Storia dell’erboristeria

L’erboristeria è una scienza antica, che affonda le proprie radici nei millenni passati. Da sempre, infatti, la storia dell’uomo si è intrecciata con l’utilizzo della straordinaria varietà di erbe e piante spontanee presenti ovunque sul pianeta. Tutte le culture possiedono un vasto patrimonio legato all’utilizzo di vegetali come alimenti, medicine per la cura di malattie o rimedi contro qualsiasi genere di patologia. Ecco in questa guida un approfondimento sulla straordinaria storia dell’erboristeria, da secoli vero e proprio patrimonio dell’umanità.

Storia dell'erboristeria

Origini storiche dell’erboristeria

L’utilizzo delle piante a scopi terapeutici e medicinali risale ai millenni passati, ed è un percorso evolutivo che praticamente tutti i popoli hanno in comune. Perciò, non è possibile risalire ad uno specifico periodo di “invenzione”, né in particolare ad uno scopritore delle proprietà curative delle piante. Nel processo di scoperta di tutto ciò che l’uomo aveva intorno a sé, a un certo punto della storia ed in modo puramente casuale, devono essere stati notati effetti benefici in seguito all’utilizzo di alcune piante. Probabilmente gli uomini di allora non sapevano né il perché, né in che modo alcuni vegetali piuttosto che altri potessero curare alcune malattie, ma le conoscenze riguardo alle loro applicazioni vennero tramandate di generazione in generazione.

Nacquero, ad un certo punto della storia e nell’ambito di civiltà caratterizzate da una certa struttura sociale, delle figure che si occupavano dell’utilizzo delle erbe e delle piante come strumento curativo: i primi “uomini di medicina” godevano di un riconoscimento molto importante nella società. Essi venivano visti come persone superiori, poiché aventi accesso a poteri curativi che si riteneva discendessero direttamente dagli dèi, e che pertanto giocavano nella società il ruolo di intermediari con l’ignoto.

Le conoscenze mediche basate sull’utilizzo delle piante trovarono terreno fecondo soprattutto all’interno della Mezzaluna fertile, dell’Egitto, della Cina, della Persia e dell’India: è proprio in queste zone che la pratica erboristica si sviluppò per prima. Dalla Mesopotamia, in particolare, la tradizione di medicina antica si spostò sempre più verso ovest, arrivando a lambire il bacino del Mediterraneo sino a toccare l’Asia Minore, la Grecia e via via tutti i paesi che si affacciano sul nostro mare.

Accanto ai grandi personaggi ed ai medici dei tempi antichi vanno menzionate anche quelle persone di cui le testimonianze storiche non portano traccia: gente comune che utilizzava i medicamenti di origine naturale nella vita di tutti i giorni. Soprattutto chi viveva a contatto con la natura come, ad esempio, agricoltori e cacciatori erano depositari di una tradizione legata all’utilizzo delle varietà spontanee che crescevano nel proprio territorio. Gli utilizzi alimentari, culinari, medicinali e cosmetici delle piante erano perciò tramandati di generazione in generazione, anche se le tracce di questo vero e proprio patrimonio culturale si perdono spesso nei meandri della storia.

Erboristeria nelle prime civiltà

La Mesopotamia fu probabilmente il primo luogo dove la pratica medica basata sull’utilizzo delle erbe visse la sua prima vera età d’oro. Sembra che già 60.000 anni fa le civiltà mesopotamiche utilizzassero comunemente diversi tipi di erbe medicinali, e questo dato è confermato dai ritrovamenti di tali vegetali all’interno di tombe antiche. In una di esse (la “Shanidar IV”, situata nel nord dell’Iraq) vennero trovate addirittura sette diverse specie di piante curative tuttora impiegate. I Sumeri, 5000 anni fa, descrissero l’utilizzo medicinale di diverse piante come, ad esempio, timo, alloro e cumino dei prati.

Per quanto riguarda la civiltà egizia più grande medico conosciuto è Imhotep, che visse intorno al 2700 a.C. e che dai suoi contemporanei venne considerato un potente guaritore. Dopo la sua morte, la grande fama di Imhotep fece sì che questo personaggio venisse elevato al rango di un dio, e venerato per secoli come divinità protettrice dei medici, della scienza e della salute. Sempre nell’ambito della cultura egizia un importantissimo documento scritto è il papiro Ebers, risalente a circa 1550 anni prima della nascita di Cristo, le cui 108 pagine riportano un vero e proprio concentrato di formule magiche, rimedi naturali, prescrizioni mediche. Dei 700 rimedi descritti molti erano legati all’occulto ed alla magia, ma altri derivavano direttamente da conoscenze mediche, osservazioni empiriche e pratiche scientifiche.

La grande civiltà greca fu la culla di medici importantissimi anche al giorno d’oggi, che gettarono le basi vere e proprie della moderna medicina. La conoscenza delle erbe a scopi medici derivava probabilmente anche dai frequenti scambi che i greci avevano con gli altri popoli del bacino del Mediterraneo, soprattutto gli Egizi, e dai contatto con Asia minore e Mesopotamia. Aristotele (384-322 a.C.), ad esempio, sosteneva che le piante possedessero un’anima. Forse il più grande dei medici greci fu Asclepio, che secondo la tradizione era nato dall’unione del dio Apollo con la ninfa Coronide. Non si sa se questo personaggio sia veramente esistito dal punto di vista storico, ma sta di fatto che egli era venerato come dio della medicina; sempre secondo la mitologia, Asclepio ebbe dei figli altrettanto “illustri”: Igea, la salute; Podalirio, medico; Telesforo, dio della convalescenza; Iaso, che causava malattie; e infine Panacea, che per contro possedeva il dono di curare tutti i mali. Il mondo romano abbracciò la venerazione di Asclepio, che divenne per loro Esculapio. Un altro grande medico greco fu Ippocrate, considerato a tutti gli effetti il padre della moderna medicina occidentale. Nato a Kos nel 460 a.C., Ippocrate fu il primo a praticare la medicina secondo un metodo scientifico rigoroso, stabilendo un sistema fondato su diagnosi e prognosi che riconosceva le malattie come fenomeni di origine naturale, scardinando così la convinzione degli antichi che credevano che esse derivassero da elementi magici e misteriosi che trascendevano la comprensione umana. Ippocrate utilizzava oltre quattrocento medicine per la cura dei propri pazienti, e la stragrande maggioranza di esse erano di origine vegetale. Ancor oggi, molte rappresentano i capisaldi della pratica erboristica. Risalgono al IV secolo a.C. i primi erbari greci, che raccoglievano informazioni riguardo alle specie vegetali ed alle loro applicazioni mediche; uno dei più importanti fu quello redatto da Diocle di Caristo.

L’erboristeria, e parallelamente la medicina antica, vissero un periodo di grande evoluzione attorno al IV secolo a.C. in Egitto, ed in particolar modo all’interno della Scuola Alessandrina fondata dalla dinastia dei Tolomei. Attorno a questa Scuola si raccolsero i migliori sapienti provenienti dal Medio Oriente, dall’Asia minore e dal bacino del Mediterraneo; i medici più importanti furono ad esempio Erofilo (335-280 a.C.), Apollonio di Cizio (I secolo a.C.) e Mitridate (130 a.C. circa). Mitridate, in particolare, fu un grande studioso dei veleni e dei loro rispettivi antidoti: egli raccoglieva le erbe e le studiava, lasciando nei propri scritti preziose informazioni riguardo al loro utilizzo come medicinali.

Nella pratica medica della Roma antica, un riconoscimento doveroso va a Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), naturalista il cui capolavoro fu la Naturalis Historia, che per secoli fu il testo di riferimento in materia di conoscenze scientifiche e tecniche. Dei trentasette volumi della Naturalis Historia, ben sette erano relativi alle piante ed ai loro usi medicinali. Grandi medici nacquero ed operarono anche nella cultura araba, che intorno al X secolo raggiunse straordinari livelli di cultura e civilizzazione. Soprattutto città come il Cairo, Damasco, Baghdad, ma anche l’Africa settentrionale ed il Sud della Spagna (in particolare, Cordoba) erano veri e propri centri culturali dove la teoria e la pratica medica raggiungevano livelli superiori a tutto il resto del mondo conosciuto.

Le pratiche legate all’utilizzo delle erbe vissero età d’oro anche in Asia, Africa e nelle Americhe; basti pensare ad esempio agli utilizzi di erbe e sostanze allucinogene da parte degli sciamani dell’Amazzonia, delle foglie di coca consumate dalle popolazioni andine, dei funghi impiegati dai sacerdoti di varie culture in grado di creare veri e propri stati di “trance” trasformando chi li assumeva in veri e propri intermediari con il mondo dell’aldilà. Le più importanti tradizioni curative basate sull’utilizzo delle erbe sono le asiatiche Siddha ed Ayurvedica (India), la medicina tradizionale africana, la medicina tradizionale cinese (zh?ngyào), quella sciamanica del Sudamerica e la medicina dei Nativi Americani.

Erboristeria nel Medioevo

Non sempre la pratica erboristica visse un’epoca felice, e questo si può dire in particolar modo del periodo medievale durante il quale, in Europa, chiunque praticasse la medicina naturale poteva essere accusato di stregoneria.

In Europa le preziose conoscenze del mondo arabo, greco e romano riguardanti la medicina naturale e l’erboristeria venivano tramandate e diffuse dall’opera degli amanuensi, i frati che all’interno di abbazie e monasteri erano incaricati di copiare i libri antichi. All’interno di questi luoghi di culto erano perciò racchiuse le conoscenze legate all’utilizzo terapeutico delle piante, che i monaci sfruttavano essi stessi per curare le malattie. Spesso, inoltre, i monasteri avevano il proprio orto nel quale si coltivavano queste importanti risorse medicamentose.

Accanto a queste conoscenze religiose c’era l’uso delle erbe da parte della gente comune, che le impiegava nella vita di tutti i giorni. Con il fanatismo religioso del periodo tardo medievale, tuttavia, le donne che padroneggiavano l’arte della medicina basata sulle erbe vennero additate dalla Chiesa come serve del diavolo. La caccia alle streghe nacque verso la fine del XV secolo, e non terminò che nel diciottesimo secolo: l’ultima strega messa a morte fu Anna Göldi, in Svizzera, nel 1782. Durante questo periodo di fobie ed insane credenze, la medicina tradizionale erboristica visse una fase di repressione ed oscurantismo; ciononostante, il patrimonio di conoscenze legato alle erbe ed alle piante spontanee è sopravvissuto, ed è stato tramandato sino ai giorni nostri.

Erboristeria moderna

La medicina alternativa e la naturopatia sono medicine che stanno prendendo sempre più piede nelle nazioni industrializzate, nelle quali molte persone sentono il richiamo verso il mondo naturale: una vera e propria “riscoperta” del passato. Nonostante l’avvento della moderna medicina e farmacologia, l’erboristeria rappresenta dunque un importante risorsa nell’ambito della cura delle malattie. Non bisogna infatti dimenticare che i principi attivi contenuti nelle piante sono, spesso, la base dei farmaci di moderna concezione. Ad esempio derivano dalle piante l’acido salicilico contenuto nell’aspirina, le sostanze oppiacee, il chinino e moltissime altre sostanze dall’azione curativa. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), circa il 25% di tutti i farmaci utilizzati negli Stati Uniti sono derivati dalle piante, e ben 7000 prodotti elencati nelle moderne farmacopee sono di origine vegetale.

Sempre secondo l’OMS, ben l’80% della popolazione mondiale al giorno d’oggi utilizza la tradizionale medicina erboristica per la cura delle malattie. Tale percentuale è giustificata non tanto dalla “riscoperta” dell’erboristeria da parte del mondo civilizzato, quanto piuttosto dal fatto che la maggior parte della popolazione mondiale non ha possibilità di accesso alle medicine moderne. Nei paesi più poveri, dove le medicine rappresentano un bene di lusso che solo in pochi si possono permettere, i rimedi derivanti dalle erbe possono invece essere ottenuti in modo decisamente più economico da coltivazioni su piccola scala, oppure essere raccolti direttamente in natura.

Prodotti erboristici

Al giorno d’oggi è disponibile sul mercato una grandissima varietà di prodotti erboristici, che possono essere principalmente rappresentati da:

  • Tinture
    i principi attivi delle piante sono estratti dall’alcol etilico. Le tinture possono contenere alcol puro al 100%, oppure essere costituite da acqua ed alcol (di solito almeno il 25%);
  • Elisir
    sono estratti alcolici di erbe, e di solito contengono il 12-38% di alcol. Si producono mescolando le erbe con alcolici (come ad esempio grappa, vodka…);
  • Tisane
    decotti, macerati: si preparano mettendo le erbe in infusione nell’acqua (bollente per i primi due, fredda nel caso dei macerati);
  • Oli essenziali
    i composti aromatici vengono estratti direttamente dalla pianta e diluiti in un solvente (ad esempio, olio di mandorla o di oliva);
  • Balsami, creme, lozioni
    si ottengono dagli oli essenziali;
  • Impacchi
    si preparano utilizzando erbe ed acqua, applicandole in un bendaggio di garza;
  • Erbe fresche
    le erbe si consumano tal quale, appena raccolte;
  • Sciroppi
    i principi attivi delle erbe medicinali vengono estratti immergendo le erbe in acqua zuccherata o miele, facendo bollire e successivamente macerare il tutto;
  • Aromaterapia, inalazione: le erbe vengono utilizzate direttamente, o con l’utilizzo di aerosol.

Ciascuno di questi metodi di utilizzo è indicato a seconda della tipologia terapeutica e dell’efficacia che i metodi estrattivi hanno nei confronti dei principi attivi contenuti nelle piante.

Come aprire una erboristeria

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