della distribuzione delle stesse durante l’anno.

Caratteristiche del terreno

È necessario anche uno studio approfondito delle proprietà fisiche del terreno che si intende impiantare, al fine di verificare importanti caratteristiche come:

  • tessitura o granulometria
    dimensioni delle particelle che formano il terreno (es. terreno argilloso, limoso, sabbioso);
  • struttura
    capacità e modalità del terreno di aggregarsi in particelle. È importante ai fini della crescita delle radici delle piante e della capacità del substrato di accumulare acqua;
  • densità
    massa di terreno contenuta nell’unità di volume. Esistono terreni più “pesanti” (es. argillosi) ed altri più “leggeri” (es. torbosi);
  • porosità
    percentuale di spazi vuoti riferiti al volume totale del terreno. È importante ai fini della porosità all’acqua ed all’aria, ed alla capacità di influenzare la fertilità del terreno;
  • adesione
    capacità delle particelle del terreno di legarsi a corpi estranei come, ad esempio, attrezzi agricoli. È alta nei terreni bagnati, bassa in quelli asciutti;
  • coesione
    capacità delle particelle di terreno di unirsi fra loro, opponendosi al distacco. Dipende dall’umidità del terreno e dalla tessitura dello stesso: è alta nelle argille, bassa nelle sabbie;
  • scheletro
    rappresenta, in parole povere, il contenuto di sassi nel terreno. La presenza di grandi quantità di scheletro nel terreno rappresenta un grosso svantaggio poiché il terreno è più esposto agli stress idrici e le macchine operatrici possono risultare danneggiate durante le operazioni colturali. Lo scheletro può essere ridotto mediante macchinari tritasassi o attraverso la raccolta degli stessi, ma si tratta di operazioni costose.

È molto importante verificare, attraverso analisi preventive, importanti caratteristiche chimiche del terreno rappresentate da:

  • reazione o pH
    indica se il terreno è acido, neutrale, alcalino. Il pH influenza le essenze vegetali che si possono impiantare, la disponibilità di elementi nutritivi e le attività biologiche dei microorganismi nel terreno;
  • capacità di scambio cationico (CSC)
    indica la quantità di cationi (ioni a carica positiva quali calcio, magnesio, potassio, azoto ammoniacale) che il terreno può scambiare con le radici delle piante. È una importante misura della disponibilità di elementi nutritivi e, quindi, della potenziale fertilità chimica del terreno stesso;
  • potere assorbente
    capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua e gli elementi nutritivi. Si può parlare di diversi tipi di potere assorbente: meccanico, biologico, chimico e colloidale;
  • potere tampone
    capacità del terreno di opporsi alle variazioni di pH;
  • humus o sostanza organica
    influenza diverse importanti caratteristiche del terreno come potere assorbente, struttura, disponibilità di nutrienti, ecc.;
  • dotazione in elementi nutritivi
    influenza la fertilità del terreno e riguarda la presenza di macroelementi, assorbiti in grandi quantità dalle piante (azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, zolfo) e microelementi, assorbiti in minori quantità (ferro, cloro, rame, manganese, zinco, boro, sodio, molibdeno, selenio, cobalto, vanadio, silicio).

È bene indagare il terreno anche alla ricerca di malerbe, per comprendere se la zona risulta essere facilmente invadibile da queste erbe infestanti.

Le malerbe rappresentano un aspetto estremamente negativo in agricoltura, poiché sottraggono alle colture acqua ed elementi nutritivi. Inoltre, ci sono infestanti di diversi tipi: meno preoccupanti sono quelle annuali, che esauriscono il loro ciclo vitale in un anno, e decisamente peggiori sono le malerbe perenni.

Queste, infatti, sono dotate di bulbi o rizomi che rimangono nel terreno e vegetano per anni: eliminarle è un’operazione costosa, laboriosa e che richiede l’inevitabile utilizzo di prodotti fitosanitari.

Una volta a conoscenza delle reali caratteristiche del terreno agricolo e del microclima della zona è possibile individuare le essenze vegetali che meglio si adattano al contesto a disposizione.

Aspetti logistici e di mercato della frutticoltura

Il fondo agricolo che intendiamo destinare alla frutticoltura deve essere innanzitutto dotato di quelle strutture fondiarie e immobiliari indispensabili allo svolgimento di tutte le operazioni colturali e di stoccaggio di attrezzature, macchinari, concimi, prodotti fitosanitari e così via.

Si consiglia, durante gli eventuali sopralluoghi presso i terreni da valutare, di farsi accompagnare da un tecnico o da un agronomo di fiducia che possa indicare gli eventuali punti di forza e di debolezza dei fondi visitati.

È necessario infatti capire se l’azienda agricola può garantire un tipo di organizzazione efficiente del lavoro, se è disponibile acqua a sufficienza per l’irrigazione, in quale stato si trovano i fabbricati e se è possibile eventualmente adattarli, ristrutturarli o costruirne di nuovi. Altre cose da tenere in considerazione sono l’aspetto complessivo del fondo inteso come eventuale presenza di fenomeni di trascuratezza; inoltre, va valutato lo stato di pulizia e di manutenzione dei fossi e la presenza di linee elettriche, telefoniche o metanodotti all’interno del terreno agricolo.

Una particolare attenzione va rivolta alla questione idrica: bisogna accertarsi se nell’azienda sono presenti impianti di irrigazione, e qual è la disponibilità di acqua. Essa infatti può essere estratta in concessione dai pozzi, oppure essere prelevata da fiumi o laghi, o ancora venir distribuita da consorzi di bonifica attraverso canali di irrigazione per i quali è necessario il pagamento di un canone. Alcune aziende possono essere anche dotate di propri serbatoi (laghetti, pozzi, stagni) per la raccolta dell’acqua piovana.

È bene tenere in considerazione, durante la pianificazione di una frutticoltura, anche di aspetti collaterali legati alla capacità di trasportare e vendere il prodotto finito. Per questo, l’azienda agricola dovrebbe essere situata in prossimità dell’accesso a vie di comunicazione scorrevoli.

Sul territorio dovrebbero essere presenti, al fine di poter commerciare il prodotto, anche mercati ortofrutticoli, aziende di confezionamento o lavorazione della frutta, cooperative ortofrutticole, grossisti. Da verificare è anche la presenza sul territorio di Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), organizzazioni di privati cittadini ai quali vendere direttamente la frutta prodotta.

Quali coltivazioni impiantare?

La scelta non è solo in funzione degli aspetti pedologici e meteoclimatici, ma anche della situazione del mercato. Ad esempio, si può valutare la possibilità di stipulare contratti con industrie volte alla trasformazione della frutta (produzione di conserve, marmellate, succhi di frutta…) oppure con cooperative agricole specializzate come, ad esempio, i grandi consorzi che producono mele, pere, e così via.

Se le condizioni lo consentono si può anche scegliere di avviare un’attività di frutticoltura biologica, che richiederà la certificazione presso gli organismi che si occupano di controlli (vedi link in fondo alla pagina).

Scelta degli alberi da frutto

Già, ma cosa coltivare? Si può innanzitutto decidere, in base alle caratteristiche della zona ed alla sua vocazione specifica, se impiantare monocolture (una sola specie) o più tipologie di alberi da frutto. Ad esempio in Alto Adige la scelta potrà ricadere su una monocoltura di mele, le pere saranno più indicate nella pianura padana romagnola e gli agrumeti saranno, ad esempio, l’opzione più probabile nelle zone del Mezzogiorno.

Ma non deve necessariamente essere così: in alcune aziende infatti si coltivano svariati tipi di alberi da frutto, in modo tale da diversificare e variegare la produzione. Da tenere in considerazione come ipotesi è anche la possibilità di dedicarsi alla coltivazione di cultivar autoctone come, ad esempio, le “vecchie” piante da frutto: varietà locali di antica tradizione.

Le ultime tendenze di consumo e mercato – citiamo ad esempio Slow Food e la riscoperta delle varietà autoctone – infatti prediligono un tipo di produzione più tradizionale, lontana dal concetto di “globalizzazione” dell’agricoltura.

In sostanza, dal punto di vista tecnico si dovrà procedere alla scelta di:

  • cultivar
    la preferenza dovrebbe essere rivolta alle varietà raccomandate ed a quelle richieste dal mercato. È bene scegliere quelle varietà che forniscano elevate produzioni ed ottime qualità organolettiche dei frutti, in rapporto alle condizioni climatiche della zona. La (o le) cultivar scelte devono rispondere alle esigenze del consumatore ed alle possibili future richieste del mercato in termini di epoca di maturazione, conservabilità, caratteristiche organolettiche, aspetto esterno;
  • portainnesto
    si tratta della “base” della pianta da frutto, ovvero quella che affonderà le sue radici nella terra e sulla quale viene innestata la cultivar destinata alla produzione della frutta vera e propria. I portainnesti devono essere naturalmente compatibili con la varietà colturale scelta, adatti alle caratteristiche del terreno (es. tessitura, pH, disponibilità di elementi nutritivi…), resistenti a malattie;
  • sesto d’impianto
    si tratta di pianificare la distribuzione delle piante sul terreno basandosi sul principio che le chiome degli alberi non si debbano mai ombreggiare fra loro, ma che riescano al contempo ad intercettare la maggior quantità di radiazione luminosa possibile. La scelta del sesto d’impianto varia in funzione delle dimensioni che gli alberi raggiungeranno alla maturità, dalla fertilità del terreno, dalla forma di allevamento (vedi punto successivo), dalle dimensioni delle macchine agricole che dovranno passare fra i filari;
  • forma di allevamento
    gli alberi possono essere fatti crescere sino ad assumere diversi tipi di forma, mediante potature e legature attuate durante la fase di sviluppo. Ad esempio si può decidere di optare per una forma di allevamento in volume (le piante si sviluppano tridimensionalmente in larghezza, profondità e altezza), in parete (crescita in larghezza ed altezza, in spalliere disposte lungo i filari) o in pergolati (crescita in larghezza e profondità, lungo un piano orizzontale o lievemente inclinato). La scelta della forma di allevamento è prima di tutto da basarsi sulla varietà colturale. Ad esempio melo e pero crescono bene in parete, mentre per l’actinidia (kiwi) si può anche optare per una forma a pergolato. La forma di allevamento deve garantire non solo una ottimale produttività, ma anche la possibilità di effettuare la raccolta dei frutti in modo pratico e razionale sia attraverso una raccolta di tipo meccanizzato che, se necessario, manuale.

Come aprire una coltivazione di frutta

  • Kit per aprire una coltivazione di frutti di bosco
    Un kit proposto da CreaImpresa che aiuta a risolvere le difficoltà inerenti l’avvio di un impianto di coltivazione di frutti di bosco, e a decidere come realizzare al meglio questa iniziativa imprenditoriale. Una soluzione online efficace e intelligente per progettare, valutare, realizzare e lanciare con successo il tuo business.

Siti internet da consultare sulle coltivazioni di frutta

  • CIA – Confederazione Italiana Agricoltori
    Organizzazione che si occupa del progresso e della tutela dell’agricoltura, riunendo imprenditori ed altre persone ed associazioni legati al mondo agricolo.
  • Organismi di Controllo per la certificazione delle produzioni biologiche
    Elenco ufficiale degli Organismi di Controllo accreditati per la certificazione del biologico.


Una risposta

  1. elvia coppola

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