Papaya fermentata

Fra gli ultimi prodotti entrati nel panorama erboristico, la papaya fermentata è diventata una delle preparazioni salutistiche più ricercate. Se ne declamano le proprietà antiossidanti ed immunostimolanti, utili al benessere ed alla salute dell’organismo ed in grado di allontanare lo spettro del Morbo del Parkinson, dell’Alzheimer e di altre gravi malattie dovute all’età. A differenza di altri prodotti di storico utilizzo e di comprovata efficacia, la papaya fermentata deve essere considerata soprattutto come un “fenomeno di costume”: ecco dunque una guida che ne rivela le caratteristiche, le proprietà e il parere della scienza a riguardo.

Frutto della papaya e proprietà benefiche

La papaya è una frutto prodotto dalla pianta Carica papaya, una pianta nativa della fascia tropicale americana ed appartenente alla famiglia delle Caricaceae. Questo frutto, negli ultimi anni, è diventato di facile reperibilità anche presso i punti vendita della grande distribuzione, perciò le sue caratteristiche sono ben note alla maggior parte delle persone: si tratta di un frutto di forma oblunga, il cui peso può variare dai 500-600 grammi (per i frutti destinati all’esportazione) sino a 8-9 chilogrammi. Il colore della buccia è variabile: verde quando il frutto è ancora acerbo, che tende ad assumere screziature arancioni, gialle o rosa quando sopraggiunge la maturazione.

Nella papaia sono contenute diverse sostanze biologicamente attive: le più importanti sono la papaina e la chimopapaina, principi attivi che hanno una funzione proteolitica. Questi enzimi, in parole povere, sono in grado di facilitare la digestione delle proteine ed è per questo che la papaya può essere utile per facilitare l’assimilazione degli alimenti di più difficile digestione. E non solo: la papaina viene estratta mediante processi industriali e commercializzata in preparati utilizzati per rendere la carne tenera, poiché riesce a demolirne le fibre grazie all’azione proteolitica enzimatica.

La papaya viene tradizionalmente impiegata come trattamento per diversi disturbi di natura gastrointestinale come, ad esempio, digestione difficoltosa, meteorismo, costipazione, diarrea e sindrome dell’intestino irritabile.

Papaya fermentata

Nella papaya sono contenute sostanze ritenute in grado di svolgere un’azione antinfiammatoria, blandamente diuretica ed antiedemigena, ovvero che impedisce l’accumulo di liquidi (edemi) nell’organismo. Per questo, il frutto viene anche consigliato come coadiuvante per il trattamento della cellulite e della ritenzione idrica in generale.

L’elevato contenuto in sostanze ad azione antiossidante, come i carotenoidi ed il licopene, rende la papaya un frutto utile per rallentare i processi di invecchiamento cellulare, contrastando l’azione dei radicali liberi. Questi stessi pigmenti vegetali sono risultati, in seguito ad esperimenti effettuati in vitro, ad azione antiproliferativa nei confronti dello sviluppo di cellule tumorali, probabilmente anche grazie ad una stimolazione indiretta del sistema immunitario.

Secondo risultati preliminari, la papaya risulta essere in grado di combattere infezioni da Escherichia coli, Salmonella typhi e Staphylococcus aureus: tuttavia questa azione antibatterica deve essere ulteriormente studiata e confermata su larga scala dalla ricerca medica. Infine, si ritiene che la papaya possa svolgere un’azione nefroprotettiva, ovvero proteggere i reni in caso di insufficienza renale dovuta ad intossicazioni di vario genere.

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Insomma, la papaya è un frutto dalle ottime proprietà non solo nutrizionali, ma in grado di curare disturbi di diversa natura. E cosa si può dire della papaya fermentata?

Cos’è la papaya fermentata

Arriviamo dunque a parlare della popolare papaya fermentata, un prodotto del quale negli ultimi tempi si parla molto. Come si desume dal nome, questo integratore si ottiene a partire dal frutto della papaya non ancora completamente maturo che viene sottoposto ad un processo di fermentazione naturale protratto per diversi mesi, che avviene ad opera di particolari microorganismi come lieviti e batteri. Al termine di questo periodo, la papaya viene ridotta in una polvere finissima; una denominazione commerciale nella quale talvolta ci si può imbattere è anche FPP (Fermented Papaya Preparation).

Quali sono, dunque, le differenze fra frutto fresco e papaya fermentata? Il processo di fermentazione determina un cambiamento radicale delle caratteristiche del prodotto, sia dal punto di vista nutrizionale che per quanto riguarda i principi attivi presenti. Innanzitutto la fermentazione “distrugge” gran parte dei componenti originali rappresentati da enzimi, amminoacidi, vitamine, trasformandoli in zuccheri (oligosaccaridi) ed altre sostanze cui si attribuiscono proprietà antiossidanti ed immunostimolanti.

Per queste declamate proprietà, i supplementi a base di papaya fermentata vengono consigliati in tutte quelle situazioni contraddistinte da elevati stress a carico dell’organismo come, ad esempio, alimentazione squilibrata, ingestione di alcol, fumo, inquinamento ambientale, esaurimento nervoso, affaticamento, nervosismo. Le sostanze ad azione antiossidante contenute nella papaya fermentata sarebbero in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi prodotti dall’organismo in queste condizioni “difficili”. Dal combattere i radicali liberi alla cura di gravi patologie il passo è breve: presto alla papaya fermentata si attribuiscono perciò anche capacità di combattere molti tipi di malattie neurodegenerative e legate all’età, patologie del sistema cardiovascolare, osteoporosi, sino addirittura ad arrivare alla cura del cancro.

Cosa dice il mondo della ricerca a riguardo? Al momento sono pochissimi gli studi clinici, effettuati sull’uomo, quantitativamente rilevanti a supporto di tali affermazioni. Ciò significa che, se non si può escludere che la papaya fermentata abbia effettivamente un’azione benefica, non si può nemmeno affermare la veridicità di tale affermazione in assenza di prove. Gli unici risultati a disposizione sono test effettuati in vitro, o su animali, ed i risultati non sono certamente trasferibili a livello umano.

Tale mancanza di studi medici significa che, oltre a non saper affermare con certezza se la papaya fermentata è efficace oppure no, non è nemmeno possibile sapere quali siano le possibili controindicazioni, gli effetti collaterali e nemmeno il dosaggio raccomandato.

È bene ricordare che chi soffre di morbo di Parkinson, Alzheimer, malattie neurodegenerative o patologie neurologiche di qualsiasi genere non può affidarsi ad una cura fai-da-te a base di papaya fermentata, poiché non esistono prove scientifiche riguardo alla sua efficacia. Queste malattie vanno – affermazione banale, ma vale sempre la pena ripeterla – valutate da un medico specialista, e curate di conseguenza.

Papaya fermentata: utile integratore o trovata commerciale?

Il grande successo commerciale raccolto dalla papaya fermentata è dovuto al clamore che fecero le dichiarazioni di Luc Montagnier, illustre medico, biologo e virologo francese premio Nobel per la Medicina nel 2008. Il professor Montagnier dichiarò di aver sottoposto Papa Giovanni Paolo II ad una terapia a base di papaya fermentata, affermando che la cura determinò un notevole miglioramento dei sintomi del Morbo di Parkinson, che all’epoca affliggeva pesantemente il pontefice.

La scienza rimase perplessa riguardo a tali affermazioni: si sollevarono infatti dubbi sia sulla veridicità di quanto affermato, sia sulla scientificità di una cura per la quale non erano noti i principi attivi ed i presupposti di carattere medico. E sotto gli occhi di tutti erano anche le condizioni fisiche del compianto Giovanni Paolo II che, anche a voler essere ottimisti, non parevano davvero migliorate secondo quanto invece entusiasticamente affermato dal professor Montagnier.

Di tali perplessità non tennero conto né la pubblicità né le industrie del settore che, fiutando l’affare, cominciarono a commercializzare prodotti a base di papaya fermentata declamandone le proprietà benefiche sulla salute. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca dell’”elisir di lunga vita” è diventata un vero e proprio must della società, alla quale vengono via via proposti nuovi prodotti “miracolosi”: e si tratta di prodotti spesso venduti a caro prezzo. Un integratore di papaya fermentata (del quale omettiamo il nome per ovvie ragioni) viene venduto nelle farmacie al “modico” prezzo di 40 euro per una confezione da 20 bustine, ma in commercio esistono anche prodotti ben più costosi.

Ecco quanto afferma il portavoce per la Lombardia di Federfarma (la federazione dei farmacisti) Alessandro Carletti riguardo alla commercializzazione dei prodotti a base di papaya fermentata:

“Stiamo registrando una crescente richiesta. Il consumatore abituale non è, però, la persona anziana; ha, in media, un’età fra i quaranta e i cinquant’anni, è di ceto medio-alto, con un buon livello di istruzione. Il costo della cura, peraltro, non è contenuto, visto che se ne prendono una o due bustine al giorno”.

La ricerca scientifica è sostanzialmente rimasta fredda nei confronti della papaya fermentata e delle sue millantate proprietà, dedicando a questo integratore complessivamente pochi studi rispetto ad altri prodotti del panorama salutistico. Tuttavia non si può non riconoscere che la promozione di un popolare premio Nobel (tra l’altro, in un campo del tutto diverso: la ricerca sull’AIDS) come Luc Montagnier abbia giocato un ruolo strategico dal punto di vista della popolarità fra la gente comune. Persone che in assenza di basi scientifiche e mediche sono, ovviamente, portate a credere alle affermazioni di questo eminente scienziato.

Ecco cosa afferma a riguardo della papaya fermentata Silvio Garattini, fondatore nel 1963 e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano:

“Ancora non riesco a capire come un ricercatore dello spessore di Montagnier possa farsi promotore di un preparato del genere. Non perché si tratta di un integratore, ma perché non esistono a tutt’oggi studi che ne abbiano dimostrato l’efficacia. Non si può consigliare una sostanza se niente dimostra che funzioni“.

Chiudiamo con quanto affermato dalla dottoressa Adriana Maggi, direttore del Centro di Eccellenza sulle Malattie Neurodegenerative (CEND) dell’Università di Milano:

“Ben vengano studi sull’estratto di papaya e l’invecchiamento cerebrale; noi non abbiamo niente in contrario, ma per ora quel che vediamo è solo un fenomeno commerciale, di ricerca neanche l’ombra”.

La papaya è un ottimo frutto, ricco di vitamine, sali minerali ed antiossidanti, e può essere utile nell’ambito di una alimentazione sana, variata ed equilibrata. Non è corretto tuttavia, nei confronti del consumatore, attribuire a questo frutto proprietà delle quali non esistono in questo momento prove certe.



5 Commenti

  1. lina
  2. elena62
  3. pay
  4. Giovanni Lattanzi
  5. vera

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