Bilanci di Giustizia
Che cos'è "Bilanci di Giustizia"
Si deve tornare
indietro al settembre 1993, al quinto raduno del movimento Beati i
Costruttori di pace, per datare la nascita della campagna Bilanci di
giustizia: in quell’occasione il movimento dei Beati, (di
ispirazione cristiana ma aperto a tutta la società), lanciò lo
slogan rivolto alle famiglie italiane, intese come soggetto micro –
economico, che recitava così: “Quando l’economia uccide bisogna
cambiare”.
La proposta era semplice e chiara: consentire alle famiglie, anche
quelle piccole e unipersonali, di partecipare attivamente al
controllo del proprio investimento mensile destinato al budget di
spesa per il proprio sostentamento, verificando ogni mese se, e
come, il denaro era speso per acquisti davvero indispensabili,
possibilmente all’insegna dell’equità sociale, oppure se si poteva
risparmiare e investire meglio.
Lo strumento progettato per attuare questo controllo è costituito da
una scheda, nella quale vengono annoverate le varie voci di spesa
mensile di ogni nucleo familiare: i generi alimentari,
l’abbigliamento, i trasporti, gli oggetti per la casa, il denaro
impiegati nel tempo libero, eventuali altri investimenti.
La particolarità di questo strumento è che per ogni voce di spesa
sono previste due colonne: la prima è riservata ai consumi usuali e
la seconda è dedicata a quelli ‘nuovi’ (ovvero a quelli trasformati
attuando criteri di giustizia, eticità e sostenibilità) o, ancora
meglio, eliminati perché individuati come superflui.
Come iniziare a risparmiare sul bilancio familiare grazie a Bilanci di Giustizia
La scheda si può
richiedere alla segreteria di Bilanci di Giustizia (0415381479)
oppure, per chi ha accesso alla rete internet, si può scaricarla dal
sito,
www.bilancidigiustizia.it/ nel quale sono disponibili molte
altre informazioni relative alla campagna, al suo sviluppo e al suo
andamento nel corso degli anni, nonché per trovare i riferimenti ai
gruppi di famiglie più vicine nella propria regione e città.
Molto importante è infatti il collegamento con altre realtà che
stiano facendo un percorso analogo di ricerca e automisurazione del
bilancio: ciò che infatti contraddistingue la campagna di Bilanci di
Giustizia è l’idea che gli obiettivi di risparmio e di consumo
critico consapevole si possano realizzare efficacemente insieme, in
modo organizzato, mediante una comunicazione costante e un’azione
comune che abbia come centrale il monitoraggio del bilancio
familiare.
E’ infatti proprio a partire dalla spesa di ogni mese che si rendono
visibili e si quantificano i cambiamenti effettuati nelle scelte
economiche. I bilanci mensili di chi aderisce alla Campagna vengono
via via inviati alla segreteria nazionale, che ne cura
l'elaborazione e provvede a rediger un rapporto annuale. La
segreteria pubblica inoltre un foglio circolare periodico (anche
attraverso mail) che costituisce un utile collegamento per i nuclei
familiari impegnati nella redazione dei bilanci.
Quante sono le famiglie "bilanciste"
Le famiglie di Bilanci
di giustizia in Italia sono oltre mille, e si ritrovano in gruppi
locali ogni mese e a livello nazionale in un incontro annuale per
valutare l’impatto del lavoro effettuato. Un primo obiettivo è il
contenimento dei consumi. Le famiglie che hanno inviato, per
esempio, i loro bilanci nel 1999 hanno documentano un consumo
mensile individuale medio di £. 1.378.000 a fonte di un pari dato
ISTAT di £. 1.766.000.
Quindi un risparmio medio mensile individuale di £. 386.000. accanto
a questo obiettivo raggiunto c’è però anche quello di scegliere i
propri consumi tenendo presente anche una rilevante attenzione verso
un consumo secondo giustizia. In questo senso, sempre per citare il
dato relativo al 1999 si è registrati uno spostamento di consumi, da
parte delle famiglie partecipanti per una percentuale del 27,9%
sulla totalità dei consumi.
A conti fatti, quindi, nel contesto di quasi sette miliardi di
consumi, 1.815 milioni sono stati spostati, trasferendo le spese da
acquisti ritenuti dannosi per la salute, per l'ambiente e per i
popoli del Sud del mondo verso prodotti di tipo alternativo, che non
danneggiano la natura o che non rappresentano uno sfruttamento
ingiusto verso persone o l’ambiente.
Quindi i gruppi familiari famiglie che hanno aderito alla campagna
hanno testimoniato la possibilità concreta di condurre una vita
sobria senza compiere sacrifici eccessivi: la prova è che la spesa
media al mese è risultata di oltre 80 euro inferiore al dato ISTAT
'95 sui consumi medi italiani.
“Parlare di ‘giustizia’ è impegnativo”, - ammettono i bilancisti
anche dal loro sito web, - “perché suppone un orizzonte etico
condiviso in buona parte ancora da costruire, ma la sfida è proprio
quella di combattere l’invadenza e lo strapotere della ‘razionalità
economica’ a partire dal carrello del supermercato e dallo sportello
di una banca”.
La giornata del "non acquisto"
“Oggi non compro
nulla”: una frase all’apparenza semplice, un programma altrettanto
banalmente realizzabile, a prima vista. Ma è davvero così? Sul serio
è così semplice, se si esce di casa, evitare anche solo per un
giorno di ‘consumare’ qualcosa acquistandolo? In Italia questa
domanda, trasformata in quesito socialmente rilevante, viene
sottoposta da qualche anno alla collettività da varie associazioni e
reti , tra i quali anche Bilanci di giustizia che di solito verso
fine novembre propongono il Buy Nothing Day, la giornata del non
acquisto.
L'iniziativa del Buy Nothing Day è stata lanciata dodici anni fa
negli Stati Uniti, scegliendo come data simbolica il giorno
successivo a quello del Ringraziamento, una festività altamente
consumistica, quasi persino maggiore di quella natalizia. Da allora,
supportata dalla rivista Adbusters, si è andata sempre più
espandendo e coinvolge ormai oltre trenta nazioni tra cui l'Italia.
Il concetto è semplice: fare di questa la giornata in cui esprimere
il proprio dissenso verso una visione consumistica della vita che ci
viene continuamente proposta come valore positivo dal mondo
pubblicitario. Iniziative locali, fantasiose e provocatorie, sono
state messe in piedi da gruppi auto-organizzatisi in ogni paese. Si
va dagli striscioni appesi dentro i grandi mall, all'offerta di un
servizio di distruzione delle carte di credito subito fuori dai
supermercati, alla distribuzione di "Certificati di esonero da
regalo" da dare agli amici affinchè non vi inviino, a Natale, i doni
d’obbligo, se di obbligo si tratta.
Si può essere d’accordo o meno sull’iniziativa e sui suoi reali
effetti, ma sta di fatto che sebbene ancora non massicciamente si fa
strada in Italia una nuova forma di malessere sociale, purtroppo
specialmente tra le giovani generazioni: la compulsività
dell’acquisto. Come alcolizzate, le persone si sentono indotte a
comprare, sempre di più: fa riflettere che l’obiettivo maggioritario
della popolazione adolescente sia quello di acquistare con i soldi
delle paghette l’ultimo modello di cellulare, che peraltro possiede
oltre il novanta per cento dei bambini e delle bambine a partire dai
dieci anni.
Un libro per capire il fenomeno "Bilanci di Giustizia"
Not Buyig.it - My year
without shopping, tradotto nel titolo Io non compro, (edito da Ponte
alle grazie) è il best sellers scritto dall’attivista Judith Levine.
Classe 1952, giornalista, fondatrice del National Writers Union,
autrice tra l’altro di My Enemy, My Love: Women, Men and the
Dilemmas of Gender, Levine racconta il diario avvincente, a tratti
drammatico a tratti comico, delle vicende conseguenti alla decisione
sua e del compagno Paul (definito affettuosamente “compagno di
frugalità”) di smettere di comprare qualunque cosa, tranne che per
la salute, il sostentamento e il lavoro, a partire dal primo gennaio
2004 fino a fine anno. Da non perdere.
Link a siti web utili per approfondire l'argomento della tutela e del risparmio nei bilanci familiari
Bilanci di giustizia
Costantemente aggiornato è il luogo dove trovare tutte le risposte per conoscere la campagna
Fair
Informazioni su tutte le campagne per il consumo etico e solidali
Sbilanciamoci
www.sbilanciamoci.org
Una campagna internazionale per modificare i criteri delle
finanziarie in senso etico
Sdebitarsi
L’altra grande campagna
per la solidarietà economica internazionale a favore dei paesi in
via di sviluppo
