Dolore del parto: nemico o alleato ?

E’ un’incognita che suscita mille pensieri: ci si chiede come sarà, se saremo in grado di sopportarlo, come reagiremo in una situazione tanto particolare. In realtà, anche se può sembrare strano, il dolore del parto non è un nemico, ma un alleato della futura mamma che sta dando alla luce il suo bambino.

i dolori del parto

Conoscerlo, compredere come agisce e perchè può essere il primo passo per vincere il timore e prepararsi ad affrontare il travaglio con serenità e fiducia in se stesse e nel proprio corpo. Con l’aiuto dei numerosi rimedi per poterlo gestire al meglio.

Da cosa è provocato il dolore del parto?

Ma da che cosa è provocato esattamente il dolore durante il processo del parto? Che cos’è, in pratica , chef a male? Nei nove mesi dell’attesa la cervice, o collo dell’utero, rimane ben chiuso per proteggere il piccolino che sta crescendo nel grembo materno. Quando arriva il momento della nascita, la cervice, che ha uno spessore di circa 3 centimetri, deve assottigliarsi e poi dilatarsi fino a circa 8-10 centimetri per permettere al bebè di attraversare il canale del parto e venire alla luce. La dilatazione avviene gradualmente per non provocare danni ai tessuti materni e per dare il tempo al bimbo di adattarsi al canale del parto trovando la posizione giusta per nascere.

Quando la cervice è dilatata, la testa del bimbo ha lo spa­zio per progredire nel canale del parto e ha inizio la fase espulsiva, caratterizzata da sensazioni differenti rispetto a quelle sperimentate in travaglio. La donna comincia ad avvertire dapprima un peso è poi una pressione a livello del retto: da qui il bisogno di `spingere’, che diventa impellente. In questa fase, mamma e bebè collaborano attivamente sfruttando la contrazione’.

Il parto non è uguale per tutte

Durante il processo del parto, il dolore si modifica per intensità, frequenza e durata. ‘Le contrazioni della fase prodromica, che precede il travaglio attivo, sono brevi, di lieve entità e ben distanziate l’una dall’altra. Quando il travaglio entra nel vivo, le contrazioni risultano più intense, frequenti e prolungate. Comunque, la sensazione di male non è con­tinua, ma può essere paragonata a un’onda che arriva, ci investe e si ritira.

Inoltre, la sofferenza non viene percepita allo stesso modo da tutte le donne e questo per diversi motivi. A influenzarla ci sono fattori sia di tipo psico-fisico (so­glia bassa del dolore, aspettative e paure, contratture muscolari, cicatrici sul collo dell’utero, aderenze stile pareti uterine) sia di tipo ambientale.

In particolare, si è visto che un ambiente disturbante, con luci e rumori forti, mancanza di privacy e intimità é legato a una maggiore secrezione di adrenalina, l’ormone dello stress che, prodotto in quantità troppo elevate e in modo continuativo, interferisce con il buon andamento del parto. Questo perchè alti livelli di questo ormone innescano la cosiddetta ‘reazione di fuga’, che determina uno spostarnento del flusso sanguigno verso gli organi essenziali per la sopravvivenza. ll minor apporto di sangue a livello della muscolatu­ra uterina amplifica le sensazioni dolorose, rende meno efficaci le contrazioni e può interferire con il benessere fetale a causa del ridot­to apporto di ossigeno. E ancora, un eccesso di adrenalina inibisce la produzione di ormoni, che sono invece alleati del parto e della donna: l’ossitocina e le prostaglandine, che regolano le contrazioni e le endorfine, che hanno un effetto analgesico.

La funzione protettiva del dolore

Ma la sensazione dolorosa ha anche uno scopo? Sicuramente ha una funzione dal momento che è strettamente legata al buon andamento del travaglio e del parto. Quando la contrazione raggiunge il culmine, il corpo produce un momentaneo picco di adrenalina, che innesca la secrezione di ossitocina, prostaglandine ed endorfine. Questo picco ormonale é responsabile della progressione del travaglio stesso, con il meccanismo circolare che si autoalimenta: gli ormoni garantiscono il proseguimento e l’efficacia delle contrazioni, il dolore delle contrazioni garantisce la secrezione di ormoni. Ma non a tutto: il dolore, infatti, pro­tegge la donna e il bambino. Spinge la futura mamma a muoversi e a cambiare posizione per trovare quella più antalgica. Le posizioni che di volta in volta alleviano la sensazione dolorosa sono anche le più sicure: per la donna, poichè tutelano l’integrità dei tessuti e riducono il rischio di traumi delle strutture osteo-articolari e nervose. E per il bebè, poiche favoriscono la sua discesa nel canale del parto.



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