Isolamento termico degli edifici

Le risorse energetiche sono sempre più rare e costose, e il loro utilizzo sregolato ha purtroppo portato ai fenomeni di inquinamento ambientale e di riscaldamento globale che tutti conosciamo. La strada per una gestione sostenibile degli edifici nei quali viviamo passa necessariamente dal miglioramento delle loro performance energetiche: vediamo quali sono le strategie per l’isolamento termico e gli aspetti legislativi degli interventi.

Isolamento termico degli edifici

Perché ridurre i consumi del riscaldamento

Sino a pochi anni fa nella progettazione degli edifici non veniva quasi per niente considerata la questione dell’impatto ambientale, né del risparmio energetico. Soprattutto prima della Legge n. 10 del 1991 (“Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”) e, peggio ancora, prima della L. 373 del 1976 (“Norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici”) venivano costruiti edifici molto disperdenti, scarsamente isolati termicamente e con sistemi di riscaldamento poco efficienti. L’elevata disponibilità di energia a costi relativamente bassi, caratteristica dei decenni passati, non rappresentava infatti una spinta al risparmio.

Oggi, invece, siamo tutti consapevoli di quanto la bolletta energetica influisca sul bilancio familiare, e che l’approvvigionamento di fonti energetiche fossili (petrolio, gas naturale) non è da dare per scontato. L’aumento dei prezzi del greggio fino a quasi 150 dollari al barile nell’estate del 2008 e le crisi internazionali riguardanti i metanodotti sono solo due esempi della generale incertezza che regna nel settore. E non solo: trattandosi di fonti energetiche non rinnovabili, appare evidente quanto sia necessaria una maggior austerità nei consumi.

Parallelamente a questo ripensamento sulle fonti energetiche sta prendendo piede la consapevolezza che maggiori consumi significano anche maggiori impatti sull’ambiente: basti ricordare che, ad esempio, ben il 25% delle emissioni di anidride carbonica in Italia è generato dagli impianti di riscaldamento domestici. E che, in sostanza, circa un terzo del fabbisogno energetico nazionale è rappresentato dai consumi dell’edilizia residenziale (fonte: ENEA).

Le case costruite negli ultimi anni sono obbligatoriamente progettate ai fini del risparmio energetico, ma interventi di miglioramento possono essere anche effettuati su edifici meno recenti. Sono numerose le agevolazioni di tipo fiscale (sia statali che a livello locale) che consentono, a costi relativamente contenuti, di migliorare l’efficienza energetica delle nostre case.

Isolare termicamente la propria abitazione significa garantire, a fronte di una spesa iniziale, un risparmio costante e garantito dei costi di gestione nel tempo. Se effettuati con perizia, infatti, gli interventi e le soluzioni utilizzate possono durare anche più di cinquant’anni. Gli interventi di solito vengono ammortizzati nel giro di qualche anno, e sono efficaci sia in inverno che d’estate nel mantenimento della temperatura degli ambienti interni.

Isolamento termico degli edifici

Riscaldare (o raffreddare) una casa scarsamente isolata termicamente equivale a cercare di riempire un secchio bucato (o, nei casi peggiori, uno scolapasta). La gestione di edifici poco isolati è estremamente dispendiosa dal punto di vista economico: la sua efficienza è davvero limitata. Basti pensare che ad esempio, in una villetta non isolata termicamente, le perdite di calore possono essere davvero notevoli: circa il 30% dell’energia può essere persa attraverso il tetto, il 20% dalle finestre, il 30% dalle pareti. Nei condomini la situazione non va certo meglio: si può arrivare a perdite anche del 65% dovute a finestre e pareti. L’utilizzo di sistemi di isolamento efficaci può abbattere in modo significativo queste dispersioni, dimezzandole o addirittura riducendole a un decimo.

I materiali isolanti sono materiali che riescono in modo efficace a ridurre la dispersione termica. Si tratta in genere di sostanze porose, con intercapedini in grado di trattenere al loro interno piccole bolle di aria e quindi di ridurre gli scambi termici fra interno ed esterno dell’edificio. I materiali isolanti sono commercializzati in pannelli, feltri, sfusi oppure schiumati; fra i più utilizzati troviamo polistirene, polietilene o poliuretano espansi, fibre di legno, canapa o poliestere, sughero espanso, lana di vetro.

La capacità di isolamento dipende, oltre che dalla tipologia di materiale impiegato, anche dallo spessore con cui viene posizionato. Secondo le stime, ogni metro quadrato di isolante evita la produzione di tanta CO2 quanto un bosco di circa 150 metri quadrati ne assorbe!

Pareti esterne, coperture, pavimenti

Gli interventi di isolamento delle pareti esterne possono essere realizzate in tre modi:

  • dall’esterno o “a cappotto”: uno strato di pannelli isolanti viene posizionato sui muri esterni, e poi ricoperto da malte o intonaci;
  • dall’interno: si aggiungono strati isolanti da dentro, ed è un intervento necessario per edifici con facciate di pregio architettonico o artistico, che non possono essere modificate da un cappotto. Ciò però comporta una minor abitabilità interna ed obbliga a riposizionare termosifoni, prese di corrente, ecc.;
  • nelle intercapedini: se esiste uno spazio vuoto all’interno dei muri, questo si può riempire con materiali isolanti sciolti, liquidi (che poi si solidificano) oppure mediante lastre rigide.

Come già visto, le perdite di calore dal tetto possono costituire una frazione rilevante della dispersione termica di un edificio, ma i problemi non mancano anche d’estate: lo scarso isolamento fa sì che le case si scaldino in maniera eccessiva. Gli interventi possono essere effettuati su tutti i tipi di coperture: quelle piane (le terrazze vanno in seguito impermeabilizzate ed eventualmente pavimentate) e quelle inclinate. Nel caso di sottotetti non abitabili è conveniente posizionare gli isolanti sul pavimento: in tal modo si eviterà di riscaldare volumi inutilmente. Per i sottotetti abitabili come le mansarde, invece, l’isolamento va praticato lungo le pareti inclinate, all’interno o eventualmente all’esterno per non ridurre eccessivamente lo spazio abitabile.

Infine, possono (e devono) essere isolati anche i pavimenti nel caso in cui al di sotto si trovino garages e cantine che non necessitano di essere riscaldati, oppure quando l’abitazione è costruita sopra ad un porticato.

Ogni volta che si va ad intervenire sull’isolamento degli edifici è necessario analizzare ed eventualmente ritarare gli impianti di riscaldamento e di condizionamento, per avere temperature interne ottimali.

Chi deve intervenire

Se la nostra casa è stata costruita dopo il 2006, per legge deve rispettare la normativa vigente (L. 10/1991, D.Lgs. 192/2005) sul contenimento dei consumi energetici: possiamo dunque stare tranquilli riguardo al suo isolamento termico. Questo significa che la nostra abitazione presenta limitate dispersioni di calore in inverno e di rientranze (cioè di calore che entra) in estate; le pareti inoltre sono ben isolate termicamente e favoriscono l’ingresso dell’energia solare nei mesi invernali, mentre lo schermano d’estate; la casa inoltre è dotata di impianti di riscaldamento e condizionamento efficienti.

Gli edifici costruiti fra il 1991 ed il 2006 erano conformi all’allora vigente normativa sul contenimento dei consumi energetici (L. 10/1991), che nel frattempo è stata perfezionata: quindi, anche se si tratta di abitazioni recenti, alcuni interventi di miglioramento possono essere attuati al fine di ottimizzarne le performance energetiche.

Infine, per gli edifici costruiti prima del 1991 è praticamente indispensabile intervenire al fine di ridurre i consumi energetici: all’epoca non esisteva infatti alcuna normativa edilizia specifica, pertanto molto si può fare per aumentare l’efficienza dell’edificio.

I proprietari, intervenendo sulle proprie abitazioni, riusciranno a ridurre i consumi energetici degli edifici: un vantaggio diretto nel caso si abiti direttamente nell’immobile, ma anche indiretto. Gli edifici efficienti dal punto di vista energetico possiedono, infatti, un maggior valore sul mercato immobiliare e delle locazioni. Chiunque abiti in un condominio con riscaldamento centralizzato è bene al corrente degli sprechi energetici: i piani centrali sono spesso surriscaldati in inverno per garantire temperature accettabili a chi vive nei piani “marginali”. Gli sprechi in questo modo sono elevatissimi, ma possono essere adottate efficienti misure di risparmio dotando, ad esempio, ogni appartamento di un proprio sistema di regolazione e contabilizzazione del calore.

Secondo la Legge n. 192 del 2005, inoltre, in caso di interventi di manutenzione e ristrutturazione straordinaria degli edifici il proprietario è comunque obbligato all’adozione di misure di isolamento termico di tetti, pareti e finestre.

La Finanziaria prevede incentivi per gli interventi volti al risparmio energetico della propria casa, validi fino al dicembre 2010. L’isolamento termico di muri e coperture, nonché degli infissi e dei serramenti, prevede detrazioni del 55% fino ad un massimo di 60.000 euro, recuperabili in cinque anni. Sono inoltre previsti sconti fino a 7000 euro per l’acquisto di abitazioni a basso impatto energetico: l’entità del finanziamento è in funzione del grado di risparmio e del rispetto ambientale. Se si è intenzionati ad avvalersi di questi incentivi, meglio agire tempestivamente: a differenza degli anni passati, il fondo disponibile è limitato a 420 milioni di euro, spartiti con altri tipi di incentivo (acquisto di elettrodomestici, ciclomotori, ecc.).

Gli interventi di isolamento termico degli edifici “fai da te”

Non occorre rivolgersi ad imprese specializzate per cominciare ad isolare termicamente la propria abitazione: alcuni semplici accorgimenti ed interventi sono accessibili a chiunque.

Prima di tutto diamo un’occhiata alle nostre finestre, attraverso le quali gran parte del calore interno disperso all’esterno (circa il 20%) e che, viceversa, d’estate si insinua nelle case. Se le finestre sono a vetro singolo, occorre sostituirle al più presto con finestre a doppi vetri. Si tratta, come dice il nome, di una doppia superficie vetrata al cui interno è presente un’intercapedine d’aria che isola termicamente. I doppi vetri sono inoltre in grado di abbattere la rumorosità esterna, garantendo all’interno delle nostre case un’adeguata silenziosità. Su queste superfici, in aggiunta, può anche essere applicata una pellicola riflettente che ostacola il passaggio di calore, impedisce l’ingresso della radiazione ultravioletta all’interno dell’abitazione e – perché no – protegge anche la nostra privacy.

Anche i serramenti meritano la nostra massima attenzione: i classici “spifferi” rappresentano una notevole fonte di dispersione termica. Se i serramenti sono particolarmente vecchi, meglio valutarne la sostituzione; in alternativa, bisogna controllare bene la tenuta delle guarnizioni e, ove necessario, sostituirle. L’intervento di gran lunga più immediato è rappresentato dall’applicazione di strisce isolanti e silicone nei punti interessati da spifferi, ma in caso di perdite eccessive si consiglia comunque la sostituzione degli infissi.

Una significativa dispersione termica avviene anche dai cassonetti delle tapparelle. Spesso si tratta di strutture non isolate che, essendo in contatto con l’esterno, rappresentano una potenziale via di fuga del calore interno. Si possono isolare in modo molto semplice, con pannelli isolanti oppure con l’utilizzo di strisce antispifferi.

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Verso il futuro: la casa passiva

Questo tipo di abitazione è assolutamente rivoluzionaria, in quanto rimuove un componente ritenuto indispensabile in qualsiasi edificio: il riscaldamento “convenzionale” basato su caldaie e termosifoni. Il riscaldamento di un tale edificio è infatti garantito dagli apporti derivanti dall’irraggiamento solare, che aziona dei pannelli fotovoltaici; sono inoltre presenti pompe di calore che consentono il riscaldamento dell’aria che passa attraverso un impianto di ventilazione controllata a recupero energetico.

Come funzionano questi impianti? Semplicemente, si basano sul recupero dell’energia termica presente nell’aria già all’interno della casa. Immaginiamo di dover cambiare l’aria in inverno: aprendo le finestre, esce aria calda e ne entra fredda, che va poi portata alla temperatura interna. Al contrario, la ventilazione controllata a recupero energetico fa sì che l’aria calda in uscita ceda il suo calore a quella fredda in ingresso, diminuendo così l’energia richiesta per il riscaldamento. Il contrario avviene d’estate: l’aria calda esterna necessaria per il ricambio viene parzialmente raffreddata da quella in uscita. I due tipi di aria non si mescolano durante questo processo.

Altre fonti di calore sono quello generato dal funzionamento degli elettrodomestici e dalla presenza degli inquilini della casa: grazie ad un efficientissimo sistema di isolamento termico, queste fonti di calore sono praticamente in grado di compensare le perdite verso l’esterno nei periodi freddi!

Nel caso si presentino con frequenza periodi particolarmente nuvolosi, esiste anche la possibilità di produrre energia elettrica mediante impianti di geoscambio (sfruttando perciò il calore del terreno) oppure attraverso piccole pale eoliche.

I materiali con cui si costruisce una casa passiva forniscono un elevatissimo isolamento termico: in questo modo, si riducono al minimo le perdite di calore e si ottiene un edificio indipendente dal punto di vista energetico.

Siti internet da consultare

http://www.risanamentoenergetico.com/

http://www.casapassiva.com/

http://www.termoisovercasapassiva.it/



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