Dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno, sulla base di questa caratteristica dell’individuo, indica quali sono i cibi ritenuti salutari e quali, invece, quelli da escludere perché considerati “dannosi”. L’appartenenza a un tipo o all’altro implica inoltre la maggiore suscettibilità nei confronti di determinate malattie, che è possibile contrastare grazie ad un’alimentazione calibrata. Scopriamo in questa guida in cosa consiste la dieta del gruppo sanguigno e il parere della scienza in merito.

La dieta del gruppo sanguigno

Prima di affrontare la dieta del gruppo sanguigno, è bene conoscere i principi su cui essa si basa, ossia i rapporti tra alimentazione (e quindi dieta) e il nostro gruppo sanguigno.

Fra le molte caratteristiche che distinguono le medicine alternative da quelle tradizionali ve n’è una particolarmente significativa: il riconoscimento del fatto che ciascun individuo è unico dal punto di vista biochimico. Ciò comporta una conseguenza pratica molto importante, ovvero che le cure ed i trattamenti dovrebbero essere calibrati in funzione delle caratteristiche dell’individuo adattandosi in questo modo alla sua ‘unicità’.

Questa variabilità di trattamento non deve essere intesa in riferimento al codice genetico della persona, il che comporterebbe un approccio troppo complesso e non rispondente alle finalità della medicina alternativa. Secondo il naturopata statunitense Peter J. D’Adamo, ideatore della dieta del gruppo sanguigno, un approccio semplice ma efficace è quello di basarsi sui gruppi sanguigni delle persone, che rappresentano una sorta di “anello mancante” fra la genetica e la variabilità reale dell’individuo. D’Adamo afferma infatti che

Ci deve essere una ragione dell’esistenza di così tanti paradossi nella dietetica e nella sopravvivenza alle malattie, del perché alcune persone perdono peso e altre no quando sottoposte allo stesso regime dietetico, e dei motivi per cui solo alcuni soggetti mantengono la propria vitalità anche con l’invecchiamento”.

La risposta potrebbe essere proprio data dall’appartenenza ai quattro diversi gruppi sanguigni: O, A, B e AB.

Le ricerche compiute da D’Adamo nel campo dell’antropologia, della genetica e della storia della medicina hanno portato alla conclusione che

il gruppo sanguigno rappresenta la chiave in grado di aprire le porte dei misteri di salute, malattia, longevità e vitalità fisica…”.

L’applicazione pratica di questa scoperta implica che ciascun individuo, sulla base del proprio gruppo sanguigno, può adottare scelte ottimali in termini di dieta, esercizio fisico, supplementazione e terapie mediche.

Per “dieta” non si intende un particolare regime alimentare finalizzato alla perdita di peso, bensì un insieme di indicazioni relative agli alimenti più adatti a quel preciso tipo genetico, ovvero un generale “modo di mangiare”. Naturalmente questo tipo di dieta può avere fra i suoi effetti positivi anche il dimagrimento ed il mantenimento del peso forma.

Dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno A “agricoltore”

Secondo D’Adamo, il gruppo sanguigno A deriva dalle popolazioni di cacciatori-raccoglitori del paleolitico che, dopo la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, divennero stanziali. L’incremento di carboidrati nella dieta di questi uomini causò nel tempo un graduale adattamento del sistema digerente, che diventò sempre più efficiente nello sfruttamento delle risorse alimentari derivanti da cereali e granaglie.

Questi adattamenti evolutivi possono essere tuttora osservati nella struttura digestiva del Tipo A, caratterizzata da bassi livelli di acido cloridrico nello stomaco, elevati livelli di enzimi per la digestione dei disaccaridi e scarsa produzione di fosfatasi alcalina nell’intestino. Secondo D’Adamo queste sono le cause della difficile digestione e metabolizzazione di proteine e grassi di origine animale da parte del Tipo A.

Ecco perché al Tipo A si consiglia di adottare un regime dietetico vegetariano.

Grandi sono infatti i giovamenti, come ad esempio perdita di peso e incremento della vitalità, che possono derivare dall’eliminazione dalla dieta dei cibi “tossici” per questo gruppo. Per molte persone è difficile rinunciare al consumo di carne per rimpiazzarlo con proteine della soia ed altri alimenti, ma i benefici sulla salute ripagano abbondantemente da questo sacrificio.

È importante che il Tipo A consumi cibi nello stato più naturale possibile: freschi, dunque, e possibilmente provenienti da agricoltura biologica. Con l’introduzione di una simile dieta il Tipo A può letteralmente “ricaricare” il proprio sistema immunitario e ridurre il rischio della comparsa di gravi patologie.

Il Tipo A è, per la sua natura genetica, particolarmente sensibile allo stress e caratterizzato da elevati livelli di base dell’ormone cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali proprio come risposta alle situazioni stressanti. Ecco perché il Tipo A spesso soffre di disturbi del sonno, ispessimento del sangue, riduzione della lucidità durante il giorno e perdita di massa muscolare a favore dell’aumento dei depositi di grasso. Nei casi più gravi, questi disturbi possono sfociare in gravi patologie come ad esempio insulinoresistenza, ipotiroidismo e disturbi ossessivo-compulsivi.

D’Adamo suggerisce che, per bilanciare i livelli di cortisolo, il Tipo A deve limitare i consumi di caffeina, zuccheri ed alcol, evitando di saltare i pasti e soprattutto la prima colazione. Il Tipo A dovrebbe consumare piccoli pasti frequentemente, in modo da stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.

Per evitare un eccesso di cortisolo, le persone con gruppo sanguigno A devono evitare di esporsi a situazioni di stress come ad esempio emozioni negative, luoghi eccessivamente affollati o rumorosi, fumo, insufficiente riposo notturno, condizioni meteorologiche estreme (es. troppo caldo o troppo freddo), ma anche forti odori o profumi, programmi televisivi violenti ed esercizio fisico eccessivo.

La dieta del gruppo sanguigno B “nomade”

Secondo D’Adamo il Tipo B si è evoluto nelle aree montagnose dell’Himalaya indiano e pakistano. L’uomo giunse in queste remote regioni dalle savane africane e il cambiamento climatico innescò meccanismi di mutazione e selezione genetica. Sembra che il gruppo sanguigno B apparve per la prima volta in India e nella regione degli Urali in popolazioni miste caucasiche e mongole.

Il Tipo B divenne ben presto una caratteristica predominante delle grandi tribù che abitavano le steppe eurasiatiche, ed ancor oggi è il gruppo sanguigno con la distribuzione geografica più nettamente definita di tutti e quattro. Il gruppo B è infatti estremamente comune nelle popolazioni asiatiche di Giappone, Corea, Cina, Mongolia e India, mentre in Europa le persone di Tipo B sono poche e – si ritiene – in gran parte discendenti proprio dalle popolazioni asiatiche che migrarono in Europa nei secoli passati.

Il Tipo B porta in sé un potenziale genetico estremamente adattabile ed in grado di prosperare anche nelle condizioni ambientali più disparate. A differenza dei gruppi sanguigni A e O, che rappresentano le estremità opposte dello spettro, il Tipo B si distingue per una notevole flessibilità che gli permette di muoversi lungo il continuum di variabilità verso le condizioni di volta in volta più favorevoli. Il motivo di questa adattabilità deriva proprio dalle condizioni nelle quali vivevano i nostri primi progenitori di Tipo B, che dovevano bilanciare per la loro sopravvivenza gli alimenti di origine animale e vegetale.

In condizioni di stress, il Tipo B tende a produrre quantità di cortisolo superiori al normale. Inoltre, le persone con questo gruppo sanguigno sono sensibili alla lecitina contenuta negli alimenti e questo può portare ad un aumento del rischio di sviluppare sindromi metaboliche, infiammazioni, infezioni da virus e malattie autoimmuni. Nonostante queste potenziali problematiche, D’Adamo afferma che un Tipo B che conduce una vita sana e rispettosa del proprio gruppo sanguigno è, fra tutti, quello che tende ad avere meno fattori di rischio e ad essere più in forma, fisicamente e mentalmente.

Dal punto di vista dietetico, gli alimenti che il Tipo B deve controllare maggiormente nella propria alimentazione sono rappresentati da frumento, mais, grano saraceno, lenticchie, arachidi, pomodori e semi di sesamo. Questi sono infatti i maggiori responsabili dell’aumento di peso in soggetti del gruppo B, dal momento che influenzano profondamente l’efficienza dei processi metabolici.
Se l’alimentazione risulta troppo ricca di questi prodotti vegetali, il Tipo B può soffrire anche di ipoglicemia, ritenzione di liquidi e generale affaticamento fisico.

Un aspetto molto importante sottolineato da D’Adamo è che il Tipo B dovrebbe evitare di consumare la carne di pollo. Il motivo è che il pollo contiene particolari lecitine agglutinanti che possono ispessire il sangue e aumentare il rischio di disordini immunitari e attacchi cardiaci. Si suggerisce quindi di sostituire il pollo con altre fonti proteiche animali come ad esempio coniglio, capra, agnello, montone e cacciagione. Ai fini del dimagrimento e del mantenimento del proprio peso forma sono invece consigliate verdure a foglia larga, uova, carni in generale e latticini a ridotto contenuto di grassi.

La dieta del gruppo sanguigno “cacciatore”

Lo “0” rappresentò il primo gruppo sanguigno a comparire nei nostri antenati, che milioni di anni fa erano predatori aggressivi, scaltri e circospetti. Le medesime caratteristiche comportamentali si ritrovano negli esseri umani odierni con gruppo 0, che tipicamente sono estroversi, pratici, energici, ottimisti e determinati nei loro scopi ed hanno la tendenza a diventare dei leader. Nonostante il Tipo 0 sia per sua natura produttivo ed efficace, in condizioni di stress la sua risposta si traduce negativamente in iperattività, impulsività e manifestazioni di collera.

Se il Tipo 0 non conduce uno stile di vita ottimale (es. dieta non bilanciata, elevati livelli di stress, comportamenti non salutari, mancanza di esercizio fisico), il risultato è una maggiore predisposizione nei confronti di disturbi metabolici e non quali aumento del peso corporeo, ritenzione idrica, sensazione di affaticamento, ipotiroidismo e insulinoresistenza.

Dal punto di vista genetico l’appartenenza al Tipo 0 comporta una maggior predisposizione nei confronti di malattie come disturbi della tiroide ed ulcere; in quest’ultimo caso in particolare, diverse ricerche hanno evidenziato un’incidenza di ulcera ben due volte superiore nel Tipo 0 rispetto a tutti gli altri gruppi sanguigni.

Nel Tipo 0 i livelli di ormoni tiroidei sono solitamente bassi, così come lo iodio che sta alla base del funzionamento della tiroide; per ovviare a questi problemi, D’Adamo non suggerisce l’utilizzo di integratori a base di iodio ma piuttosto un’alimentazione ricca in pesce di mare e alghe. Il Fucus, ad esempio, è un’alga marina che contiene elevate quantità di iodio e può essere utile per il controllo del peso corporeo e per l’ottimizzazione del funzionamento della tiroide.

Nei soggetti di Tipo 0 i livelli di acidità dello stomaco sono più elevati rispetto agli altri gruppi sanguigni, e questo si traduce in una maggiore incidenza di irritazioni gastriche ed ulcere. Per questo, D’Adamo consiglia di ricorrere prima dei pasti a preparazioni a base di liquirizia deglicirrinizzata (DGL) che stimola la produzione del muco a protezione delle pareti dello stomaco.

La dieta del gruppo sanguigno AB “camaleonte”

Si tratta del gruppo sanguigno più raro in assoluto, che caratterizza solo una percentuale esigua della popolazione (meno del 5%). Sembra addirittura che sino a 1000-1200 anni fa non esistesse nemmeno questo gruppo sanguigno, e che esso sia poi stato originato dall’unione di individui di Tipo A e Tipo B.

Il gruppo sanguigno AB è quindi l’unico dei quattro ad essere stato originato non dall’adattamento dell’uomo alle caratteristiche dell’ambiente, bensì dall’incrocio fra soggetti di tipo diverso: per questo motivo, nel Tipo AB si riflettono sia gli aspetti positivi che quelli negativi dei gruppi A e B. Le caratteristiche di questo gruppo sanguigno sono per certi versi camaleontiche; alcuni soggetti sono molto simili al Tipo A, altri al Tipo B, mentre altri ancora presentano caratteristiche intermedie fra i due.

Come visto precedentemente il Tipo A presenta una bassa acidità di stomaco, e il Tipo B una forte affinità per la carne. Perciò, il Tipo AB spesso presenta una insufficiente capacità di metabolizzazione delle proteine animali che si traduce alla tendenza ad accumulare grasso nei propri tessuti. Dall’altro lato il Tipo AB, proprio come il B, risulta essere maggiormente predisposto all’ipoglicemia causata dalla ridotta produzione di insulina in seguito al consumo di cereali e legumi, il che si traduce in un metabolismo dei cibi poco efficiente.

Per evitare problemi è bene che il Tipo AB eviti il consumo di caffeina e di alcool, soprattutto in situazioni di stress; i cibi invece considerati come toccasana per il benessere sono pesce (salmone, sardine, tonno, lampuga), tofu, verdure e latticini (soprattutto yogurt e kefir). Da evitare totalmente le carni affumicate o stagionate, dal momento che questi alimenti possono aumentare il rischio di cancro allo stomaco nei soggetti con bassi livelli di acidità gastrica.

Il Tipo AB dovrebbe consumare piccoli pasti frequenti ed evitare le grandi abbuffate che possono amplificare i problemi causati dalla scarsa efficienza digestiva. Un altro consiglio di D’Adamo è quello di evitare le combinazioni di alimenti che possono complicare la digestione; ad esempio, è bene non consumare proteine e amidi nel corso dello stesso pasto.

Parere della scienza sulla dieta del gruppo sanguigno

Il mondo medico è fortemente scettico nei confronti delle teorie di D’Adamo. La critica più forte è rappresentata dal fatto che il naturopata statunitense non porta nessuna prova scientifica a supporto delle sue affermazioni che, per certi versi, possono essere definite come una sorta di “filosofia dietologica”.

Notevole, però, è stato il successo che le affermazioni di D’Adamo hanno riscosso in tutto il mondo e, soprattutto, fra praticanti e gli estimatori delle medicine alternative. Si tratta infatti di una teoria piuttosto affascinante, basata sull’evoluzione della specie umana che ha visto la comparsa dei diversi gruppi sanguigni come conseguenza di caccia, agricoltura e nomadismo.

Il discorso dell’agglutinazione delle proteine, elemento ricorrente nelle affermazioni di D’Adamo, è certamente d’impatto per il lettore – per non dire a tratti preoccupante. Secondo il naturopata, infatti, a seconda del proprio gruppo bisogna tassativamente evitare quegli alimenti in grado di causare fenomeni di agglutinazione (addensamento) dei globuli rossi del sangue; responsabili di ciò sarebbero le lecitine, proteine presenti in diversi alimenti. Peccato che le lecitine siano, in realtà, in grado di legarsi agli zuccheri, mentre risultano totalmente “innocue” nei confronti dei globuli rossi.

Le affermazioni di D’Adamo, oltre mancare di evidenze scientifiche ed essere basate su errori grossolani, non sono nemmeno supportate dalla statistica. Se le sue teorie fossero vere, non si spiegherebbe ad esempio come mai molte persone che mangiano “male” godono di una salute di ferro, mentre chi segue la dieta dei gruppi sanguigni non è affatto al riparo dalle malattie.

Approfondire la dieta del gruppo sanguigno

Siti internet

Libri

Titolo: Dimagrire con la dieta secondo il gruppo sanguigno

  • Collana: Natura e salute
  • Autore: Anita Hessmann Kosaris
  • Tradotto da: V. Bonelli
  • Editore: Tecniche Nuove
  • Anno: 2001
  • Lunghezza: 144 pagine

Titolo: Gruppi sanguigni e dieta

  • Collana: Le guide di Natura & Salute
  • Autori: Valeria Mangani, Adolfo Panfili
  • Editore: Tecniche Nuove
  • Anno: 2002
  • Lunghezza: 128 pagine

Titolo: Nutrigenomica, gruppi sanguigni e dieta

  • Collana: Natura e salute
  • Autori: Valeria Mangani, Adolfo Panfili
  • Editore: Tecniche Nuove
  • Anno: 2011
  • Lunghezza: 224 pagine


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2 Commenti

  1. Nunzio
  2. lucia lisa

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