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	<title>Guida Consumatore</title>
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		<title>Colori di casa: scelta e cromoterapia</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arredamento]]></category>

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		<description><![CDATA[I colori sono manifestazioni importanti della luce ai nostri occhi e sono in grado di trasmettere sensazioni visive, emozioni psicologiche, che possono andare ad influire anche sul benessere fisico, nonché scatenare reazioni dell’organismo precise e talvolta benefiche. Questi sono i principi alla base della cosiddetta cromoterapia, una disciplina mirata a curare il corpo e la mente con le reazioni provocate dai colori, che ha basi storiche ma anche scientifiche, e che viene felicemente applicata all’architettura d’interni. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/colori-casa-cromoterapia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2685" title="colori-casa-cromoterapia" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/colori-casa-cromoterapia.jpg" alt="Scelta dei colori in casa e cromoterapia" width="600" height="375" /></a></p>
<p>Il colore in casa ha assunto in questi anni un ruolo importantissimo; è divenuto quasi un elemento d’arredo ed influenza spesso le scelte di architetti e padroni di casa, anche in merito alla funzionalità degli ambienti. Vediamo quali potrebbero essere le scelte di colore più giuste nella nostra casa.</p>
<h2>Storia della cromoterapia</h2>
<p>In realtà la cromoterapia non è un’invenzione di oggi ma ha radici molto profonde nella storia e nelle civiltà. A qualsiasi latitudine infatti, dall’inizio dei tempi fino ad ora, i colori hanno giocato in modi diversi ruoli sempre importanti. Gli antichi egizi ad esempio circa seimila anni fa, mettevano già in pratica terapie curative basate sugli effetti del colore, mentre nei loro templi la luce del sole che vi entrava veniva appositamente scomposta nei sette colori dell’iride e ogni suddito poteva immergersi nel colore che più si addiceva al suo stato di salute psico-fisico in quel dato momento.</p>
<p>Ma anche gli aborigeni australiani, gli sciamani della Nuova Guinea, le popolazioni africane e amazzoniche, hanno sempre creduto nella forza dei colori, associata spesso a musicoterapia e ad elioterapia, cioè quella che sfrutta la <strong>luce del sole</strong>. La “scienza dei colori” è arrivata fino a noi e ha assunto proporzioni interessanti, perché ora conosciamo la potenza dei colori anche grazie ai progressi scientifici relativi alla conoscenza della natura e del funzionamento del nostro corpo. Ma l’importanza dei colori è testimoniata anche da elementi più quotidiani, come ad esempio nel linguaggio, dove alcuni modi di dire colloquiali ci suggeriscono quanto i colori influenzino effettivamente gli stati d’animo: “nero di rabbia”, “rosso per la vergogna”, “verde d’i nvidia”, e via discorrendo.</p>
<h3>Perché il colore influenza gli stati d’animo?</h3>
<p>La sapienza tramandata nei secoli dalle civiltà antiche, è oggi una realtà provata scientificamente, accreditata da conoscenze ormai solide e da innumerevoli esperimenti validi.</p>
<p>In parole povere, benessere psicofisico e colore sono collegati da un processo scientificamente dimostrato: la nostra pelle infatti è sensibile alla luce e, come è in grado di filtrare i raggi solari, è in grado anche di filtrare le radiazioni differenti emesse da colori diversi; queste radiazioni vengono percepite dall’organismo il quale reagisce trasformandole in energia chimica e modificandosi quindi in determinate funzioni.</p>
<p>Ecco spiegato perché alcuni colori hanno un effetto energizzante, altri rilassante, altri ancora ammorbante e che non solo la nostra mente ne sia positivamente o negativamente influenzata, ma anche che il nostro corpo reagisca di conseguenza, permettendo di sentirci più o meno in forma a contatto con un determinato colore. La cromoterapia in senso stretto infatti è la disciplina che intende curare le malattie con i colori, che stimolano la produzione di determinate componenti dell’organismo più o meno benefiche in date situazioni. In senso lato, la cromoterapia viene applicata appunto anche ad altri ambiti, come quelli che riguardano gli ambienti di una casa, perché gli effetti benefici dei colori possano influenzare positivamente la vita di tutti i giorni. </p>
<h2>Perché i colori in casa?</h2>
<p>E’ importantissimo scegliere i colori che caratterizzeranno gli ambienti di una casa. Nelle nostre abitazioni ogni luogo ha la sua funzione e ogni persona vive quella funzione in modo diverso: c’è a chi piace cucinare e quindi stare in cucina e a chi no; c’è a chi piace studiare e a chi no; c’è a chi piace dormire e a chi no; e via discorrendo.</p>
<p>I <strong>colori da associare ad ogni funzione</strong> e quindi ad ogni ambiente, sono da scegliere in base a precisi criteri che possono variare da una persona all’altra: scegliere un colore sbagliato potrebbe compromettere il nostro umore in un determinato ambiente per sempre.</p>
<p>Senza contare che le <strong>tonalità</strong> di ogni colore possono restituire effetti visivi e ottici che modificano la percezione oggettiva della realtà: ad esempio i toni chiari danno un effetto di grandezza, oltre che di luminosità, e allargano visivamente spazi anche piccoli, che così sembreranno più ampi.</p>
<p>In queste scelte bisogna poi tener conto che certi <strong>colori favoriscono la concentrazione</strong>, altri danno energia e voglia di fare, altri ancora rilassano e permettono un buon sonno senza interferire, altri ancora hanno addirittura effetti sulla nostra percezione degli odori.</p>
<p>Quindi gli elementi da considerare sono:</p>
<ul>
<li><strong>A ogni funzione il suo colore</strong>, ma anche</li>
<li><strong>A ogni persona il suo colore</strong>, perché ognuno ha gusti e reazioni diverse.</li>
</ul>
<p>Il risultato finale deve essere un misto di questi due elementi. Inoltre occorre anche tenere conto che <strong>non esistono colori univoci</strong>: ogni colore ha mille tonalità e sfumature che possono essere sfruttate singolarmente o anche tutte insieme; infine non è detto che dobbiamo adoperare soltanto un colore: spesso i contrasti tra colori anche nettamente differenti, creano effetti visivi e psichici molto particolari e benefici.</p>
<h2>Come colorare bene gli ambienti di casa</h2>
<p>Si può colorare un ambiente di casa in vari modi:</p>
<ul>
<li>Le <strong>pareti</strong> sono sicuramente l’elemento più caratterizzante di un ambiente, perché esteso e importante: colorare le pareti e/o anche il soffitto, crea effetti visivi su ampia scala, permettendo di vivere uno spazio avendone un colpo d’occhio generale trasformato; quindi sia i rivestimenti a piastrella o a pannelli, sia vernici e carte da parati possono concorrere agli scopi desiderati</li>
<li>Anche la tonalità del <strong>pavimento</strong> ha grande importanza; col pavimento però si deve tenere in gran conto anche la funzionalità, cioè tra le altre cose la facilità di pulizia (quindi un colore più scuro potrebbe aiutare, dato che si sporca meno)</li>
<li>Le pareti non sono l’unico elemento che può influenzare un ambiente grazie ai suoi colori; possiamo variare un ambiente con pareti neutre grazie ad <strong>arredi colorati</strong> o a <strong>macchie di colore</strong> create da grandi quadri, sticker adesivi per pareti, poster</li>
<li>Ancora, possiamo colorare un ambiente variandone i <strong>tessuti</strong>: tende, tappeti, copri divani e poltrone, tovaglie, asciugamani, cuscini. Si tratta di elementi facilmente intercambiabili e che quindi possiamo variare frequentemente secondo i nostri stati d’animo, senza spendere troppi soldi</li>
<li>In ultimo possiamo creare significative atmosfere utilizzando <strong>lampade</strong> caratterizzate da soffici luci colorate in diverse sfumature. </li>
</ul>
<h2>Elementi da considerare nella scelta dei colori di casa</h2>
<p>Per scegliere i colori più adatti a una certa situazione, occorre tenere presenti tanti elementi:</p>
<ul>
<li><strong>profondità spaziale di un ambiente</strong>, quindi le sue dimensioni</li>
<li><strong>distribuzione della luce naturale</strong> di giorno e artificiale di sera in quell’ambiente, considerando anche la grandezza e la posizione di eventuali finestre, nonché la loro esposizione</li>
<li><strong>materiali</strong> che faranno parte di quell’ambiente</li>
<li><strong>tipologia di funzione</strong> a cui sarà destinato quell’ambiente (o anche una sola porzione di ambiente)</li>
<li><strong>sensibilità</strong> e il <strong>gusto</strong> <strong>della persona</strong> che passerà più tempo in quell’ambiente</li>
<li><strong>forma di un ambiente</strong> e tutte le caratteristiche che possono interrompere una regolarità; quando le stanze non presentano pareti a parallelepipedo perfettamente lisce e regolari, le irregolarità possono essere sfruttate proprio col colore per creare contrasti ed effetti diversi: colonne, pilastri, rientranze, nicchie, curve, etc. </li>
</ul>
<h2>Panoramica dei colori</h2>
<p>Per capire in generale quali effetti, positivi e negativi, possono avere i colori su un ambiente e sugli individui, ecco una panoramica dei principali:</p>
<ul>
<li><strong>rosso</strong><br />
è un colore forte, a cui è data una connotazione maschile. È posto all’inizio dell’arcobaleno e solitamente ha un effetto eccitante che aiuta a uscire dall’apatia. In senso positivo può evocare l’amore, il calore, la passione; in senso negativo può ricordare il sangue, e quindi la violenza, la guerra, etc</li>
<li><strong>giallo</strong><br />
è un colore molto stimolante e solitamente ha un’azione energizzante, poiché è il colore del sole e della luce che noi percepiamo. Per questo il giallo può anche renderci addirittura felici. I sentimenti negativi legati al giallo sono invece disonestà, tradimento e addirittura malattia</li>
<li><strong>blu</strong><br />
è un colore che la nostra mente conosce bene, perché è il colore del cielo e del mare. Il blu rappresenta la calma e i grandi spazi, quindi solitamente ha un effetto molto rilassante, che induce alla riflessione, all’armonia e anche all’apertura verso gli altri. Tuttavia il mare può anche ricordare le burrasche, così come l’immensità del cielo e dell’oceano possono scatenare sensazioni di terrore e impotenza; inoltre il blu può trasmettere una sensazione di freddezza</li>
<li><strong>verde</strong><br />
anche questo è un colore che conosciamo bene, perché è quello della natura. Ricorda quindi la vita, la forza, la fertilità; è rassicurante, calmante e sembra che abbia un effetto benefico sulla percezione dei cattivi odori, rendendoli quanto meno sopportabili. Negativamente il verde trasmette sensazioni di gelosia, invidia e veleno</li>
<li><strong>arancione</strong><br />
è un colore che ricorda anch’esso il sole e il caldo; dà energia, ma anche sensazioni di defaticamento e quindi aiuta la concentrazione; negativamente l’arancio può trasmettere sensazioni di irritabilità e di soffocamento</li>
<li><strong>rosa</strong><br />
è il colore della femminilità. Ricorda ingenuità e debolezza, ma anche giovinezza e delicatezza. E’ rilassante, ma in senso negativo può diventare irritante</li>
<li><strong>nero</strong><br />
è la negazione di tutti i colori. E’ infatti la tonalità della notte, quindi rappresenta il buio e la paura, ma anche il mistero, il fascino, l’eleganza, il potere. Inoltre nella nostra cultura il nero è il colore del lutto. Solitamente dà sensazioni di tristezza, rende introversi e risulta deprimente</li>
<li><strong>grigio</strong><br />
è considerato il colore della modernità, ma dipende anche dai materiali ai quali è associato. E’ solitamente associato a intelligenza e pulizia, ma di contro può appunto ingrigire, cioè rendere malinconici e trasmettere sensazioni di freddezza</li>
<li><strong>bianco</strong><br />
è il colore neutro, ma anche il più puro. Infatti simboleggia la purezza, ma anche la pulizia e l’ordine. Può però risultare opprimente, freddo, monotono e affaticare l’occhio perché abbaglia, soprattutto in ambienti grandi. Inoltre nelle culture orientali è il colore della morte</li>
<li><strong>marrone</strong><br />
è il colore della terra, quindi della forza atavica e del calore. Ma essendo vicino al nero, può trasmettere sensazioni di tristezza e immobilità</li>
<li><strong>viola</strong><br />
è considerato il colore dell’aldilà, può simboleggiare infatti anche santità e penitenza; in ogni caso è associato a intelligenza e conoscenza; è rilassante e favorisce il sonno.</li>
</ul>
<p>E’ chiaro che non esistono solo questi colori e come detto ognuno di questi ha migliaia di sfumature e tonalità diverse, che possono regalare sensazioni del tutto differenti da quelle qui esposte. A volte trovare il colore giusto è anche una questione di “amore a prima vista”. </p>
<h3>Effetto visivo dei colori</h3>
<p>In generale, si possono tenere a mente alcuni principi fondamentali per scegliere colori e sfumature adatti a determinate situazioni:</p>
<ul>
<li>I <strong>colori chiari</strong> allargano visivamente la percezione dello spazio</li>
<li>I <strong>colori scuri</strong> rimpiccioliscono visivamente la percezione dello spazio</li>
<li>Un <strong>colore chiaro accanto a uno scuro</strong> sembra più chiaro di quello che è in realtà</li>
<li>Un <strong>colore scuro accanto a un colore chiaro</strong> sembra più scuro di quello che è in realtà</li>
<li>Le <strong>tinte tenui</strong>, cosiddette pastello, danno sensazioni di freschezza</li>
<li>Le <strong>tinte accese</strong>, intense, forti, su ambienti grandi possono dare sensazioni opprimenti</li>
<li>I <strong>colori chiari</strong> aiutano a illuminare gli ambienti, soprattutto ovviamente il bianco</li>
<li>Il <strong>soffitto molto</strong> alto di un ambiente, se <strong>dipinto di scuro</strong>, aiuta ad avvicinarlo visivamente al resto della stanza</li>
<li>In<strong> spazi piccoli</strong> uno stesso colore utilizzato in differenti tonalità può aiutare a dare continuità e ampiezza all’ambiente</li>
<li>I <strong>contrasti</strong> tra colori diversi possono creare piacevoli effetti visivi </li>
</ul>
<h2>A ogni ambiente il suo colore</h2>
<p>In generale, a ogni ambiente di casa si possono associare dei colori ritenuti più adatti alle funzioni che si svolgono in quel luogo. E’ chiaro poi che ogni individuo reagisce in maniera differente davanti a un colore, come detto precedentemente, quindi i consigli seguenti non sono regole universali, ma appunto soltanto suggerimenti. <strong>Nell’ingresso</strong> sarebbero indicati colori con tonalità non troppo scure e comunque calde, che diano quella sensazione d’accoglienza che deve trasmettere questo ambiente.</p>
<p>In <strong>cucina</strong> sono adatti colori caldi, energizzanti, che ricordano il sole e il fuoco, come il rosso, l’arancione, il giallo, ma anche il marrone che ricorda la terra o il verde che evoca la natura. Tuttavia anche il bianco in cucina è efficace, perché permette di dare risalto ai cibi e di valutarne bene la freschezza.</p>
<p>Nella <strong>cameretta</strong> <strong>dei</strong> <strong>piccoli</strong>, i colori caldi sono i più indicati, in tonalità intense e vivaci: stimolano la crescita, il buonumore e la creatività.</p>
<p>Nella <strong>stanza</strong> <strong>da</strong> <strong>letto</strong> si consigliano colori più freddi, ma rilassanti, come il blu o il verde o il lilla/viola, che conciliano il sonno. I colori caldi infatti sono stimolanti ed energizzanti, quindi non invogliano a dormire.</p>
<p>In <strong>sala</strong> <strong>da</strong> <strong>pranzo</strong> sono ottimi giallo e arancio, che stimolano l’appetito e sostengono le funzioni epatiche, mentre il verde dà sensazione di sazietà prima di aver mangiato.</p>
<p>In <strong>soggiorno</strong> sono da preferire i colori caldi che stimolano la conversazione, mentre colori freddi come il blu intristiscono e rendono introversi.</p>
<p><strong>Nell’angolo</strong> <strong>studio</strong> sarebbe ottima la combinazione di giallo e verde, che stimolano la concentrazione e danno energia.</p>
<p>Nelle <strong>stanze</strong> <strong>rivolte</strong> <strong>a Nord</strong> sono nuovamente consigliati colori caldi, perché contrastano la freddezza della luce dove non arriva mai il sole.</p>
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		<title>Cucina: isole e penisole</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[Acquistare una cucina provvista di isola o di penisola è una scelta di stile e di funzionalità ben precisa: sfruttare al meglio lo spazio, arredando con gusto e tendenza e attrezzando in modo ottimale la cucina, sia visivamente che praticamente, sono le soluzioni che offre la scelta di introdurre isole o penisole in una cucina. Le possibilità di scelta per quanto riguarda forme ed estetica, dimensioni e funzioni, sono tante, ma non in tutte le cucine si possono utilizzare soluzioni di questo genere, poiché ci vogliono dimensioni adatte e lavori ad hoc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/isole-penisole-cucina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2682" title="isole-penisole-cucina" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/isole-penisole-cucina.jpg" alt="Isole e penisole in cucina" width="600" height="383" /></a></p>
<p>Isole e penisole sono termini che nell’arredamento indicano dei moduli di cucine componibili, che occupano all’interno di queste delle posizioni ben precise. Le parole, prese in prestito dalla geografia, evocano infatti proprio le disposizioni che questi elementi hanno in una cucina: le penisole rappresentano dei moduli aperti su tre lati, ma che sono la continuazione su un lato del resto della cucina; le isole invece sono completamente staccate dagli altri mobili della cucina, e si trovano solitamente nel centro della stanza.</p>
<p>I moduli così pensati possono svolgere diverse funzioni a seconda di come sono composti: possono contenere gli elettrodomestici per cucinare, possono costituire dei piani d’appoggio aggiuntivi, possono contenere stoviglie e pentole, oppure possono rappresentare la dispensa.</p>
<h2>Funzioni di un’isola</h2>
<p>A seconda degli elementi di cui è costituita, un’isola in cucina può assolvere a diverse funzioni:</p>
<p>- costituire un ulteriore <strong>piano d’appoggio</strong> per la preparazione dei cibi</p>
<p>- fungere da <strong>dispensa</strong> o da <strong>mobile contenitore</strong> per stoviglie e pentole</p>
<p>- costituire il <strong>blocco cucina</strong>, con gli elettrodomestici: piano cottura, forno, lavello, cappa, in alcuni casi anche lavastoviglie; possono essere tutti riuniti nell’isola, oppure può essercene solo qualcuno, a scelta</p>
<p>- <strong>separare visivamente</strong> la cucina dal soggiorno, essendo questi due ambienti riuniti in un unico living </p>
<h2>Funzioni di una penisola</h2>
<p>La penisola invece può avere altre funzioni rispetto all’isola, alcune simili, altre completamente diverse:</p>
<ul>
<li>può costituire un <strong>ulteriore piano d’appoggio</strong> per la preparazione dei cibi</li>
<li>potrebbe <strong>contenere stoviglie e pentole</strong> se provvista di ante o di cassetti</li>
<li><strong>non contiene</strong> solitamente <strong>elettrodomestici</strong></li>
<li>può<strong> separare visivamente</strong> la cucina da un altro ambiente a cui essa è unita, ma può essere utilizzata anche in spazi più piccoli</li>
<li>può <strong>sostituire il tavolo</strong> da pranzo nelle cucine più piccole, oppure può costituire all’occorrenza un tavolo snack, con l’aggiunta di sgabelli, cioè un piano d’appoggio molto easy e veloce per la colazione o i pasti veloci. </li>
</ul>
<h2>Dimensioni e misure</h2>
<p>Per poter pensare a una cucina con isola o penisola è necessario aver presente che servono locali di misure diverse e nel caso delle isole anche considerevoli, per poterle contenere adeguatamente. Come detto, una penisola può essere inserita in una cucina o in un living anche di piccole dimensioni; in ogni caso, occorre sapere che lo spazio tra la penisola e il blocco della cucina disposto di fronte, deve essere di almeno 120 cm, per consentire di spostarsi e di lavorare senza difficoltà; inoltre lo spazio dietro la penisola, per poter passare o potersi sedere comodamente, deve essere almeno di un metro. In alcuni modelli, la penisola è “estraibile”, cioè scompare quando non serve: in questo caso le dimensioni della cucina possono essere ancora più contenute.</p>
<p>Per quanto riguarda l’isola invece, le cose cambiano, in quanto c’è bisogno di molto più spazio rispetto a una penisola, proprio perché le dimensioni dell’isola sono maggiori rispetto a quelle della penisola; dipende dai modelli e dalle marche, ma solitamente l’isola non occupa meno di due metri quadrati, anzi spesso ne occupa di più. Intorno all’isola, su tutti i lati, deve esserci lo spazio sufficiente per passare e per lavorare tranquillamente, quindi l’isola deve distare da tutti gli altri elementi e da tutti lati almeno di un metro. Ne consegue che le dimensioni totali di una cucina con un’isola, devono essere considerevoli.</p>
<h2>Disposizione di isole e penisole</h2>
<p>I mobili e gli elettrodomestici della cucina, che siano freestanding oppure a moduli continui, possono essere disposti in diversi modi, a seconda della forma e delle dimensioni del locale che li ospita, e mantenendo sempre l’essenzialità del “triangolo di lavoro”, costituito da lavello, piano di cottura e frigorifero, che non deve mai avere distanze eccessive tra gli elementi che lo costituiscono, proprio per agevolare le faccende in cucina.</p>
<p>Ecco una piccola panoramica delle possibili disposizioni:</p>
<ul>
<li><strong>lineare</strong><br />
dove tutti i mobili e gli elettrodomestici sono distribuiti lungo un solo lato della cucina;</li>
<li>a <strong>doppia linea</strong><br />
dove mobili ed elettrodomestici sono disposti lungo due lati della cucina, uno di fronte all’altro;</li>
<li>a<strong> L</strong> o <strong>ad angolo</strong><br />
dove mobili ed elettrodomestici sono disposti lungo due lati contigui della cucina, in modo da formare un angolo;</li>
<li>a <strong>ferro di cavallo</strong><br />
dove mobili ed elettrodomestici sono disposti lungo tre lati contigui della cucina, formando due angoli;</li>
<li><strong>con penisola</strong><br />
è sostanzialmente la disposizione a ferro di cavallo, soltanto che uno dei lati non è disposto lungo una parete, ma è libero, in mezzo allo spazio del locale e fruibile sia da una parte che dall’altra;</li>
<li><strong>con isola<br />
</strong>il resto dei moduli può essere disposto in modo lineare, a doppia linea, a L o a ferro di cavallo, ma nel centro è presente appunto l’isola, che può contenere gli elettrodomestici o costituire un piano d’appoggio ulteriore. L’isola può trovarsi perfettamente nel centro della cucina, oppure leggermente spostata verso uno dei lati, mantenendo sempre le distanze minime per garantire il passaggio e il lavoro senza difficoltà, per compattare e rendere più agevole il triangolo di lavoro. </li>
</ul>
<h3>Quando si prevedono lavori agli impianti</h3>
<p>Se nell’isola vogliamo concentrare gli elettrodomestici, in modo da utilizzare pensili e ante del resto della composizione soltanto per contenere stoviglie, pentole e quant’altro, si devono preventivare lavori di muratura e agli impianti piuttosto importanti. Infatti, per poter avere gli attacchi elettrici, il carico e lo scarico dell’acqua, il gas e il camino per la cappa, occorre prevedere lavori per far passare gli impianti nel pavimento e nel soffitto. Il pavimento della cucina dovrà quindi essere rifatto se già esiste, oppure se si è in fase di costruzione, andranno prima sistemate le tubature e poi andrà costruito il pavimento.</p>
<p>Per quanto riguarda la cappa invece, se il soffitto è molto alto e se il collegamento alla canna fumaria si trova (come è in genere) su di un lato della cucina, occorre far realizzare un controsoffitto, dove passerà la tubatura per collegare la cappa alla canna fumaria d’uscita e che nasconderà anche la parte meno estetica della cappa, nel caso appunto il soffitto sia troppo alto (infatti la cappa dovrà necessariamente arrivare a un’altezza prestabilita sopra il piano di cottura, indipendentemente dall’altezza del soffitto).</p>
<h2>Forme di isole e penisole</h2>
<p>Isole e penisole si presentano con forme regolari o irregolari, che arrivano dalla fantasia di designer e costruttori.</p>
<p>Le penisole, per la loro natura di “appendici”, devono comunque essere più lunghe che larghe, quindi strette ma estese: quindi dalle classiche rettangolari, l’espressione più regolare di questi moduli da cucina, si può spaziare alle forme ovoidali oblunghe, alle irregolari a onde, alle curve in continuità con il resto della composizione. In alcuni modelli poi, le penisole si presentano su due livelli: uno più alto separa gli ambienti con più decisione e può contenere più oggetti al suo interno, mentre quello più basso offre la comodità di un tradizionale tavolo per poter mangiare.</p>
<p>Le isole invece, essendo staccate dal resto, possono assumere forme più particolari e irregolari, rispetto alle penisole, e comunque non hanno vincoli: quindi dalle rettangolari, alle quadrate, alle rotonde, alle ovali, le isole possono rappresentare l’elemento principe della composizione in cucina, con una forma in contrasto con il resto, oppure possono adeguarsi alle linee degli altri moduli, sempre in accordo con le esigenze di spazio dettate dalla forma e dalle dimensioni dell’ambiente.</p>
<p>Un esempio su tutti: Sheer di GattoCucine è un’isola che contiene tutti gli elettrodomestici utili in cucina con una forma tridimensionale assai particolare, quella di un grande uovo apribile in diversi punti. Anche le isole possono presentare più livelli, di cui uno costituirà di nuovo un piano d’appoggio per i pasti veloci. Quando sono presenti i due livelli distinti, sia nelle isole che nelle penisole, il livello pensato come tavolo snack potrebbe essere realizzato in un materiale completamente diverso dal resto; una scelta di stile e di tendenza per il tavolo in casi simili è ad esempio il vetro.</p>
<h2>Materiali di isole e penisole</h2>
<p>Per isole e penisole, la scelta dei materiali deve puntare soprattutto alla praticità e alla facilità di pulizia, in quanto qualunque sia la funzione prescelta per loro, saranno degli elementi da utilizzare molto, sia per preparare, che per cucinare che per consumare i cibi. Le stesse composizioni presenti nei negozi di arredamento proporranno materiali funzionali e che ben si sposano con il resto della cucina, per contrasto o, più frequente, per assonanza.</p>
<p>Per il piano di lavoro, ma soprattutto per i rivestimenti, una scelta molto indicata sono i laminati: economici e resistenti a tutto, umidità, calore (due elementi immancabili in una cucina!!), graffi, urti, macchie, sono anche molto facili da pulire e si mantengono bene nel tempo.</p>
<p>Per uno stile <strong>hi-tech</strong> molto pronunciato e per una resistenza ancora maggiore, il materiale più indicato per i piani di lavoro è sicuramente l’acciaio, in particolare l’acciaio inox; ricco di cromo e nichel, inossidabile e lucente, l’acciaio è sicuramente una scelta di carattere e di stile, oltre che di funzionalità. Alcuni produttori propongono l’acciaio anche per i rivestimenti, ma è questa è una soluzione da scegliere soltanto nel caso in cui esteticamente questo materiale non produca nel proprietario un effetto troppo freddo e esageratamente moderno.</p>
<p>Il <strong>legno</strong> è la scelta principe per i rivestimenti, soprattutto nel caso di una cucina in stile classicheggiante o country; il legno massiccio però è molto costoso, mentre in alternativa il lamellare o l’impiallacciato o ancora il massello, sono alternative più economiche ma con estetica e praticità identiche.</p>
<p>In particolare:</p>
<ul>
<li><strong>Legno massello</strong><br />
Si presenta lucido o opaco, ed è di solito sottoposto a verniciatura. E’ utilizzato sia per i pensili che per i top in cucina. Si tratta comunque di un legno pregiato, che oltre a essere costoso si deforma anche con l’umidità, il tempo e il calore. In compenso è un materiale che si pulisce molto facilmente.</li>
<li><strong>Lamellare<br />
</strong>Si tratta di strati di legno massello uniti fra loro e tenuti insieme da un collante fortemente resistente all’umidità. Il lamellare è un materiale molto utilizzato per i piani di lavoro, anche se in realtà è molto delicato: infatti se l’acqua ristagna nelle congiunzioni del lamellare, può creare infiltrazioni. Il lamellare scurisce col tempo e non permette l’appoggio di pentole e oggetti molto caldi. Questo materiale è però facile da pulire: sono sufficienti un panno e un detergente neutro.</li>
<li><strong>Impiallacciato<br />
</strong>La base dell’impiallacciato è in legno massello, ma la superficie è costituita da fogli di riallaccio, cioè legno che sottoposto a una particolare finitura, rende un effetto opaco oppure lucido. L’impiallacciato si usa molto per i pensili e crea l’illusione del legno vero, ma in realtà è più economico. Inoltre l’impiallacciato è facile da pulire, anche se non vanno utilizzati detergenti abrasivi.</li>
<li><strong>Mdf<br />
</strong>Mdf è l’acronimo di medium density fiderboard ed è una fibra di legno costituita da pannelli sovrapposti tenuti insieme da collanti speciali. Si tratta di un materiale ecologico e si utilizza un po’ per tutti gli elementi della cucina. La versione di tendenza dell’Mdf in cucina è in laccato lucido. L’Mdf è facile da pulire in quanto richiede solo l’uso di acqua.</li>
</ul>
<p>Infine la <strong>pietra</strong> e il <strong>marmo</strong> sono di solito utilizzati per i piani di lavoro. Questi materiali però non sono indicati per moduli come isole e penisole, in quanto sono difficili da mantenere e pulire, anche se il loro impatto estetico è notevole. Inoltre sono materiali costosi. L’alternativa è utilizzare laminati con effetto visivo simile alla pietra o al marmo.</p>
<h3 lang="en-GB">Link a siti web che trattano di isole e penisole per la cucina</h3>
<p lang="en-GB"><strong>Kitchens.it</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kitchens.it/" target="_blank">http://www.kitchens.it/</a><br />
</span>Sito con consigli, articoli e presentazione di prodotti inerenti la cucina. Esiste la possibilità di scaricare i cataloghi delle migliori marche e anche di scegliere la musica da ascoltare durante la navigazione.</p>
<p><strong>Ernestomeda</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ernestomeda.it/" target="_blank">http://www.ernestomeda.it/</a><br />
</span>Quasi tutte le composizioni del catalogo di ernestomeda sono provviste di isole e penisole. Sul sito è presente anche l’elenco dei punti vendita.</p>
<p><strong>Scavolini</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scavolini.it/" target="_blank">http://www.scavolini.it/</a><br />
</span>Sia la collezione Belvedere che la Mood New di gusto contemporaneo, propongono cucine componibili provviste di isole e penisole. Sul sito una simpatica guida per aiutare nella navigazione.</p>
<p><strong>GattoCucine</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gattocucine.com/" target="_blank">http://www.gattocucine.com/</a><br />
</span>Il sito dell’azienda propone composizioni dal design molto particolare e accattivante, dove isole e penisole sono protagoniste con forme insolite.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.guidaconsumatore.com/arredamento/cucina-isole-e-penisole.html/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Ceramica</title>
		<link>http://www.guidaconsumatore.com/arredamento/materiali-arredamento/ceramica.html</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[ceramica]]></category>

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		<description><![CDATA[La ceramica: materiale il cui utilizzo ha una storia davvero molto antica, è usato oggi per diversi impieghi in ambito domestico. Materiale più ordinario in certe tipologie, più di pregio in altre, la ceramica può subire tantissimi tipi di lavorazioni, di cottura e di decorazione. Per questo essa dà vita a materiali differenti e con diverse destinazioni d’uso. Scopriamole assieme!

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/ceramica.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2676" title="ceramica" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/ceramica.jpg" alt="ceramica" width="500" height="331" /></a></p>
<p>La ceramica è un materiale inorganico e composito, non è metallico, ma si presenta rigido e diventa fragile non appena viene cotto. Allo stato naturale la ceramica si presenta davvero duttile e per questo può venire sottoposta a tante lavorazioni, per produrre diversi oggetti e rivestimenti. La ceramica è composta da:</p>
<ul>
<li>Argilla</li>
<li>Sabbia</li>
<li>Feldspato</li>
<li>Ossido di ferro</li>
<li>Quarzo</li>
<li>Allumina</li>
</ul>
<p>Allo stato naturale la ceramica si presenta con il tipico colore bianco, ma può venire smaltata e colorata in vari modi.</p>
<p><strong>Storia della ceramica</strong></p>
<p>I primi popoli ad usare la ceramica, da quel che ci è giunto, sono stati quelli orientali, in particolare i cinesi; manufatti e fossili in ceramica se ne trovano però nei luoghi più disparati della terra. Dal neolitico abbiamo testimonianze di vasellame in ceramica, cotto sul fuoco: i più antichi pare che risalgano all’XI millenio a.C. e provengono dal Giappone. Con l’invenzione del tornio e della verniciatura vetrosa, successivamente (intorno al II millennio a.C.) si iniziarono a produrre manufatti in ceramica con forme particolari e perfette, resistenti all’usura. E’ dell’VIII d.C. secolo l’inizio della lavorazione della porcellana in Cina. Anche nella Grecia antica si producevano vasi e manufatti in ceramica, di esportazione in tutto il mercato occidentale. La produzione etrusca di vasellame in ceramica successivamente fu un gran successo per il commercio allora conosciuto e destinata a diventare la manifattura tra le più famose al mondo.</p>
<p>In età romana imperiale, imperversò la ceramica aretina, con decorazione a rilievo e successivamente la ceramica a rilievo chiamata terra sigillata. La ceramica continuò ad essere lavorata anche nel tardo medioevo. Dopo il medioevo cominciarono ad essere usate decorazioni e colorazioni più sofisticate rispetto al passato. Dalla fine del 1800 comincia a prodursi la ceramica in grandi quantità, grazie a processi di industrializzazione introdotti ad hoc sulla scia della rivoluzione industriale. In Italia è a Modena che si sperimenta una nuova tecnica di produzione industriale per le piastrelle, che allora venivano usate soltanto in bagno e in cucina.</p>
<p>Bisogna aspettare gli anni ’50 del Novecento perché vengano introdotte alcune decisive migliorie nella produzione industriale di ceramica, come il forno a tunnel e la pressa automatica: è con queste tecniche che si riesce a raggiungere finalmente una produzione che possa rispondere a una domanda medio-alta in termini di quantità, dato il mercato in grande espansione. Negli anni Sessanta e Settanta il mercato delle piastrelle subisce nel nostro Paese una forte impennata; come in un circolo virtuoso, la produzione aumenta e quindi vengono creati macchinari nuovi per produrre ancora di più; le tecniche di creazione vengono interamente automatizzate, in ogni loro fase, e fa la sua comparsa l’atomizzatore, un nuovo macchinario che rende la produzione di ceramica ancora più semplice.</p>
<p>Dagli anni Ottanta fino ad oggi la produzione industriale di ceramica si è poi concentrata da una parte su tecniche di cottura che divenissero il più veloci possibile, come la cottura rapida monostrato, e dall’altra su un impatto ambientale del processo industriale il più ridotto possibile.</p>
<h2>Caratteristiche della ceramica</h2>
<p>La ceramica, come tutti i materiali, presenta delle caratteristiche fisiche, estetiche e tecniche. Tra le caratteristiche della ceramica che interessano il mondo dell’arredo, ci sono:</p>
<ul>
<li>resistenza al calore</li>
<li>punto di fusione molto alto</li>
<li>fragilità dopo certe cotture</li>
<li>facilità di lavorazione allo stato naturale, che permette la produzione di diverse forme</li>
<li>durata nel tempo, superiore forse a qualsiasi altro materiale, soprattutto per quanto riguarda i rivestimenti</li>
<li>igienicità, per cui è consigliata negli ambienti sanitari</li>
<li>facilità di pulizia</li>
<li>resistenza al fuoco: la ceramica non brucia e non emette alcuna sostanza a contatto con il fuoco</li>
<li>inalterabilità dei suoi colori a contatto diretto con la luce del sole</li>
<li>impermeabilità</li>
<li>resistenza all’umidità</li>
<li>resistenza al gelo</li>
<li>resistenza all’abrasione</li>
<li>resistenza al calpestio</li>
<li>resistenza agli agenti chimici</li>
<li>resistenza allo scivolamento</li>
<li>resistenza alle macchie e all’assorbimento</li>
</ul>
<p>Tutte queste caratteristiche sono frutto della combinazione tra le qualità naturali del materiale e quelle derivanti dai particolari processi di lavorazione che la ceramica subisce da parte dell’uomo, secondo la destinazione d’uso del materiale stesso. Questo perché col termine ceramica non si indica solo il materiale in sé, ma anche il prodotto e i prodotti che ne derivano.</p>
<h3>Pulire la ceramica</h3>
<p>Proprio per le sue caratteristiche relative all’assenza di <strong>microporosità</strong> e alla resistenza allo sporco, la ceramica necessita di poche e semplici operazioni per essere mantenuta a lungo in buono stato. Per le pulizie ordinarie di piastrelle, sanitari e pavimenti, sono sufficienti <strong>acqua</strong> e <strong>detergenti</strong> <strong>neutri</strong>. Per la pulizia approfondita di oggetti in ceramica e porcellana, è necessario immergere per trenta minuti l’oggetto in acqua tiepida e sapone neutro, successivamente occorre pulire anche gli interstizi utilizzando dei pennelli e infine risciacquare nuovamente con acqua tiepida. Lasciare asciugare gli oggetti alla corrente naturale, in luogo ombreggiato.</p>
<h2>Tipologie di ceramica</h2>
<p>Come detto, esistono tantissimi tipi di ceramica, che variano a seconda della composizione e delle lavorazioni che essa può subire.</p>
<p>A seconda del tipo di pasta di cui è costituita, la ceramica può essere:</p>
<ul>
<li>a pasta <strong>compatta</strong><br />
come il gres e le porcellane: si tratta di ceramiche piuttosto impermeabili ai liquidi e ai gas e che presentano una bassa porosità; sono inoltre molto resistenti, in quanto una punta d’acciaio non le può scalfire;</li>
<li>a pasta <strong>porosa</strong><br />
come le terracotte, le maioliche e le terraglie. Si tratta di ceramiche a pasta assorbente e tenera, che può essere più facilmente scalfita.</li>
</ul>
<p>I tre tipi di ceramica più utilizzati sono:</p>
<ul>
<li><strong>terracotta</strong> o coccio</li>
<li><strong>gres</strong></li>
<li><strong>porcellana</strong>, a sua volta suddivisa in tenera e dura </li>
</ul>
<h2>Utilizzi della ceramica nell’arredo</h2>
<p>La ceramica è molto utilizzata in ambito domestico, come detto. Le sue principali destinazioni d’uso sono:</p>
<ul>
<li>rivestimenti: piastrelle, pavimenti e tegole (quindi per interno e per esterno)</li>
<li>laterizi strutturali</li>
<li>sanitari del bagno</li>
<li>oggetti per la casa, soprattutto per la cucina</li>
<li>vasellame</li>
<li>decorazioni</li>
</ul>
<p>Gli utilizzi dipendono anche dalle caratteristiche delle singole tipologie di ceramica. Vediamo qualcosa in dettaglio.</p>
<h3>Terracotta</h3>
<p>La terracotta è una ceramica che assume una colorazione tra il giallo e il rosso, subito dopo la cottura, poiché sono presenti nella sua composizione ossidi di ferro e Sali, che ne migliorano anche la resistenza meccanica. La ceramica per diventare terracotta viene cotta a 930-960° C. Le terracotte a cui viene applicato un rivestimento superficiale, sono utilizzate come ceramica ornamentale e strutturale, quindi per vasi, brocche, tegole e mattoni. Le terracotte a cui non viene applicato un rivestimento superficiale sono utilizzate per il vasellame da cucina, quindi per pentole, piatti e tazze.</p>
<h3>Porcellana</h3>
<p>La porcellana è forse la tipologia di ceramica più di pregio, soprattutto per gli Orientali, non per niente la sua invenzione si deve ai cinesi nell’VIII secolo. La porcellana è composta da:</p>
<ul>
<li>Caolino idrossilicato di alluminio, una particolare argilla bianca che dona la tipica colorazione e le proprietà plastiche</li>
<li>Sabbia quarzosa o silice, che fa da sgrassante e consente la vetrificazione</li>
<li>Feldspato, che fonde a temperature più basse, abbassando la cottura generale</li>
</ul>
<p>Può essere tenera o dura, ma ne esistono anche tantissime altre varianti, diverse a seconda del tipo di produzione. Viene utilizzata per la produzione di vasellame e oggetti decorativi di fine lavorazione.</p>
<h3>Grès</h3>
<p>Deriva dalle ceramiche cosiddette “greificate” appunto, derivanti a loro volta da miscugli di argille naturali. Il grès cuoce tra i 1200° C e i 1350°C e può assumere diverse colorazioni a seconda della presenza più o meno massiccia di composti ferrosi. Per i gres bianchi si usano impasti a base di argille bianche e rocce con quarzo e feldspato; può venire smaltato e colorato in diversi modi. E’ utilizzato soprattutto per le pavimentazioni e le piastrelle dei rivestimenti.</p>
<h2>Piastrelle in ceramica</h2>
<p>Le piastrelle realizzate in ceramica, le più diffuse, possono presentarsi sul mercato sotto diverse forme, con utilizzi anche diversi a seconda della funzione principale che devono ricoprire:</p>
<ul>
<li>Le piastrelle non smaltate sono il grès rosso, il cotto clinker e il gres porcellanato, non assorbono l’acqua e quindi sono indicate per ambienti come cucina e bagno o l’esterno</li>
<li>La monocottura, che può essere clinker, rossa o bianca, non assorbe l’acqua ed è quindi anch’essa adatta ad ambienti come cucina e bagno, o come l’esterno</li>
<li>La bicottura è invece sensibile all’acqua, quindi più indicata per l’interno e per ambienti che non siano bagno e cucina; la maiolica è una bicottura</li>
<li>Il cotto forte e la terraglia non risultano impermeabili.</li>
</ul>
<h3>Monocottura</h3>
<p>Per realizzare la monocottura, la materia prima che andrà a costituire la ceramica, viene lavorata con processo ad umido e successivamente con un’essiccazione a spruzzo. La cottura, come dice il nome, è una sola. Successivamente all’essiccazione, la monocottura viene smaltata, mediante processi tra loro molto diversi. La monocottura è indicata per rivestire pavimenti e pareti di bagno e cucina, proprio per le sue caratteristiche di resistenza al calore, all’acqua e all’umidità.</p>
<h3>Bicottura</h3>
<p>La bicottura è realizzata con un processo a secco sulla materia prima e successivamente ci sono due fasi di cottura: la prima per la sinterizzazione e la seconda per imprimere lo smalto. La bicottura è molto indicata per rivestire pareti e pavimenti di ambienti interni.</p>
<h3>Processo produttivo della ceramica</h3>
<p>La ceramica può venire sottoposta a processi molto diversi a seconda della tipologia che si vuole ottenere. Solitamente, l’iter della produzione di ceramica comprende:</p>
<ul>
<li>selezione dell’argilla, a seconda delle caratteristiche che presenta e che si vogliono ottenere alla fine del processo</li>
<li>preparazione dell’argilla: stagionatura, lavatura e depurazione, per togliere impurità e per affinarla</li>
<li>impasto dell’argilla per eliminare le bolle d’aria e renderla compatta, spesso con l’aggiunta di chamotte, ottenuta dalla polvere di ceramica cotta in precedenza</li>
<li><strong>modellazione</strong><br />
a questo punto l’argilla viene modellata per ottenere le forme desiderate. Le tecniche di lavorazione hanno centinaia di anni e provengono da punti geografici tra i più disparati al mondo, quindi possono essere davvero diverse. Tra le principali modellazioni:</p>
<ul>
<li>a lastre</li>
<li>a stampo</li>
<li>a colombino</li>
<li>al tornio</li>
<li>a mano libera</li>
</ul>
</li>
<li><strong>essicazione</strong><br />
avviene all’aria e deve essere completa. Questa fase permette alla ceramica di essere compatta e durevole nel tempo e quindi agli oggetti di essere più resistenti; se l’essicazione non è stata eseguita con cura, gli oggetti possono presentare in seguito deformazioni;</li>
<li><strong>cottura</strong><br />
fase importantissima, la cottura avviene a temperature diverse a seconda dei materiali che si vuole ottenere, in forni appositi, dato che le temperature possono superare anche i 1000°C. La cottura può durare anche molte ore.</li>
<li><strong>smaltatura</strong><br />
essa può avvenire con diverse tecniche. Tra le principali:</p>
<ul>
<li>per immersione</li>
<li>ad aerografo</li>
<li>elettrostatica</li>
<li>a campana</li>
<li>a pittura</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>E con diversi tipi di colorazioni:</p>
<ul>
<li><strong>Ingobbio</strong>, ottenuto da argille già cotte e triturate finemente</li>
<li><strong>Cristalline</strong> o <strong>Vetrine</strong>, lucide e impermeabili a pasta vetrosa, trasparenti</li>
<li><strong>Smalti</strong> vetrosi, colorati e coprenti</li>
</ul>
<p>La smaltatura protegge la ceramica, la rende facile da pulire e la rende resistente all’usura.</p>
<ul>
<li><strong>seconda</strong> <strong>cottura</strong>: serve per fissare la colorazione, a temperature più basse rispetto alla prima cottura. Lo smalto così diventerà lucido e impermeabile, e vetrificherà. </li>
</ul>
<p lang="en-US"><strong>Link a siti web sulla ceramica</strong></p>
<p lang="en-US"><strong>Ceramica.com<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ceramica.com/" target="_blank">http://www.ceramica.com/</a><br />
</span>Portale dedicato alla ceramica: fornitori, produttori, arredatori che trattano ceramica da rivestimento e da arredo.</p>
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		<title>Pedana</title>
		<link>http://www.guidaconsumatore.com/casa/pedana.html</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>

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		<description><![CDATA[La pedana, un elemento della casa che rialza il pavimento di qualche centimetro, può essere utilizzata per assolvere a diverse funzioni in una casa. La si può costruire in materiali diversi e rappresenta anche una scelta di stile e di arredo, da posizionare solo in determinate zone della casa, anche a seconda dello scopo per cui sono realizzate. Scopriamola insieme!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/pedana.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2673" title="pedana" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/pedana.jpg" alt="Pedana" width="600" height="371" /></a></strong></p>
<p>La pedana può essere utilizzata per diversi scopi:</p>
<ul>
<li>separare visivamente ambienti diversi uniti in unico locale, come ad esempio il soggiorno dalla cucina;</li>
<li>per contenere letti o cassettoni per biancheria o oggetti;</li>
<li>per nascondere impianti e tubature.</li>
</ul>
<p>Per ognuna di queste funzioni, possono esserci diversi utilizzi, ed esistono alcune misure da rispettare.</p>
<h2>Pedana per separare</h2>
<p>La pedana utilizzata per separare, delimita una determinata zona di un ambiente, rispetto alla parte restante del locale. Le situazioni più probabili da dividere con questa soluzione, possono essere:</p>
<ul>
<li>nel <strong>living</strong><br />
l’area destinata al pranzo viene delimitata rispetto alla zona cottura e all’angolo conversazione; in questo caso la pedana va costruita tenendo conto della dimensione del tavolo completamente aperto (nel caso di un tavolo allungabile o trasformabile) e alla presenza delle sedie (che devono anche essere comodamente spostate per sedersi senza difficoltà e senza rischiare di cadere);</li>
<li>nella <strong>zona</strong> <strong>giorno</strong><br />
l’area per lo studio viene separata dall’area relax, quindi sopra la pedana troveranno posto scrivania, cassettiere e librerie; oppure l’angolo conversazione viene messo in risalto rispetto al resto, e quindi sulla pedana ci saranno divani, pouff o poltrone, chaise longue, parete attrezzata, tappeti, lampade e cuscini;</li>
<li>nella <strong>zona</strong> <strong>notte</strong><br />
il guardaroba o la cabina armadio vengono separati dal letto e quindi posti sopra la pedana;</li>
<li>in una <strong>camera</strong> di <strong>ispirazione</strong> <strong>orientale</strong><br />
il materasso futon viene direttamente appoggiato sopra la pedana, che diventa così il luogo preposto per il letto;</li>
<li>in <strong>bagno</strong><br />
la pedana potrebbe costituire essa stessa il piatto doccia, separato dal resto del bagno e delle sue funzioni, e con una leggera pendenza verso lo scarico dell’acqua, per evitare di allagare il resto del bagno; in questo caso al di sotto della pedana troverà posto anche una parte degli impianti idraulici necessari e il rivestimento sarà consono all’uso, quindi con piastrelle resistenti ad acqua e umidità, magari a mosaico; per una scelta di stile, chiudere l’accesso alla pedana con ante di cristallo stratificato trasparente.</li>
</ul>
<h2>Pedana per contenere</h2>
<p>Le pedane, oltre a dividere visivamente gli spazi, ne consentono anche un’organizzazione intelligente, per sfruttarli al meglio. Infatti sotto la pedana, è possibile inserire degli elementi contenitori oppure un letto estraibile, per recuperare spazio e adibire una stessa zona a più funzioni.</p>
<p>Se per esempio abitiamo in un monolocale non molto capiente oppure nonostante la casa sia abbastanza grande, non abbiamo posto per la stanza degli ospiti, oppure ancora la cameretta dei ragazzi è piccola e loro sono in due, la pedana con letto estraibile (dotato di rotelle) potrebbe rappresentare la soluzione ideale: quando non serve, il letto scompare completamente sotto la pedana e quando viene l’ora di utilizzarlo, può essere anche di grandi e comode dimensioni; il letto potrebbe anche essere solo parzialmente estraibile, in modo che quando non è completamente aperto, la parte che però rimane esterna alla pedana funga da divano, con l’aggiunta di morbidi cuscini. Ovviamente in questo caso bisogna prevedere uno spazio libero davanti alla pedana pari alla grandezza del letto una volta estratto, oppure la presenza di oggetti o piccoli mobili facilmente spostabili quando il letto andrà aperto. Sopra la pedana può così trovare posto la zona studio o il guardaroba nel caso si utilizzi nella cameretta dei ragazzi; oppure ancora, sopra la pedana può essere posizionato l’angolo conversazione e tv, con divani e poltrone e parete attrezzata, nel caso di un monolocale o in una casa dove manchi il posto da dedicare prevalentemente agli ospiti.</p>
<p>Se invece il problema principale nella nostra casa è contenere tutti gli oggetti, gli abiti e la biancheria in nostro possesso, che non sappiamo mai dove mettere e che creano continuo disordine, la pedana potrebbe essere dotata di grandi cassettoni estraibili, oppure attrezzata con ante che chiudono dei vani-contenitore. Spesso è anche possibile utilizzare i lati della pedana, per realizzare nicchie con mensole per libri e piccoli oggetti.</p>
<p>Se nei vani contenitore della pedana vogliamo mettere biancheria e vestiti, allora la pedana è indicata per la zona notte e magari sopra può trovarvi posto proprio il letto o ancora, secondo una divisione logica, il guardaroba o la cabina armadio; se nei vani contenitore invece, vogliamo mettere libri e piccoli oggetti, significa che la pedana è il luogo giusto per l’area relax, oppure al contrario, che l’area realx circonderà la pedana al livello del pavimento. Nel caso la pedana funga anche da contenitore di oggetti, bisogna prevedere intorno uno <strong>spazio libero</strong> per consentire l’apertura dei cassetti estraibili o delle ante e il passaggio agevole per poter prendere e riporre gli oggetti.</p>
<h2>Pedana per nascondere e &#8221;pavimento galleggiante&#8221;</h2>
<p>Quando <strong>impianti</strong> e <strong>tubazioni</strong> non possono essere contenuti nello spessore del pavimento o incassati sotto traccia a parete, la pedana è la soluzione ideale per poterli posare nascondendone la vista. In questo caso, in alcuni punti la pedana deve essere provvista di punti di accesso per l’ispezione e la manutenzione degli impianti. Tali punti devono essere progettati dall’impiantista stesso e devono essere provvisti di sportelli laterali, pannelli removibili o botole sul piano di calpestio.</p>
<p>La pedana così pensata può essere anche costituita da un pavimento galleggiante, sotto il quale passano appunto gli impianti; tale soluzione è adatta per le modifiche temporanee o per ridurre l’entità e il costo dei lavori di una ristrutturazione. I pavimenti galleggianti sono piastre di pavimentazione, solitamente con formato 30&#215;30 o 40&#215;40 cm; vengono montati su appositi supporti assemblati a incastro e poggiati sul pavimento preesistente grazie a particolari piedi regolabili in altezza e dotati di materiale fonoassorbente.</p>
<p>I pavimenti galleggianti, se rispettano le altezze minime consentite per l’abitabilità, possono estendersi anche per tutta la superficie di un locale. La pedana può anche essere utilizzata per nascondere la vasca in bagno e gli impianti dell’idromassaggio annessi: il piano di calpestio sarà alla quota del bordo vasca; se la struttura si lascia a vista, in questo caso è meglio costruirla con il teak, un’essenza che non subisce deformazioni a elevate concentrazioni di umidità.</p>
<h4>Ambienti dove non è indicata la pedana</h4>
<p>Alcuni ambienti della casa non vanno attrezzati con la pedana, perché questa potrebbe risultare fastidiosa e intralciare il passaggio. Queste zone sono ad esempio i <strong>corridoi</strong> o i locali con funzione di <strong>disimpegno</strong>.</p>
<h2>Materiali per la pedana</h2>
<p>La pedana può essere realizzata in tre modi diversi, a seconda del materiale scelto: muratura, legno o metallo. Ognuna di queste tipologie ha caratteristiche diverse, che però non riguardano l’estetica, in quanto quest’ultima verrà designata dalla scelta del rivestimento finale; muratura, legno e metallo sono infatti i materiali da scegliere per la struttura portante.</p>
<h3>Muratura</h3>
<p>Vengono costruiti muretti con mattoni forati, lasciando tra uno e l’altro distanze regolari; tali muretti sono posati su strisce di gomma o sughero o materiale fonoassorbente, per attutire il rumore da calpestio; sopra ai muretti vengono posati dei tavelloni forati di 5 cm di spessore e sopra ai tavelloni viene steso uno spessore di calcestruzzo di almeno 3 cm, alleggerito con una rete metallica detta elettrosaldata. La pedana è così pronta per la posa di qualsiasi tipo di pavimento.</p>
<h3>Legno</h3>
<p>Con semplici travetti o tralicci di legno appoggiati su fasce di gomma o materiale fonoassorbente, si possono realizzare pedane di altezze diverse; sopra i tralicci vengono poi posate tavole di legno alte almeno 3 cm.</p>
<h3>Metallo</h3>
<p>Con muretti di mattoni o tralicci in acciaio, si costituisce la struttura portante sulla quale verrà posata una lamiera d’acciaio grecata, ricoperta da uno strato di calcestruzzo alleggerito di nuovo da una rete metallica elettrosaldata. Le lamiere grecate aggiungono rigidità alla struttura, facilitano la sua realizzazione, velocizzano la posa e offrono supporto per ogni tipo di rivestimento.</p>
<h2>Rivestimenti della pedana</h2>
<p>Una volta scelta la struttura, occorre sapere anche quale tipo di rivestimento e quindi di pavimento utilizzare. Si può scegliere lo stesso pavimento del resto dell’ambiente oppure sceglierne un altro in contrasto, proprio per dare risalto alla pedana e alla funzione a cui è adibita. <strong>Parquet</strong>, <strong>piastrelle</strong>, <strong>moquette</strong>, <strong>linoleum</strong> sono tutte soluzioni possibili; in bagno sono consigliate piastrelle resistenti ad acqua e umidità, anche nel formato mosaico; nel caso di posa di moquette su una pedana di legno, deve essere previsto anche un sottofondo realizzato con strati di feltro, per conservare meglio il rivestimento. Occorre ricordare che non è solo il pavimento della pedana a dover essere rivestito, ma anche i rialzi laterali e gli eventuali gradini di accesso vanno rivestiti con lo stesso materiale o con materiali differenti a seconda della scelta stilistica e anche in concomitanza con eventuali aperture di ispezione per gli impianti e con cassetti o letti estraibili.</p>
<h2>Peso sostenibile</h2>
<p>I diversi materiali e i sistemi di realizzazione delle pedane supportano pesi diversi: strutture in lamiera grecata o in muratura resistono a carichi maggiori rispetto alle pedane in legno. In ogni caso se la pedana è realizzata bene, anche quella in legno può sopportare tranquillamente il peso domestico, di mobili e persone. Ma va considerato anche il peso stesso della pedana che graverà sulla soletta dell’abitazione; se la pedana è in legno il peso aggiuntivo è minimo e trascurabile; se invece la pedana è in muratura o in metallo, il peso può gravare in modo considerevole; occorre quindi prima di qualsiasi intervento di ristrutturazione, far verificare la tenuta della soletta da un esperto, tramite dei calcoli statici (un ingegnere o un architetto).</p>
<h2>Altezze da rispettare</h2>
<p>I criteri di abitabilità stabiliscono delle misure minime per l’altezza dei locali: per quanto riguarda la costruzione di pedane, non è consentito che queste riducano l’altezza di un ambiente sotto i 210 cm. Se per esempio il locale è alto 3 metri, la pedana non può superare complessivamente i 90 cm.</p>
<p>Se poi la pedana riduce l’altezza abitabile di un locale sotto i 270 cm, questa non può coprire tutta la superficie dell’ambiente.</p>
<p>Se la pedana è costruita in corrispondenza di aperture, pareti finestrate e parapetti, questi devono essere ad altezza di almeno 110 cm da terra, per garantire la sicurezza.</p>
<p>La pedana è in genere posta tra i 15 e i 20 cm da terra, oppure tra i 30 e i 50 cm.</p>
<h3>Accesso alla pedana</h3>
<p>Se la pedana è alta tra i 15 e i 20 cm, raggiunge l’altezza di un gradino, quindi l’accesso ad essa può avvenire facilmente da qualunque punto.</p>
<p>Se invece la pedana è alta oltre i 30 cm, può essere accessibile solo tramite due o tre gradini, a seconda dell’altezza massima complessiva.</p>
<h3>Permessi?</h3>
<p>Per la realizzazione di una pedana non è necessario chiedere permessi al Comune di residenza, a meno che non vengano modificate le dimensioni dei locali, le destinazioni d’uso e i rapporti di aeroilluminazione (cioè le proporzioni tra la superficie delle finestre di una stanza e la superficie della stanza stessa).</p>
<p>Tuttavia è necessario rispettare le misure elencate sopra, stabilite dai Regolamenti Edilizi.</p>
<h3>Come e dove trovare le pedane</h3>
<p>Per la realizzazione di pedane secondo le proprie esigenze, è necessario rivolgersi a un muratore o a un fabbro o a un falegname e presentare un progetto eventualmente redatto da un professionista.</p>
<p>Per quanto riguarda invece pedane con letti o contenitori estraibili, esistono delle strutture preconfezionate e vendute insieme a composizioni complete, soprattutto per le camerette dei ragazzi.</p>
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		<title>Cantina: come organizzarla</title>
		<link>http://www.guidaconsumatore.com/casa/cantina-come-organizzarla.html</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[cantina]]></category>

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		<description><![CDATA[La cantina è un ambiente che non tutti hanno la fortuna di avere, ma che quando c’è può risultare un’appendice molto preziosa alla nostra casa, se si sfrutta il suo spazio in modo intelligente. La cantina può ricoprire diverse funzioni e permetterci di sgombrare la casa che viviamo tutti i giorni da oggetti che ci servono poco, a condizione di non dimenticarsene però. Oppure può diventare un’altra piccola stanza destinata a qualche uso particolare: vediamo come.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/corganizzare-cantina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2667" title="organizzare-cantina" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/corganizzare-cantina.jpg" alt="Cantina: come organizzarla" width="500" height="328" /></a></strong></p>
<p>La cantina è un locale solitamente di ridotte dimensioni situato nella maggior parte dei casi al piano seminterrato o interrato di un condominio o di una casa, staccato fisicamente dall’appartamento a cui appartiene. Tale locale, evoluzione del luogo fresco adibito un tempo esclusivamente alla conservazione dei vini, ma anche delle provviste, viene oggi utilizzato per avere un luogo in più in cui depositare oggetti ingombranti in casa.</p>
<p>Non è sempre presente; possono essere previsti appartamenti in condomini privi di cantina, ma laddove c’è essa aumenta il valore complessivo e la metratura totale di un appartamento, pur essendone fisicamente staccata.</p>
<h2>Funzioni tipiche di una cantina</h2>
<p>Tra vecchio e nuovo, la cantina, a seconda delle sue dimensioni e della sua collocazione, quindi soprattutto delle condizioni climatiche in cui versa, può ricoprire diverse funzioni, sostituendosi ad altri ambienti della casa o integrandoli.</p>
<p>La funzione principale, da cui derivano tutte le altre o quasi, è quella di &#8220;<strong>conservare</strong>&#8220;: per definizione, per come è stata concepita e per dove è stata situata, è un luogo fresco e asciutto, adatto appunto a conservare. Ma possono conservarsi elementi tra loro molto diversi, ed ecco che le sue funzioni divengono molteplici:</p>
<ul>
<li>Conservare il <strong>vino</strong>, la funzione per cui la cantina è nata</li>
<li>Conservare il <strong>cibo</strong> e divenire quindi una dispensa</li>
<li>Fungere da <strong>ripostiglio</strong>, dove collocare oggetti ingombranti che in casa creano solo fastidio, ma che non possono essere buttati o che non si vuole perdere oppure che si usano soltanto una volta o due l’anno.</li>
</ul>
<p>Infine, come detto, può anche divenire un luogo con funzione di stanza, di ambiente abitabile, ma ovviamente non per qualunque attività: la cantina infatti è un luogo non adeguatamente aerato e privo della maggior parte di luce naturale; per questo ad esempio non può essere il luogo ideale per dormire e nemmeno per soggiornarvi. Però può diventare un luogo dove coltivare qualche hobby per qualche ora ogni tanto, meglio se d’estate.</p>
<h2>Cosa si mette in cantina</h2>
<p>Come detto la cantina è un luogo per conservare. Ma <strong>cosa conservare</strong> e <strong>come conservarlo</strong>?</p>
<p>Se si tratta di <strong>vino</strong> o di <strong>cibo</strong>, occorrono contenitori appositi. Per quanto riguarda il vino, si dedicherà un paragrafo a parte. Per quanto riguarda il cibo, per quello da conservare in luogo fresco ma non freddo, occorre qualche scaffale oppure un pensile, per tenerlo lontano da terra, da possibili contaminazioni d’acqua e di animali vari, piccoli o grandi.</p>
<p>Per il<strong> cibo freddo</strong>, si può anche prevedere l’installazione di un congelatore, che non ingombri la cucina magari già ristretta, ma che ci permetta di avere una dispensa fornita per qualunque evenienza.</p>
<p>In cantina però, sempre di più ormai, si conservano soprattutto oggetti inorganici. Le possibilità sono tante e dipendono dagli stili di vita di ognuno, ma in generale si può tentare un elenco di quali siano tali oggetti:</p>
<ul>
<li><strong>Letti aggiuntivi</strong><br />
se si possiedono reti e materassi in più rispetto a quelli che si usano in casa, conviene sempre conservarli, per eventuali ospiti o esigenze inattese</li>
<li><strong>Mobili vecchi</strong><br />
quando si cambia qualche pezzo d’arredo, perché la sua estetica non ci piace più, ma la struttura è ancora buona si aprono due strade per l’arredo vecchio: o lo si rivende oppure lo si conserva; conservare un mobile usato in cantina può avere anche un’altra utile funzione, quella di servire da contenitore per gli altri oggetti da conservare in cantina</li>
<li><strong>Scatole di cartone</strong><br />
provenienti dagli acquisti tecnologici, piccoli e grandi elettrodomestici, computer, televisori, stereo e chi più ne ha più ne metta, sono sempre accompagnati da scatolame vario, assolutamente non facile da sistemare, e impossibile da buttare almeno fino a che dura la garanzia dell’oggetto in questione (spesso infatti per ottenere la giusta riparazione di un oggetto tecnologico ancora in garanzia occorre ripresentarlo completo di scatola)</li>
<li><strong>Addobbi natalizi</strong><br />
alberi e presepi, festoni, etc. da tirare fuori una sola volta l’anno</li>
<li><strong>Attrezzatura estiva</strong><br />
sedie a sdraio, spiaggine, ombrelloni, stuoie, borse da mare, etc, da tirare fuori in una sola stagione l’anno</li>
<li><strong>Vernici, piastrelle e attrezzature da restauro</strong><br />
residui di lavori già eseguiti e probabilmente ancora utili in futuro (ricordiamoci però che dopo tre anni la vernice solitamente non può più essere utilizzata)</li>
<li><strong>Valigie</strong><br />
magari una dentro l’altra, da tirare fuori solo in caso di viaggio</li>
<li><strong>Vecchi libri, di scuola e da lettura, giochi, biancheria, stoviglie<br />
</strong>tutti materiali diventati ormai troppi da tenere tutti in casa, ma che si ha piacere di conservare</li>
<li><strong>Scorte di detersivi</strong></li>
</ul>
<p>Tutti questi oggetti, ad eccezione dei mobili e delle scatole, vanno conservati con cura, cercando di evitare deterioramenti e danni da abbandono: ricoprirli di nylon, chiuderli nelle scatole e poi ancora negli armadi, è un procedimento doveroso, per evitare di ritrovarli irrimediabilmente macchiati da polvere e sporco, smangiucchiati da animali vari (tarli, topi, insetti) o danneggiati da allagamenti d’acqua o da macchie di muffa. Le scatole degli oggetti tecnologici, che comunque per un anno o due vanno conservati obbligatoriamente, possono essere utilizzate intelligentemente per contenere a loro volta altri oggetti da conservare in cantina, con un conseguente notevole risparmio di spazio, ma avendo cura di non romperle o rovinarle.</p>
<h2>Come organizzare la cantina</h2>
<p>Organizzare la cantina è un’operazione che può essere diversa a seconda delle dimensioni della cantina stessa: ovviamente se si tratta di una di dimensioni ridotte, si punterà al salvaspazio, mentre in una più grande si può osare di più (anche se in generale si cerca ugualmente di sistemare nella cantina più cose possibile). In generale ci sono tre modi molto efficaci per organizzarla, cioè sostanzialmente per creare spazio per contenere il più possibile:</p>
<ul>
<li>Realizzare dei <strong>ripiani in muratura</strong> lungo le pareti, come continuazione di queste ultime;</li>
<li>Sistemare degli <strong>scaffali</strong> (come quelli del sistema componibile Laxvik di Ikea) con struttura autoportante lungo le pareti o anche in altra posizione;</li>
<li>Attaccare <strong>mensole</strong> e <strong>ripiani</strong> di qualunque materiale al muro; evitare però il legno, che rischierebbe solo di rovinarsi in un ambiente a volte troppo umido;</li>
<li>Sistemare nel modo più congeniale <strong>vecchi mobili contenitore</strong> che non servono più in casa o che provengono da una casa vecchia.</li>
</ul>
<p>Il sistema delle <strong>scatole cinesi</strong>, o della matriosca russa se preferite, è quello migliore per tentare di salvaguardare lo spazio: come per le valigie o per le scatole, una cosa dentro l’altra, ove è possibile, è una soluzione forse banale, ma non sempre così ovvia. Sfruttatela fino in fondo.</p>
<p>Accatastare o accumulare oggetti senza un ordine preciso o senza scaffali o mobili contenitore può risultare scomodo e poco funzionale allo spazio: se ad esempio realizziamo una pila di scatole contenenti oggetti vari, messi uno sopra l’altro semplicemente in ordine di peso (da quello più pesante a quello più leggero), può creare un gran fastidio quando dovremmo ad esempio servirci del contenuto della terzultima scatola partendo dall’alto; dovremmo smontare tutta la pila e ricomporla una volta venuti in possesso della scatola che ci serve. Con un sistema di ripiani e scaffalature, la situazione cambia drasticamente.</p>
<p>Un altro consiglio estremamente utile: quando si preparano scatole o nylon per oggetti da conservare in cantina, occorre corredarle di una grande <strong>etichetta</strong>, che rimanga possibilmente sempre attaccata (carta adesiva o carta semplice applicata con il nastro adesivo) e dove sia scritto a chiare lettere con un pennarello indelebile il contenuto della scatola o del nylon stesso. Quando cerchiamo una cosa in questo modo la troveremo più velocemente in futuro, dato che come detto le cose conservate in cantina vengono utilizzate molto di rado.</p>
<h3>Illuminazione e prese elettriche</h3>
<p>In cantina è bene prevedere la presenza di almeno un punto di illuminazione generale, piuttosto potente, posto sul soffitto (preferibile all’applicazione su parete che potrebbe togliere spazio a contenitori e oggetti). Inoltre sarebbe bene prevedere anche la presenza di una o più prese elettriche: per sistemare o risistemare gli scaffali o per cercare qualcosa sarebbe utile l’installazione di un’ulteriore lampada momentanea, oppure potremmo utilizzare una presa per ascoltare la radio mentre sistemiamo gli oggetti oppure ancora potrebbe servire una presa per il congelatore. Inoltre la presa elettrica potrebbe essere utile per altre attività da svolgervi, qualora adibita a stanza aggiuntiva.</p>
<h3>Una stanza in più</h3>
<p>Se in cantina abbiamo sistemato un tavolo e una sedia facenti parte del vecchio arredamento oppure se è rimasto dello spazio libero, possiamo utilizzarla come una stanza in più, per svolgere alcune attività che non trovano posto in casa. La cantina infatti è legalmente assimilata alle aree di servizio di un’abitazione (come bagni, sgabuzzini, disimpegni), dove poter svolgere delle attività, senza soggiornarvi a lungo. Ad esempio, con tavolo e sedia potrebbe essere il luogo ideale per la coltivazione di alcuni hobby che in casa provocherebbero troppo scompiglio e sporcherebbero: pitturare, intagliare, modellare la creta, preparare i materiali del fai-da-te.</p>
<p>Appare ovvio che tali attività, da svolgere per non più di qualche ora una volta ogni tanto, troverebbero luogo ideale in cantina soprattutto durante la stagione estiva, quando il clima fresco dell’ambiente non potrebbe che giovare. In questo caso, anche uno studio matto e disperatissimo, in vista di qualche esame importante (che spesso cade nella stagione calda), potrebbe trovare collocazione sul tavolo della cantina, poiché in casa il troppo calore diventa a volte insopportabile in questi casi. Utilizzare la cantina in questo modo in inverno però potrebbe rivelarsi un’idea pessima, in quanto la temperatura bassa e l’umidità che possono caratterizzare la cantina, creerebbero condizioni sfavorevoli e fastidiose alla permanenza di persone per lungo tempo.</p>
<p>Se rimane dello spazio libero, la cantina potrebbe anche diventare una piccola palestra, dove sistemare qualche attrezzo, da coprire sempre con nylon o teli di stoffa durante l’inattività: anche in questo caso però, la stagione fredda non incoraggia ad avventurarvisi per più di qualche minuto.</p>
<h2>Conservare il vino in cantina</h2>
<p>La funzione per cui la cantina è nata, ha ancora ragione d’esistere per appassionati e intenditori. Chi se ne intende di vino, sostiene che in un luogo in cui stiamo bene noi in quanto persone, potrà star bene anche il vino. Il vino deve essere conservato in un luogo:</p>
<ul>
<li>Fresco</li>
<li>Umido</li>
<li>Buio</li>
<li>Silenzioso</li>
</ul>
<p>La cantina possiede tutte queste caratteristiche. Se decidiamo di conservare il vino in cantina quindi e vogliamo assieme ad esso, conservare anche tutte le sue proprietà organolettiche, non possiamo svolgere in cantina le attività di cui si è parlato nel paragrafo precedente, ma avremo in cambio un ottimo vino da servire a noi e agli amici. Per conservare le bottiglie in cantina nel modo più congeniale e adeguato possibile, occorrono strutture apposite che tengano le bottiglie inclinate, tendenti all’orizzontale più che al verticale.</p>
<p>Inoltre i consigli per conservare al meglio le proprietà organolettiche del vino sono:</p>
<ul>
<li>Non porre le bottiglie vicino ai detersivi</li>
<li>Non porre le bottiglie vicino a cibi che potrebbero emanare odori</li>
<li>Non lasciare le bottiglie in balia del fumo</li>
<li>Fare in modo che le bottiglie non siano mai illuminate dalla luce del sole, che potrebbe filtrare dall’apertura verso l’esterno </li>
</ul>
<h2>Svantaggi della cantina</h2>
<p>Se la cantina è situata nel seminterrato, come nella maggior parte dei casi, essa presenta delle caratteristiche ben precise:</p>
<ul>
<li>Presenta una sola apertura verso l’esterno, situata in alto (nella parte elevata dal terreno ovviamente) e di piccole dimensioni; oppure non presenta alcuna apertura verso l’esterno;</li>
<li>Possiede una temperatura di qualche grado inferiore a quella esterna;</li>
<li>È un luogo umido, a volte anche a causa di perdite d’acqua dai piani superiori.</li>
</ul>
<p>Per queste caratteristiche, in cantina possono verificarsi alcuni inconveniente a cui è bene prestare attenzione controllando periodicamente lo stato del locale:</p>
<ul>
<li><strong>Allagamenti</strong>: l’acqua piovana può infiltrarsi dall’apertura che si è dimenticati di chiudere o che si sta danneggiando, provocando appunto allagamenti ;</li>
<li>Gli oggetti possono rovinarsi per <strong>l’acqua</strong> o per <strong>l’umidità</strong> presenti in cantina;</li>
<li>Gli oggetti possono essere danneggiati da <strong>tarli</strong>, <strong>insetti</strong> o, in alcuni casi, da <strong>topi</strong>.</li>
</ul>
<p>Controllare spesso che l’apertura verso l’esterno, se presente, sia ben chiusa e in buono stato.</p>
<h3>Link a siti web sul mondo della cantina e la sua gestione</h3>
<p><strong>Arredo Cantina</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.arredocantina.it/" target="_blank">http://www.arredocantina.it/</a><br />
</span>Sistemi componibili e modulari per conservare al meglio il vino in cantina.</p>
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		</item>
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		<title>Laminato</title>
		<link>http://www.guidaconsumatore.com/arredamento/materiali-arredamento/laminato.html</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[legno]]></category>

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		<description><![CDATA[Il laminato, nonostante le convinzioni generali, è oggi uno dei materiali più utilizzati per l’arredamento di una casa. Economico e capace di imitare esteticamente tutte le superfici, il laminato si presta spesso ad acquisti non troppo esosi, senza rinunciare a certi sfizi. Erroneamente però, il laminato è considerato un materiale scadente, che abbassa le qualità di un arredo. Esistono laminati di bassa qualità, ma esiste anche il legno di bassa qualità. Bisogna solo conoscerli e sapere quali scegliere, essendo anche informati su quali sono le domande giuste da porre in negozio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/laminato.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2638" title="laminato" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/laminato.jpg" alt="Laminato" width="500" height="276" /></a> </strong></p>
<p>Il laminato è un rivestimento applicato solitamente a diversi materiali, come <strong>l’Mdf</strong>, il <strong>truciolato</strong> o il <strong>tamburato</strong> (vedi <a href="http://www.guidaconsumatore.com/arredamento/materiali-arredamento/legno.html">l’articolo di approfondimento sul legno</a>). Tale rivestimento (comunemente conosciuto in passato come <strong>formica</strong>), e consta di pannelli ottenuti pressando fra loro strati di carta, imbevuta di resine melamminiche o fenoliche. In particolare, il laminato più utilizzato è composto di tre strati:</p>
<ul>
<li>l’overlay, lo strato protettivo esterno, irrobustito da resine melamminiche;</li>
<li>uno strato imbevuto di resine melamminiche, stampato a decorazione o a tinta unita;</li>
<li>il kraft, costituito da uno o più strati di carta immersa in resine fenoliche, che può venire prodotto in colorazioni diverse, o accoppiato a fogli di materiale magnetico o alluminio, su richiesta per particolari realizzazioni, come le lavagne.</li>
</ul>
<p>Il laminato comunemente utilizzato ha di solito uno spessore di 0.6 mm.</p>
<h2>Tipologie di laminato</h2>
<p>Esistono diverse tipologie di laminati, differenti a seconda della lavorazione che subiscono e delle resine di cui sono impregnati. Secondo la lavorazione, si distinguono principalmente 3 tipi di laminati:</p>
<ul>
<li><strong>Hpl</strong><br />
che sta per <strong>Hight Pressure Laminate</strong>, è un laminato che viene sottoposto, come dice il nome, a una pressatura molto elevata e che per questo risulta molto più resistente; utilizzato in arredamento per top in cucina e bagni, è in genere usato per mobili che possono venire sottoposti a forti sollecitazioni; è la tipologia di laminato più consigliata e pregiata;</li>
<li><strong>Cpl</strong><br />
che sta per <strong>Continous Pressure Laminate</strong>, è un laminato sottoposto a una pressione continua ma meno forte, quindi il laminato risulta anche meno resistente; viene solitamente utilizzato per rivestire mobili che non sono sottoposti a elevate sollecitazioni, come ante, spalle e fianchi di mobili;</li>
<li><strong>Chpl</strong><br />
che sta per <strong>Continous Hight PRessure Laminate</strong>, laminato ottenuto da pressatura continua ma con le caratteristiche dell’Hight Pressure.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda le resine in cui sono impregnati, i laminati si distinguono principalmente in:</p>
<ul>
<li><strong>polimerico<br />
</strong>dove un pannello di legno viene rivestito di pvc o altro materiale sintetico, che oltre a dare un aspetto gradevole, garantisce resistenza ai graffi e ai liquidi;</li>
<li><strong>melamminico<br />
</strong>se il laminato è rivestito di un foglio impregnato di resine melamminiche;</li>
<li><strong>fenolico<br />
</strong>se la carta utilizzata per il laminato è stata impregnata in resine fenoliche.</li>
</ul>
<h3>Collanti</h3>
<p>Per stabilire la qualità e le caratteristiche di resistenza di un laminato, occorre conoscere anche quali collanti sono utilizzati per mettere insieme i vari strati e i fogli di carta. I collanti poliuretanici ad esempio, risultano molto resistenti all’umidità, all’acqua, al vapore e al calore. Se nella scheda tecnica dei mobili che state acquistando, i collanti utilizzati per il laminato non sono indicati, chiedete informazioni al negoziante: se dopo poco tempo, sottoposti a umidità e calore, i mobili cominceranno a “scollarsi”, la colpa sarà proprio dei pessimi collanti. Se la risposta del negoziante o della scheda prodotto è “collanti poliuretanici”, niente paura, va tutto bene e i vostri mobili saranno resistenti. Per tutti gli altri tipi di collanti, informatevi bene prima di sottoscrivere un acquisto.</p>
<h2>Caratteristiche del laminato</h2>
<p>Le caratteristiche di un materiale come il laminato sono molteplici e portano a diversi vantaggi, soprattutto se si considera la tipologia di laminato più utilizzata e giudicata migliore, la <strong>Hpl</strong>. Questa tipologia presenta le seguenti caratteristiche tecniche:</p>
<ul>
<li>duro</li>
<li>compatto</li>
<li>omogeneo</li>
<li>non poroso</li>
<li>ad alta densità</li>
<li>resistenza all’usura</li>
<li>resistenza ai graffi</li>
<li>resistenza agli urti</li>
<li>resistenza alle infiltrazioni</li>
<li>resistenza alle macchie</li>
<li>resistenza all’umidità</li>
<li>resistenza al vapore</li>
<li>resistenza a un calore non troppo elevato</li>
<li>igiene</li>
<li>antistatico, cioè non attira la polvere</li>
<li>stabile</li>
<li>impermeabile</li>
<li>infiammabile solo con fiamma diretta.</li>
</ul>
<p>L’unica caratteristica poco pratica è la resistenza a un calore moderato: un calore troppo elevato infatti rischia di alterare le qualità del laminato; pentole surriscaldate direttamente sui piani laminati ad esempio, possono lasciare aloni.</p>
<h3>Utilizzi nell’arredamento</h3>
<p>Il laminato, proprio per le sue caratteristiche vantaggiose, soprattutto riguardanti la resistenza agli urti, ai graffi, alle infiltrazioni, al vapore e all’umidità, ottenute da composti artificiali, è utilizzato in diversi campi che riguardano l’arredamento:</p>
<ul>
<li>per la realizzazione di piani e ante in cucina;</li>
<li>per l’arredamento del bagno;</li>
<li>per i pavimenti. </li>
</ul>
<h2>Estetica del laminato</h2>
<p>Il laminato si può presentare esteticamente in molti modi. Esso può assumere l’aspetto di qualunque altro materiale, possedere colorazioni dalle diverse sfumature, ed essere anche ornato con fantasie e decorazioni varie. In particolare il laminato può assumere l’effetto estetico di:</p>
<ul>
<li>qualsiasi essenza di legno</li>
<li>pietre naturali, come marmo, granito, quarzo</li>
<li>ceramica</li>
<li>acciaio e metalli in genere.</li>
</ul>
<p>Le colorazioni a tinta unita e le decorazioni con disegni, possono essere infinite, e possono assumere un aspetto opaco, lucido o satinato. Il laminato può anche essere abbinato ad altri materiali, per ottenere effetti estetici variegati, ad esempio nella composizione di una cucina: laminato colorato e legno, laminato e vetro, laminato e acciaio; le scelte sono del tutto personalizzabili.</p>
<p>Per quanto riguarda i pavimenti in laminato, occorre fare un discorso a parte. Tuttavia al momento di una simile scelta, è necessario considerare che l’estetica di un pavimento colpirà l’occhio e il cuore di chi abita in un ambiente, molto più che l’estetica di un mobile o di una cucina: il pavimento riguarda tutta la casa e si calpesta in continuazione, oltre a dover essere pulito con frequenza. Attenzione dunque alla scelta che si opera.</p>
<h2>Pavimenti in laminato</h2>
<p>Meritano una menzione particolare i pavimenti in laminato, oggi tanto in voga. Come detto, anche i pavimenti realizzati in laminato possono assumere qualunque aspetto estetico, ricordando in questo caso il legno del parquet, in tutte le essenze possibili sia chiare che scure, o il marmo e le pietre lucide, etc. Anche le colorazioni che il laminato per i pavimenti può assumere, rimangono infinite. La scelta resta soltanto al cliente.</p>
<p>Tuttavia l’aspetto estetico più scelto per quanto riguarda i pavimenti in laminato è proprio quello del parquet; i vantaggi sono molteplici: a parte il risparmio economico ingente rispetto al parquet in legno, il pavimento in laminato è facilissimo da pulire, spesso è semplice anche da posare in quanto non necessita di colle particolari, ma è fornito con meccanismi ad incastro che oltretutto si possono tranquillamente appoggiare sul pavimento già esistente e risollevare una volta che il laminato non piaccia o non serva più (come i pavimenti dell’Ikea) e all’occhio non presenta alcuna differenza rispetto al suo parente in vero legno. La sensazione estetica è quindi quella del calore che solitamente trasmette il legno, senza oltretutto gli spiacevoli inconvenienti relativi a umidità e temperatura, che col legno vero possono creare sbalzi, rigonfiamenti e spaccature.</p>
<p>Di contro ci sono alcuni svantaggi: innanzitutto, chi vuole sentire un collegamento con il legno naturale a livello di sensazioni “a pelle”, non può scegliere un pavimento in laminato; inoltre, nonostante si pulisca facilmente, il pavimento in laminato, a differenza delle altre superfici della casa in laminato, si sporca molto facilmente e necessita quindi di una manutenzione regolare e costante.</p>
<p>Se comunque vogliamo soltanto provare l’effetto del laminato, per vedere come va, possiamo posarlo in una stanza sola. Inoltre ricordiamoci che non tutte le stanze devono avere necessariamente lo stesso pavimento e anche in uno stesso ambiente le zone differenti possono essere suddivise visivamente proprio posando pavimenti diversi.</p>
<h2>La scheda prodotto</h2>
<p>In generale, le schede descrittive che dovrebbero trovarsi allegate a tutti i prodotti in commercio, devono riportare l’indicazione esatta di tutti i materiali utilizzati per la fabbricazione di quel prodotto, in particolare in questo caso dei mobili che vogliamo acquistare.</p>
<p>Quando andiamo ad acquistare un mobile o un insieme di mobili per un determinato ambiente di casa, dobbiamo prestare molta attenzione a due concetti fondamentali che dovrebbero essere ben evidenziati nelle schede prodotto: i materiali della finitura e i materiali della struttura sono infatti due cose ben distinte e diverse, e dovrebbero essere adeguatamente indicate nelle schede.</p>
<p>Se si tratta di legno massello, la distinzione non sussiste. Ma se si tratta di mobili in laminato, bisogna prestare attenzione a quale tipologia di laminato è stata utilizzata per la rifinitura, e a quale tipo di struttura invece è stata utilizzata oltre al laminato. Sarà questa infatti a determinare la resistenza e la durata nel tempo del nostro futuro mobile, e se la struttura è costituita da legno di bassa qualità, i mobili non dureranno a lungo. Se si intende acquistarli ugualmente, per motivi estetici e/o economici, occorre sapere fin da subito che presto occorrerà cambiarli di nuovo.</p>
<h2>Pulizia e manutenzione del laminato</h2>
<p>Pulire e mantenere il laminato è un’operazione piuttosto semplice, anche date le sue caratteristiche di antistaticità (cioè attira poco la polvere) e per lo strato protettivo di cui è dotato, che lo protegge da macchie, urti e graffi. In genere, per la pulizia ordinaria, si utilizza un panno morbido con un detergente specifico, oppure un panno in microfibra. Per lo sporco più ostinato, si può utilizzare un detergente per vetri, e spazzole o spugne morbide, e successivamente è d’obbligo asciugare le tracce del detersivo, in modo da non lasciare opacizzazioni o striature.</p>
<p>Per le macchie di calcare, si consigliano detersivi contenenti acidi deboli, come acido acetico o acido citrico diluito. Per il calcare più leggero, può bastare anche un panno morbido umido con un po’ d’aceto. Per le macchie di inchiostro ci vuole un panno imbevuto con alcool. Nella manutenzione del laminato, sono da evitare: pagliette in acciaio, prodotti abrasivi, detersivi in polvere e acetone.</p>
<h2>Vantaggi e svantaggi del laminato</h2>
<p>Per riassumere quali sono i pro e i contro del laminato, ecco un breve elenco di vantaggi e svantaggi, molto numerosi i primi, e pochi i secondi.</p>
<p>Ecco i <strong>vantaggi</strong>:</p>
<ul>
<li>resistenza nel tempo</li>
<li>resistenza agli urti</li>
<li>resistenza ai graffi</li>
<li>resistenza all’umidità</li>
<li>resistenza al vapore</li>
<li>resistenza alle infiltrazioni</li>
<li>resistenza alle macchie</li>
<li>igienicità</li>
<li>antistaticità</li>
<li>possibilità di assumere l’aspetto estetico desiderato</li>
<li>resistenza a grandi sollecitazioni</li>
<li>ottimo rapporto qualità/prezzo</li>
<li>facili da pulire e mantenere</li>
<li>si sporcano poco</li>
<li>convenienza economica </li>
</ul>
<p>Tra gli <strong>svantaggi</strong>, fondamentalmente due:</p>
<ul>
<li>la resistenza a un calore poco elevato, già citata, rende necessario fare attenzione al possibile contatto della superficie con oggetti bollenti;</li>
<li>nonostante l’estetica accattivante, del tutto uguale a quella di materiali naturali, il laminato è un materiale artificiale. Chi è legato alla sensazione di calore del materiale naturale, non potrà essere soddisfatto dal laminato, che però potrebbe essere “costretto” a scegliere per motivi economici. </li>
</ul>
<h2>Norme di legge relative al laminato</h2>
<p>Oltre alla tipologia di laminato che stiamo acquistando, bisogna informarsi sulla conformità del materiale alle norme vigenti relative. In particolare, la UNI EN 438 e la ISO 4586 sono un insieme di norme europee che stabiliscono i criteri di salute, sicurezza e risparmio energetico, che devono essere rispettati dalla produzione dei pannelli in laminato, utilizzati soprattutto in ambito domestico e quindi per l’arredamento. Se la tipologia di laminato che state acquistando è conforme a queste norme, significa che state comprando un prodotto sicuro, non nocivo per la salute vostra e dei vostri bambini, che rispetta le condizioni di un basso impatto ambientale e utile anche per il risparmio energetico.</p>
<p>E’ fondamentale quindi, <strong>richiederne la certificazione di conformità</strong>.</p>
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		<title>Comunione o separazione dei beni</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pianeta donna]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunione o separazione dei beni: un discorso complicato, sia dal punto di vista normativo, che soprattutto emotivo. Pensare a questa eventualità quando ci si appresta a sposarsi equivale assumersi delle responsabilità, sia in un caso che nell’altro, che possono implicare enormi difficoltà in caso di separazione oppure incomprensioni e disillusione in un momento che dovrebbe essere solo pieno di gioia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/comunione-separazione-beni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2633" title="comunione-separazione-beni" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/comunione-separazione-beni.jpg" alt="Comunione o separazione dei beni" width="529" height="222" /></a></p>
<p>Tralasciando le implicazioni morali ed emotive di questo complicato discorso, in questo articolo si parlerà di questa scelta necessariamente da compiere in un senso o nell’altro al momento del matrimonio, soltanto da un punto di vista strettamente legale. Per le altre questioni, ognuno ha le proprie opinioni, da rispettare.</p>
<h2>Comunione o separazione dei beni: quando e perché</h2>
<p>Quando due persone decidono di sposarsi, una delle variabili da tenere in conto è proprio quella, molto pratica, relativa alla comunione o alla separazione dei beni, cioè di ciò che si possedeva prima del matrimonio e di quel che sarà condiviso in famiglia. Il matrimonio stipula di fatto un contratto tra due persone e come ogni contratto ha delle clausole; una di queste è proprio la comunione o la separazione dei beni.</p>
<p>Durante la celebrazione del matrimonio, che sia soltanto civile o anche religioso, i coniugi sono tenuti a esprimere la volontà della separazione dei beni se è quella scelta, mentre se tacciono è considerata valida la comunione dei beni, mentre prima del 1975 accadeva l’esatto contrario. In pratica il coniuge che ha a disposizione più fondi, si impegna a sostenere l’altro, sia nel corso del matrimonio sia in caso di sua rottura. Nel contempo anche il coniuge più debole deve comunque contribuire con le sue possibilità al bilancio.</p>
<p>Le responsabilità derivanti dall’arrivo di eventuali figli sono invece a carico di entrambi i genitori, sia in regime di separazione che di comunione dei beni. Comunione e separazione dei beni sono i due regimi di gestione del patrimonio familiare tra coniugi previsti dalla legge italiana.</p>
<ul>
<li>La comunione dei beni è la gestione più comune e più scelta, soprattutto dopo il ’75 quando è diventata la scelta tacita, come detto, al momento del matrimonio; tuttavia si tratta del regime più complicato e di difficile interpretazione, soprattutto in caso di separazione;</li>
<li>La separazione dei beni sta comunque prendendo piede nel nostro Paese, da quel che dicono le statistiche, soprattutto per le famiglie più abbienti e nelle grandi città. Questo regime è quello più comprensibile e intellegibile, con regole nette e chiare, dove ciascun coniuge possiede quel che già aveva prima del contratto anche dopo il matrimonio.</li>
</ul>
<h2>Comunione dei beni: cosa prevede in dettaglio</h2>
<p>La comunione dei beni è a tutti gli effetti una società paritaria, nata al momento del matrimonio. Tale società prevede vincoli ben precisi:</p>
<ul>
<li>Gli oggetti e i beni appartenuti ai coniugi prima del matrimonio, rimangono di ciascuno</li>
<li>Gli oggetti e i beni acquistati durante il matrimonio appartengono a entrambi in comunione</li>
<li>Possedere in comunione non significa possedere a metà, ma per intero insieme; la cosa è ben diversa; per vendere i beni in comune occorre quindi il consenso di entrambi, e il ricavato appartiene per intero a entrambi;</li>
<li>In caso di separazione la ripartizione del valore di tutto il patrimonio e non di ogni singolo bene viene più o meno diviso a metà;</li>
<li>I diritti ereditari sono personali: se viene a mancare il genitore di uno dei coniugi, i veni ereditati saranno soltanto del coniuge figlio; l’eccezione è costituita solo da inclusioni diverse all’interno del testamento;</li>
<li>Le donazioni valgono soltanto per il coniuge al quale sono indirizzate, a meno che questo non estenda il dono anche al marito o alla moglie;</li>
<li>Polizze infortuni e pensioni di invalidità riguardano solo l’interessato;</li>
<li>Il Tfr invece, la liquidazione in pratica, è estesa a entrambi i coniugi, in minima parte anche in caso di divorzio;</li>
<li>La pensione di reversibilità è un diritto del coniuge in caso di morte dell’altro;</li>
<li>I beni e gli oggetti relativi alla professione di uno dei due coniugi appartengono soltanto a questo; la legge quindi privilegia l’attività economica rispetto al matrimonio; se l’impresa però fallisce, i debiti non vanno a carico del coniuge non coinvolto nell’attività;</li>
<li>I beni strettamente personali, come abiti, scarpe, gioielli, sono di proprietà di ciascuno;</li>
<li>Il consenso di entrambi i coniugi non è necessario sempre: l’amministrazione ordinaria del denaro comune è possibile da parte di uno dei coniugi soltanto;</li>
<li>Lle amministrazioni straordinarie del denaro sono invece da gestire di comune accordo.</li>
</ul>
<p>Cosa significa però amministrazione straordinaria? La risposta dipende dal reddito familiare: per chi è benestante certe spese, come ad esempio un viaggio all’estero, rientrano nell’amministrazione ordinaria, mentre per chi è meno abbiente una spesa e del genere equivale invece ad amministrazione straordinaria. Alcuni investimenti prevedono in ogni caso il consenso comune, come la vendita o l’acquisto di un immobile, quindi in questi casi il notaio vorrà la presenza di entrambi i coniugi al rogito. Se la vendita o l’acquisto sono svolti da un solo coniuge perché i soldi o la casa gli appartenevano prima del matrimonio, l’altro coniuge deve riconoscerlo ufficialmente perché tali immobili risultino divisi in caso di separazione in comunione dei beni.</p>
<p>I problemi relativi alla comunione dei beni sono molteplici e sorgono soprattutto in caso di separazione:</p>
<ul>
<li>La distinzione tra prima e dopo il matrimonio, cioè tra beni posseduti prima o acquistati dopo, a dispetto delle apparenze, spesso non è facile da provare;</li>
<li>Esistono tuttavia beni di appartenenza certa e non dubbia: immobili, acquistati con atto notarile datato a prima o dopo il matrimonio e quindi definibile come appartenente a uno o a entrambi i coniugi secondo tale data; mobili registrati con data di proprietà certa come auto, macchine e imbarcazioni; azioni e obbligazioni, acquistate in modo nominativo;</li>
<li>Se però anche i beni considerati certi sono venduti durante il matrimonio, divengono conseguentemente incerti. La logica vorrebbe che il ricavato di tali vendite appartenga a chi possedeva il bene, ma perché questa considerazione valga in sede di separazione, occorre provare e dimostrare la provenienza di tale denaro, anche se viene reinvestito, altrimenti verrà considerato bene comune;</li>
<li>Anche ricostruendo la strada percorsa dai soldi ricavati per tali beni, spesso è difficile valutare l’entità e l’appartenenza degli stessi;</li>
<li>I fondi utilizzati per ristrutturazioni e migliorie degli immobili sono altresì difficili da quantificare e dividere in sede di separazione.</li>
<li>È difficile stabilire quali siano atti di amministrazione ordinaria e quali di amministrazione straordinaria</li>
<li>La Cassazione ha dichiarato che nemmeno l’assenso e il riconoscimento della proprietà di un immobile a uno solo dei coniugi, durante il rogito è prova definitiva, perché potrebbe accadere sotto costrizione o minaccia, oppure per risparmiare sulle tasse;</li>
<li>Se le donazioni sono indirette e fatte in modo non ufficiale, ad esempio dai genitori di uno dei due coniugi, provare che appartengono a questi soltanto, diventa molto difficile;</li>
<li>Se il coniuge che esercita un’attività commerciale autonoma, si è attribuito dei beni che non centrano con l’attività intestandoli alla ditta, questi anche se di fatto appartengono al patrimonio comune, saranno riconosciuti soltanto al coniuge in questione;</li>
<li>Al contrario il coniuge non coinvolto nell’attività economica, potrebbe tentare di dimostrare un suo presunto ruolo nell’impresa di famiglia, riuscendo ad ottenere la comunione anche dei beni per la professione;</li>
<li>È difficile stabilire la proprietà di uno solo dei coniugi di alcuni beni personali, come i gioielli;</li>
</ul>
<h3>Comunione da residuo</h3>
<p>Esistono dei beni di comunione parziale, chiamati appunto di “comunione da residuo”, beni che appartengono a uno dei due coniugi, ma che diventano di entrambi se la comunione dei beni viene sciolta con una separazione o con la morte di uno dei due, ad esempio:</p>
<ul>
<li>Stipendio da dipendente, onorario da libero professionista, canone d’affitto di un fabbricato o frutti di un terreno; questi sono beni considerati personali; se però i soldi che ne derivano non sono spesi durante il matrimonio, al momento della separazione o della morte del coniuge a cui appartengono, tali soldi divengono parte della comunione;</li>
<li>Gli sviluppi di un’attività: se uno dei due coniugi possiede un’attività d’impresa o commerciale e durante il matrimonio questa viene ampliata, sia come azienda fisica, (ampliamento dell’attività) sia come clienti e quindi entrate (aumento di valore), questo valore aggiunto diviene parte della comunione dei beni al momento della separazione o della morte del coniuge titolare; tale regola esiste poiché si considerava fondamentale l’attività della moglie impegnata in casa a crescere i figli, che così sgravava il marito da tali funzioni e lo lasciava libero di ampliare l’attività.</li>
</ul>
<p>Purtroppo la suddivisione del patrimonio in questi casi non è sempre così chiara né trasparente: infatti sono molti i modi per nascondere del tutto o in parte i progressi di un’attività all’altro coniuge.</p>
<h2>Separazione dei beni</h2>
<p>La separazione dei beni, come detto, lascia ciò che era dei coniugi di proprietà di questi e ciò che si è creato insieme, lo divide in parti uguali. Sottoscrivere la separazione dei beni può sembrare un atto poco fiducioso e poco amorevole nei confronti della famiglia, ma in realtà ha numerosi vantaggi che si possono ripercuotere anche sulla vita familiare senza separazioni. Tuttavia la separazione tutela poco il più debole fra i coniugi: si può ovviare a questa situazione tramite donazioni, polizze vita e testamenti a favore di quest’ultimo, da parte del coniuge ritenuto più forte economicamente.</p>
<h3>Vantaggi della separazione dei beni</h3>
<p>I vantaggi della separazione dei beni sono molteplici:</p>
<ul>
<li>La separazione conviene quando uno dei due coniugi ha già usufruito degli sconti sulle imposte prima casa e vuole mantenere l’immobile; se in questo caso la famiglia vuole acquistare un altro immobile, si potrà ugualmente usufruire dell’imposta agevolata di registro al 3% o dell’Iva al 4%;</li>
<li>Se uno dei due coniugi esercita un’impresa commerciale, la separazione dei beni conviene perché, in caso di fallimento, si salvano comunque i beni posseduti dall’altro coniuge, che non vengono così coinvolti nel fallimento stesso;</li>
<li>Se uno dei due coniugi ha dei figli da un altro matrimonio, la separazione dei beni col nuovo matrimonio, eviterà al coniuge rimasto in vita, alla morte dell’altro, di litigare con i figli dell’altro per l’eredità.</li>
</ul>
<h2>Cambio di regime</h2>
<p>Se il regime di comunione o di separazione dei beni stabilito al momento del matrimonio comincia a starvi stretto per qualunque motivo, è ammesso il cambio di regime anche dopo il matrimonio. Tale cambio deve avvenire con un atto pubblico notarile, in presenza di due testimoni. Tale atto deve essere annotato a margine dell’atto di matrimonio, conservato presso l’ufficio di stato civile del Comune nel quale è stato celebrato il matrimonio. L’unico problema si presenta nel passaggio dalla comunione alla separazione dei beni, in quanto in questo caso è difficile identificare i beni appartenenti a ognuno. Tale scelta è da effettuare in due casi tra loro opposti:</p>
<ul>
<li>Quando si è d’accordo sull’identificare i beni di ciascuno</li>
<li>Quando non ci si riesce proprio a mettere d’accordo sulla proprietà dei beni.</li>
</ul>
<h2>Altri regimi</h2>
<p>Esistono inoltre dei regimi “intermedi” da poter scegliere in alternativa a comunione e separazione. La <em>comunione convenzionale</em> è ad esempio una comunione in cui i due coniugi decidono insieme quali beni mettere in comune, con qualche limite; non si possono infatti includere in questo tipo di comunione:</p>
<ul>
<li>Beni di uso personale e relativi accessori</li>
<li>Beni per l’esercizio della professione di ciascuno</li>
<li>Risarcimenti danni e polizze di infermità e malattie</li>
</ul>
<p>Nella comunione convenzionale si possono anche includere beni avuti precedentemente al matrimonio. E’ vietato in ogni caso stabilire quote di proprietà squilibrate, cioè ad esempio il 30% ad uno e il 70% all’altro: vale soltanto il 50 e 50. Il <em>fondo patrimoniale</em> è un fondo che comprende alcuni beni destinati ai bisogni della famiglia, che non possono essere sottoposti a esecuzione forzata da parte di creditori, nel caso l’impresa di proprietà di uno dei due coniugi fallisca. Il fondo patrimoniale dura fino al divorzio o alla morte di uno dei due coniugi, oppure ancora fino alla maggiore età dei figli.</p>
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		<title>Serra: come costruirla</title>
		<link>http://www.guidaconsumatore.com/giardino/serra-come-costruirla.html</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardino]]></category>

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		<description><![CDATA[Per costruire una serra domestica ci vogliono caratteristiche e attenzioni particolari, non sempre possibili da ottenere in ogni situazione. Sono indispensabili spazi delle dimensioni adeguate, materiali per strutture e coperture, accorgimenti per luce artificiale, riscaldamento, aerazione; il tutto tenendo conto della fragilità delle piante alle malattie e agli attacchi dall’esterno, nonché delle condizioni per far crescere bene tutti i tipi di piante che desideriamo inserire nella serra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/serra.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/serra1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2630" title="serra" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/serra1.jpg" alt="serra" width="600" height="223" /></a></p>
<p>Ecco quindi una panoramica di strutture, dimensioni, materiali e impianti interni utili alla costruzione di una serra in casa.</p>
<h2>Cos’è una serra e quali sono i suoi vantaggi</h2>
<p>Una serra è un ambiente prodotto artificialmente per ricreare le condizioni ideali per la crescita delle piante, in tutte le stagioni dell’anno. A questo proposito, la serra presenta svariati vantaggi per la coltivazione di piante, rispetto ad un appartamento o a un giardino che ne sia privo, perchè consente di:</p>
<ul>
<li>fare giardinaggio in qualunque momento dell’anno, indipendentemente dal clima</li>
<li>avere prodotti orticoli anche fuori dalla consueta stagione</li>
<li>effettuare talee</li>
<li>proteggere dal gelo alcune piante che potrebbero soffrirne. </li>
</ul>
<h2>Funzionamento della serra</h2>
<p>La serra è in sostanza un sistema per catturare il più possibile e per trattenere il più a lungo possibile la luce e il calore del sole. Le piante infatti utilizzano il 5% della radiazione solare per l’indispensabile processo di fotosintesi, mentre il 95% di questa radiazione servirà a creare appunto l’effetto serra, cioè a riscaldare l’interno di questo ambiente per tenere anche le piante al caldo.</p>
<p>Il riscaldamento da parte della radiazione è in parte limitato dalle dispersioni di energia, dovute ad esempio dalle temperature minime raggiunte in inverno o alla velocità del vento. In ogni caso l’effetto serra, che consiste in definitiva nell’aumento della temperatura dell’aria poiché le radiazioni infrarosse del sole vengono trattenute ed emesse da terreno, manufatti della serra e coltura, deve essere mitigato per evitare il raggiungimento di temperature eccessive, tramite periodi arieggiamenti.</p>
<h2>Tipologie di serre</h2>
<p>Esistono diverse tipologie di serre a seconda delle loro caratteristiche architettoniche:</p>
<ul>
<li>a &#8220;una falda&#8221;<br />
è appoggiata a una parete della casa, esposta a sud-ovest; in questo caso il muro a cui è addossata permette di ridurre le perdite di calore, rendendo la struttura meno costosa da riscaldare e anche più stabile;</li>
<li>a &#8220;due falde&#8221; o a casetta<br />
consente di far entrare più luce, ma è caratterizzata anche da notevoli dispersioni termiche; inoltre il vento forte può minare la sua stabilità, nonostante la presenza di controventature che la irrigidiscono;</li>
<li>a &#8220;tunnel&#8221;<br />
è utilizzata per lo più nei vivai ed è ideale per coprire l’orto; è facile da smontare e rimontare; la struttura è costituita da un telaio in acciaio fatto ad archi su cui è montata la copertura, solitamente in polietilene.</li>
</ul>
<h2>Dimensioni della serra</h2>
<p>Una delle caratteristiche più importanti che deve avere una serra sono le dimensioni della stessa. La larghezza del corridoio interno deve stare tra i 3 e i 5 metri, mentre la lunghezza varia tra gli 8 e i 10 metri. L’altezza della serra deve essere di 2,5 o 3 metri sul colmo e di 1,8 o 2 metri sulla gronda; questo per evitare troppe dispersioni di calore e conseguente dispendio di energia per il riscaldamento.</p>
<h2>Dove posizionarla</h2>
<p>Altro importante requisito è la posizione della serra. Le possibilità sono due:</p>
<ul>
<li>Addossata a una parete della casa, con esposizione in pieno sud, per avere luce e calore a sufficienza</li>
<li>In giardino ma in pieno sole, lontana da alberi o da siepi che potrebbero ombreggiarla; in questo caso è meglio l’orientamento est-ovest, perché nei periodi con meno luce esso consente di ricevere luminosità dalla struttura trasparente. </li>
</ul>
<h2>Materiali della serra e peso da sostenere</h2>
<p>La serra è costituita dai materiali della struttura portante e dal materiale trasparente che lascia passare luce e calore. Nel progettare una serra bisogna seriamente tenere in conto che essa dovrà sostenere tanti pesi diversi.:</p>
<ul>
<li>carico della struttura trasparente</li>
<li>peso di piante, ventilatori e luci eventualmente appesi</li>
<li>carico della neve e la portata del vento </li>
</ul>
<p>I materiali che possono caratterizzare la struttura della serra devono dunque essere stabili, resistenti, ma poco ingombranti e non pesanti.</p>
<h3>Materiali per la struttura</h3>
<h4>Legno</h4>
<p>Il legno è ancora oggi un materiale diffuso per la costruzione di serre, come nelle prime serre della storia, risalenti al 1600. Ma si tratta di un materiale, che pur costando poco in questo caso, non risponde perfettamente alle esigenze di una serra: si rompe facilmente, può modificarsi con la temperatura, richiede molte cure di manutenzione.</p>
<h4>Acciaio</h4>
<p>L’acciaio è invece un materiale tra i più indicati per costruire serre, in quanto, pur costando più del legno, è anche più resistente a fronte di uno spessore ridotto. L’acciaio riduce anche la dispersione di calore nei punti di congiunzione. L’acciaio zincato è inoltre resistente alla corrosione.</p>
<h4>Alluminio</h4>
<p>L’alluminio è il materiale più resistente, ma anche il più costoso.</p>
<h4>Ferro</h4>
<p>I profilati in ferro sono sostegni economici, ma poco durevoli e meno resistenti dell’acciaio.</p>
<h4>Plastica</h4>
<p>Nelle serre di piccole dimensioni, le strutture portanti possono anche essere rivestite di plastica.</p>
<h3>Materiali trasparenti di copertura</h3>
<p>La struttura portante sostiene la struttura trasparente, cuore del funzionamento della serra, fondamentale per far entrare in essa la massima quantità di luce possibile. La struttura trasparente può essere realizzata in:</p>
<ul>
<li>vetro semplice e lucido, detto scartone</li>
<li>vetro grezzo, detto giardiniera</li>
<li>vetro stampato</li>
<li>vetro martellato</li>
<li>vetro rigato</li>
<li>plastica con lastre rigide, ondulate o lisce: resina, policarbonato, poliestere, vetroresina sono tra i materiali plastici più utilizzati </li>
</ul>
<p>Esaminiamo dunque le caratteristiche di questi materiali specifici.</p>
<h4>Vetro</h4>
<p>I vantaggi del vetro, a fronte di un costo maggiore, sono:</p>
<ul>
<li>assoluta trasparenza</li>
<li>isolamento termico</li>
<li>insensibilità all’irraggiamento solare</li>
<li>incombustibilità</li>
<li>inalterabilità all’umidità e agli acidi.</li>
</ul>
<p>Tra gli svantaggi, troviamo invece un <strong>peso</strong> e una <strong>fragilità</strong> maggiori.</p>
<h4>Materiali plastici</h4>
<p>I materiali plastici risultano più leggeri del vetro e quindi consentono di ridurre i costi anche della struttura portante. Gli svantaggi dei materiali plastici sono da ricondurre al fatto che essi sono meno trasparenti del vetro, che la trasparenza diminuisce con il tempo, che si rigano e si usurano molto più facilmente.</p>
<h4>Giunture</h4>
<p>Per fissare i pannelli trasparenti alla struttura portante si possono poi utilizzare guarnizioni, giunti, coprigiunti e bulloni in alluminio, in acciaio o in silicone.</p>
<h3>Interventi da prevedere: impianti e accessori</h3>
<p>Affinchè la serra sia funzionale in tutto e per tutto, occorre prevedere tutta una serie di altri interventi:</p>
<ul>
<li>Le aperture verso l’esterno, che possano garantire il giusto ricambio d’aria nelle stagioni calde ed evitare la condensa interna, prima causa di alterazioni ambientali o parassitarie sulle piante: solitamente una o due porte scorrevoli facilmente apribili sono poste nella parte frontale della serra (le porte a battente sottraggono spazio); in alto sono posizionate più finestre possibile: sono facilmente apribili dall’interno, ma impediscono ad insetti pericolosi come gli afidi, di entrare nella serra</li>
<li>Le coperture ombreggianti, da ritirare quando non servono, per ovviare all’eccessiva temperatura in estate; teli ombreggianti in plastica o cannicciati, da interno sono ideali</li>
<li>Le prese per l’acqua, previste per l’impianto di irrigazione automatizzato; oppure un’unica presa d’acqua interna vicina al piano di lavoro, alla quale poter collegare un tubo di gomma piuttosto lungo per irrigare l’intera serra; le prese d’acqua sono utili non solo alle innaffiature delle piante, ma anche alla pulizia della serra stessa (da prevedere ogni 6 o 7 mesi)</li>
<li>Le mensole da fissare alla struttura aiutano a sfruttare meglio lo spazio e a collocare in posizioni più favorevoli le piante che richiedono maggiore luminosità, ma che non siano troppo pesanti</li>
<li>Le prese elettriche e le luci artificiali, meglio se luci al neon, oppure lampade specifiche che stimolano la germinazione di piante e semi (come le lampade a fluorescenza, le lampade al mercurio, le lampade ai vapori di sodio); le luci vanno appese all’interno della serra, lungo bancali e corridoio; le prese elettriche devono essere strategicamente posizionate sopra il banco di lavoro o vicino ai ventilatori per l’aerazione ( se non bastano le aperture verso l’esterno)</li>
<li>Il generatore d’aria calda: nelle serre piccole ne è sufficiente uno, generalmente montato sopra un carrello per poterlo spostare, dotato di termostato digitale per la regolazione della temperatura; l’alternativa è il passaggio di tubi alettati fissi sotto i bancali, collegati a una caldaia; si può optare anche per una stufetta elettrica</li>
<li>Il termometro: è indispensabile per conoscere temperatura massima e minima nelle varie stagioni e per capire se possono danneggiare le piante</li>
<li>Il propagatore, cioè una struttura che serva ad accelerare la germinazione ottenendo calore proveniente dal basso</li>
<li>Un sistema automatico di irrigazione per i lunghi periodi di assenza. </li>
</ul>
<h2>Isolamento termico della serra</h2>
<p>L’isolamento termico è indispensabile per garantire la minor dispersione di calore e di energia possibili. La serra si isola all’esterno tramite fogli di polietilene trasparente a bolla; questi devono essere fissati in modo che si formino dei vuoti d’aria tra il foglio stesso e il vetro, senza sigillare gli spiragli. I fogli si fissano a strisce orizzontali, iniziando dalla parte più alta della serra.</p>
<h3>Disposizione interna della serra</h3>
<p>All’interno della serra non possono mancare alcuni elementi indispensabili:</p>
<ul>
<li>Un corridoio centrale in cemento e non in terra battuta, largo almeno 1 metro e mezzo e non più di 180 cm;</li>
<li>Uno o più bancali in metallo o in muratura (in legno sono più soggetti a marcescenza, usura e patologie fungine)</li>
<li>Un banco da lavoro, di almeno 2 metri quadri, situato di solito a una delle estremità del bancale principale: questa zona serve per i lavori di semina, invasatura, trapianto, preparazione dei terricci, etc</li>
</ul>
<p>La sistemazione interna della serra deve essere tale da consentire un libero spostamento e agevolazioni al lavoro. Sui bancali si possono posizionare le cassette con gli ortaggi in germinazione o le talee di geranei in radicazione o piccole piante da esterno in piccoli vasi (come agrumi, geranei e piante grasse). Sotto i bancali si possono inserire altre coltivazioni oppure si può pavimentare come nel corridoio. Le piante da inserire sotto i bancali sono quelle che necessitano di poca luce: maranthe, felci, orchidee, geranei, bulbi, rizomi e tuberi.</p>
<p>In alternativa sotto i bancali si possono posizionare i sacchi di terriccio e i materiali drenanti che serviranno per i vasi. In un armadietto a muro vanno invece collocati gli antiparassitari, chiusi a chiave e lontani dalla portata dei bambini.</p>
<h3>La serra in estate</h3>
<p>In estate la serra può servire per raggruppare le piante da appartamento nel momento in cui ci si deve assentare da casa a lungo; occorre in questi casi ombreggiare la copertura e garantire l’acqua con un impianto di irrigazione automatizzato.</p>
<h3>La serra senza serra</h3>
<p>Nelle regioni dove il rischio di climi troppo rigidi e gelate è minimo, la serra che serve a proteggere non è nemmeno necessaria. Ma possiamo comunque utilizzare dei metodi per creare angoli simili, con le stesse funzioni: una serie di mensole agganciate alle pareti esterne, ad esempio, possono essere una soluzione alternativa. Le piante in vaso, poste sopra le mensole, saranno protette da vento e pioggia perché addossate alle pareti, e potranno sfruttare il calore proveniente dall’interno dell’abitazione. Per rendere le mensole esteticamente graziose, in estete e in primavera si possono riempire con piante ricadenti come bidens, petunia, geraneo o edera.</p>
<h3>Serre mini</h3>
<p>Per balconi e spazi ristretti, esistono in commercio piccole serre da balcone, solitamente in acciaio verniciato o plastica, ricoperte da teli resistenti ai raggi UV, provvisti di aperture con cerniere, oppure da lastre in policarbonato. I piani interni possono essere costituiti da grate inclinabili.640 WA di Falci è un esempio di mini serra da balcone.</p>
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		<title>Loft</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[loft]]></category>

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		<description><![CDATA[Il loft: non si sente quasi parlare d’altro. Ma che cos’è il loft? Può soddisfare le nostre esigenze abitative? Come riconoscerne uno? Come lo si arreda? E come lo si rifinisce? In questo articolo una risposta per ognuna di queste domande.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/loft.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2623" title="loft" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/loft.jpg" alt="Loft" width="550" height="280" /></a></p>
<p>Il loft è la tipologia abitativa residenziale che si sviluppa dalla riconversione di edifici industriali non più utilizzati per la produzione. Si tratta quindi di involucri edilizi praticamente vuoti all’interno, che presentano spazi aperti e unitari e che ricordano grandi magazzini o garage. In effetti il significato inglese della parola è proprio &#8220;capannone&#8221; o &#8220;magazzino&#8221;, ma ora è diventato sinonimo dell’abitazione più di tendenza, a partire da edifici ex produttivi, tramite interventi di recupero; tanto di tendenza che ultimamente edifici ex novo vengono costruiti proprio con le caratteristiche costruttive del loft autentico.</p>
<h3>Storia del loft</h3>
<p>Il loft nasce come abitazione nel dopoguerra negli Stati Uniti e raggiunge la maggiore diffusione in America intorno agli anni ’70. Successivamente questa tipologia abitativa si trasferisce in Europa e precisamente in Inghilterra e in Francia, dove inizia timidamente la sua ascesa nel gradimento da parte di studi e atelier inizialmente, che in queste costruzioni ex produttive trasferiscono le loro sedi, finchè lo sviluppo dei loft raggiunge anche il gradimento abitativo. In Italia sono penetrati solo da qualche anno, ma sono già molto diffusi e apprezzati, anzi sono sulla cresta dell’onda della tendenza.</p>
<h2>Caratteristiche del loft</h2>
<p>Le caratteristiche del loft si pongono all’opposto delle abitazioni tradizionali: dove gli appartamenti prevedono la divisione degli spazi interni, il loft elimina tutte le separazioni, se non quelle degli ambienti di servizio o quelle obbligatorie per legge. Sparite le pareti, restano aperti alla vista tutti gli spazi abitativi e le funzioni della vita domestica.</p>
<p>Il loft ha soltanto l’obbligo dei vincoli strutturali, facilmente superabili con soluzioni intelligenti, e dei vincoli impiantistici. Non esistono quindi stanze e nemmeno ambienti, soltanto aree funzionali a vista e spesso queste si compenetrano in un unico spazio senza ordine netto. Spesso anche gli impianti rimangono a vista, tranne quelli che devono essere per forza incassati a pavimento o a parete.</p>
<p>I loft sono anche dotati di soffitti molto alti, anche più di 4 metri, il che permette di soppalcarli o di creare passerelle per rendere ancora più flessibile lo spazio interno, distribuito su più livelli di altezza. E&#8217; anche caratterizzato da una tipica architettura industriale: finestre a nastro, ampie vetrate, serramenti in ferro, volte, tiranti, pilastri, tanto che anche i rivestimenti spesso vengono scelti nello stesso stile, con mattoni a vista o cemento.</p>
<h3>Offerte di vendita per il loft</h3>
<p>Esistono diversi modi per acquistare o andare ad abitare in un loft, trasformando o costruendo un locale apposito.</p>
<p>Le possibilità offerte dal mercato in questo senso sono:</p>
<ul>
<li>Una singola abitazione in un ex magazzino, inserito già in un contesto residenziale</li>
<li>Più loft in intere aree industriali dismesse, nell’ambito di un progetto di riqualificazione su larga scala. </li>
</ul>
<h2>Loft unico: la trasformazione a locale abitativo</h2>
<p>Nel primo caso, quello di un’abitazione singola, occorre controllare minuziosamente le condizioni di vendita: infatti bisogna capire quali sono le competenze che spettano ai vari soggetti coinvolti e quindi soprattutto a chi vuole acquistare il loft.</p>
<p>La prima cosa da verificare quindi è se l’ex magazzino è già stato trasformato in abitazione oppure se le pratiche e i lavori relativi sono a carico dell’acquirente. Quando acquistiamo un ex magazzino da trasformare in abitazione, troviamo un locale a volume vuoto nel quale esistono soltanto strutture portanti, solaio di copertura e le aperture verso l’esterno.</p>
<p>Prima di effettuare i lavori per la trasformazione, occorre rivolgersi a un architetto abilitato, che solitamente si occupa anche del relativo iter da seguire per la burocrazia e la legge, come la Dia (Dichiarazione di Inizio Attività) da presentare in Comune. A lavori finiti, occorre poi per essere in regola richiedere il certificato di agibilità del locale che siamo riusciti a ottenere per uso abitativo.</p>
<h3>Il loft in un progetto di riqualificazione: le competenze</h3>
<p>Quando acquistiamo un locale facente parte di un’intera zona dismessa da riqualificare, solitamente ci troviamo di fronte a edifici in cui i lavori comuni e le dotazioni esterne, quali impianti, copertura, serramenti, collegamenti fognari e idrici) sono stati eseguiti per intero, nonché dove le parti strutturali, come scale, soppalchi e locali di servizio, sono già state realizzate.</p>
<p>Cosa resta da fare all’acquirente? Dato che la trasformazione ad abitazione è già avvenuta, sia materialmente che burocraticamente, a chi acquista non resta che scegliere e procedere ai lavori per l’impiantistica e le finiture, personalizzabili secondo esigenze e gusto. L’unica incombenza per l’acquirente a livello burocratico, sarà la richiesta del certificato di agibilità.</p>
<h2>Burocrazia e lavori edili per trasformare il loft</h2>
<h4>Prima dei lavori</h4>
<p>Il procedimento burocratico per rendere abitabile un locale precedentemente utilizzato per attività industriali, si chiama “cambio di destinazione d’uso”. Tale procedimento è regolato da norme regionali, ma le pratiche relative fanno capo al Comune dove si trova l’edificio da trasformare.</p>
<p>Attuare il cambio di destinazione d’uso <strong>è possibile</strong> se l&#8217;edificio:</p>
<ul>
<li>è accatastato con dicitura “laboratorio con destinazione catastale C3”, cioè possiede i requisiti di base igienico-sanitari e tecnici per consentire la permanenza di persone;</li>
<li>è compatibile con l’utilizzazione abitativa, secondo come previsto dal Regolamento edilizio;</li>
<li>il Piano Regolatore ammette la presenza di quell’edificio come residenza abitativa, secondo il numero predisposto di unità immobiliari adibite a usi diversi, come ufficio, magazzino, abitazione, laboratorio, etc</li>
</ul>
<p>Viceversa, il cambio di destinazione d’uso <strong>non è possibile</strong> se l&#8217;edificio:</p>
<ul>
<li>si trova in una zona per cui il Piano Regolatore prevede solo edifici a destinazione industriale</li>
<li>è accatastato come C2</li>
<li>si trova in piano seminterrato, quindi non presenta i requisiti di abitabilità</li>
<li>presenta mancanze riguardo ai requisiti abitativi, come il rapporto di aeroilluminazione, che non deve essere inferiore a quanto stabilito dai vari Regolamenti.</li>
</ul>
<p>Per questo ultimo caso, se si procede con una ristrutturazione mirata a rendere idonei i locali ai requisiti abitativi minimi, conformi agli strumenti urbanistici vigenti, la trasformazione ad abitazione può procedere.</p>
<h4>Durante i lavori</h4>
<p>Una volta appurato che l’edificio possieda i requisiti necessari, si può procedere burocraticamente con la trasformazione. Questa può avvenire operando dei lavori edilizi oppure lasciando l’edificio com’è. Se l’edificio non necessita di opere edilizie, è necessario produrre una comunicazione scritta al Comune relativa alla trasformazione abitativa oppure è necessario presentare una Dia. In ogni caso informarsi sulle possibili procedure particolari del proprio Comune.</p>
<p>Se il cambio di destinazione prevede lavori edilizi e la superficie da modificare supera i 150 metri quadri (come nella maggior parte dei casi), occorre:</p>
<ul>
<li>produrre e presentare in Comune una Dia</li>
<li>pagare i costi relativi, oneri cosiddetti di urbanizzazione primaria e secondaria</li>
<li>attendere 30 giorni dalla presentazione della documentazione in Comune, poiché quest’ultimo può richiedere eventualmente documenti ulteriori.</li>
</ul>
<h4>Dopo i lavori</h4>
<p>A fronte del D.P.R. n. 380/01 del 2003, a fine lavori è necessario richiedere l’agibilità dell’edificio trasformato. La legge menzionata obbliga per ogni edificio di qualunque destinazione, ristrutturato o di nuova costruzione, che sia inoltrata la richiesta presso il Comune del certificato di agibilità. Tale certificato, a differenza del vecchio certificato di abitabilità che mirava a verificare solo i requisiti igienico-sanitari, vuole controllare:</p>
<ul>
<li>requisiti igienico-sanitari, quali:
<ul>
<li>Salubrità degli ambienti</li>
<li>Rapporti di aeroilluminazione</li>
<li>Approvvigionamento idrico possibile</li>
<li>Collegamento alla rete fognaria</li>
</ul>
</li>
<li>requisiti edilizi:
<ul>
<li>Tenuta statica dell’edificio</li>
<li>Sicurezza degli impianti installati</li>
<li>Contenimento dei consumi per un adeguato risparmio energetico.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, il Comune rilascia il certificato di agibilità e il loft sarà soltanto più da arredare e abitare.</p>
<h2>Ma quali sono i lavori di trasformazione?</h2>
<p>Per trasformare un magazzino o un’ex fabbrica in abitazione, spesso occorre attuare dei lavori di ristrutturazione, come visto nei paragrafi precedenti, da mettere in conto.</p>
<p>Tali lavori solitamente concernono:</p>
<ul>
<li>rifacimento degli impianti</li>
<li>adeguamento degli spazi presenti all’uso abitativo e alle esigenze personali</li>
<li>risanamento della struttura, per renderla adeguata a viverci </li>
</ul>
<h2>Impianti del loft</h2>
<p>Per quanto riguarda il rifacimento degli impianti, necessario nella quasi totalità dei casi poiché quasi tutti quelli esistenti in ex locali produttivi non sono conformi alla normativa vigente (D.M. n° 37 del 22/01/2008), occorre parlare di diversi argomenti.</p>
<p>Innanzitutto il riscaldamento. Il volume di un loft è generalmente maggiore rispetto a un’abitazione dalle caratteristiche tradizionali:</p>
<ul>
<li>se il soffitto non supera i 3 metri e mezzo di altezza, si può installare un impianto a radiatori;</li>
<li>se la superficie da riscaldare è molto ampia e l’altezza del soffitto supera i 3 metri e mezzo, è meglio installare un impianto di tipo radiante, a parete o a pavimento;</li>
<li>in alternativa è anche possibile utilizzare un impianto climatizzato ad aria canalizzata, attraverso delle bocchette per l’aria fredda d’estate e quella calda d’inverno; tale soluzione è la più indicata anche a livello estetico, poiché i tubi della canalizzazione ben si adattano alle caratteristiche stilistiche del loft.</li>
</ul>
<p>Il consiglio principe è comunque quello di rivolgersi a un termotecnico per un parere specializzato sulla questione.</p>
<p><strong>Poi occorre occuparsi dell’impianto elettrico e di quello idrico-sanitario.</strong></p>
<p>Per quanto riguarda <strong>l’impianto idrico</strong>, bisogna assicurarsi che sia avvenuto l’allacciamento alla rete fognaria comunale, poiché spesso le ex-industrie scaricavano in propri pozzi di raccolta o in punti stabiliti.</p>
<p>Per <strong>l’impianto elettrico</strong>, occorre progettare e realizzare un sistema ad hoc per l’uso abitativo, modellato sulle nostre esigenze: fili, punti luce e prese adeguate negli spazi adeguati, illuminazione che preveda un ampio raggio d’azione date le superfici senza divisione del loft, caratteristiche a norma, come la messa a terra e l’impianto di salvavita. Se necessario prevedere anche prese a terra oltre che a parete, in quanto l’organizzazione dello spazio potrebbe prevedere elementi anche nel centro dell’abitazione, che necessitano di elettricità, come scrivanie per studio e lavoro, o televisori e home video, etc. Prevedere infine, o realizzare contestualmente, l’eventuale progetto di domotica che desideriamo per il nostro nuovo loft.</p>
<h3>3 soluzioni pratiche per gli impianti del loft</h3>
<p>Per ovviare a problemi di tipo pratico, per cercare di contenere le spese a livello economico e anche per soddisfare alcune esigenze estetiche e di gusto, esistono tre soluzioni possibili per rifare o costruire ex novo gli impianti di un loft:</p>
<ul>
<li>lasciare a vista elementi come valvole, griglie e tubi, permessi dalla normativa; questo permette di:
<ul>
<li>poter ispezionare facilmente gli impianti</li>
<li>produrre una soluzione estetica perfettamente integrata con lo stile caratteristico del loft (che espone già altri elementi strutturali, come mattoni a vista, pilastri, etc)</li>
<li>risparmiare sugli interventi murari necessari</li>
</ul>
</li>
<li>inserire gli impianti all’interno di pilastri e travi già presenti nella struttura stessa del loft; anche questa soluzione permette di contenere i costi e di integrarsi con l’aspetto estetico;</li>
<li>realizzare una pavimentazione detta galleggiante o flottante, ossia una pavimentazione sopraelevata di qualche centimetro sopra quella esistente (con materiali adeguati ma disponibili in varie scelte, vedere articolo sulle Pedane), sotto cui inserire gli elementi degli impianti; tale soluzione permette:
<ul>
<li>una grande praticità: gli impianti possono arrivare facilmente in ogni punto dell’abitazione, anche negli spazi centrali, così ampi per le caratteristiche intrinseche del loft, ed inoltre sono ispezionabili molto facilmente;</li>
<li>di realizzare una soluzione estetica per i pavimenti che soddisfi a pieno le nostre esigenze di gusto. </li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3>Risparmio energetico</h3>
<p>Per limitare i danni dovuti allo spreco energetico, che in un loft potrebbe essere tanto dati i volumi esistenti, si possono adottare alcune soluzioni nel mentre che si stanno rifacendo gli impianti. Innanzitutto è necessario isolare le pareti, per evitare dispersioni di calore e di energia conseguente; la maggior parte degli edifici industriali italiani, realizzati nei primi anni del ‘900, presentano infatti pareti di mattoni non coibentate; occorre aggiungere a queste uno o più strati isolanti:</p>
<ul>
<li>realizzando contropareti con intercapedine centrale</li>
<li>applicando uno strato isolante esterno, col cosiddetto sistema “a cappotto”. </li>
</ul>
<p>In secondo luogo, occorre intervenire su pavimenti, soffitti e finestre:</p>
<ul>
<li>se non esiste uno scantinato, è necessario realizzare un vespaio aerato tra il pavimento e il terreno, per far circolare l’aria ed evitare il contatto diretto tra solaio e terra; questo permette di contrastare l’umidità del terreno ed evitare condensa e muffa;</li>
<li>soffitti e tetti vanno anch’essi coibentati con materiali specifici, per contenere la dispersione di calore;</li>
<li>migliorare le prestazioni dei serramenti riguardo la tenuta termica, oppure quando non è possibile fare ciò, sostituire i serramenti esistenti con elementi esteticamente simili a quelli di prima, ma con vetri isolanti e a taglio termico. </li>
</ul>
<h3>Requisiti strutturali</h3>
<p>La struttura esistente va controllata per poi essere eventualmente modificata, sia per quanto riguarda le finestre per il rapporto di aeroilluminazione, sia per quanto riguarda i materiali che compongono l’edificio stesso e il loro stato di conservazione.</p>
<h4>Materiali e struttura</h4>
<p>Per quanto riguarda quest’ultimo elemento infatti, l’abbandono dell’edificio a se stesso e per lungo periodo, può aver indebolito e rovinato gli elementi in ferro, in legno e le murature in cemento e in mattoni. Umidità, tarli, ruggine possono aver compromesso quindi la statica dell’edificio.</p>
<p>Inoltre occorre far verificare se la struttura può sopportare il carico di un eventuale soppalco o di elementi aggiuntivi: se la verifica produce risultati negativi, va realizzata una struttura indipendente per sostenere tali elementi aggiuntivi, come passerelle sospese, rette da pilastri in acciaio e putrelle, senza che il piano di calpestio tocchi le pareti perimetrali; strutture di questo genere ben si inseriscono nel contesto estetico del loft e creano viste suggestive sul livello inferiore dell’edificio.</p>
<h4>Finestre</h4>
<p>Spesso i vecchi edifici industriali presentano vetrate a tutt’altezza, ma solo sul lato più lungo della struttura, risultando insufficienti o non adatte alla nuova situazione abitativa. In altri casi, a seguito dei frazionamenti attuati per recuperare la struttura, l’illuminazione risulta sicuramente insufficiente. Le soluzioni possono essere:</p>
<ul>
<li>realizzare ulteriori affacci sull’esterno</li>
<li>quando non è possibile realizzare nuove finestre, realizzare un patio interno, al centro del loft: lo spazio rimane così distribuito intorno a un cavedio centrale vetrato completamente.</li>
<li>Se la luce è insufficiente a livello del soppalco, in quanto normalmente le finestre si trovano al livello inferiore, realizzare dei lucernai, per permettere anche il ricambio d’aria necessario e per creare inoltre effetti di luce molto scenografici; nuove finestre sulle facciate esterne non sono facili da ottenere a causa delle restrizioni dei regolamenti edilizi.</li>
<li>Se invece la luce è in eccesso, occorre scegliere tra diversi sistemi frangisole, che cambiano in base alla posizione e alle dimensioni delle finestre.</li>
</ul>
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		<title>Legno</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Olivia Calò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[legno]]></category>

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		<description><![CDATA[Il legno è il materiale per eccellenza nel campo dell’arredamento. Le strutture dei mobili (e spesso anche il loro aspetto), sono sempre state realizzate in legno, perché questo materiale tra le sue qualità intrinseche ha la resistenza, la robustezza e la duttilità di utilizzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/legno.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2612" title="legno" src="http://www.guidaconsumatore.com/wp-content/uploads/2010/03/legno.jpg" alt="Legno" width="500" height="300" /></a></p>
<p>Il legno è un materiale naturale, nobile, forte e ci ricollega direttamente con la terra, dalla quale veniamo. Tenerlo in casa, nei mobili e nelle strutture, ci permette di creare dei legami indistruttibili nei secoli, di assaporare il calore e di ammirare colori e venature delle nostre origini. Per questo continua ancora oggi a essere presente in casa come scelta di stile e di carattere, di gusto e di estetica, oltre che di funzionalità e soprattutto resistenza.</p>
<p>Esistono comunque diversi tipi di legno: le diverse qualità derivano dalle essenze del legno stesso, cioè dal tipo di pianta che si sceglie, e dalla lavorazione che esso subisce. Ogni tipologia ha delle caratteristiche ben precise, sia estetiche che pratiche, e necessita di una manutenzione diversa. Ecco le principali tipologie impiegate nel mercato dell’arredamento.</p>
<p>Il legno è formato da diversi elementi naturali e minerali. Solitamente la sua composizione è:</p>
<ul>
<li>per il 2% di minerali e azoto</li>
<li>per il 6% di idrogeno</li>
<li>per il 42% di ossigeno</li>
<li>per il 50% di carbonio. </li>
</ul>
<h3>Vantaggi del legno</h3>
<p>Il legno offre indubbiamente un vasto elenco di vantaggi, anche se questi possono variare sensibilmente da un tipo di legno ad un altro, non solo per quanto riguarda le essenze, ma soprattutto per il tipo di lavorazione che subiscono. In generale i vantaggi di mobili o pavimenti costruiti con questo materiale sono:</p>
<ul>
<li>estetica accogliente e “naturale”, calda;</li>
<li>resistenza; le strutture realizzate in legno sono capaci di sostenere grandi pesi e di resistere anche agli urti;</li>
<li>durata nel tempo;</li>
<li>prestigio nell’arredo, soprattutto se piace un’estetica di gusto classico. </li>
</ul>
<h3>Svantaggi del legno</h3>
<p>Quando si decide di acquistare mobili realizzati interamente in legno, bisogna tener conto di un elemento molto importante: non è un materiale inerte, ossia è capace di “vivere” anche dopo essere stato tagliato dal resto dell’albero e sradicato dalla terra. Questo significa che, anche se lavorato e utilizzato per costruire mobili, sentirà e subirà le variazioni climatiche: con l’umidità e il calore il legno infatti tende a gonfiarsi e successivamente a spaccarsi, con il freddo tende a ritirarsi e a formare delle crepe. Inoltre necessita di cure, pulizia e manutenzione particolari, per poter rimanere inalterato nel tempo il più possibile.</p>
<p>Il legno è poi molto sensibile ai graffi e alle abrasioni. Infine è sicuramente più costoso di altri materiali artificiali.</p>
<h3>Da dove proviene il legno: una questione di ecologia</h3>
<p>E’ ovvio che il legno proviene dagli alberi e quindi dai boschi o dalle foreste.</p>
<p>Dato che il legno è da sempre un materiale molto utilizzato dall’uomo e spesso abusato, lo sfruttamento delle foreste è diventato un problema piuttosto grosso a livello planetario.</p>
<p>Gli alberi e le piante sono fondamentali per la nostra vita sulla Terra, poiché garantiscono il ricambio d’aria e l’ossigeno che noi respiriamo; non a caso la foresta più grande del mondo è chiamata il “polmone del mondo”.</p>
<p>Per non rischiare di incrementare o di incitare lo sfruttamento delle foreste e in particolare di quelle vergini, occorrerebbe assicurarsi sempre di acquistare mobili prodotti a partire da legni che non sono stati ricavati da alberi protetti, provenienti da foreste vergini o tutelate per la salute dell’ambiente.</p>
<p>Se si ha a cuore questo aspetto quindi, informarsi presso i rivenditori dai quali ci si reca sulla provenienza del legno dei mobili esposti; se le aziende possiedono poi una certificazione ambientale, la provenienza del legno da foreste appositamente create per lo scopo, è praticamente certa, e provata da documenti ufficiali.</p>
<h2>Essenze di legni</h2>
<p>I legni sono classificabili a seconda dell’albero da cui provengono e vengono detti &#8220;essenze&#8221;. Innanzitutto esso può essere suddiviso in due grandi categorie, se analizzato da questo punto di vista, raggruppandolo in base alla resistenza meccanica. Abbiamo quindi legni:</p>
<ul>
<li><strong>duri</strong><br />
come pero, quercia, noce, bosso, ciliegio;</li>
<li><strong>teneri</strong><br />
come abete, tiglio, pioppo, cirmolo.</li>
</ul>
<h4><a href="http://www.guidaconsumatore.com/arredamento/materiali-arredamento/legno-essenze.html ">Approfondisci l&#8217;argomento con l&#8217;elenco completo delle principali essenze del legno</a></h4>
<h2>Nodi, venature, colore</h2>
<p>Quando vogliamo essere sicuri di acquistare un mobile o un pavimento o qualunque altro oggetto per la casa in vero legno, intanto possiamo accertarci che il prodotto in questione sia dotato della certificazione del consorzio “Vero Legno”, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.verolegno.it/" target="_blank">www.verolegno.it</a></span>, e in secondo luogo possiamo farci acuti osservatori delle caratteristiche estetiche del legno.</p>
<p>In questo ci vengono in aiuto certe caratteristiche che il legno possiede e che rimangono impresse sulle superfici dei mobili o dei pavimenti: si tratta naturalmente del colore (diverso per ogni essenza, come riportato sopra), ma anche delle venature e dei nodi. Ogni essenza di legno presenta o non presenta nodi e venature, di diverso genere. Saperle riconoscere avendo un’infarinatura, come quella illustrata nel paragrafo dedicato alle essenze, potrebbe essere un ulteriore aiuto per capire se stiamo andando incontro a una fregatura.</p>
<p>E’ vero tuttavia, che i materiali che imitano il legno, possono emularlo sia nel colore, che nei nodi che nelle venature, ma non sempre i lavori artificiali riescono così bene come quelli naturali, quindi occhio.</p>
<p>Con l’aiuto della scheda prodotto è poi necessario ricordarsi di leggere e capire l’eventuale suddivisione tra materiale per la struttura del mobile e materiale per il suo rivestimento: se un mobile presenta l’aspetto del legno essenza noce, ad esempio, non è detto affatto che la sua struttura sia realizzata interamente in noce.</p>
<p>Spesso anzi, i rivestimenti in vero legno, hanno una struttura in truciolato o compensato o altri materiali non lignei, che tuttavia possono essere di qualità. Occorre soltanto avere ben chiara la distinzione tra rifinitura e struttura e soprattutto l’idea di quel che vogliamo acquistare, anche tenendo conto delle nostre possibilità economiche.</p>
<h2>Tipologie di legno suddivise secondo la lavorazione</h2>
<p>Come detto, le varie essenze del legno possono assumere aspetti e caratteristiche diverse a seconda di come vengono lavorate.</p>
<h4>Legno massello</h4>
<p>Il <em>legno massello</em> è il cosiddetto &#8220;legno massiccio&#8221;. E’ pregiato e costoso, perché ricavato direttamente dal tronco dell’albero e perchè i pezzi in cui viene lavorato non presentano soluzioni di continuità. Dal tronco dell’albero vengono ricavate delle tavole, messe poi a stagionare, in seguito tagliate, poi lavorate per essere assemblate tramite colle o chiodi. I pezzi così ottenuti vengono poi cerati e lucidati, e talvolta anche verniciati, per proteggerli oppure per dare loro un particolare effetto estetico.</p>
<p>I <strong>vantaggi</strong> del massello sono molteplici:</p>
<ul>
<li>grande robustezza conferisce ai pezzi realizzati in legno massello resistenza agli sforzi e al carico</li>
<li>è durevole nel tempo, proprio perché è resistente come i tronchi di un albero</li>
<li>l’effetto estetico del legno massiccio dà un carattere e un peso sicuramente diversi rispetto al legno lavorato: maggiore sensazione di calore e di forza, presenza di sfumature e venature naturali del legno, conferiscono alle struttura in legno massello una bellezza intaccabile nel tempo</li>
</ul>
<p>Tra gli <strong>svantaggi</strong>, sappiamo che il legno massello:</p>
<ul>
<li>subisce gli sbalzi di calore e di umidità, quindi col tempo tende a deformarsi</li>
<li>è sensibile alla luce del sole, quindi se esposto ad essa direttamente, col tempo cambia colore</li>
<li>è sensibile ai graffi e agli urti</li>
</ul>
<p>Per una corretta pulizia del legno massello, quotidianamente si può utilizzare un panno morbido soltanto inumidito, mentre per le pulizie meno frequenti e più accurate, occorre unire al panno morbido anche detergenti specifici per il legno, che non siano abrasivi. E’ sempre consigliabile asciugare bene le superfici in legno massello, per evitare infiltrazioni.</p>
<p>Il legno massiccio è utilizzato soprattutto per le strutture dei mobili, per le ante e i ripiani e anche per i piani di lavoro delle cucine. Per gli svantaggi di cui si è parlato, non è consigliato utilizzare il legno massiccio per i mobili da esterno, a meno che non sia opportunamente trattato con vernici e prodotti protettivi.</p>
<h4>Legno lamellare</h4>
<p>Il <em>legno lamellare</em> è così chiamato perché costituito da lamelle di legno massello, cioè da sottili strati di legno massiccio uniti a incastro e in seguito incollati con speciali adesivi pensati per resistere all’umidità, e ovviare così in parte il problema della deformabilità del legno massello se sottoposto a sbalzi di temperatura nel tempo. Il legno lamellare può essere verniciato in varie essenze.</p>
<p>I <strong>vantaggi</strong> del legno lamellare sono:</p>
<ul>
<li>costo minore rispetto al legno massello, ma struttura ugualmente resistente</li>
<li>resistenza anche al calore e all’umidità, per cui si deforma meno facilmente nel tempo rispetto al legno massello</li>
<li>robustezza e durevolezza</li>
<li>aspetto estetico molto simile al legno massello</li>
</ul>
<p>Gli <strong>svantaggi</strong> invece di questa tipologia di legno sono:</p>
<ul>
<li>la sensibilità alla luce diretta del sole, per cui il colore originale può modificarsi;</li>
<li>la sensibilità al calore eccessivo diretto, per cui non bisogna mai appoggiarvi ad esempio una pentola appena tolta dal fuoco.</li>
</ul>
<p>Per le pulizie ordinarie, è sufficiente un panno umido morbido, per quelle più approfondite un panno con acqua e detergente neutro può bastare, purchè passato secondo la forma delle venature naturali del legno. Anche in questo caso è consigliabile asciugare bene le superfici per evitare infiltrazioni. Il legno lamellare è soprattutto utilizzato per i piani di lavoro. Per conoscere ogni dettaglio sulla lavorazione del legno lamellare e sulle normative in merito, visitate <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.illegnolamellare.it/" target="_blank">www.illegnolamellare.it</a></span></p>
<h4>Legno tamburato</h4>
<p>Il <em>legno tamburato</em> è un legno costoso, utilizzato per realizzare arredi di qualità, perché resistente ma leggero allo stesso tempo ed ottenuto con lavorazioni particolari ed accurate. La sua struttura è composta di strati: ai lati sono presenti due fogli di legno impiallacciato pregiato, successivamente verso l’interno della struttura si trovano altri due strati di legno più spessi e in mezzo a questi un’ossatura a nido d’ape realizzata in legno e resa più resistente con rinforzi metallici. E’ quest’ultima a conferire a questa tipologia di legno, le caratteristiche di leggerezza per le quali è conosciuta.</p>
<p>I <strong>vantaggi</strong> del legno tamburato sono presto detti:</p>
<ul>
<li>assieme alla resistenza e alla robustezza, il legno tamburato è pregiato proprio per la leggerezza e la maneggevolezza che lo caratterizzano</li>
<li>la resa estetica non ha niente da invidiare al legno massello</li>
</ul>
<p>Il legno tamburato viene utilizzato soprattutto per le strutture dei mobili e per le porte.</p>
<h4>Legno impiallacciato</h4>
<p>Il <em>legno impiallacciato</em> è costituito da un fondo in legno massello o più spesso in pannelli laminati, particelle o fibre di legno, detto “base”, la quale è poi rivestita da fogli detti appunto di “riallaccio”, ossia sottili strati di legno pregiato che sono stati prima sottoposti a finitura, per un fine protettivo o per ottenere diversi effetti estetici come l’opaco, il lucido, etc.</p>
<p>L’impiallacciatura è una tecnica antichissima, utilizzata già molti secoli fa per la costruzione dei mobili da casa. Il legno impiallacciato è utilizzato in maggior misura per realizzare ante, basi di pensili e piani. Questa tipologia di lavorazione, dona all’aspetto esteriore del legno le stesse caratteristiche del legno massello, ma risulta ovviamente più economico e poco incline a scheggiature e deformazioni. Inoltre il legno impiallacciato è facile da pulire: panno morbido umido, anche unito a un detersivo per il legno non abrasivo; occorre però asciugarlo bene.</p>
<h4>MDF</h4>
<p>L’<em>Mdf</em>, acronimo per <strong><em>Medium density foberboard</em></strong>, significa letteralmente fibra di legno di media densità. Questo, tradotto in poche parole, vuol dire che questa tipologia di legno è costituita da pannelli formati a loro volta da fibre di legno che derivano da scarti di lavorazioni. I pannelli vengono dapprima legati insieme con collanti speciali, poi pressati e infine trattati con vernici poliesteri oppure poliuretaniche, che possono dare aspetto opaco o lucido. L’Mdf ha il grande vantaggio di essere un legno ecologico, in quanto prodotto con materiale di recupero e non abbattendo nuovi alberi. E&#8217; principalmente usato per costruire ante, piani e basi di pensili. Per pulirlo basta un panno morbido unito a un detersivo non abrasivo.</p>
<h4>Laccato</h4>
<p>Il<em> laccato</em> indica semplicemente che il legno, Mdf o essenza pura, viene levigato con apposite carte abrasive e poi ricoperto appunto con una lacca, che lo protegge e gli conferisce un determinato aspetto estetico. Esistono diverse tecniche di laccatura e verniciatura, che conferiscono al legno effetti diversi e caratteristiche diverse, come ad esempio la resistenza ai graffi, o gli effetti dorati, anticati o argentati. Per la pulizia basta un panno morbido con un detergente neutro. Evitare detersivi o spugne abrasive.</p>
<h4>Nobilitato</h4>
<p>Il <em>nobilitato</em> è un pannello, in Mdf, multistrato o truciolare, quindi a base lignea, poi rivestito con un materiale appunto detto nobile ma artificiale, che gli conferisce diversi effetti estetici. Il nobilitato può essere:</p>
<ul>
<li>laminato, cioè rivestito di fogli di resine incollati</li>
<li>melamminico, cioè rivestito di carta decorativa, imbevuta di resina melamminica.</li>
</ul>
<p>Il nobilitato risulta così resistente al calore, idrorepellente e facile da pulire (basta un panno umido). Per saperne di più, si rimanda all’articolo dedicato al <strong>laminato</strong>.</p>
<h2>Uso del legno nell’arredamento</h2>
<p>Nell’arredamento il legno, in tutte le sue lavorazioni ed essenze, è utilizzato per tutti i tipi di mobili e di strutture, talvolta anche per gli accessori. Soltanto i mobili realizzati completamente in acciaio o in materiali sintetici, non hanno componenti in legno.</p>
<p>Ecco un breve elenco delle principali utilizzazioni del legno nell’arredamento:</p>
<ul>
<li>cucine, con strutture, rifiniture, ante, top, ripiani, che tuttavia possono essere accostati ad altri elementi in materiali diversi, anche artificiali e più “moderni”</li>
<li>librerie, mensole, etc</li>
<li>strutture rivestite in laminato, in vetro, o in altri materiali</li>
<li>complementi d’arredo, come mobili porta tv, vetrinette</li>
<li>scrivanie</li>
<li>tavoli e sedie</li>
<li>armadi contenitore, armadi guardaroba</li>
<li>letti e basi per materassi</li>
<li>pavimenti, i classici parquet</li>
<li>poltrone</li>
<li>divani</li>
<li>porte da interno e porte d’ingresso</li>
<li>infissi delle finestre</li>
<li>comodini</li>
<li>comò</li>
</ul>
<p>Gli unici due ambienti dove il legno è sconsigliato, se non adeguatamente trattato, sono il bagno e il terrazzo o il giardino. Le temperature e l’esposizione all’acqua, all’umidità e al vapore infatti, potrebbero danneggiare il legno molto facilmente. Tuttavia esistono tipologie di legno già naturalmente predisposte e poi trattate appositamente per resistere all’umidità e all’acqua, come ad esempio il <strong>teak</strong>. Con queste tipologie particolari di legno sono realizzati:</p>
<ul>
<li>mobili da esterno, come ombrelloni, tavoli, sedie, sedie a sdraio, etc</li>
<li>gazebo da esterno</li>
<li>accessori per il bagno, come “tappeti” per la doccia o portaoggetti per la vasca.</li>
</ul>
<p><strong>Link a siti web che si occupano di legno nell&#8217;arredamento</strong></p>
<p><strong>Legno Lamellare</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legnolamellare.it/">www.illegnolamellare.it</a><br />
</span>Tutto quello che c’è da sapere sul legno lamellare, comprese le normative di riferimento.</p>
<p><strong>Vero Legno</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.verolegno.it/">www.verolegno.it</a><br />
</span>Sito del consorzio che certifica prodotti realizzati in vero legno, contro le imitazioni.</p>
<p><strong>Il legno<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.il-legno.it/">http://www.il-legno.it/</a><br />
</span>Per sapere tutto sul legno, la sua provenienza e le sue lavorazioni, direttamente dall’Associazione culturale del Legno. Presente anche un forum di discussione.</p>
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