Sviluppo del linguaggio nei bambini

Quando ci troviamo di fronte un bambino, anche se molto piccolo, siamo abituati a conversare con lui normalmente. Si intrattengono piccoli discorsi (“ciao, come stai? Ti piace questo? Hai fame?”) e spesso ci si illude di ricevere dal neonato vere e proprie risposte. Ma quando in realtà il bambino è davvero in grado di comprendere quel che gli vien detto? E quando riesce a produrre suoni? Quando a parlare? Talvolta con bambini di due anni, due anni e mezzo, si riesce già a parlare. Ma le comunicazioni si scontrano spesso con dei fraintendimenti. Quando e come si sviluppa il linguaggio?

Lo sviluppo del linguaggio nei bambini

Per parlare meglio di linguaggio nei bambini facciamo un esempio. È facile che un bambino si rivolga ad un genitore dicendo “gioco con la palla” ma quando il papà gli chiede qualcosa tipo “chi te la regalata?” oppure “quando l’hai presa?” già il bambino potrebbe risultare disorientato rispondendo semplicemente “palla”. Ciò è assolutamente normale, gli “intoppi” si questo tipo durante la comunicazione possono verificarsi senza generare alcuna preoccupazione.

Ma quando il bambino comincia ad essere in grado di comunicare? Quali sono le fasi che attraversa? L’età in cui il bambino impara ad impadronirsi della propria capacità linguistica va da 0 a 5/6 anni. Questa è definita la fase prescolare, perché comprende l’acquisizione del linguaggio che va appresa prima dell’inizio degli studi.

Per riuscire a parlare il bambino viaggia su due fronti paralleli “comprensione” e “produzione”. Per intenderci il bambino deve essere sia in grado di capire e decifrare quel che gli vien detto ed allo stesso tempo deve poter riprodurre quei suoi e per farlo deve aspettare che il proprio corpo sia sviluppato a sufficienza. Comprensione e produzione non vanno sempre di pari passo, generalmente il bambino comprende prima ancora di saper pronunciare quelle stesse parole.

linguaggio nei bambini

Vi sono inoltre casi in cui la situazione si ribalta e la produzione scavalca la comprensione. Ciò avviene con i termini “qui, questo, quello, lì, ecc.”, tali termini vengono pronunciati dal bambino prima ancora che esso sia in grado d’interpretarli se detti da un’altra persona.

L’acquisizione del linguaggio, nelle sue primissime fasi, segue tappe e stadi uguali nei bambini di tutto il mondo.

Ciò a dato adito alle teorie degli innatisti (tra cui Chomsky) i quali ritengono che il linguaggio nei bambini si sviluppi indipendentemente dagli influssi esterni. Con le conoscenze attuali invece sappiamo bene che il punto di vista innato deve necessariamente essere integrato con quello culturale. Ripercorriamo dunque le tappe fondamentali, con la consapevolezza che tali stadi sono al quanto flessibili ma possono certamente essere tenuti come punti di riferimento indicativi.

Linguaggio nei bambini da 0 a 12 mesi

Affinché si possa parlare di veri e propri suoni linguistici riferiti al linguaggio nei bambini bisogna attendere grosso modo i primi 4 o 5 mesi di vita. Ad ogni modo, già prima di questa soglia, il bambino inconsapevolmente già comincia a sperimentare le proprie capacità emettendo versi.

Tosse, ruttini e singhiozzi sono i primi rumori emessi, ma essi non hanno nulla a che fare con lo sviluppo linguistico vengono perciò definiti suoni vegetativi. Il bambino emette però anche un altro tipo di suoni di solito reagendo a stimoli che causano un fastidio o generano un riflesso.

Questo è il caso dei suoni vocali, così denominati perché per produrli il bambino sfrutta la propria voce. Si tratta di gridi e gemiti. Questi ultimi sono di lieve entità, poco insistenti, brevi ma ripetuti più volte. Al contrario i gridi sono acuti e di lunga durata, anche in questo caso ripetuti.

Spesso gli adulti riescono a decifrare i bisogni del bambino interpretando gemiti e gridolini da lui emessi. In realtà non esiste un modo certo per comprendere quel che il bambino cerca d’esprimere, però il genitore può ugualmente provare basandosi sul momento.

Ad esempio se l’ora della poppata è oramai distante, si può a buona ragione ritenere che il bambino si lamenti per appetito. Oppure se il pannolino è stato cambiato abbastanza tempo prima, si può dedurre che sia di nuovo sporco.

A partire dai due mesi i bambini cominciano a pronunciare delle consonanti, in realtà sono emissioni casuali che assomigliano alle consonanti K, G, C. Si può dedurre che generalmente tali suoni vengano emessi per segnalare una sensazione piacevole. Questa fase viene denominata coking sound e letteralmente si traduce con “verso del tubare”. Si tratta dunque dell’unica vera manifestazione di piacere della quale i bambini a questa età risultano capaci. La possibilità di ridere, così come noi la intendiamo, appare solo attorno ai 3 o 4 mesi.

Tra i 5 ed i 6 mesi di vita il bambino sperimenta un balbettio ripetuto. Si tratta di sillabe ripetute, composte da una consonante ed una vocale, ad esempio “abababababa, dadadadada, ananana”. Questa produzione vocale viene espressa con un tono, molto simile agli accenti dati alle frasi durante i discorsi tra adulti, per cui il balbettio assume una certa musicalità che può apparire come un tentativo di comunicazione da parte del bambino.

Attorno ai 9 o 8 mesi il bambino passa gradatamente dal balbettio alla cosiddetta lallazione essa consiste nella ripetizione di più sillabe diverte tra loro, che vanno a comporre una specie di linguaggio sconosciuto noto solo al bambino. Pare quasi una lingua straniera che persiste fino al primo anno di vita, momento nella quale il bambino è già in grado di pronunciare le prime parole.

Il primo anno di vita è fondamentale per evidenziare (e di conseguenza correggere) eventuali problemi del bambino. Già a partire dai 10 mesi, se il bambino non ha ancora cominciato la fase della lallazione è consigliabile rivolgersi al pediatra. Entro i due anni il bambino deve essere già in grado di formulare le parole fondamentali “mamma, papà, acqua, pappa” quanto meno, in assenza di queste un consulto del logopedista si vede necessario.

Linguaggio nei bambini da 12 a 18 mesi

Passato l’anno ci sono piccoli progressi nel linguaggio nei bambini e grossomodo il piccolo sa già utilizzare delle sillabe o dei versi per ottenere quel che vuole. Associa sillabe tra loro sino a formare le prime parole e sperimenta così il loro significato. Talvolta le pronuncia perché le sente dire attorno a se e vuole provare anche lui a dirle. Comincia a capire che ad una parola può corrispondere un significato per questo utilizza una parola per esprimere un’intera frase. Ad esempio il bambino dice “palla” per intendere “mi dai la palla?”, oppure dice “acqua” per esprimere “ho sete” e così via. Questo tipo di linguaggio nei bambini è detto olofrase.

Le parole apprese dal bambino aumentano gradatamente di numero (con una media di 8/ 10 termini al mese). Esse vanno ad arricchire la memoria del bambino, che impara ad utilizzarle. Si tratta per lo più di termini che si riferiscono a cose importanti per il bimbo, di prima necessità per le sue esigenze. Vengono scartati in questa fase i termini troppo generali ed allo stesso tempo quelli eccessivamente specifici.

Il bambino è soggetto al fenomeno dell’iperestensione, secondo il quale –ad esempio- finisce per chiamare “cane” un qualsiasi animale a quattro zampe. Non sempre l’iperestensione è di facile comprensione per gli adulti. Parallelamente potrebbe verificarsi il fenomeno dell’ipoestensione secondo il quale il bambino utilizza termini con accezione eccessivamente ristretta (ad esempio il “micio” può indicare solo il suo gatto, “palla” solo la sua palla, ecc.)

Linguaggio nei bambini da 18 a 30 mesi

Il linguaggio nei bambini in questa fase comincia a permettere di comporre piccole frasi, composte da due o tre termini messi in fila. Questo periodo è dunque caratterizzato dalle frasi telegrafiche. Apparentemente queste farsi possono apparire prive di senso, ma in realtà non si tratta di parole accumunate a caso.

Si tratta di frasi binarie, ossia prodotte dall’accostamento di due termini omettendo tra di essi le giuste giunzioni che ne agevolerebbero la comprensione. Spesso le stesse frasi telegrafiche vengono utilizzate per diverse occasioni e sta all’interlocutore la comprensione. Il bambino potrebbe cominciare ad effettuare le prime domande.

Linguaggio nei bambini da 2 a 6 anni

In questo periodo il bambino trasforma gradatamente le proprie frasi telegrafiche in proposizioni sempre più lunghe ed articolate. I termini conosciuti sono ormai migliaia, e già tra 1 e 2 anni è probabile che vengano composte frasi ricche di parole.

Ciò è possibile grazie ad una capacità cognitiva sempre più sviluppata. Il bambino nella propria mente associa tra loro concetti vicini e li riassume in una sola frase. Non è inoltre trascurabile il fatto che il bambino abbia già in questo periodo assorbito e fatte proprie le regole grammaticali basilari. Pur non riconoscendole come tali, le applica automaticamente.

Approfondire lo sviluppo del linguaggio nei bambini

  • Pianeta mamma
    Il sito, interamente dedicato alle mamme, fornisce utili chiarificazioni riguardo lo sviluppo del linguaggio nei bambini. A partire dai primissimi giorni di vita sino a 36 mesi. La guida risulta di semplice comprensione anche senza aver necessariamente studiato l’argomento.
  • Logopedia
    Questo è sito interamente dedicato ad educazione e rieducazione al linguaggio. Il logopedista è un sito ad opera dello studio logopedico ECO di Lusetti Silvia. Il centro si occupa di risolvere i problemi legati alla voce, alla parola, al linguaggio nei bambini e all’apprendimento.


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